QUEL GATTO ME L’HANNO DROGATO

Con 3 orette di ritardo, arrivo a Schonefeld, aeroporto di Berlino, per quello che probabilmente sarà il mio ultimo viaggio in terra di Prussia…almeno per un po’.
Cappottamento di un aereo da turismo.
Scendo dal velivolo e ‘càmiseria, primo miracolo! La temperatura è sopra gli zero gradi. Forse Dio esiste e si sta asciugando i capelli con il fon. (In sto periodo, l’anno scorso, la media era stabile sui – 13).
Nella hall, puntuale come un orologio, il suo, Maury è presente. Maury è sempre presente!
Non mi si slega la convinzione che ritenga il sottoscritto non in grado di raggiungere casa da solo.
Si scosta un attimo…e dietro ancora Lei, la polacca!!

Come dice la bibbia, “due miracoli di segno opposto si annullano”. Praticamente lasci l’auto in divieto di sosta per acquistare un gratta e vinci, e scopri che la somma vinta ti servirà a malapena per pagare la multa.


A quanto pare, il risiko sessuale di Maury, dopo francesi, danesi, russe, sì è arenato con quel tipo di donna che alla fine degli anni ’50 in francia durante la
Nouvelle Vague veniva definita “skassaminchia”. Un’entità metà donna, metà tubetto di attak senza tappuccio e con lingua che per i meno attenti potrebbe sembrare una sciarpa bohemienne. Una cozza attaccata perennemente ad uno scoglio, lo stesso con il quale non riuscirò ad intavolare alcun discorso completo per 5 giorni su 6. Insomma, vedo Maury un paio di volte l’anno e lei, come un mastino, lì ad azzannare sul nascere ogni cucciolo di discorso. Ancora un po’ e per comunicare ci toccava farlo con sms (insomma, tante tette, poco tatto).

POSTDAMERPLATZ

POSTDAMERPLATZ

A parte questo, per la prima serata Maury ha prenotato un filmetto della Berlinale. L’unico disponibile è nella sezione giovani dal titolo “Das Merkwurdige katzchen” (lo strano piccolo gatto).

FILMETTO DEL KATZCHEN

FILMETTO DEL KATZCHEN

Ambientazione in appartamento, anzi nella cucina di un appartamento, dove ogni 2 minuti fa capolino uno sconosciuto. Subito penso ad un film sulla crisi. La cucina è sempre affollata e pare nessuno si ponga il problema di uscire per rendersi utile.
Il film sembra sorreggersi su una melma di monosillabi con bravi attori a rimanerne con la testa fuori ed un gatto continuamente in mezzo alle palle. La stranezza, come dice il titolo, pare essere la sordità dell’animale. Inammissibile che con quella caciara un gatto normo-dotato rimanga costantemente in mezzo ai piedi degli astanti. Deduco che me l’hanno drogato!

Il film, girato in tedesco con sottotitoli in inglese, è di un regista svizzero, infatti si mantiene neutrale. Nessun argomento viene minimamente sfiorato come avrà poi da dichiarare candidamente. Premetto, il mio inglese e’ da riviera romagnola (“ ..mi passi il tanga? ciò della rucola tra gli incisivi”) ma capire che uno entra in cucina, saluta, se ne va’ in un’altra stanza rientrando qualche minuto dopo, lo intuisco perfino io.
Unica nota positiva, la fotografia.
Le immagini nella loro lentezza, si fermano spesso indugiando su particolari della casa ed a tratti pare di ammirare bei quadri d’arte contemporanea
(parola di critico da bar sport). Il regista, un simpaticamente impacciato poco più che ventenne, incalzato dalle domande del pubblico a fine proiezione, confessa che non esiste una storia e che il film è un semplice saggio scolastico. In pratica tutto e’ frutto di improvvisazione ed a lui per primo, non era chiaro cosa sarebbe successo nella scena successiva.

Ecco perchè mi è stato sulle palle da subito, utilizza il mio stile di vita, ma lui solo nella finzione. Arrivo a giustificare i miei testicoli che verso la fine del primo tempo, si sono presi la libertà di uscirmi dai pantaloni a chiedere spiegazioni. Preferisco non descrivere la faccia del ragazzo tedesco con pizzetto che mi sedeva a fianco. Li fissava come fossero ospiti di Porta a Porta.
Alla fin fine, quello che mi sono portato a casa del film, è stata la fotografia. Un po’ pochino per decretarne la sufficienza. Come se qualcuno decidesse di sposare una donna solo per il tipo di camminata.

Usciamo dal cinema e mi ritrovo a respirare a pieni polmoni aria frizzantina ed ottimismo. Pare già di guarire da una malattia che non so’ di avere. (Ed il non sapere è sempre una malattia). Dipingo di sguardi le pareti dei palazzi e più niente mi può distogliere dal gusto di vivere a tempo determinato nella più incredibile delle capitali. Il cielo grigio è basso che pare il soffitto di una stanza ed io mi ritrovo con i gomiti appoggiati su di un davanzale a spaziare con sogni del bambino che mi vive dentro e che vorrebbe essere salvato.
Un piccolo pezzo di puzzle che vorrebbe combaciare con i suoi confini.

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3 commenti

  1. Poro micio… L’unica vera vittima!
    Mai stato in Prussia… Davvero così bella?

    Magnifica l’immagine del dipingere i palazzi di sguardi.

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