TALE PADRE, TALE FIGLIO (ma speriamo di no!)

 

Abito in un piccolo appartamento al piano terra, diciamo che se ci entra un refolo di vento devo uscire io. La camera pure non è molto grande, infatti nella libreria, non posso tenere libri con più di 150 pagine. Nel bagno, invece, è vietata la carta igienica a 2 veli o dovrei strisciare sulla parete.
Tutto questo per dire che l’altra mattina quando Jena (6 anni) ospite per il weekend nel resort di papy si è alzato nel cuore della notte per correre verso la catacomba, (bagno senza finestre) è stato subito “percepito”.
La cosa strana, mentre tende solitamente ad avvisarmi anche telefonicamente di ogni minimo smottamento corporale, il fatto che stavolta non l’avesse fatto, era parso inconsueto.
Sotto il piumone Ikea faccio la cosa che ritengo più saggia e che agli uomini apprendono fin da piccoli…tergiverso.
Questo tergiversare viene però interrotto da una serie di rumori ambigui provenienti dalla catacomba. Con l’andatura dell’abitué da sagre paesane, mi alzo in piedi sollevandomi per un orecchio e mi conduco in direzione senza il minimo sentore di quello che avrei potuto trovare lì dentro.
Lo spettacolo inaspettato è agghiacciante…
All’interno, una sagoma di Gremlin seduto sul vater.
Il resto del corpo, invece, è ripiegato come un salice piangente di lato in direzione bidet e pare un’istallazione. Se la vede Maurizio Catellan, sicuro, ne prende spunto e ci fa qualche milione di euro.
Mi pietrifico.
Non ci si può credere, ma da ogni orifizio del “mostro”, orecchie escluse, iniziano a fuoriuscire sostanze sconosciute di colore indefinito che pare di essere nella cucina di Mc Donald.
Mi tremano le gambe. Ho paura.
Respiro a fondo e raccatto la calma possibile. Balbettante, poi, chiedo al Gremlin, se casualmente ha notato il bambino di 6 anni entrato da poco. Il mostriciattolo mi guarda di uno sguardo smunto, esangue. Sotto gli occhi due “borse” ed anche se il bagno non è molto illuminato intuisco essere una sottomarca.
Da una piccola feritoia ricoperta di liquami tossici che desumo essere la bocca, lo strano essere emette un suono nella mia lingua:
“papy… forse sto un po’ male”.
Lo scruto ben bene e…non ci posso credere… è proprio lui. Jena. Mio figlio.
Effettivamente ora, a guardarlo bene, la forte somiglianza con la mamma è più evidente.
Il primo pensiero di un papà cialtrone alle 6.45 del mattino??
Figata!!
Risparmio i 2 raudi (petardi) della sveglia.
“..dai che non è niente… preparati che si va a scuola….se poi non stai bene, mi chiamano e ti vengo a prendere”.

Dopo un paio d’ore, un piccolo sogno che “covava” da inizio anno scolastico pare avverarsi.
La maestra di italiano mi telefona. Se i sogni seguissero un copione ne uscirebbe un invito a cena per la sera stessa, invece, l’unico invito che ricevo, è di passare al più presto a scuola. C’è un pacco da ritirare.

In auto Jena, prima di partire mi si accoccola. Lo abbraccio forte mentre esperimento una nuova marca di senso di colpa. Sembra a buon mercato. Credo ne farò uso spesso in futuro. Mi guarda e si scusa.
(???)
“..non c’è niente da scusarsi”..dico.
Accenna un sorriso.
“…sai papy… anche io come te sono un grande attore”
(???)
“..sì, un po’ di mal di pancia ce l’avevo… ma poi ho pensato che poi c’era matematica…”
Poco convinto, quindi da pessimo attore, abbozzo una paternale in scala 1:2.
“Ma tu papy… hai mai usato questo trucchetto quando eri piccolo?”.
“…no… il papà non usa mai sotterfugi…” Mentre il naso sbatte sul volante.
Effettivamente non essendo uno
stinco ma nemmeno un ginocchio di santo, ero stato (mi ero) coinvolto in una situazione analoga. Qualche annetto a dire il vero è passato. Al campetto della parrocchia giocavo ancora a calcetto con Romeo Benetti.

Avevo accompagnato un amico a delle selezioni per seminario di teatro con G. Albertazzi. Ero molto emozionato, visto che, coincidenza (?), in quel periodo stavo leggendo proprio la sua autobiografia intitolata, guarda caso “Un Perdente di Successo” e quindi avrei avuto montagne di domande da fargli.

