MARTA SUL TUBO

Poi è arrivato il turno di Marta.
Ora immagino che dovrei s-cadere in un riepilogo tipo “Un posto al sole”, ma in sunto, Marta, è una delle ultime, forse la più sconcertante con la quale mi sia imbattuto durante il mio primo anno di ri-singletudine.
Dopo quel periodo, alla luce di una delle frasi più azzeccate da uno dei miei miti assoluti, non la lavastoviglie, di norma poco loquace, bensì Massimo Troisi: “uomo e donna non possono stare asssiemeso’ttroppo diversi!”, avevo avuto la presunzione di potermi dedicare per un tot alla pace dei sensi.
Tutto sommato mi viene piuttosto naturale. Anzi, credo di averci pure il dono.
Grazie al karma difettoso che mi è toccato, mi si erano abbattuti addosso, improvvisi come gavettoni quando passeggi sotto una scuola media, degli incontri “particolari” (non vorrei essere maleducato, ma vi rimanderei al post precedente).
È stato quindi il turno di Marta, gradevole pubblicitaria trevigiana.
Conosciuta anni prima ad una cena, si era complimentata per qualcosa che devo aver detto a mia insaputa e preteso che ci scambiassimo il cellulare. Tra mille sorrisi, prima di arrivare al dolce, già ventilava di proficue collaborazioni future insieme.
Qualche sms buttato lì saltuariamente e poi come da norma, silenzio totale.
Si era però schiuso inaspettatamente il sepolcro della comunicazione, mentre la mia formattazione sentimentale era da poco in corso.
Aveva saputo che ero tornato single e riesumato un’idea di molto tempo prima: pizza, cinema e finalmente discussione di progetti insieme.
Ora, la pace dei sensi, razionalmente convinta e ben radicata nella mia testa, aveva spedito l’impulso ai genitali, ma sarà stato per il traffico o i soliti lavori in corso, non era giunto in tempo…ed avevo accettato l’invito.

Come di prammatica quindi:
1)
copiose telefonate nei giorni successivi per inderogabili resoconti giornalieri.
2)Programma dettagliato su luogo, menu’ e titolo di eventuale film ma soprattutto discussione di progetti insieme, perchè lei i talenti come il sottoscritto li riconosce al volo.
3)
Interruzione improvvisa di qualsiasi contatto: telefonico, fb, sms, mail.

La mia autostima, per non svilirsi troppo, era arrivata a sostenere che durante l’ultimo sms inviatomi alla guida dell’auto, distrattamente aveva fatto un salto di corsia e centrato in pieno una corriera di turisti austriaci di rientro.
Il buon senso, invece, come al bar, se ne era uscito con: “per me il solito…grazie!!”.

Però, dopo 6 mesi, come un’imposta che cambia solo il nome, era riapparsa. Si scusava per essersi “eclissata”, ma aveva passato un periodo molto difficile e mi invitava a pranzo da lei per il giorno seguente.
Guardo verso il basso ed “lui”, sdraiato comodo dentro un paio di jeans, raramente permaloso, strizza l’occhio e propone di concederle una seconda possibilità.

Dunque: si era fidanzata molto seriamente con un gentiluomo conosciuto su internet, aveva iniziato un corso prematrimoniale e si sarebbe sposata a breve se non che, lui, pare le avesse mancato di rispetto.
Durante un amplesso l’aveva quasi “fatta fuori”.
Forse l’amore non poggiava su solide basi..penso, ma poi mi tranquillizza dicendo che non l’aveva fatto proprio volontariamente, ma durante i rapporti intimi, il giovane, non riusciva ad eccitarsi se non usava quel ni-nin di coca, un quartino di wisky o vodka ed una spruzzatina di violenza. (cocktail del tutto personale) Poi nomina sto bondage che boh.. non conosco, a catechismo devo aver saltato qualche lezione di troppo.

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In breve, la imbragava con delle corde, le faceva indossare una tuta nera attillatissima ed utilizzava una serie di oggettistica di varia misura che disponeva diligentemente ai piedi del letto.
La goccia che però aveva fatto traboccare il vaso era capitata una sera.
L’aveva incaprettata con una corda e con degli spilloni aveva preso a forarle i capezzoli. Più lei si dimenava e più rischiava di soffocare.

TANTO PER CAPIRSI

TANTO PER CAPIRSI

Con provvidenziale testata, le aveva rotto il setto nasale inondando di sangue il letto, rischiando pure di ingenerare un surplus di infoiamento” all’ometto.

A volte basta davvero poco per incrinare dei rapporti sani.

Quel tipo di narrazione, piano piano aveva fatto risfoderare nel sottoscritto fantasie che youporn in confronto era parso un centro estivo di scuola per l’infanzia e per non sembrare maleducato, prima di uscire, sotto un lampadario che ritenevo appropriato per far dondolare i nostri corpi vestiti solo dai rispettivi ombelichi, avevo indugiato su un bacio che aveva superato abbondantemente il minimo sindacale e faceva presagire un finale in gloria.

Invece, Marta, come una liceale dello scientifico al primo anno, aveva sbarrato gli occhi arrossendo, si era scusata x aver perso il controllo, sorpresa dell’inaspettata situazione. La cosa l’aveva sinceramente “turbata ed emozionata (testuali parole), era sinceramente “lusingata” (e che da me non se la sarebbe mai aspettata) ma non se la sentiva, mandando in frantumi ricordi, immagini di peripezie, oggettistica ed incaprettamenti..ma soprattutto speranze a breve termine.

Credevo di stare a baciare Eva, Greta Garbo… una dea del sesso, invece apro gli occhi e constato che mi stavo strusciando con Suor Teresa di Calcutta, rischiando il conato di vomito, immaginandola inguainata in una tuta nera plasticata e con spilloni sui capezzoli e con una fila di lebbrosi, dietro, a chiedere spiegazioni.

Nonostante non sia cattolico, il primo pensiero è stato quello di confessarmi.

Ero appena uscito dalla porta con passo deciso diretto verso l’auto, e l’autostima, che raramente si fa i cazzi suoi, si era messa a puntualizzare, ricordandomi che solo 6 mesi prima, nella scala di valori di Marta, pubblicitaria trevigiana, ero stato scalzato da un cocainomane, alcolizzato, maniaco del sesso, violento e con la psiche in briciole.
Si era poi adagiata all’altezza del tappeto di ingresso, dove temo la si possa ancora trovare.

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