IN VIAGGIO CON PAPA’…..e Maria Montessori

Ora, non è che abbia manie persecutorie, ma le rare volte che trascorro più di qualche giorno a mo’ di vacanzina, con Jena (6 anni), il brivido ghiacciato dell’inadeguatezza parte lungo la colonna vertebrale scendendo alla cazzo, in free style tra le mie costole ed a surfare, presente con la sola costante di cogliermi in fallo, sempre lei, la signora Montessori.

MARIA MONTESSORI
Beh, è palese che nessuno nasce imparato, tanto meno quando si tratta di educare un figlio, ma con Jena il terrore di uscirmene con qualche minchiata che mi costerà in futuro dobloni d’oro in psicoterapia è sempre dietro all’angolo.
E già qui non mi capacito. Ci dicono che la terra è rotonda, e la cazzata dove mi tende l’agguato??…dietro l’angolo…ma lasciamo perdere.
Cmq, più mi introduco in situazioni delicate e desidero dare il meglio di me, più la cacchina finisce fuori dal vaso.
Un po’ come quando, dopo che hai fatto a pugni con la tua timidezza, inviti una signorina per un cono a 2 gusti perché ti ritieni seriamente innamorato di una parte del suo corpo, (il mio è amore federalista) e lei, la suddetta, per qualche strano incastro astrale acconsente, stupendo te per primo. Ti prepari allora a palleggiare sguardi davanti allo specchio della tua cameretta, ma che quella lastra lucida ha poco o nulla a che fare con te e ti sta solo prendendo per il culo, lo capirai solo anni dopo. Uscito dalla cameretta, infatti, l’immagine nello specchio ridacchierà perchè anche stavolta è riuscita a farti credere di avere la camicia pulita e stirata. Davanti alla signorina, poi, il viso è vuoto. Non hai uno sguardo, che sia uno. Tutti rimasti appiccicati a specchi o vetrine durante il tragitto. Figuriamoci dire qualcosa! La lingua è avvolta di fustagno, quella stoffa che si usa per i pantaloni della cresima, e parti con una sequela di cazzate senza senso. Mentre prima anelavi per essere Zorro, ora pagheresti per essere Bernardo, il servitore. Muto! Impresa inutile poi farle intendere che cervello e bocca sono due entità che si sono sempre mal sopportate.
(mancava solo lui,…il dottor Divago)
Ma vedo di spiegarmi meglio…io per primo devo ripetere le cose almeno un paio di volte prima di capirle, ma tant’è…
Insomma, in situazioni delicate perdo la già blanda capacità di controllo psicofisico.
In breve, ogni estate e senza aver abusato di erbe vietate, il sottoscritto viene pervaso dall’esigenza di trascorrere qualche giorno di vacanza vera con Jena e soprattutto battere sullo scatto finale il senso di colpa che mentre Miss X, la mamma, lo scorrazza in giro per l’Italia su lidi incontaminati, il sottoscritto, di norma, non va oltre l’economica gitarella sui monti da Mrs Gramelot la nonna, dove già durante l’anno periodicamente si alberga.
Tipico esempio di vacanze taroccate che se si potessero comperare, le farebbero i cinesi.

L’anno scorso, però, il grande evento! Maury di Berlino ci invita, e con l’intento di fargli fare un’esperienza di volo, porto con me il piccolo.E mi sento pure un padre orgogliosetto. In fondo quanti bimbi di 4 anni sono saliti su un aereo mi dico.
Di prima mattina, dunque, gaudenti e curiosi, usciamo di casa e ci dirigiamo verso Postdamer Platz, zona commerciale di Berlino. Bastano però pochi metri per rendermi conto che ci troviamo, inconsapevoli, nel bel mezzo di un puttan-tour. Jena nota che, signorine gradevoli, posizionate alla distanza di pali della luce e con abiti piuttosto africani, nonostante i canonici 15 gradi estivi, devono avere un motivo preciso per stare lì e parte con una sequela di domande ficcanti che il sottoscritto, ed ecco la cazzata di cui sopra, non trova di meglio che espletare con frasi del tipo: 
“sono solo ragazze che manda il prete e che danno bacini a pagamento”, visto che nelle vicinanze c’è una chiesa. Alchè, Jena, chiede se abbiamo monete, insiste, e sono costretto a trascinarlo via di forza perchè la cosa lo sta attizzando come un fiammifero da cucina sul mattone.
Tornati a casa, di cosa parla subito alla ma
mma?
Bravi!!….già!
Non passai un buon quarto d’ora! Naturalmente diedi la mia versione ma non ottenni risultati importanti.

