IL CIELO SOPRA BERLINO…. (parte 5)

 

Ecco il grande giorno!!

 

(figuratevi gli altri….)

 

La notte ha fatto sopire le turbolenze mentali, sensi di colpa dovuti al nazismo, torture, sevizie e deportazioni su treni blindati.

Rientrando, dopo il trauma post-Angelina, avevo trovato la casa deserta e mi ero illuso che la “ragazza del mese” fosse stata rispedita a BERLINO EST.

Vado quindi a nanna, non prima di aver consultato il più grande scrittore dell’isola di Majorca. Alle prime luci dell’alba, rese più evidenti da una parete dell’appartamento costituita da quadratoni in vetro/plastica, ancora in fase dormiveglia e senza occhiali, noto un pigiamone con scritta cubitale HELLO KITTY, che vaga come un fantasma rosa in salotto.

si ferma con noi solo un paio d’ore, poi la riporto a casetta”…mi aveva assicurato Mauri il giorno prima.

Mi sorride, saluta muovendo il capo perchè lei, la polacca, d’inglese poco o nulla, io invece, tedesco, a parte le 3 frasi (vedi sopra) men che meno. In polacco riesco a sorridere (quando lo faccio sembro proprio di madre lingua) e pronunciare il nome LATO, capitano della nazionale che prese dall’Italia 2 “papine” ad opera di Pablito nel Mundial e che noi chiamavamo PE..LATO, per via dell’ampia riga in mezzo.

Il – 3,75 di miopia mi permette, nonostante l’orario, di definire a grandi linee il pigiamone rosa che mi porta ad inforcare l’occhiale e sì… Mauri ha ragione… proprio un bel culo la signorina.

Mentre sono distratto dalla turgida retrospettiva, esce dallo scannatoio anche Mauri con un pigiama blu SNOOPY…(ah beh…allora!!) e nota che i miei occhi si dividono equamente sulle chiappe della fidanzata.

…niente male vero??”

no, Mauri…ti sbagli, stavo solo controllando la data di scadenza”.

 

Ci avviciniamo al tavolo imbandito da colazione che nel frattempo era stato preparato dalla solerte signorina.

Il padrone di casa, da buon tedesco, si butta su pane burro e marmellata, la signorina lo stesso con l’aggiunta di (Cristo Santo!!!!) pancetta, io invece, mi accontento di un dolcetto che il nome onomatopeico equivale ad un insulto (Pfannkuchen), ma in realtà non è altro che il caro e vecchio KRAPFEN. Uno degli ultimi lo gustai durante una ricreazione alle medie Nievo in compagnia di Scipione l’Africano…o se non era lui, quelli erano gli anni.

 

Terminata la colazione, la mia mente non fa altro che cercare di organizzare anche il più piccolo particolare per la serata che ci attende. Mancano 9 ore all’evento, la prima del film DIAZ, e già mi sento in ritardo.

Metto sotto carica la macchina fotografica, preparo il block notes per gli autografi (ma so che non ne chiederò nessuno… in fondo sono dei colleghi… mi sembrerebbe quasi di metterli in imbarazzo) e stacco il telefonino per paura di dimenticarlo acceso durante la proiezione (tanto sto battendo tutti i record di “non chiamata”).

 

Di lì a poco usciamo per accompagnare, finalmente, la Polacca a casa e poter quindi monopolizzarci a vicenda nella conversazione. (togliendo a Mauri l’incombenza di dover tradurre ogni cazzata).

Consegnato il pacco ai figli, la gentilezza di Mauri mi consente di scegliere una destinazione Senza indugio, faccio puntare la Peugeot in direzione KREUZBERG, (mio quartiere di riferimento) luogo di studenti ed artisti con abitazioni e locali arredati nei modi più fantasiosi e colorati. Uno dei pochi posti dove mi sento a casa. Certo cambia la lingua, ma non è un grosso problema, è una vita che tento di tradurre quello che dice mia madre. Visitiamo la collina che staziona nel centro del quartiere (Kreuzberg significa intatti croce sulla collina) e respiriamo l’aria “frizzantina” dei 10 gradi sotto zero. Dopo aver camminato un bel po’ nel mezzo di quel museo di arte contemporanea, decidiamo di pasteggiare in un locale molto socializzante, dove i tavolini sono tutti attaccati, che pare di prendere parte ad una tavolata comune e dove, con una manciata di euro, ti strafoghi a buffet. (trattandosi di cibi tedeschi, i salti di gioia non sono garantiti).

 

Intuiamo che un paio di ragazze sedute al nostro tavolo, di nazionalità Belga, (di cui una MOLTO belga) ci vogliono conoscere, e per toglierle dall’imbarazzo ci facciamo avanti.

