SONO SEMPRE UN NI-NIN IN RITARDO….

Sono proprio un cialtrone ed il motivo è presto detto.

Mi ero prefisso, dopo gli accadimenti dell’unica mini-economica-vacanzetta con Jena, e grazie al fatto che un aneddoto non si nega mai a nessuno, un piccolo reportage di viaggio, senza il quale, state pur certi, continuereste cmq a dormire beati come il bambinello senza colpe.
…per nulla sono stato definito da qualcuno come “il miglior blogger, della terra…dei suoi gerani”.
L’intento principale, più che per stilare qualche riga, era riuscire ad anestetizzare un po’ di ‘sto periodo maleodorante che, credetemi, baratterei piuttosto con un paio di pantaloni in velluto con le pences…per rendere l’idea.

E qui la cialtronaggine: vado in un posto tranquillo, pacifico, che pare fuori dal tempo e che faccio? Dimentico bellamente il sano proposito di illustrarvene qualche scorcio e non ci avrei più pensato, non fosse che per la telefonata di un paio di giorni fa.
MB, l’amica che avevo accompagnato in questo paesino arroccato sui monti, Lenola, (LT), aveva chiamato per un saluto.

20130907_123931Tra amici così si fa, ma, nell’incedere della conversazione, prima di salutarci, se n’era uscita, e vi assicuro, non è tra le amicizie che fanno uso di erbe vietate, con:
” ti osservavo quando siete stati qui da me…il tuo bimbo è proprio fortunato. Ha un papà molto attento e molto paziente che gli sa stare vicino come non capita di vedere  spesso”.
Subito ho pensato che sapesse cose delle quali ero stato tenuto all’oscuro e cioè che il padre non ero io. Alla fine,però, per non essere scortese, mi ero lasciato convincere che proprio a me si riferiva. La cosa naturalmente mi ha sorpreso molto, visto le minchiateducative che colleziono come le figurine dei calciatori.
Sono convinto che se mi fossi girato di scatto ad osservare la mia faccia, l’avrei sicuro, trovata sbalordita e confusa, come immagino possa capitare a parte dei militanti della Lega Nord, quando viene menzionata senza preavviso la parola
“libro”.
Però poi, sempre la stessa storia. Succede così e di continuo. Non arrivo alla fine della mia pippetta mentale che, come per il bambino al quale pizzicano il palloncino appena regalato, con l’intento di togliergli quel sorriso beota dal viso, squilla un nanosecondo dopo, che vi assicuro è proprio poco, il telefono.
C’è chi lo chiama sincronismo, io invece
“grana”.
Dall’altro capo Miss X, la mamma di Jena che come un guerriero Prussiano non tergiversa e chiede immediate delucidazioni sul fatto che il bimbo al posto del succo,ultimamene, al bar, chiede dei
gratta&vinci, …” che pare il papà glieli compri”,  e si produce di continuo nelle seguenti frasi: “mamma stiamo nella merda alta”, o “sì mamma, tutto chiaro come la schweeps”, oppure, “mamma te lo giuro su Berlinguer”. (ma qui è più probabile che mamma si sia commossa).
Beh..
schegge di suono che intuisco possa aver estrapolato dal mio audio-libro di riferimento al quale mi aggrappo nei momenti bui della mia esistenza, “Hanno tutti ragione” di P. Sorrentino e letto da quel Dio che è Tony Servillo, (questo sì i miracoli li fa veramente) il tutto mentre, illuso, lo immagino distratto sul sedile dietro avvolto dal nulla.

Già..è arrivato il dottor Divago, è di là che ciabatta in cucina.

Cmq devo dire che il viaggio era partito bene. Durante la prima tappa a Roma, mentre in terrazzo stavo sorseggiando un caffètriste, (liscio), vedo sfilare davanti a me uno dei miei miti. Chiedo lumi e… “certo che è lui” mi dicono, “abita qui di fronte”. diobuono!!..Corrado Guzzanti!! Naturalmente non mi faccio scappare l’occasione, estraggo il cell. come fosse la colt durante un duello nel quale non avrei certamente avuto la meglio e….e questo infatti è quello che ne è uscito.

SIEPE DI CASA GUZZANTISe anche in ambito fotografico è il pensiero quello che conta…beh è fatta…ho una carriera davanti.
La vegetazione, cmq, non è male!