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Il
maestro decise di sottoporre anche il sottoscritto al colloquio e non proprio come accade nei provini che alla fine viene preso l’accompagnatore, ma, credo a causa di un numero esiguo di adesioni, pure io vengo invitato a partecipare.
Incoerente a sensazioni fisiche ed emotive che inascoltate albergano dalle mie parti da sempre, avevo declinato l’invito, ma come quelle tipe che invitate ad andare in discoteca negano qualsiasi interesse, ma dentro un pacchetto di Marlboro da 10 tengono il completino da cubista, che non si sa mai, poche ore dopo avevo candidamente capitolato.

(abbiate pazienza)

torno subito

(ho voluto controllare i tempi di prescrizione…OK ci siamo! posso continuare)

Il giorno dopo, quindi, al supermercato dove lavoravo, verso l’ora di pranzo, con sapiente volo d’angelo, dalla cima di una scala ero volato a terra e subito soccorso da una Hostess che proponeva colombe pasquali.
(
colombavolo tutto aveva un senso, quindi.).
Al pronto soccorso, per rendere tutto plausibile, ero arrivato perfino a farmi violentare da una siringa ben diretta da un infermiere con i baffi arrotolati all’insù, siringa che, non avendo nulla da sanare, il mal di schiena l’aveva creato.
Ne era valsa la pena.
L’esperienza era stata travolgente. Oltre alle classiche “lezioni”, nei dopo cena il
maestro spargeva aneddoti come il verderame sui prati facendoci riverberare addosso il periodo d’oro del teatro con narrazioni che andavano ad abbracciare buona parte del secolo scorso.
Come tutte le esperienze forti, non mi era chiaro del tutto quello che mi stava succedendo.
Avevo preso a vivere in una realtà ovattata.
Una sensazione molto simile agli effetti dell’infatuazione sentimentale. Cosa della quale mi fregio di avere una lunga esperienza sul campo…. ma pure in altre location.
Una specie di
“imbesuimento” artistico.
Ero arrivato a rivalutare il motivo per il quale Mrs Gramelot, mia madre, ci portava al mare. Per lo
iodio diceva.Il famoso iodio!. Non avevo mai capito cosa fosse. Non lo vedevo, non lo toccavo, ma pare che a respirarlo facesse bene. Esattamente come quel periodo, breve ma straordinario, di vita.
Auto assolvermi non è mai stata la mia materia preferita ma in quell’occasione l’avevo fatto. In fondo, pensavo, i sentimenti d’amore, di qualsiasi tipo, vanno sempre tutelati.
La sensazione che tra noi potesse esserci una grande storia per un po’ c’è pure stato. Ma poi un po’ di consuetudine era subentrata ed aveva fatto calare il desiderio e lui, il teatro non me l’aveva perdonato.


In fondo è vero. Non bisogna mai distrarci dalle cose che amiamo..
Giro la chiave e metto in moto l’auto:
“…piccolo, dai che si parte… Jena…Jenaaa!!! Ma dove cazzo è finito adesso??”

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UN CIELO IN COMUNE..mica poco!

Diciamo che se ti alzi dal letto (ieri) e decidi di utilizzare per tuo il bagno di casa, che pure senza finestre è, un nuovo profumatore spray acquistato al discount e da buon metaforizzatore lo intendevi come primo passo per “cambiare” l’aria attorno a te, mentre subito constati che se la sta giocando alla pari con il tuo aroma tradizionale auto-prodotto per il quale l’avevi tirato in ballo, è davvero un attimo pensare che anche la tua neo-nata giornata volgerà ad una tinta autunnale, espandendosi in un bel colore marroncino.
Secondo quel, ormai noto, mio personale modus-vivendi per il quale, una volta incontrata una merda, piuttosto che toglierla di mezzo si prende a spalmarla con l’abilità dell’artigiano provetto, pensiero principe sarebbe stato di non aprire gli scuri, tornare sotto il brioso piumone Ikea ed attendere nuovi e più esaltanti momenti.
Per la modica somma di 80 euri all’ora, mi si dice, però, che non è certo l’approccio più efficace per sedare sto tipo di giornate ma che al contrario, loro, ste giornate, andrebbero violentate. A mente fredda pure io ci arrivo, ma a me, prima che si raffreddi, la mente, passa sempre almeno un’era geologica.

Poi, però, basta un niente per cogliere la provocazione di un raggio di sole, curioso, abusivo, entrato per poggiarsi sulla libreria. Lo noti e prendi a seguirne l’origine, dopo naturalmente aver sputato in aria per l’infantile piacere di vedere planare sul tappeto il pulviscolo che si fa pioggia di luce e poi decidere che no!!! …un’occhiata fuori merita di essere data.
Ora, non è che per il sottoscritto l’ottimismo si produce in modo naturale come una secrezione cutanea, le rare volte lo affitto e spesso addirittura a mia insaputa, ma guardando quel sole lucidato, l’aria frizzantina da prosecco trevigiano e la nostalgica bellezza dell’autunno, qualcosa, come un virus sottopelle, stava facendo il suo mestiere.
Come Nino Castelnuovo la staccionata dell’olio Cuore,  ho scavalcato il dogma familiare “l’ottimismo porta sfiga” e sono scivolato proprio ai piedi della consapevolezza che si.. qui fuori c’era del bello ed è una fortuna essere fortunati.(oddio…neanche Fabio Volo) Da lì, immediata l’urgenza di uscire, nutrirmi di quelle immagini e fermarle, prima che cambiassero idea.

