IL BENZINAIO DEI VIP

Ora, non è che voglia tediarvi a puntate, visto che a fracassarci i maroni c’è già la telenovela “Le larghe intese” (e con attori di merda tra l’altro), ma nel mio glorioso passato da benzinaio, oltre la fortuna di aver incontrato il Cav.Gazzoni dell’acqua Idrolitina, una serie di personaggi in vista, i cosiddetti Vip, hanno sfiorato le mie ventose giornate.
Ventose non a caso, visto che l’area di servizio più che sui monti bellunesi, ci stava proprio nel mezzo, al lato di un lungo serpente con strisce bianche sulla schiena, tra due pareti di roccia. Una specie di gran canyon de noartri. Ed io lì, a far da protagonista di quel che definirei, più che uno spaghetti, un “pastina fina western”, vagando a cavallo dei miei pensieri, come uno degli attori di John Ford, …afono dal vento.
Un pomeriggio, addirittura, mi volarono dalle mani 50 dollar…pardon, 50.000 lire ma quando le ritrovai… non ci potevo credere… erano diventati euro!

Cmq facendo cavalcare il dott. Divago su altre praterie, dicevo, tra i personaggi pubblici (o pubici..a seconda) uno dei più presenti, soprattutto nel periodo Natalizio vista la nostra vicinanza con Cortina D’Ampezzo, Christian De Sica.
E qui il mio primo smacco artistico
(niente paura, ne seguiranno molti altri) perchè, essendo l’unico “vero attore” dell’intera area di servizio, il caro collega De Sica ebbe l’ardire di trovare interessante per il film di Natale in preparazione, non il sottoscritto, ma un collega per nulla avvezzo al mondo dell’arte. Non vorrei vantarmi, ma all’epoca ero in grado di proporre al cliente “acqua..olio??… tutto a posto?” con almeno una cinquantina di intonazioni diverse, oltre che con dizione perfetta e voce di diaframma.
Insomma…come dice il proverbio, “nemo profeta nell’area di servizio”..ed a ben vedere nemmeno fuori.
Oltre al superficiale e distratto figlio di Vittorio, un altro regista fu molto presente, Renzo Martinelli, al quali proposi la mia collaborazione per il film Vajont che stava girando in quelle settimane. Sulle prime parve interessato, poi quando si sincerò che il sottoscritto non avesse messo nel serbatoio della sua auto dello zucchero, mi lasciò con la speranza che si sarebbe fatto vivo lui.
Pare di ricordare che non presi parte a nessuna scena del film. Se il Vajont fu un disastro, il film non fu da meno…. apprezzai per lo meno la coerenza del regista.
Altro personaggio molto noto che però ha lasciato qualche perplessità, ve ne rendo partecipi sperando nella consueta riservatezza, è Don Antonio Mazzi. Un paio di volte è capitato che facesse tappa. In entrambe le occasioni ho avuto la sfrontatezza di rivolgergli un sorriso condito ad un saluto affettuoso, ma lui niente… come non esistessi. Continuava imperterrito a guardare avanti con la stessa attitudine che hanno, in genere, le donne nei miei confronti. Ma fin qui tutto bene. Strano, però, che tenesse uno sguardo fisso in avanti come fosse concentratissimo in una gara con una WII che soltanto lui era in grado di vedere. Ho pensato si stesse addirittura connettendo con l’Altissimo oppure avesse il dono di vedere oggetti elettronici che a noi sempliciotti non era consentito. Sta di fatto che pareva letteralmente imbalsamato. Conclusi più semplicemente che si fosse fatto una canna ma piano eh… non voglio inguaiarlo… non era lui alla guida.
Poi è stata la volta di un quotato attore di teatro, napoletano e naturalmente sconosciuto al grande pubblico. A me era capitato negli anni di incrociarlo un paio di volte. Sul palco un’energia pazzesca. Capello lungo, maglione blu alto sul collo e voce che quando quando la senti, come dopo un tuono, ti aspetti che inizi a piovere. Guidava una Volvo familiare blu di qualche annetto.

