KREUZBERG….(cazzeggiando per la Prussia)

Ormai si sa, io amo una città, Berlino. Di quella città amo particolarmente un quartiere, Kreuzberg. Lo trovo magico. Inebriante di immagini.

KREUZBERG A COLORI

Non so esattamente perchè, ma fin dalla prima volta che il Mauridaberlino mi ci ha portato, 5 anni fa, è scattata una scintilla divampata in pensiero fisso, tutte le volte che a seguire ci sono ritornato.
Da quel primo rientro in Italia, mi ero tuffato a peso morto su tutto quello che me lo ricordava, articoli, riviste, immagini. Ero riuscito perfino a scovare un libro, un romanzo intitolato “I Berlinesi” di tal Sven Regener, rock star tedesca, storia (guardacaso) di una rock band ed ambientato nella Kreuzberg anni ’80. Dopo una settantina di pagine però avevo mollato. I fiumi di parole, venivano costantemente sovrastati da quelli del vomito che a poco a poco avevano finito per impiastricciarmi i pensieri e, cosa rara, abituato ad immolarmi fino a lettura ultimata, avevo ceduto. Mi ero reso conto di una cosa. Non erano i dati, le parole che leggevo, le immagini che trovavo su qualche rivista ad alimentare il sentimento per quel posto, ma semplicemente il puro ed essenziale piacere di solcare alla cazzo, senza lo straccio di una cartina, quei marciapiedi, quei viottoli, dove spesso le insegne dei negozi erano illustrazioni impresse sui muri.

negozio scarpe

Mi addentravo in piccoli pertugi dai quali, senza regola, venivo attratto. A seguirli si tramutavano, dapprima in violazione di domicilio, ma subito dopo in vere e proprie opere d’arte. Quadrati interni che regalavano immagini con colori sempre pronti a sfidare il grigiocostante lassù.

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Riprendevo poi ad inseguire la punta delle mie scarpe su quelle strade che in anni passati avevano ospitato l’emigrazione turca e col tempo diventavano zona di artisti e studenti universitari.

Per il conforto di poter ordinare “il solito”, da buon montanaro, bivaccavo in un locale, sempre lo stesso. Un bar strutturato come un salotto anni 80 con poltrone, divani e dove a fianco al bancone c’era una libreria ed era possibile, sorseggiando il solito the bio al Ginger, sbirciare cataloghi di cinematografia o di arte contemporanea.
(non è intellettualismo, ma di tedesco non so na sega)
Maury mi ha sempre preso un po’ per il culo. In effetti, a Berlino,cose da vedere ce ne sono un’infinità, ma ho sempre trovato corroborante trascorrere pomeriggi interi lì. (in una vita precedente devo averci vinto un gratta e vinci..boh!).

CIMG3897

Posso immaginare che sia un po’ come quando ci si innamora: donne ce ne sono a milioni, ma almeno per qualche mese, ci si accanisce incomprensibilmente su di una soltanto.
Sarà che forse esiste l’amore a prima vista anche per i luoghi. Non so! Confesso di non essere convinto esista neppure per le persone, anche se in cuor mio un po’ ci spero. Il colpo di fulmine è comodo, il colpo di fulmine fa tutto lui, il colpo di fulmine ti evita le code.

In questi giorni dopo essere rientrato nella mia casetta sull’argine, beh, i pensiero è corso spesso a quel quartiere. Come quando da adolescente, di rientro dalle vacanze estive e dopo aver limonato con qualche ragazza tedesca, (che venisse da lì è un caso) iniziavo a sentirne lo struggimento. Uno struggimento unito ad un trasporto, che ha però acceso una lampadina rossa, un senso di “già vissuto”. Come un copione che andava a ripetersi. Ho iniziato a chiedermi se gli innamoramenti vissuti lontano da casa, o con persone lontane, potessero essere annoverati sotto la parola amore o fossero semplici infatuazioni, abbagli, colpi di sole nutriti dalla lontananza, che poi morivano durante sonno. Mi chiedevo se hanno lo stesso valore di quello quotidiano, quello vissuto sotto casa, con quella della porta accanto. (nn vi consiglio la mia)
L’amore a distanza, forse, permette di amare senza amare per davvero, senza responsabilità. L’amore a distanza, è la good company del sentimento, dove se ne trae solo gli utili, evitando così quello che spetta alla bad-company, la quotidianità, i pranzi la domenica con i suoceri, il Natale con i parenti, il sesso di sabato sera, meglio se dopo aver ecceduto con le birre..insomma, la rottura di coglioni.

Risposte precise ancora non ne ho, ma per ora, la testa, credo proprio di averla un po’ persa.

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6 commenti

  1. Vale

     /  marzo 2, 2013

    “Il colpo di fulmine ti evita le code” l’ho trovata geniale!

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  2. Ognuno ha un luogo dove si sente a casa.
    Può essere qui o la’.
    L’importante è stare bene.

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  3. Berlino è troppo trasformista per non rimanerne affascinati. L’hai vista una volta e tutte le volte successive sarà comunque diversa e affascinante

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  4. the pellons'

     /  aprile 6, 2013

    Ich hab’ noch einen Koffer in Berlin, weisst du.

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