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Un paio di giorni dopo, la cosa si ripete , ed a ben vedere la potrei annoverare come metafora della mia vita. Accorgersi delle cose solo quel ni-nin dopo… ma sempre troppo tardi! Mentre con l’auto sto pensando se sia il caso di ungerla con del grasso per poter sgusciare sotto un varco che ha l’identica larghezza dell’auto, la mia ospite mi fa notare che al nostro fianco è sfilato Riccardo Jacona, raro giornalista televisivo con la schiena dritta. Diciamo che neanche stavolta sono sono riuscito a testimoniarne la presenza, però, vista la sua immobilità, eccolo… è il bar dove solitamente passa a prendere il caffè. E lo capisco pure.. un corretto 80 centesimi.

bar Jacona

Come per i cinesi, che sembrano tutti uguali, qui stessa cosa per le case. Bellissime ma identiche. Problema risolvibile, qualche punto di riferimento lo si può sempre trovare per rientrare….durante le ore di luce.

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Il problema si presenta quando “qualcuno” decide di passeggiare prima dell’alba ed al rientro la luce è lì, indecisa sul da farsi.
In breve, dalla piazzetta che avrei giurato essere quella sul retro della casa che mi ospitava e vedendone la luce in cucina, salgo nella speranza di una pre-colazione.
Va da sé che mi trovo alle spalle di una paio di anziani che non avevo mai visto in vita, vestiti con l’aroma forte del caffè e poco altro. Per qualche istante ho pure pensato di chiedere chi fossero se non che, noto che, strano, gli elettrodomestici e le piastrelle non sono quelli della sera prima. Sono più decadenti

La prima pensata di una mente che abbisogna di almeno 8 ore di sonno è stata di trovarsi di fronte ad un Extreme Makeover al contrario, visto il risultato,  mentre la seguente e più attendibile, in un blitz della lucidità, mi si fa palese e fa tremare le gambe….questa è violazione di domicilio! Inutile dire che il caffè non avrebbe sortito nessun esito, dopo l’effetto-spavento-imbarazzo, sarei stato io ad eccitare lui, non viceversa.
All’uscita, sono almeno in 5 i testimoni che si sono gustati la scena. I randagi della piazzetta e che immagino siano ancora lì a prendermi per il culo.

Da ultimo, visita al santuario di S. Magno, a poca distanza da Lenola, che cito pressochè per il messaggio affisso all’ingresso e che appenderei all’entrata di questo blog.

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Sempre che non abbiate un cazzo da fare!

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ROTTURE DI INCANTESIMI…..e di maroni!

Fortuna che come è arrivato e se n’è pure andato lasciando indenni me ed i miei cari.
Tranquilli, non mi riferisco ad un assicuratore, di quelli che ti arrivano in casa e promettono ricchezza e sfarzo, ma solo dopo la vostra morte. Mi riferivo al compleanno di Jena, 6 anni.
Non fraintendete, non è che non si sappia gestire il compleanno di un seienne, anche se avrei barattato volentieri gli smarties che guarnivano la Sacher con degli ansiolitici, fatto sta che qualche giorno prima un pensiero fisso aveva iniziato a saltare la corda dentro la mia testa. Un condor che roteava sopra la sua preda prima di scendere in picchiata.

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Da persona razional-new age, non potevo non notare quello che era capitato negli anni precedenti e sempre, il 15 di settembre.
Ne sfilo una breve sequenza:
15 settembre 2010: Mr Silent, il mio babbo, si era accasciato prendendo spazio tra la ghiaia del giardino, facendo attenzione a non occupare lo spazio adibito al passaggio dei condomini. Per i successivi 10 mesi, guarnito di tubicini come della frutta la crostata, non aveva più proferito parola, non che prima fosse un impareggiabile chiacchierone, ed era diventato la nostra anonima Eluana Englaro.
15 settembre 2011: una telefonata mi comunicava che il posto di lavoro a lungo atteso, era saltato. Avevano fatto male i loro conti e c’erano un paio di esuberi. Uno ero io. (venir centrati così dopo aver giocato la schedina …no eh?)
15 settembre 2012: l’ Intima, mia tata e “maestra” di vita e “zone limitrofe”, con una sterile telefonata, mi pregava, a breve, di raggiungerla che lei a fine campionato 2012-13 non ci sarebbe arrivata. (attualmente è ancora tra noi. Immobile. Un lenzuolo nascosto tra altre lenzuola).
A rompere l’incantesimo, essendoci penuria di Principi, sarà la crisi, ci ha dovuto pensare il sottoscritto.
Che a volte i nostri pensieri riescano a mutare la direzione degli eventi?
Che il destino, sentendosi osservato e colto in contropiede
cambi traiettoria? Boh!…ma tant’è…
A pensarci bene, protagonista con il mio motorino Califfo 50cc, situazione analoga era già capitata.