ALL'EPOCA

ALL’EPOCA

 

“sei Massimo?”… gli chiedo.
“???”…lui
“Massimo Venturiello??”…sempre io
“E come fai a conoscermi?”…sgranando gli occhi.
“semplice… sei il mio attore preferito”… dico io con quella doverosa punta di esagerazione, visto che sono in più d’uno.
Beh.. come è finita??…L’autografo voleva chiederlo lui a me…o qualcosa del genere.
Immagino che ora sia molto più noto, ma quelli erano gli anni ’90.

PIÙ O MENO ORA

PIÙ O MENO ORA

 

Succede pure che l’ area di servizio diventi un microcosmo a parte, un piccolo mondo dove alla faccia di Galileo si viaggia al contrario. In sunto, senza fare nulla più del mio dovere, scardinando un pensiero giustamente diffuso sui politici italiani, un ministro della repubblica, Rosy Bindi, tanto per non far nomi, mi allungò un’interessante banconota, sorriso e ringraziato per la mia “particolare gentilezza”. A freddo però, facendo mente locale, ho pensato che per un politico italiano, se non viene mandato a cagare istantaneamente è naturale ritenere l’interlocutore  “particolarmente gentile”.

 

E’ stata poi la volta di un altro grande attore di teatro. Questo, invece, molto più noto del precedente, non fosse altro che per qualche sceneggiato di successo.
Scende dall’auto e si dirige in bagno. Il sottoscritto, che a volte è proprio un cazzone, per sincerarsi dell’identità, segue come se nulla fosse il noto personaggio che probabilmente voleva pisciare in santa pace. Era pure entrato nei bagni con gli occhiali scuri. Naturalmente, come è normale tra colleghi, facendo finta di nulla e lasciandogli il tempo di scrollarselo completamente, lo saluto con un “buongiorno Ugo”,
Lui, Ugo Pagliai, si ferma, mi sorride e parto a fargli i complimenti per lo spettacolo “sei personaggi…” di Pirandello che, caso vuole, avevo visto a Treviso proprio la settimana prima. Partiamo a chiacchierare di teatro, argomento principe anche degli incontri successivi. Capitò pure che si fermasse solo per un veloce saluto. Un giorno, però, successe una di quelle cose che racconti volentieri al bar, prima che l’acool prenda a scriverti i testi.
Capitò poco dopo Natale, mentre con la mia sgargiante tuta gialla stavo facendo la fila per un caffè alla cassa dell’autogrill. Da dietro mi sento battere sulla spalla. È lui, Ugo P. Si era fatto strada in mezzo alla gente e mi invitava ad accomodarmi al suo tavolo dove era già seduta la moglie, Paola Gassman, che per le ordinazioni se ne occupava lui.

pagliai

 

Ed eccomi quindi, con un velo di imbarazzo, velo sottilissimo naturalmente, a colloquiare in tuta gialla sgargiante, con uno dei grandi del teatro italiano sotto gli occhi moderatamente curiosi degli astanti, presumo più per l’immagine stonata che altro e con la netta consapevolezza che stavo rosicchiando parte di quei 15 minuti di famosità che ci spettano in una vita, secondo la famosa teoria di Andy Warhol.
Fortuna che il caffè era ristretto e qualche minuto l’ho tenuto da parte…che non si sa mai!

 

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5 commenti

  1. the pellons'

     /  novembre 22, 2013

    Ma che passato interessante! Fammi una delle intonazioni di “acqua?olio?”, ti prego! E poi ti faró il mio autografo.

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  2. Bea vr

     /  novembre 22, 2013

    Che incontri interessanti !! Mi hai fato ricordare che anni fa in una pizzeria della mia città incontrai seduto al tavolo Don Mazzi (che pare sia di queste parti) in compagnia di una coppia, ma non lo salutai. Adesso che è “famoso” o meglio noto bazzicherà per altri lidi da vips.
    Sei proprio un Uomo di Mondo !!
    ciao ciao

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