LA GRANDE BELLEZZA…. “suppergiù”

Ora, io non so esattamente cosa sia la felicità nonostante “barilla&mulini bianchi” cerchino con insistenza di instillarcene una loro personalissima visione e per soli eterosessuali. Ho però la convinzione che per sapere cosa sia, bisogna per forza averla vissuta. Ma poi mi dico: anche vivendola, chi ci assicura che non si tratti di quella di fascia B come per i farmaci da banco? Su quali parametri possiamo basarci?
Se la felicità è in cima ad una scala, noi ora dove stiamo? e quanto è lunga questa scala? ma soprattutto a che ora passa la signora delle pulizie?
Dilemmi!
Decido che boh!!… e mi fermo qui, prima che Umberto Eco invii dei sicari al mio indirizzo.
Per quel che mi riguarda, la felicità la immagino come un corpo, il mio, che rilassato in tutti i suoi muscoli, con la schiena dritta incede lento, provando gioia per ogni minimo respiro e ridacchia incontrando gli ostacoli.
Effettivamente sono a buon mercato e, faccio notare, non c’è alcuna auto di grossa cilindrata con modelle madide di sudore e schiuma nell’intento di lavarne gli esterni.
Quindi, la felicità è semplicemente personale, così come la bellezza. A ben pensare, però, la bellezza si può scomporre ed una porzione andrebbe definita fascino, che per alcuni è una vera e propria ancora di salvezza.
“Si, fisicamente fai cagare, ma hai fascino”.
Con la bellezza totale invece no! Il pensiero corre alla perfezione o all’arresa per chi non ce l’ha.
E lo so, con questo ragionamento non navigo certo dalle parti del Nobel ma tant’è.
Sarà che hanno sottotitolato il festival ” La Grande bellezza”, sarà pure per il bellissimo film di Sorrentino, ma proprio ieri, avendo dimenticato l’I-book in auto, nella solitudine del bagno, seduto sul water, proprio alla bellezza ho pensato.
La bellezza de La Grande Bellezza, che è un gran il film, va però a cozzare di netto con lo scoglio del disgusto che ne deborda dall’interno tanto che, in confronto, il vomito dei pub ingliesi mi diventa taumaturgico balsamo per la tosse. La bellezza dell’arte, quindi, fa nè più nè meno che il suo mestiere, non rasserenare.
In Italia è stato gradito meno che all’estero, pare non sia piaciuto come ne siamo usciti, ma si sa, siamo fatti così. Concordo, i Vanzina fanno dormire sonni più sereni.

Mi sono però chiesto: la bellezza, quella nitida, cristallina, senza controindicazioni.. ecco.. come può essere possederla? Viverla 24 ore al giorno senza pause sindacali? Con che spirito ci si alza al mattino, nonostante l’alito all’aroma di tombino, se la bellezza ci è appiccicata addosso? Lo so, sono le piccole curiosità del perditempo ma, quelli, i pensieri, entrano con la chiave, mica bussano.
Non fraintendete, fisicamente non sono del tutto frollato e nelle riprese dall’alto non vengo niente male, però lasciatemi ‘sta banale curiosità…mica chiedo cosa è successo ad Ustica.

L’occasione, però, di poter indagare come si possa vivere da creatura fisicamente perfetta mi si è presentata qualche mese fa.
Un regista bontempone con buoni agganci, diceva lui, aveva proposto al sottoscritto e ad un valoroso e gaudente manipolo di scalmanati, di scrivere il format di una nuova sit-com che, sempre secondo lui, avrebbe potuto interessare una nota
TV nazionale. Non ci voleva molto a pensare che, visto il periodo, sarebbe stato più proficuo aprire una sala da the o una beuty-farm in una favela brasiliana, ma tant’è.
Io e gli altri 5 autori/attori, apriamo le nostre agende ed il bianco luminoso delle pagine quasi ci acceca… quindi accettiamo.
Diciamo che il fallimento, quando non mi trova in casa, sa cmq dove venire a cercarmi e quindi lascio a voi desumere.
Ma non è questo il punto.
Appena mi dicono che la protagonista femminile sarà la tal modella americana, il secondo pensiero che si palesa è questo: ecco finalmente a chi posso chiedere come si vive da “bellissimi”, la mia lacuna sarà colmata, penso.
Il primo giorno di registrazione, vedendola incedere sicura, la scalinata buia che la conduce al set, alla sua presenza, si illumina che pare di stare a piazza di Spagna. È da subito chiaro che definirla “solo” bellissima, dai classici canoni verrebbe ritenuto offensivo.
Più la guardavo, più la bellezza si faceva preponderante, invadente, lo sguardo aveva preso a vivere di vita propria e non mollava un istante di seguire come in una gimkana i perimetri perfetti di quelle forme, la camminata provocava tutto un movimento di onde che però, cosa strana, non creavano alcuna burrasca sessuale dentro di me. Era chiaro il motivo. Ero carpito, stordito, in balia di una perfezione di bellezza, come immagino si possa stare davanti ad un’opera d’arte dopo che il professor Caroli te l’ha spiegata. Ora non sono gran frequentatore di gallerie d’arte, ma la sensazione cristallina di stare a guardare un dipinto che impedisce anche al pensiero di avvicinarsi, ha iniziato a prendere spazio. Anche perchè, alle opere d’arte, mica ci si avvicina con i pantaloni abbassati, mica si può immaginare di avere un amplesso con un dipinto?
Qualcuno pare l’abbia fatto. Si dice che tal Fontana abbia deflorato delle opere con un coltello. Quei quadri li ho visti… vi assicuro non era certo una lama quella.

LUCIO FONTANA 1961

LUCIO FONTANA 1961

Cmq sta di fatto che durante una pausa, dopo essermi sincerato che accenni di bava non ne avevo, cauto, mi sono avvicinato, per chiederle se, appena ci fosse stato il tempo, avrei potuto rubarle qualche minuto per un paio di domande.
Di buon grado ha accettato e proposto di fargliele subito ‘ste domande.
Naturalmente non me la sono sentita, i quesiti fondamentali abbisognano di un loro luogo e tempo, quindi ho declinato.
Da quel momento, non mi ha mollato un attimo, facendomi provare, finalmente, l’ebbrezza di come si stia tallonati da una modella.
Male, in questo caso!
Ha iniziato ad ogni pausa a girarmi attorno per sapere, incuriosita.
Essendo lei, costantemente tallonata, va da se che la cosa ha preso ad imbarazzarmi e quindi, inutile dirlo, ho declinato tutte le richieste di incontro inventando scuse banali che alla fine non hanno fatto altro che rafforzarle la convinzione che la stessi semplicemente prendendo per il culo.
Al termine dei lavori, poi, esausta del mio comportamento, è partita con un cazziatone e vani sono stati i tentativi di dichiarare ai presenti e regista che non mi ero comportato, non visto, in modo sconsiderato con la “collega”.

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E questa è stata “suppergiù” la sua faccia quando se n’è uscita dal set.

Ecco..Ora che sapete come sono andate veramente le cose. Se la vedete in giro, spiegatele voi, vi prego… è alta, mora e con forte accento inglese.

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