COINCIDENZA….Genova – Milano

Ora… mi rendo conto di aver creato un’attesa che mi auguro non risulti inutile, come capita per molti grandi eventi. Spesso un’esagerata aspettativa disattesa, si sostituisce in breve con un fastidioso retrogusto che sa di tamarindo.
Mi riferisco alla specie di coitus interruptus della settimana scorsa.
Lungi da me l’aver sospeso la scrittura per creare del pathos tipo fine puntata “Un posto al sole”, ma a quella esperienza, che a distanza di anni regala ancora un lieve frizzodifarfalle, volevo dedicare uno spazio tutto suo.
Ne avevo addirittura scritto e spedito il tutto a Gabriele La Porta, giornalista rai dell’epoca. Dopo la lezione notturna di matematica, ma prima dell’alba, deliziava i 4 ascoltatori con una trasmissione che verteva su filosofia, coincidenze, sogni premonitori e situazioni al limite del magico.

Gabry La Porta

Gabry La Porta

Confesso che quando potevo, prima del turno delle 6,00 al supermercato, durante la colazione, lo seguivo con estremo interesse, sorprendendomi ad esserne attratto. Da persona ricettiva a coincidenze e simili, credo ci fosse dentro di me la speranza, forse non del tutto sopita, che una di queste fatalità potesse corrermi in aiuto e togliermi le castagne dal fuoco, regalandomi una vita nuova, o per lo meno usata poco. Il giornalista, in seguito, propose a noi 4 ascoltatori, di raccontare le casualità o avvenimenti, che da quel momento, erano diventati artefici del cambiamento di rotta delle nostre vite, o ne avessero per lo meno scheggiato la traiettoria. Ne era uscito un libro che ora ho qui, sulle ginocchia, (se vi sporgete un po’ lo vedete), ma con grande delusione, la mia storia era risultata evidentemente poco interessante. Ero molto dispiaciuto, ma forse, motivo principale, era che questa storia non aveva causato alcun cambiamento di rotta nel sottoscritto. Si era limitata a lasciare solo domande, perplessità ed incomprensione, il tutto, al sapor di tamarindo.

Ok! Non rompo più i coglioni! Andiamo al dunque!

Nel dicembre del ’96, ero stato invitato a Genova da un amico Eugenio Allegri, valente attore. Presentava “900” monologo scritto per lui da A. Baricco.

IL GRANDE EUGENIO

IL GRANDE EUGENIO

Era un po’ una scusa per incontrarsi, visto che quello spettacolo l’avevo visto ben 9 volte. Ricordo che avevamo trascorso anche un piacevole pomeriggio sulla spiaggia di Imperia, dove, nonostante la stagione, avevamo mangiato del pesce in un locale sulla spiaggia e dei papà, in costume, giocavano a pallone con i loro bimbi.
Situazione surreale per il sottoscritto che era partito dai monti un paio di gg prima a 7/8 gradi sotto zero.
Al ritorno, da Genova, salgo sul treno per Milano e mi trovo in uno scompartimento tipo stanzetta con 6 posti a sedere. Al mio fianco un militare che scende dopo una fermata, una ragazza che poi ha un lieve malessere e accompagno giù dal treno, ed una coppia di ragazzi di circa la mia età. Lui lo ricordo poco, mentre l’alone di lei è ancora molto presente: mora, capelli lunghi, occhi molto scuri e l’aspetto così gradevole che la mia mano destra aveva iniziato con i primi segni di inquietudine. Gelosia I suppose!
Passano i minuti mentre guardo dal finestrino e sbircio con destrezza la ragazza. (saranno serviti a qualcosa ‘sti cazzo di corsi di teatro no?).
Noto che anche lei, saltuariamente, butta un occhio in direzione del sottoscritto. Passano i minuti e lo fa  con sempre maggiore insistenza. Con lieve imbarazzo, cerco di tenere lo sguardo fuori dal finestrino ed ogni tanto, il treno, entrando in galleria, mi regala quegli occhi scuri impressi sul vetro dello scompartimento. Altre volte, anche senza scorgerla, la netta sensazione che continui a fissarmi è sempre presente. Ogni volta che mi volgo verso di lei, è lì e mi guarda. L’imbarazzo si fa meno lieve. Inizia allora una sorta di piccola sfida. Lei mi guarda e cerco di difendermi, anche se il più delle volte sono io a dovermi ritrarre dagli sguardi.
Decido, in tono di sfida, che posso e devo sostenere quello sguardo e prendo a fissarla in modo sfacciato che per primo sorprende me.
Stavolta è lei ad abbassare lo sguardo!! Sto recuperando punti!
La partitella da ping pong procede per una ventina di minuti, forse meno. Ricordo che tutto pareva interminabile.
Quest’ incomprensibile disputa, termina quando il ragazzo che le sta a fianco, stacca la corrente ai nostri sguardi e prende a lanciare segni di nervosismo.
Era come scomparso, invece eccolo qui, risorto su quella poltroncina.
La domanda più semplice: “che possa essere il fidanzato?”
La mia gelosia rasenta il menefreghismo, ma credo che una situazione simile romperebbe le palle anche a me.
Se ne accorge anche Miss sguardo inopportuno ’96.
Come ci fossimo accordati dopo lunghe prove, all’unisono, ci alziamo in piedi uno di fronte all’altro mentre le nostre labbra diventano barchette che quasi si scontrano. Come due pagine di un libro che vengono girate, dandoci le spalle ci voltiamo verso il bagaglio e ne estraiamo entrambi un libro. Lo stesso. “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

l-insostenibile-leggerezza-dell-essere-milan-kundera

Non abbiamo più alzato gli occhi fino a quando, qualche fermata dopo, i due sono scesi.
Per breve, dalla banchina, un leggero filo di sguardi ci ha tenuto attaccati. A spezzarlo è bastata la partenza di quel treno in direzione Milano.

….si può a ragione, rimproverare all’uomo, di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza”.

 (M. Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”)

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5 commenti

  1. Vale

     /  aprile 4, 2013

    Davvero affascinante una coincidenza del genere! Ti sei mai chiesto se avresti potuto fare qualcosa di diverso?

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    • col tempo, e conoscendomi, ringrazio di non aver fatto niente… (avrei rovinato tutto in seguito.. lasciamo il bel ricordo)… un po’ scherzo!!!

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      • So che poeticamente si poteva pensare al grande amore, ma qualcuno dice che forse dovevano incontrarci per aiutarci a vicenda …chissà in cosa. o semplicemente comunicarci qualcosa di importante. Perciò il rammarico un po’ c’è…
        …per un po’ di tempo ci ho pensato..(alla prima che ho detto)

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  2. Vale

     /  aprile 4, 2013

    Penso che io sarei stata anche solo curiosa di parlarci con quella persona, di provare a conoscerla. Poi certo, la fantasia che fosse l’altra metà della mela l’abbiamo fatta tutti, credo! Perchè avresti dovuto rovinare tutto, pero’? Non essere così svalutante con te stesso!

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  3. the pellons'

     /  aprile 6, 2013

    Bisogna anche osare, credo, alle volte. O no?

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