Dopo che per qualche minuto ci prendono per il culo a causa del nostro ex presidente del consiglio, riusciamo a deviare la conversazione sulla BERLINALE e grazie a Dio l’argomento attecchisce. Loro sono lì per lo stesso motivo. Una delle 2 infatti, la più “gradevolina”, di origini friulane, è l’addetta stampa di una casa di produzione e ci omaggia pure di un paio di biglietti per una serie di cortometraggi fuori-concorso che si terranno da lì a poco nelle vicinanze.

Beh!..Niente male… grande abbuffata di cinema oggi. Se non che, di questi CORTI in lingua fiamminga e sottotitolati in tedesco, capisco che: sono 5, durano meno di 25 minuti l’uno, c’è della musica in sottofondo e che ad un certo punto un’auto esce di strada. (2 palle!!…già dal secondo corto, inizio a rivalutare TRIBUNA POLITICA).

Unica cosa positiva… dopo un’oretta e mezza finiscono. Per risollevarci il morale ci fiondiamo in un panificio/bar (ce ne sono molti qui) a gustare 2 fette di torta alla ricotta grandi come un mattoni.

 

Manca ormai solo un’ ora al nostro appuntamento con il film di VICARI.

Ci avviciniamo al teatro e stiamo in coda, visto che i biglietti non sono numerati.

A breve ci fanno accomodare e rimango stupito dall’imponenza del salone d’ingresso e dallo schermo, ENOOORMEEE, come fosse la parete di un palazzo. Mentre Mauri alza le palettine per dare i voti alla ragazze che passano nel corridoio sotto di noi, con una certa emozione mi godo lo sfilare del regista, seguito da Claudio Santamaria (lo facevo più piccolo), Renato Scarpa, (mitico nei panni del bambino cresciuto in RICOMINCIO DA 3 di Troisi), Fabrizio Rongione (attore icona dei fratelli Dardenne, bravissimo!!) ed un noto attore della serie TUTTI PAZZI PER AMORE (che avrebbe fatto la gioia della mia ex, grande sostenitrice di quella fiction) poi scorrono altri volti sconosciuti, ed invano attendo Elio Germano (che poi nel film, nonostante venga segnalato come uno dei protagonisti, si vede per non più di 5 minuti, dove viene subito“corcato” di botte)… oltre naturalmente al mio amico Francesco Acquaroli, nn conosciuto al grande pubblico, ma sempre in palla.

 

Il film è un documentario, allucinante, crudo ma necessario, tanto che dopo una buona mezz’ora di macelleria, il mio stomaco inizia a dare segnali di movimento ed i miei occhi iniziano a vagare cercando una via di fuga nel caso dovessero arrivare dei celerini. La mia mente vola al ricordo di quando mamma tornava dal macellaio con degli enormi pezzi di carne e li sbatteva con forza sul tagliere per assottigliarli e farne bistecche edibili per noi piccoli. (CO’DIAZ!!!) Più procede il film e più rimango sconvolto al pensiero che tutto questo è realmente accaduto in Italia, noto paese delle banane, ma sebbene col fiato corto, ancora una democrazia. Il film l’ avrei visto bene patrocinato dal centro trasfusionale dell’ospedale di Genova.

Mauri rimane sconvolto per la violenza. Non fossimo incastrati nei nostri seggiolini e con scarse vie di fuga, sarebbe volato fuori. (ma del resto, lui non fa testo, il suo target di film d’azione è UN POSTO AL SOLE).

Dopo quasi 2 ore di solenni mazzate, il teatro viene inondato da un turbinio di applausi che si accavallano prima piano piano e poi sempre più convinti.

Il film vincera’ il premio del pubblico della sezione Panorama…. confesso che non me l’aspettavo, la crudezza di alcune scene credevo avrebbero indisposto un pubblico che poteva non essere al corrente dei fatti accaduti a Genova 10 anni prima.

 

Dopo aver tirato i classici 3 respiri a pieni polmoni per riprenderci dagli scossoni, ci tuffiamo nel foyer del teatro a scattare qualche photo con i protagonisti e scambio qualche chiacchiera con Fabrizio Rongione, attore Belga. Mi sorprende, oltre che per l’ottimo italiano, per la disponibilità e simpatia. Sembra addirittura gioioso per essere stato fermato da un ammiratore… kakkio… per un attimo ho creduto volesse chiedere l’autografo a me, per averlo chiesto a lui…boh……. strani questi attori stranieri.

 

Seguendo i consigli della “sicurezza” del teatro, (manca solo la scritta SS all’altezza del bicipite) ci spostiamo verso l’uscita in direzione del parcheggio e nel giro di 10 minuti rientriamo io, molto emozionato, e Mauri sconvolto (gettandomi addosso improperi per il tipo di film che l’avevo portato a vedere, non ricordando che i biglietti li aveva presi lui a mia insaputa per farmi una bella sopresa).

 

Ultima notte berlinese, sveglia all’alba e si rientra in Italia.

Mi distendo sul letto e mi copro con il piumino, …e con un velo di malinconia.

 

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