COME CON LE TETTE DI PENELOPE

..ora… so’ benissimo che un titolo del genere può far nascere il sospetto che lo si faccia per attirare lettori. Se fossi un esperto di marketing, come fa Panorama, non ci penserei un attimo a buttare lì a caso una manciata di tette. (che poi è la cosa più attendibile del settimanale). In realta’ il motivo, c’è ed è concreto.

BRAVI TUTTI A METTERE LÌ DELLE TETTE

BRAVI TUTTI A METTERE LÌ DELLE TETTE

Dunque.. spesso mi capitano delle stranezze, che se ci fosse uno bravo che passa da ste parti, vorrei chiederne spiegazione..Insomma, era successo di nuovo, come la volta che a forza di guardare fisso e a lungo le tette di Penelope, queste poi, avevano cambiato identità.

Ma veniamo al dunque…
dunque:
…all’ultimo giorno di banchettonatalizio, mi ero preso la libertà di uscire dal mio ring per andare a molestare la ragazza del banchetto di fronte. Una tipa con degli abbaglianti, che in un centro abitato andrebbe senz’altro multata.
A metà del viaggiodellasperanza, il mio occhio più funzionante, nel marasma, si era poggiato su di un viso conosciuto.
Senza pensarci un attimo, gli vado incontro e ne fermo il proprietario.
ciao!..6 di Belluno??” (mentre ora eravamo a Padova)
si…ma.. devi scusarmi ma nn mi ricordo…”
Naturale che non mi riconoscesse, visto che l’ultima volta l’avevo visto più di 30 anni prima. Frequentava la scuola media Nievo nella mia stessa sezione, solo un anno più avanti. Ricordo che un’unica una volta, nell’atrio, durante la ricreazione, avevamo scambiato un paio di parole.
Ti chiami Luca, vero??”
…si..ma come..”?
ed eri il nipote della bidella Alice” (che negli ultimi anni portava dei capelli color lilla)
????”
Se non sbaglio eri in sezione N.. ed abitavi a Mussoi, vicino alla Baita vero??.”
Con stupore di me stesso in primis, ho iniziato a sputare ricordi che, come un Socrate difettoso, non sapevo di sapere, ed ascoltandoli dalle mie stesse orecchie mi auto/sorprendevano.
Situazione questa, che andando a srotolarsi, iniziava a creare una circostanza, nella migliore delle ipotesi,… curiosa.
Come era possibile ricordare di uno sconosciuto così tanto, e soprattutto ad una distanza di tempo così considerevole??
Addirittura rammentavo di cosa avevamo parlato quell’unica volta nell’atrio della scuola. Il mio professore di applicazioni tecniche, aveva pubblicizzato lo strafalcione di un mio compagno il quale, durante un compito, aveva scritto al posto della parola duttile, d(apostrofo)uttile. (d’uttile) Cosa questa, che aveva sorpreso e creato una certa ilarità in questo Luca. Nei giorni seguenti, infatti, senza manco presentarsi, mi si era parato davanti chiedendomi se la cosa era vera e chi era il protagonista di stacazzata (che non catalogherei certo tra le più memorabili …io avrei fatto di meglio).
Dopo avergli ricordato questo aneddoto, che potevo tranquillamente evitare, Luca ha iniziato a guardarmi di uno sguardo strano.
ma come fai a ricordare…accidenti che memoria..”
ma sai.. forse io sono cambiato molto mentre tu…”
E qui inizia il mio dramma.
Sto Luca, era quasi completamente calvo, i pochi superstiti erano grigi, il viso un po’, diciamo, paffuto ed era diversissimo dal bambino che poteva essere stato anni prima. Anzi, dirò di più, in quei minuti, più lo guardavo e meno somigliava a qualcuno che potessi ricordare. Insomma, stavo di nuovo vivendo una situazione analoga a quella accadutami con le tette di Penelope. Più le guardavo e meno somigliavano a loro stesse. E con Luca, uguale! Anche lui, come le due mitiche, stava cambiando fisionomia. Insomma, più lo fissavo e meno lo riconoscevo. Più lo guardavo e meno ricordavo. Ho iniziato a chiedermi come avessi potuto riconoscerlo, ma soprattutto, sorgeva netta la consapevolezza, che se l’avessi rivisto nei giorni seguenti, di certo non l’avrei più riconosciuto.
Una sciarpa di imbarazzo ha iniziato ad avvolgermi.
I secondi che passavano lenti ed il piacere di aver ritrovato un “amico” che non vedevo da tempo, ha iniziato a lasciare il posto ad un certo disagio che ha iniziato ad avvolgere entrambi.
A breve, io, ho trovato la scusa di dover rientrare al banchettodelleminchiate, mentre lui, nel contempo, doveva correre dalla moglie che lo aspettava in un qualche negozio del centro.
Ci siamo lasciati, quindi, con la prospettiva che in futuro, magari, ci saremmo anche potuti rivedere, abitando ora nella stessa città, il tutto, naturalmente, senza che a nessuno venisse in mente di chiedere all’altro almeno un recapito telefonico.

Ora..sarei curioso di sapere se a qualcun altro una cosa simile è successa, e se può essere annoverata tra le malattie, nel qual caso, sindrome di Penelope Cruz, potrebbe essere un’idea.

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4 commenti

  1. Io, però, ero entrato per vedere le tette di Penelope Cruz. Adescatore.

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  2. giuliana

     /  febbraio 3, 2013

    analisi molto accurata di quanto credo possa essere capitato ad ognuno,retaggio dei files archiviati disordinatamente nella memoria scolastica. Ma che dire , quando a 40 anni di distanza incontro una irriconoscibile balena che invece mi interpella “sei la …?” e quasi lusingata di non essere poi molto cambiata sto per attivare il Programma Stai sul Vago” opzione, finchè non ti torna in mente e la matrona mi aggiunge “ti ho riconosciuto dalla VOCE” (la sola cosa,gracchiante che non è mai cambiata neppure on l’intervento ai turbinati). A quel punto un “ma tu chi sei ?”…e poi ” non ti avrei mai riconosciuta” le stava bene no?

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