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Bello! Pare che il tale che si esibì nella prima camminata sulle acque, si allenò a lungo qui.

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Qui semestralmene vado pure a fare un po’ di jogging. Più facile trovarmi per la passeggiatina post-prandiale.

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Famoso parco, frequentatissimo dall’uomo invisibile e la numerosa parentela.

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I silenziosi vicini di casa.

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L’osservatorio di G. Galilei, (La Specola) dove nelle vicinanze una panchina adatta alla lettura mi attende. Prima o poi….

20131127_151729UN BLU ELETTRICO…SI VEDONO PURE I FILI

Ecco, questo è il mio cielo. E’ uguale al vostro, lo so…  non si inventa più niente da un tot.
Anche Shakespeare si ispirava ai greci…mi dicono!

SONO SEMPRE UN NI-NIN IN RITARDO….

Sono proprio un cialtrone ed il motivo è presto detto.

Mi ero prefisso, dopo gli accadimenti dell’unica mini-economica-vacanzetta con Jena, e grazie al fatto che un aneddoto non si nega mai a nessuno, un piccolo reportage di viaggio, senza il quale, state pur certi, continuereste cmq a dormire beati come il bambinello senza colpe.
…per nulla sono stato definito da qualcuno come “il miglior blogger, della terra…dei suoi gerani”.
L’intento principale, più che per stilare qualche riga, era riuscire ad anestetizzare un po’ di ‘sto periodo maleodorante che, credetemi, baratterei piuttosto con un paio di pantaloni in velluto con le pences…per rendere l’idea.

E qui la cialtronaggine: vado in un posto tranquillo, pacifico, che pare fuori dal tempo e che faccio? Dimentico bellamente il sano proposito di illustrarvene qualche scorcio e non ci avrei più pensato, non fosse che per la telefonata di un paio di giorni fa.
MB, l’amica che avevo accompagnato in questo paesino arroccato sui monti, Lenola, (LT), aveva chiamato per un saluto.

20130907_123931Tra amici così si fa, ma, nell’incedere della conversazione, prima di salutarci, se n’era uscita, e vi assicuro, non è tra le amicizie che fanno uso di erbe vietate, con:
” ti osservavo quando siete stati qui da me…il tuo bimbo è proprio fortunato. Ha un papà molto attento e molto paziente che gli sa stare vicino come non capita di vedere  spesso”.
Subito ho pensato che sapesse cose delle quali ero stato tenuto all’oscuro e cioè che il padre non ero io. Alla fine,però, per non essere scortese, mi ero lasciato convincere che proprio a me si riferiva. La cosa naturalmente mi ha sorpreso molto, visto le minchiateducative che colleziono come le figurine dei calciatori.
Sono convinto che se mi fossi girato di scatto ad osservare la mia faccia, l’avrei sicuro, trovata sbalordita e confusa, come immagino possa capitare a parte dei militanti della Lega Nord, quando viene menzionata senza preavviso la parola
“libro”.
Però poi, sempre la stessa storia. Succede così e di continuo. Non arrivo alla fine della mia pippetta mentale che, come per il bambino al quale pizzicano il palloncino appena regalato, con l’intento di togliergli quel sorriso beota dal viso, squilla un nanosecondo dopo, che vi assicuro è proprio poco, il telefono.
C’è chi lo chiama sincronismo, io invece
“grana”.
Dall’altro capo Miss X, la mamma di Jena che come un guerriero Prussiano non tergiversa e chiede immediate delucidazioni sul fatto che il bimbo al posto del succo,ultimamene, al bar, chiede dei
gratta&vinci, …” che pare il papà glieli compri”,  e si produce di continuo nelle seguenti frasi: “mamma stiamo nella merda alta”, o “sì mamma, tutto chiaro come la schweeps”, oppure, “mamma te lo giuro su Berlinguer”. (ma qui è più probabile che mamma si sia commossa).
Beh..
schegge di suono che intuisco possa aver estrapolato dal mio audio-libro di riferimento al quale mi aggrappo nei momenti bui della mia esistenza, “Hanno tutti ragione” di P. Sorrentino e letto da quel Dio che è Tony Servillo, (questo sì i miracoli li fa veramente) il tutto mentre, illuso, lo immagino distratto sul sedile dietro avvolto dal nulla.

