NELLA SOCIETÀ LIQUIDA IO NUOTO A RANA

 

Stamattina ho incontrato un amico, un valente musicista lievemente in sovrappeso, (la norma per chi suona il flauto dolce), e ci siamo inerpicati in discussioni che da un tot ammantano il nostro vivere che, con le dovute proporzioni, potremmo definire artistico, quindi precario.
Devo ammettere che, nonostante si vanti di essere un buon conoscitore solo di quarte di copertina, se n’era uscito disquisendo di società liquida.
(Ed io che pensavo fosse la società senza speranze dove per tirare avanti si è dediti all’alcool..mah…vabbè).
Cmq…mi erudiva, stupendomi di quanta “ciccia” si possa trarre da quarte di copertina, del fatto che la nostra società è appunto
“liquida”, senza strutture forti, legami duraturi, desideri, progetti, speranze. In essa tutto è liquido, labile: certezze, patti, impegni, amori. Aveva aggiunto però, che proprio grazie a questa liquidità che rende tutto più precario, era certo si potessero nascondere nuove opportunità lavorative, regalandoci possibilità che, non fossimo in una situazione così provvisoria, non avremmo il coraggio di sperimentare.
La mia considerazione, andando forse ad arricchire il pensiero del suo teorico, non me ne abbia Sig.
Bauman, era che proprio per il motivo di essere una società liquida, doveva per forza esserne ammantato anche il lavoro, tanto da plasmarlo a seconda delle necessità e che proprio da un momento di crisi si potesse trarne nuovi impulsi.
Un’occupazione
liquida, quindi, con la conseguente possibilità di riuscire ad insinuarsi in pertugi che ad occhio nudo si faticherebbe ad individuare e che prima, nella società pre-liquida, che orgogliosamente definirei società-mou, come la caramelle polacchine per intendersi, era meno frequente e conveniente.
Quando l’amico flautista si era allontanato per riprendere
“liquidamente” il suo lavoro di lettore dei contatori gas, mi ero sorpreso a riflettere.
Ogni tanto capita….a mia insaputa, ma capita.
Ho preso quindi a pensare a questa mia di vita che, come un hula hop, costante, mi gira attorno.
Certo, senza andare a disturbare anziani filosofi polacchi, il sentore di questa
liquidità avrei già potuto percepirlo, anche solo ripescando a ritroso gli ultimi avvenimenti lavorativi che avevano attraversato, incauti, la mia strada.
Da attore quale sono, come a scivolare da una scala dopo averne salito qualche piolo, mi ero ritrovato inesorabilmente a discenderne, più o meno precipitosamente, ritrovandomi nell’ordine: ad improvvisarmi co-autore di una sit-com, che non credo nessuno abbia acquistato, collaboratore di cabarettisti che solo per il fatto di aver contattato il sottoscritto, sono finalmente riusciti a strappare un sorriso ed infine lettore per incontri di lettura in biblioteche o scuole dove erano più le volte che venivo percepito come la vecchia “tribuna politica” televisiva.
Nulla di male, badate bene, ma appunto, rendendo
liquida la mia attività.
L’ultimo piolo sul quale mi ero aggrappato, scedendo in caduta libera dalla famosa scala, era capitato proprio la settimana scorsa.
Ero stato contattato da un mio vecchio maestro di teatro per una “performance artistica”, che aveva finito per incastrarsi in tutto e per tutto, metafore comprese, nella
liquidità di cui sopra. Liquidità che, per come mi girassi, aveva preso ad avvilupparmi fino ad inumidire il colletto della mia camicia.
A ben vedere infatti: stavo bevendo un corretto grappa,
(che pure liquido è), la mia carriera fa acqua, da tutte le parti (quindi…), ho un problema intestinale (ma forse non fa testo) ed ultimamente avevo accettato a Venezia (acqua), di affiancare il mio vecchio maestro nel ruolo di Arlecchino per un gruppo di tedeschi per la convention di una multinazionale, in visita premio a Venezia.

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Premetto che questo ruolo non mi appartiene, essendo prevalentemente attore drammatico, ma, come dicevo, da olimpionico di forza della disperazione, mi ero integrato con la “liquidità”, tanto da inserirmi in un pertugio lavorativo che mai avrei pensato intraprendere.

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In un tardo pomeriggio, ero giunto in un signorile palazzo sul canal grande al quale, in serata, erano attraccati alcuni taxi dai quali ne erano scesi degli elegantissimi e sorprendentemente sobri, tedeschi. Erano stati accolti con i dovuti onori da qualche decina di servitori in livrea, disposti come un battaglione in fase bellica ed ognuno con caricatori di aperitivi pronti a sparare.
Qualcuno, lo devo ammettere, era andato a colpire, senza raggiungere organi vitali, pure il sottoscritto.
Bellini alla fragola, credo fossero. Un aperitivo da mezzeseghe, ma che in mezzo a ‘sto tipo di società
liquida faceva la sua porca figura.
Purtroppo, in mezzo a quello sfarzo, cibo, vini ed al servizio del quale pure noi “maestranze” siamo stati omaggiati né più né meno che come tutti gli altri ospiti, se n’era uscito il mio essere montanaro e con lui il conseguente sentirsi fuori luogo.
A scardinare quella mia sensazione, però, con nitida lezioncina, era giunto, improvviso come uno scippo, un cameriere
.
Sbarbato che pareva di porcellana, con capello corto, livrea rossa, immancabile manico di scopa infilato in culo, accento dell’est ma con dizione perfetta, sorridente mi si era avvicinato:
“….signore, la cena è stata di suo gradimento?,… posso fare ancora qualcosa per lei??”
“…no.. grazie…. tutto buono, anzi… immeritatamente troppo buono”.
“..signore, scusi se mi permetto, non per contraddirla, ma vorrei ricordarle che tutti meritiamo tutto”
…all’ora in cui Cenerentola capisce e si toglie dalle palle, una lezioncina da ricordare , e conincorporata figura di merda!…
liquida naturalmente!

 

 

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10 commenti

  1. Mi viene da dire Porco (la)can! (per rimanere in ambito filosofico della stessa corrente, fluida ovviamente)
    di certo ci meritiamo molto…ma tutto!
    io ad esempio mica me lo merito un paese come questo!
    e il post moderno? quando finisce e si leva dai coglioni il post moderno?
    (certo, davanti ad un buon piatto di solide e non postmoderne mazzancolle….anche bauman sarebbe capitolato!)

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    • …Ciao cara Gb!
      “TUTTO” di quello che ci spetta naturalmente, nn in assoluto (anche perché vivo in un Bilocale e nn saprei dove stipare la roba )..un paese come questo nn ce lo meritiamo sicuro…ma anche sì, visto che votiamo… x le MAZZANCOLLE (che nn so cosa siano) mi fido di te…capitolerebbe!!! 🙂 @presto! Un abbraccio!

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  2. the pellons'

     /  maggio 15, 2014

    Insomma, neanche un post su di me…:(

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  3. Danilo

     /  maggio 19, 2014

    Si si! Meritiamo tutto, nel bene e nel male.
    Bella lezione!
    (e bel racconto)

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  4. Cristo santo, posso commentare anch’io, quale onore! Sono tutto eccitato!

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