La settimana scorsa, altro invito e se possibile, surplus di raccomandazioni. Si parte entrambi per un paesetto del basso Lazio. Miss X naturalmente non è entusiasta, ma in fondo, mi dico, è l’occupazione principale e meno remunerata delle mamme. E facciamole lavorare!
Prima tappa in autogrill ed il sottoscritto oltre a del catrame corretto grappa, ordina pure un gratta e vinci. Jena si fissa con la solita autobotte dei pompieri. (tra un po’ apre una caserma) e gli dico che a breve c’è il suo compleanno e solo allora riceverà un regalo. Lui insiste… e…e qui l’altra cazzata!
La bocca, che tiene parecchi conti aperti con il cervello se ne esce con:
“vedi,.. questo è un gratta e vinci. Si possono vincere dei soldini ma non è cosa sicura. Facciamo così. Al prossimo autogrill ci fermiamo, ne prendiamo uno e se vinciamo qualcosa, ti compro l’autobotte”.
Un po’ come quando ti si rompe il preservativo ma te ne accorgi che è tardi, risulta lampante che ho detto la cazzata!
Gia’ dopo 5 minuti Jena ha un impellente bisogno di fare pipì al “prossimo autogrill” ed in breve sono costretto a fermarmi. Entriamo e mica pensa a dirigersi in bagno no… ma dalla signorina alla cassa.
“signora…mi scusi, ce li avete i gratta e vinci??”
Già!
Decido di prendere quelli più economici per farlo “grattare” un po’ più a lungo insistendo che vincere non è cosa semplice. E lo rimarco.
Pare capire. Sotto la mia supervisione inizia a grattare e sotto la patina dorata, ho quasi un’allucinazione, mi pare di vedere il viso corrucciato di Paola Cortellesi. Paola Cortellesi?? strano mi dico.. poi però capisco tutto…già…nello sceneggiato la Montessori la interpretava lei.

CORTELLESI/MONTESSORI

CORTELLESI/MONTESSORI

Naturalmente non vinciamo ‘na sega… “fortunato nel gioco sfortunato in amore”, tenta di dire il me stesso miliardario, ma lui, minaccioso, saltando la coda, è già sotto la cassa chiedendo chiarimenti ad un’allibita commessa perché “non è giusto”…se c’è scritto gratta e “vinci” ….bisogna ogni tanto vincere e che lui ha preso 5 biglietti e sono stati una fregatura… queste cose non si fanno e non si prendono in giro i bambini.
Avvolto in una patina calda di vergogna vado a riprendermi i 30 kg di “mia” proprietà ed esco di fretta dall’autogrill mentre faccio in tempo a notare nei contorni del viso della cassiera, una vaga somiglianza con la Cortellesi.

Nell’attesa del prossimo bel quarto d’ora, confido nella clemenza della corte.

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5 commenti

  1. io ti assolvo!! é nell’imperfezione che si diventa uomini veri…minchia però metti che Jena tra 5 anni diventa un giocatore d’azzardo compulsivo e ti ruba tutti i soldi dal conto perchè si è indebitato come un paese del terzo mondo con il fondo monetario internazionale…poi la vai a spiegare tu alla Cortellesi la storia della sosta in autogrill…

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  2. Delizioso! Ironico nel descrivere le piccole grandi imprese quotidiane del genitore! Ps: le allucinazioni Montessoriane sono fuori moda, prova con Piaget (che era obbiettivamente più fico! 😀 )

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