Già..è arrivato il dottor Divago, è di là che ciabatta in cucina.

Cmq devo dire che il viaggio era partito bene. Durante la prima tappa a Roma, mentre in terrazzo stavo sorseggiando un caffètriste, (liscio), vedo sfilare davanti a me uno dei miei miti. Chiedo lumi e… “certo che è lui” mi dicono, “abita qui di fronte”. diobuono!!..Corrado Guzzanti!! Naturalmente non mi faccio scappare l’occasione, estraggo il cell. come fosse la colt durante un duello nel quale non avrei certamente avuto la meglio e….e questo infatti è quello che ne è uscito.

SIEPE DI CASA GUZZANTISe anche in ambito fotografico è il pensiero quello che conta…beh è fatta…ho una carriera davanti.
La vegetazione, cmq, non è male!

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Un paio di giorni dopo, la cosa si ripete , ed a ben vedere la potrei annoverare come metafora della mia vita. Accorgersi delle cose solo quel ni-nin dopo… ma sempre troppo tardi! Mentre con l’auto sto pensando se sia il caso di ungerla con del grasso per poter sgusciare sotto un varco che ha l’identica larghezza dell’auto, la mia ospite mi fa notare che al nostro fianco è sfilato Riccardo Jacona, raro giornalista televisivo con la schiena dritta. Diciamo che neanche stavolta sono sono riuscito a testimoniarne la presenza, però, vista la sua immobilità, eccolo… è il bar dove solitamente passa a prendere il caffè. E lo capisco pure.. un corretto 80 centesimi.

bar Jacona

Come per i cinesi, che sembrano tutti uguali, qui stessa cosa per le case. Bellissime ma identiche. Problema risolvibile, qualche punto di riferimento lo si può sempre trovare per rientrare….durante le ore di luce.

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Il problema si presenta quando “qualcuno” decide di passeggiare prima dell’alba ed al rientro la luce è lì, indecisa sul da farsi.
In breve, dalla piazzetta che avrei giurato essere quella sul retro della casa che mi ospitava e vedendone la luce in cucina, salgo nella speranza di una pre-colazione.
Va da sé che mi trovo alle spalle di una paio di anziani che non avevo mai visto in vita, vestiti con l’aroma forte del caffè e poco altro. Per qualche istante ho pure pensato di chiedere chi fossero se non che, noto che, strano, gli elettrodomestici e le piastrelle non sono quelli della sera prima. Sono più decadenti

La prima pensata di una mente che abbisogna di almeno 8 ore di sonno è stata di trovarsi di fronte ad un Extreme Makeover al contrario, visto il risultato,  mentre la seguente e più attendibile, in un blitz della lucidità, mi si fa palese e fa tremare le gambe….questa è violazione di domicilio! Inutile dire che il caffè non avrebbe sortito nessun esito, dopo l’effetto-spavento-imbarazzo, sarei stato io ad eccitare lui, non viceversa.
All’uscita, sono almeno in 5 i testimoni che si sono gustati la scena. I randagi della piazzetta e che immagino siano ancora lì a prendermi per il culo.

Da ultimo, visita al santuario di S. Magno, a poca distanza da Lenola, che cito pressochè per il messaggio affisso all’ingresso e che appenderei all’entrata di questo blog.

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Sempre che non abbiate un cazzo da fare!

DRESDA….(cazzeggiando per la Prussia)

Le rare volte che viaggio e giungo in una qualche città, mi lascio guidare dagli avvenimenti che mi attraversano la strada. E’ raro che prepari una specie di tabella di viaggio o un semplice programma. Può sembrare la scelta poetica dell’uomo libero, ma nel mio caso, si tratta di semplicemente di cialtronaggine. Nonostante le mie giornate debordino di tempo libero, arrivo sempre un attimo prima della partenza, di qualsiasi partenza, col fiato sul collo. Ed il tutto per la semplice attitudine a procrastinare, “tanto c’è tempo”!
Ripeto, sono un cialtrone! Ma fuori casa, un cialtrone con l’attitudine a pensare, che se cerchi il bello, qualcuno ti aiuta a trovarlo.
Ad esempio, durante il volo per Berlino, Francesca, quella della coincidenza, aveva accennato ad una mostra su Martin Scorsese, che leggendo naturalmente alla cazzo il programma della Berlinale, non avevo notato.
Mi sarei tagliato le unghie degli alluci al buio, se me la fossi persa.
(schiacciare i testicoli nello stipite della porta pareva brutto da scrivere).

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Ma botta di fortuna primaria, avere come organizzatore, il Mauridaberlino.
Con lui, ogni giorno una sorpresa. Pare di stare alle giostre per mano a papà.
la devi assolutamente vedere, domani ti ci porto”, aveva detto.
A poche ore di distanza, e dopo una colazione da denuncia, stavamo già volando sull’asfalto, io, Maury, ed Anna, la mainvadente fidanzata, in direzione Dresda!