Cmq a parte tutto, del compleanno poche sono le cose degne di rilievo che si sono succedute, anche se una considerazione non posso esimermi dal farla. I più attenti di voi potranno prendere la palla al balzo, senza farsela rimbalzare sui testicoli, e trarne degli insegnamenti per futuri compleanni della loro progenie.

hot-wheels racer
Dopo aver calpestato un’automobilina Hot Wheels, con dolore e conseguente gioia per averla sentita scricchiolare per bene sotto le scarpe, sono arrivato alla semplice convinzione che giochi tipo: soldatini, macchinette e palline di gomma, non possono essere regalate a persone di età inferiore ai 30 anni. E stessa cosa vale per i “lego”, gioco moderno ma di concezione antichissima. Leggevo su “Focus” (credo), che venivano utilizzati nell’antichità da una comunità frati sadici delle Filippine che per auto-flagellarsi ci si inginocchiavano sopra.
Dovete provare! Lo sbriciolio sotto i piedi di questi, non mi riferisco ai frati, regala soddisfazioni che non si possono sottovalutare.
Al contrario, ai piccoli dovrebbero spettare oggetti monolitici, compatti e che si possono spostare (riordinare) con un gesto unico. Un paio di esempi: impianto stereo, autobotte dei pompieri…vera! automobile, pentola a pressione, quadro, tavolo da cucina e via dicendo.

Unico neo del gaudente pomeriggio, secondo le mamme, i papà si sa sono molto più elastici, una piccola novità che avevo deciso di introdurre, così, per dare un tocco di originalità e ravvivare il “party”.
Colorato ed accogliente, situato in un angolo del salotto, celato dietro una poltrona, un minuscolo prive’ Ikea che Jena, dopo averne compreso l’uso senza che mi sperticassi in spiegazioni dettagliate, aveva pubblicizzato come primaria attrazione della sua festa e promuovendo il mio operato con un insistente: “..guardate!..è un’idea del mio papy”.

PRIVE' IKEA

PRIVE’ IKEA

Vi dico solo che sono arrivati ad accusarmi di avere lo stesso rapporto educativo che Renzo Bossi ha con le tabelline.

Ma com’è che non mi si concede di essere un padre moderno??
Cos’è ‘sta paura nel futuro!
Ma un giorno capiranno,….un giorno la storia mi darà ragione…lo so!

IN VIAGGIO CON PAPA’…..e Maria Montessori

Ora, non è che abbia manie persecutorie, ma le rare volte che trascorro più di qualche giorno a mo’ di vacanzina, con Jena (6 anni), il brivido ghiacciato dell’inadeguatezza parte lungo la colonna vertebrale scendendo alla cazzo, in free style tra le mie costole ed a surfare, presente con la sola costante di cogliermi in fallo, sempre lei, la signora Montessori.

MARIA MONTESSORI
Beh, è palese che nessuno nasce imparato, tanto meno quando si tratta di educare un figlio, ma con Jena il terrore di uscirmene con qualche minchiata che mi costerà in futuro dobloni d’oro in psicoterapia è sempre dietro all’angolo.
E già qui non mi capacito. Ci dicono che la terra è rotonda, e la cazzata dove mi tende l’agguato??…dietro l’angolo…ma lasciamo perdere.
Cmq, più mi introduco in situazioni delicate e desidero dare il meglio di me, più la cacchina finisce fuori dal vaso.
Un po’ come quando, dopo che hai fatto a pugni con la tua timidezza, inviti una signorina per un cono a 2 gusti perché ti ritieni seriamente innamorato di una parte del suo corpo, (il mio è amore federalista) e lei, la suddetta, per qualche strano incastro astrale acconsente, stupendo te per primo. Ti prepari allora a palleggiare sguardi davanti allo specchio della tua cameretta, ma che quella lastra lucida ha poco o nulla a che fare con te e ti sta solo prendendo per il culo, lo capirai solo anni dopo. Uscito dalla cameretta, infatti, l’immagine nello specchio ridacchierà perchè anche stavolta è riuscita a farti credere di avere la camicia pulita e stirata. Davanti alla signorina, poi, il viso è vuoto. Non hai uno sguardo, che sia uno. Tutti rimasti appiccicati a specchi o vetrine durante il tragitto. Figuriamoci dire qualcosa! La lingua è avvolta di fustagno, quella stoffa che si usa per i pantaloni della cresima, e parti con una sequela di cazzate senza senso. Mentre prima anelavi per essere Zorro, ora pagheresti per essere Bernardo, il servitore. Muto! Impresa inutile poi farle intendere che cervello e bocca sono due entità che si sono sempre mal sopportate.
(mancava solo lui,…il dottor Divago)
Ma vedo di spiegarmi meglio…io per primo devo ripetere le cose almeno un paio di volte prima di capirle, ma tant’è…
Insomma, in situazioni delicate perdo la già blanda capacità di controllo psicofisico.
In breve, ogni estate e senza aver abusato di erbe vietate, il sottoscritto viene pervaso dall’esigenza di trascorrere qualche giorno di vacanza vera con Jena e soprattutto battere sullo scatto finale il senso di colpa che mentre Miss X, la mamma, lo scorrazza in giro per l’Italia su lidi incontaminati, il sottoscritto, di norma, non va oltre l’economica gitarella sui monti da Mrs Gramelot la nonna, dove già durante l’anno periodicamente si alberga.
Tipico esempio di vacanze taroccate che se si potessero comperare, le farebbero i cinesi.

