2 NOVEMBRE….”happy hours”

..ed eccomi qua! Anch’ io auto-invitato alla festa dei morti. Festa… vabbè ..i morti con la festa hanno ben poco a che spartire. (se è per quello anche le cene aziendali vengono definite feste…) Attorno, solo gente in lacrime e niente camerieri che sfilano tra le lapidi:… spritzetto?? prosecchino??…senta un po’ ste tartine…!!

Non essendo un mio hobby abituale, al cimitero mi ci trovavo per accompagnare Mrs Gramelot (mia mamma), che periodicamente va a rabboccare di lacrime i vasi con i fiori “veri” che porta con ostinata regolarità a Mr Silent, suo marito… e mio padre.

Credo che se la festa dei morti fosse un frutto, fiorirebbe proprio in sta stagione. (a differenza del caco, che insisto, darebbe il suo meglio in estate). Difficile concepirla a ferragosto, dove qualche bontempone nel lanciare gavettoni di lacrime darebbe spunti per crearne un format da vendere a Mediaset..così, tanto da spalmare di merda i nostri pomeriggi.
Novembre, invece, odora già di tristezza. Malinconia. Un mese dal quale partire per stilare bilanci e dove il buio cala prima e piove!! Novembre e pioggia, un’ abbinata di colori che non passa mai di moda, un pantalone in tinta col cappotto.
E come sempre, a rendere più consona la scenografia, il sole a prendersi una pausa sindacale, per andare a stendersi in mezzo ad un soffice piumone di nuvole o sedersi dietro qualche roccia attento a non stiracchiarsi, per non rimanere impigliato su qualche ramo, e ridursi ad abbagliare solo per metà.

ma questi sono pensieri che mi sequestrano dal quotidiano quando arrivo al cospetto di Mr Silent e mi anestetizzano sorprendendomi. Una carriola di riflessioni inutili ed inopportune, sintomo che quando si sgonfia il dubbio, si rafforza la convinzione. Convinzione che davanti a lui, ridotto ad un ritratto sbiadito, si crea l’esigenza di distrarmi, di volgere lo sguardo altrove. La paura di non saper rispondere a domande mai fatte, il dolore di dover ricordare le volte che lui, la guida, non era riuscito ad avanzare il mio cammino, costringendomi ad improvvisare traiettorie di vita estenuanti, mentre gli anni facevano il loro mestiere.

Anche quel giorno, coerente con il suo inconsapevole insegnamento, prendevo a girare tra quelle lastre guarnite di fiammelle come torte esposte in pasticceria, e solo per evitare il confronto, svicolare, evitare di immergere le ferite in sacchi di sale.
In quel labirinto di ghiaccio vivevo anomali happy hours, ero lì per una persona, e nella mia ginkana riconoscevo foto di visi che, causa la mia lontananza, non vedevo da un po’, ed ora stavano lì, nella loro definitiva collocazione.
Ad un gesto di Mrs Gramelot, rientravo per il saluto finale e posticipare tutti i discorsi alla volta successiva.
E lui sempre lì, immobile a fissarmi da quella foto sbiadita alla quale sto somigliando ogni giorno di più. Uno sguardo spoglio ed io di fronte a restituirne tutti i silenzi. Gli stessi onnipresenti nei menu’ di pranzi e cene passate.
…insiste, continua a guardarmi, inchiodato sul mio viso, forse a voler chiedere dove sono finite le mie lacrime, le ultime da inventariare.
Lacrime non assenti, solo meno rumorose perchè scese dalla parte sbagliata. Lacrime cristallizzate, pronte a staccarsi, e come un Vajont, in attesa di tracimare.

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