Di sta città, a parte qualche fumoso ricordo scolastico di distruzione durante la seconda guerra, ricordavo solo un fidanzamento nell’ambito del risiko sessuale 2008/2013 di Maury con una costumista del teatro nazionale. Pochino per accedere ad un qualche concorso in Italia, ma sufficiente per diventarne ministro della cultura.

Arrivati e prima tappa decisa dalla Polacca. Un museo? Un teatro? Qualche palazzo del vecchio regime?? NO! Una latteria.
(chissà perchè mi viene in mente Carmen Russo..boh!)

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Effettivamente, Dresda annovera tra le maggiori attrattive la più famosa latteria del mondo, ci arrivano da tutte le parti della Gemania….ma anche da fuori a quanto pare..
(e non posso dire nulla. In Italia c’è ancora qualche coglione che va in gita a Cogne).

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Prima che mi venga il latte alle ginocchia (palle pareva brutto) ripartiamo in direzione centro storico che, piccolo sputo di cultura, dopo il bombardamento del febbraio ’45 da parte degli inglesi, è stato possibile ricostruire come in origine, grazie ai dipinti di Bernardo Bellotto, nipote del Canaletto. (tanto per non essere ricordati soltanto per il Clown)

Costeggiando il fiume Elba, arriviamo in vista a quella che viene chiamata, forse esagerando, la Firenze tedesca. E capisci che siamo popoli che non potranno mai somigliarsi. Da noi l’Elba è un’isola, qui un fiume. Vorrà dire qualcosa. Qui per una tesi copiata i politici si dimettono, da noi per 314 parlamentari vive la convinzione che una ragazza marocchina sia la nipote di un Egiziano.

La città è di una straordinaria bellezza malinconica che pare colla. Sarà per la pioggia che per non disturbare scende sottile o le nuvole talmente basse da rischiare l’inciampo, ma pare di camminare con uno zaino carico degli orrori compiuti, sotto un cielo pesante che fa trascinare i piedi. Dresda pare il bimbo che ha problemi in famiglia ma se ne sta zitto all’ultimo banco.

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Inaspettatamente uno squarcio di luce si apre entrando nella chiesa principale. Le pareti esterne come nei sulla pelle, sono sparpagliate di mattoni neri a farne da promemoria, raccattati con pazienza dopo i bombardamenti.

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Naturalmente è vietato fotografare l’interno, perchè la chiesa si sa, da millenni ci abbaglia, ma il nostro flash non può fare altrettanto con lei…anche se…

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Dentro, una luce inaspettata ci accoglie. Una luce che non fossimo in una chiesa definirei gioiosa, con loggioni e vetrate che pare di stare in un teatro di varietà. Vedessi entrare delle ballerine scosciate a cavallo me ne farei una ragione. Un’architettura di colori quasi esagerati che quasi distrae dal luogo di culto.
Una chiesa dove potrei confessare solo i desideri.

Ultima tappa prima del rientro, e qui la polacca guadagna 2 punti. Insiste per visitare un piccolo quartiere quasi neppure segnato nelle cartine. Kunsthofpassage. Dalle illustrazioni sembra una minchiata, ma giungendo sul posto, ci si apre una favolosa serie di istallazioni a cielo aperto ad opera di giovani artisti.

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Un quartiere da fare invidia alla fantasia della Kreuzberg che amo e dove, come in un gioco di rimpiattino, avevamo fatto tana ai sorrisi inseguiti fin dal mattino.

KREUZBERG….(cazzeggiando per la Prussia)

Ormai si sa, io amo una città, Berlino. Di quella città amo particolarmente un quartiere, Kreuzberg. Lo trovo magico. Inebriante di immagini.

KREUZBERG A COLORI

Non so esattamente perchè, ma fin dalla prima volta che il Mauridaberlino mi ci ha portato, 5 anni fa, è scattata una scintilla divampata in pensiero fisso, tutte le volte che a seguire ci sono ritornato.
Da quel primo rientro in Italia, mi ero tuffato a peso morto su tutto quello che me lo ricordava, articoli, riviste, immagini. Ero riuscito perfino a scovare un libro, un romanzo intitolato “I Berlinesi” di tal Sven Regener, rock star tedesca, storia (guardacaso) di una rock band ed ambientato nella Kreuzberg anni ’80. Dopo una settantina di pagine però avevo mollato. I fiumi di parole, venivano costantemente sovrastati da quelli del vomito che a poco a poco avevano finito per impiastricciarmi i pensieri e, cosa rara, abituato ad immolarmi fino a lettura ultimata, avevo ceduto. Mi ero reso conto di una cosa. Non erano i dati, le parole che leggevo, le immagini che trovavo su qualche rivista ad alimentare il sentimento per quel posto, ma semplicemente il puro ed essenziale piacere di solcare alla cazzo, senza lo straccio di una cartina, quei marciapiedi, quei viottoli, dove spesso le insegne dei negozi erano illustrazioni impresse sui muri.

negozio scarpe

Mi addentravo in piccoli pertugi dai quali, senza regola, venivo attratto. A seguirli si tramutavano, dapprima in violazione di domicilio, ma subito dopo in vere e proprie opere d’arte. Quadrati interni che regalavano immagini con colori sempre pronti a sfidare il grigiocostante lassù.

