PADOVA – MILANO ….(un disinvolto viaggetto)

Io amo il treno, ma non sono contraccambiato!
Un paio di gg fa ricevo un invito per uno spettacolo a Milano e mi dico “perchè no?” già, “perchè no??”. A certe domande non so mai cosa rispondere.
Anche se ho un’uveite decido di partire. L’uviete è na’ cazzata si sa. Niente di grave. La usavo a scuola con quei boccaloni dei professori per non essere interrogato e pare sto trucco non passi mai di moda.

padova stazione

Già ci vuole un biglietto!
Cerco su internet un viaggio simil-economico. Tutte le opzioni visibili, sono un invito a correre in banca ad accendere un mutuo. Evito! In sto periodo se ci vado, accendo prima la banca.
34 euri! In culo alle FF.SS.
Penso che il treno stia diventando come una donna che non ti puoi più permettere di portare fuori a cena.
Però sono un montanaro, non mi fido e alla stazione ci vado di persona, che nn si sa mai. Ufficio informazioni. Recito un mantra prima di entrare.
Ho sempre l’idea che mi scappi di menare le mani…ed aver la peggio.
Entro. Nonostante esibisca una fronte “inquietante” che pare di dialogare con Lerch della famiglia Addams, mi accoglie un signore gentile. Come la celata di un’armatura, quella fronte che somiglia più alla facciata di un palazzo “al grezzo”, con l’incresparsi delle labbra in un sorriso, si eleva e scopre 2 occhi che guizzano gentili e mi informano che con 15 euri, me la posso cavare. Sto tipo di viaggi, mi dice, non si trovano su internet.
Già, come se una persona, chiamando le pagine gialle per andare a mignotte, trovasse come unica soluzione Arcore, mentre sarebbe sufficiente ‘na capatina in tangenziale. (dove trallaltro le compagnie sono più affidabili!).

Prima di salire mi spalmo di vaselina per poter sgusciare facilmente verso un posto a sedere.
Mi accomodo. In 3 orette voglio rilassarmi e leggere qualche paginetta.
Trovo che il treno con il suo dondolio, sia un ottimo stimolo per raccogliere i pensieri, nn fosse che i miei sono sparpagliati come colpiti da una granata.

Fin dai tempi in cui il mondo del lavoro faceva violenza imponendomi 17enne una sveglia alle 5.45 per trascorrere una giornata che somigliava molto all’inutilità, in una fabbrica, a questo mezzo sono sempre stato legato. Le giornate in quel periodo, come fogli A4, prima del sonno, senza nemmeno rileggere, accartocciavo e gettavo nel cestino e la mia socialità viveva per lo più su quelle legnose poltroncine o incastrato tra le pagine di un libro.

Anche stavolta l’idea è la stessa e sfodero un saggetto che parla di buddismo. Obiettivamente, avrei dovuto iniziare almeno 20 anni prima. Pochi istanti dopo essermi seduto, infatti, percepisco un rombo di testicoli che si stanno scaldando pronti al decollo: alle mie spalle, infatti, 2 ragazze cinesi iniziano un dialogo alla velocità della luce. Dalle loro bocche non escono suoni, ma sciabolate di parole che pare di stare in mezzo ad un duello. Unica nota positiva…non comprendo ‘na sega.

Di fronte a me, la situazione è più grave. Comprendo tutto!. Una ragazza parte con un’interminabile telefonata. Noto che ha le labbra rifatte. Che siano loro causa di tutte le minchiate che spara? Mi assale il solito dubbio di quando c’è la Santanchè in tivvù….cioè, non so…daiii…non può essere tutta farina del suo sacco!! Sono convinto che buona parte della responsabilità sia da assegnare al silicone che ormai, preso il sopravvento, spara miriadi di cazzate a sua insaputa. Cmq, nucleo del discorso, la tipa urlando a squarciagola, intima a qualcuno dall’altro capo del filo, di calmarsi. Come da piccoli, quando rientrando a notte fonda, mio fratello portando l’indice davanti alla bocca faceva il gesto di zittirmi con il solito SSCCHHHHH ad un volume tale, che mamma si svegliava e ci faceva il culo. (robe da meritare la tessera del PD ad honorem). Ma fin qui ancora nulla. Dietro la scassakazzi urlante, altra ragazza cinese che guarda un film al PC…senza cuffiette. Rifletto che, se impugnato bene, il libro di buddismo potrebbe senza fatica aprirle un sette sull’arcata sopraccigliare ed in breve morire dissanguata.

stazione imbuto

In qualche modo, non so come, ci infiliamo in un imbuto di plastica che dal microfono chiamano stazione centrale.
Milano pare una città che meriterebbe un paio di giri in lavatrice. I palazzi scuri, alti, uno di fronte all’altro si provocano e sembrano lì sul punto di menarsi.

Ma poi scendo e me ne faccio una ragione. Già, il treno ed i suoi “abitanti”, sono una bella metafora della vita. Il treno come una persona con le sue variabili.

…che se poi fosse una donna, sarei mooolto più preoccupato dei suoi ritardi.

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5 commenti

  1. Bello questo post!
    Dopo anni di pendolamento Schio Padova per la maledettissima Università quanto ti capisco.
    Peggio dell’inquisizione un viaggio in treno tra ritardi e personaggi discutibili tenuti all’oscuro dalla buona educazione!
    Quanto ti capisco!!!

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  2. the pellons'

     /  aprile 6, 2013

    Milano è una signora aristocratica, e se non la sai vedere…male. 🙂

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