L’anno scorso, però, il grande evento! Maury di Berlino ci invita, e con l’intento di fargli fare un’esperienza di volo, porto con me il piccolo.E mi sento pure un padre orgogliosetto. In fondo quanti bimbi di 4 anni sono saliti su un aereo mi dico.
Di prima mattina, dunque, gaudenti e curiosi, usciamo di casa e ci dirigiamo verso Postdamer Platz, zona commerciale di Berlino. Bastano però pochi metri per rendermi conto che ci troviamo, inconsapevoli, nel bel mezzo di un puttan-tour. Jena nota che, signorine gradevoli, posizionate alla distanza di pali della luce e con abiti piuttosto africani, nonostante i canonici 15 gradi estivi, devono avere un motivo preciso per stare lì e parte con una sequela di domande ficcanti che il sottoscritto, ed ecco la cazzata di cui sopra, non trova di meglio che espletare con frasi del tipo: 
“sono solo ragazze che manda il prete e che danno bacini a pagamento”, visto che nelle vicinanze c’è una chiesa. Alchè, Jena, chiede se abbiamo monete, insiste, e sono costretto a trascinarlo via di forza perchè la cosa lo sta attizzando come un fiammifero da cucina sul mattone.
Tornati a casa, di cosa parla subito alla ma
mma?
Bravi!!….già!
Non passai un buon quarto d’ora! Naturalmente diedi la mia versione ma non ottenni risultati importanti.

La settimana scorsa, altro invito e se possibile, surplus di raccomandazioni. Si parte entrambi per un paesetto del basso Lazio. Miss X naturalmente non è entusiasta, ma in fondo, mi dico, è l’occupazione principale e meno remunerata delle mamme. E facciamole lavorare!
Prima tappa in autogrill ed il sottoscritto oltre a del catrame corretto grappa, ordina pure un gratta e vinci. Jena si fissa con la solita autobotte dei pompieri. (tra un po’ apre una caserma) e gli dico che a breve c’è il suo compleanno e solo allora riceverà un regalo. Lui insiste… e…e qui l’altra cazzata!
La bocca, che tiene parecchi conti aperti con il cervello se ne esce con:
“vedi,.. questo è un gratta e vinci. Si possono vincere dei soldini ma non è cosa sicura. Facciamo così. Al prossimo autogrill ci fermiamo, ne prendiamo uno e se vinciamo qualcosa, ti compro l’autobotte”.
Un po’ come quando ti si rompe il preservativo ma te ne accorgi che è tardi, risulta lampante che ho detto la cazzata!
Gia’ dopo 5 minuti Jena ha un impellente bisogno di fare pipì al “prossimo autogrill” ed in breve sono costretto a fermarmi. Entriamo e mica pensa a dirigersi in bagno no… ma dalla signorina alla cassa.
“signora…mi scusi, ce li avete i gratta e vinci??”
Già!
Decido di prendere quelli più economici per farlo “grattare” un po’ più a lungo insistendo che vincere non è cosa semplice. E lo rimarco.
Pare capire. Sotto la mia supervisione inizia a grattare e sotto la patina dorata, ho quasi un’allucinazione, mi pare di vedere il viso corrucciato di Paola Cortellesi. Paola Cortellesi?? strano mi dico.. poi però capisco tutto…già…nello sceneggiato la Montessori la interpretava lei.

CORTELLESI/MONTESSORI

CORTELLESI/MONTESSORI

Naturalmente non vinciamo ‘na sega… “fortunato nel gioco sfortunato in amore”, tenta di dire il me stesso miliardario, ma lui, minaccioso, saltando la coda, è già sotto la cassa chiedendo chiarimenti ad un’allibita commessa perché “non è giusto”…se c’è scritto gratta e “vinci” ….bisogna ogni tanto vincere e che lui ha preso 5 biglietti e sono stati una fregatura… queste cose non si fanno e non si prendono in giro i bambini.
Avvolto in una patina calda di vergogna vado a riprendermi i 30 kg di “mia” proprietà ed esco di fretta dall’autogrill mentre faccio in tempo a notare nei contorni del viso della cassiera, una vaga somiglianza con la Cortellesi.

Nell’attesa del prossimo bel quarto d’ora, confido nella clemenza della corte.