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Riprendevo poi ad inseguire la punta delle mie scarpe su quelle strade che in anni passati avevano ospitato l’emigrazione turca e col tempo diventavano zona di artisti e studenti universitari.

Per il conforto di poter ordinare “il solito”, da buon montanaro, bivaccavo in un locale, sempre lo stesso. Un bar strutturato come un salotto anni 80 con poltrone, divani e dove a fianco al bancone c’era una libreria ed era possibile, sorseggiando il solito the bio al Ginger, sbirciare cataloghi di cinematografia o di arte contemporanea.
(non è intellettualismo, ma di tedesco non so na sega)
Maury mi ha sempre preso un po’ per il culo. In effetti, a Berlino,cose da vedere ce ne sono un’infinità, ma ho sempre trovato corroborante trascorrere pomeriggi interi lì. (in una vita precedente devo averci vinto un gratta e vinci..boh!).

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Posso immaginare che sia un po’ come quando ci si innamora: donne ce ne sono a milioni, ma almeno per qualche mese, ci si accanisce incomprensibilmente su di una soltanto.
Sarà che forse esiste l’amore a prima vista anche per i luoghi. Non so! Confesso di non essere convinto esista neppure per le persone, anche se in cuor mio un po’ ci spero. Il colpo di fulmine è comodo, il colpo di fulmine fa tutto lui, il colpo di fulmine ti evita le code.

In questi giorni dopo essere rientrato nella mia casetta sull’argine, beh, i pensiero è corso spesso a quel quartiere. Come quando da adolescente, di rientro dalle vacanze estive e dopo aver limonato con qualche ragazza tedesca, (che venisse da lì è un caso) iniziavo a sentirne lo struggimento. Uno struggimento unito ad un trasporto, che ha però acceso una lampadina rossa, un senso di “già vissuto”. Come un copione che andava a ripetersi. Ho iniziato a chiedermi se gli innamoramenti vissuti lontano da casa, o con persone lontane, potessero essere annoverati sotto la parola amore o fossero semplici infatuazioni, abbagli, colpi di sole nutriti dalla lontananza, che poi morivano durante sonno. Mi chiedevo se hanno lo stesso valore di quello quotidiano, quello vissuto sotto casa, con quella della porta accanto. (nn vi consiglio la mia)
L’amore a distanza, forse, permette di amare senza amare per davvero, senza responsabilità. L’amore a distanza, è la good company del sentimento, dove se ne trae solo gli utili, evitando così quello che spetta alla bad-company, la quotidianità, i pranzi la domenica con i suoceri, il Natale con i parenti, il sesso di sabato sera, meglio se dopo aver ecceduto con le birre..insomma, la rottura di coglioni.

Risposte precise ancora non ne ho, ma per ora, la testa, credo proprio di averla un po’ persa.

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QUEL GATTO ME L’HANNO DROGATO

Con 3 orette di ritardo, arrivo a Schonefeld, aeroporto di Berlino, per quello che probabilmente sarà il mio ultimo viaggio in terra di Prussia…almeno per un po’.
Cappottamento di un aereo da turismo.
Scendo dal velivolo e ‘càmiseria, primo miracolo! La temperatura è sopra gli zero gradi. Forse Dio esiste e si sta asciugando i capelli con il fon. (In sto periodo, l’anno scorso, la media era stabile sui – 13).
Nella hall, puntuale come un orologio, il suo, Maury è presente. Maury è sempre presente!
Non mi si slega la convinzione che ritenga il sottoscritto non in grado di raggiungere casa da solo.
Si scosta un attimo…e dietro ancora Lei, la polacca!!

Come dice la bibbia, “due miracoli di segno opposto si annullano”. Praticamente lasci l’auto in divieto di sosta per acquistare un gratta e vinci, e scopri che la somma vinta ti servirà a malapena per pagare la multa.


A quanto pare, il risiko sessuale di Maury, dopo francesi, danesi, russe, sì è arenato con quel tipo di donna che alla fine degli anni ’50 in francia durante la
Nouvelle Vague veniva definita “skassaminchia”. Un’entità metà donna, metà tubetto di attak senza tappuccio e con lingua che per i meno attenti potrebbe sembrare una sciarpa bohemienne. Una cozza attaccata perennemente ad uno scoglio, lo stesso con il quale non riuscirò ad intavolare alcun discorso completo per 5 giorni su 6. Insomma, vedo Maury un paio di volte l’anno e lei, come un mastino, lì ad azzannare sul nascere ogni cucciolo di discorso. Ancora un po’ e per comunicare ci toccava farlo con sms (insomma, tante tette, poco tatto).

POSTDAMERPLATZ

POSTDAMERPLATZ

A parte questo, per la prima serata Maury ha prenotato un filmetto della Berlinale. L’unico disponibile è nella sezione giovani dal titolo “Das Merkwurdige katzchen” (lo strano piccolo gatto).

FILMETTO DEL KATZCHEN

FILMETTO DEL KATZCHEN

Ambientazione in appartamento, anzi nella cucina di un appartamento, dove ogni 2 minuti fa capolino uno sconosciuto. Subito penso ad un film sulla crisi. La cucina è sempre affollata e pare nessuno si ponga il problema di uscire per rendersi utile.
Il film sembra sorreggersi su una melma di monosillabi con bravi attori a rimanerne con la testa fuori ed un gatto continuamente in mezzo alle palle. La stranezza, come dice il titolo, pare essere la sordità dell’animale. Inammissibile che con quella caciara un gatto normo-dotato rimanga costantemente in mezzo ai piedi degli astanti. Deduco che me l’hanno drogato!

Il film, girato in tedesco con sottotitoli in inglese, è di un regista svizzero, infatti si mantiene neutrale. Nessun argomento viene minimamente sfiorato come avrà poi da dichiarare candidamente. Premetto, il mio inglese e’ da riviera romagnola (“ ..mi passi il tanga? ciò della rucola tra gli incisivi”) ma capire che uno entra in cucina, saluta, se ne va’ in un’altra stanza rientrando qualche minuto dopo, lo intuisco perfino io.
Unica nota positiva, la fotografia.
Le immagini nella loro lentezza, si fermano spesso indugiando su particolari della casa ed a tratti pare di ammirare bei quadri d’arte contemporanea
(parola di critico da bar sport). Il regista, un simpaticamente impacciato poco più che ventenne, incalzato dalle domande del pubblico a fine proiezione, confessa che non esiste una storia e che il film è un semplice saggio scolastico. In pratica tutto e’ frutto di improvvisazione ed a lui per primo, non era chiaro cosa sarebbe successo nella scena successiva.

Ecco perchè mi è stato sulle palle da subito, utilizza il mio stile di vita, ma lui solo nella finzione. Arrivo a giustificare i miei testicoli che verso la fine del primo tempo, si sono presi la libertà di uscirmi dai pantaloni a chiedere spiegazioni. Preferisco non descrivere la faccia del ragazzo tedesco con pizzetto che mi sedeva a fianco. Li fissava come fossero ospiti di Porta a Porta.
Alla fin fine, quello che mi sono portato a casa del film, è stata la fotografia. Un po’ pochino per decretarne la sufficienza. Come se qualcuno decidesse di sposare una donna solo per il tipo di camminata.

Usciamo dal cinema e mi ritrovo a respirare a pieni polmoni aria frizzantina ed ottimismo. Pare già di guarire da una malattia che non so’ di avere. (Ed il non sapere è sempre una malattia). Dipingo di sguardi le pareti dei palazzi e più niente mi può distogliere dal gusto di vivere a tempo determinato nella più incredibile delle capitali. Il cielo grigio è basso che pare il soffitto di una stanza ed io mi ritrovo con i gomiti appoggiati su di un davanzale a spaziare con sogni del bambino che mi vive dentro e che vorrebbe essere salvato.
Un piccolo pezzo di puzzle che vorrebbe combaciare con i suoi confini.

BLOG….cose che mi colpiscono anche se mi scanso

Proprio pochi giorni fa, in pieno primo anniversario del mio blog, riflettevo sull’aspetto catartico (cazzo vorrà dire) della scrittura e dell’importanza prettamente personale e vagamente narcisistica di tenere un quasi inutile diario.
Naturalmente il fatto di scrivere e farsi leggere, è la priorità del mezzo.
Quando però, la piccola creatura inizia a prendere forma, e ci si affeziona, cresce anche l’esigenza di addentrarsi il più possibile nei suoi meandri tecnici, nel grande labirinto più scuro.
Considerando la mia conoscenza informatica, solo una tacca sopra quella di nonna Virginia, morta quando avevo 9 anni, lascio intuire la difficoltà.
(un po’ come a camminare nella notte tra i cespugli, ubriaco, zoppo, con benda sugli occhi, inseguito dagli zigomi della Santanchè e dall’attentatore di Maurizio Belpietro….il martedì).

Per “rubare” qualche spunto, ho iniziato a sbirciare tra i colleghi ed un nonnulla è bastato per aver, non direi la sensazione, ma la certezza, che la grafica che utilizzavo aveva come funzione primaria quella intestinale.
Per non sembrare il figlio della serva, che gira ancora con i pantaloni a zampa di elefante, ho cercato quinidi, di dargli una veste più congrua e per questo, un tardopomeriggio, ed a rischio della mia stessa vita, ho buttato giù dal letto Ruvo, amico e talentuoso vignettista. E quello che ne è uscito sul frontespizio, sono io! Niente male vero??
Non fateglielo sapere, ma un paio di imprecisioni ci sono: le lenti da astigmatico, mentre nella realtà sono miope, e la mancanza di qualche capello grigio d’esperienza, che periodicamente tratto con un uniposca di colore nero.
Con Ruvo, per un periodo abbiamo pure collaborato e vista la concomitanza della cronaca, pareva brutto non rispolverare una vignetta, datata, ma pur sempre di moda… purtroppo!!

dimissioni firmate

dimissioni firmate

PAPA&PAPY

PAPA&PAPY

Tra le pieghe del blog, una cosa mi ha colpito senza lasciare lividi: tutti i tipi di statistiche…e oltre. Numero di visitatori, tempo medio di “fermata” e, cosa più curiosa, siti di provenienza. Capita, visitando altri blog, di avere il desiderio impellente di registrare un commento e queste sono le opzioni possibili: produrlo in forma anonima, oppure inserirlo in un apposito spazio creato per i possessori di altri blog. Perchè mi chiedevo?? Il perchè è subito svelato. Dopo aver inserito da ospite qualche commento da far nitrire dalle risate perfino Mario Monti, sono iniziate a fioccarmi addosso visite dai blog in questione.
Alla luce di questo, avendo un cazzo da fare, risulta il miglior metodo per iniziare un circolo virtuoso di nuovi visitatori che ritenendo imprescindibile il tuo modo di sparpagliare parole, spesso ti colloca addirittura tra i link preferiti. E’ parso subito chiaro perchè, per il 94,6%, i commenti arrivano da colleghi.
Un po’ come a trovarsi in un locale per scambisti, e chiedersi perchè mai nessuno si ferma per il solo desiderio una birretta.

Colleghi” di buona qualità cmq ce ne sono e non pochi, ma per pigrizia non ne ho evidenziati molti. (fateci un giro, li trovate sotto la scritta “buco della serratura”. Per sensibilità, umorismo e utilizzo dei congiuntivi senza l’abuso di roncola, un nome ve lo faccio… volevofarelarockstar.comdite che vi mando io!!)

Sempre tra le pieghe, altra statistica: visite provenienti dall’estero. Quasi un 20% del totale. Nulla di strano, non fosse per la classifica: Germania, (cazzo, sempre loro in finale) Camerun, Vietman e Australia….mah!!
(col dubbio di essere apprezzato da chi non mi comprende..mi ricorda qualche relazione di coppia)

Altra statistica e sconcertantesorpresa. Visite tramite i classici motori di ricerca. Grande fonte di turbamento del sottoscritto, per la consapevolezza di non essere il ragazzotto a modo che pensavo di essere. Le parole inserite, per gran parte sono di sta caratura:

  1. tette e culo di Marta Flavi

  2. Marta Flavi mignotta

  3. culo di Marta Flavi…………..(ma che vi ha fatto la povera Marta?)

  4. Venuto al mondo tette

  5. milf d’assalto

  6. cuccare alla comet

  7. è normale sbavare tanto in un cunnillingus

  8. guardare nelle scollature delle hostess

(e ste qui sono le uniche ripetibili!!)

Fortuna che nel marasma di volgarità, a preservare il mio amor proprio, arrivava:

macchina per sgusciare noccioline

Beh… chiunque tu sia …graziedicuore!!!

BUON COMPLEANNO PERDENTE

Ieri stavo cazzeggiando accuratamente al PC. Sia mai che arrivi ‘na mail di fondamentale importanza per la mia vita social-sessual-lavorativa…. mah..!!
Apro nell’ordine: Facebook, Skype, Twitter. Infine anche la pagina di questo blog, nella speranza di riuscire ad attizzare qualche fondamentale ed innovativa idea da rendere pubblica, così…tanto da cambiare le sorti di sto paese. Ma con lui…
Mission impossible… niente da fare!! si perde in partenza! (pare il tossico che dice a mamma che questa è l’ultima pera, e dai sondaggi pare che mamma, il 24 febbraio, gli crederà ancora).

CUCU' ITALIA!!!

CUCU’ ITALIA!!!!!!

…restuisco i soldi dell’IMU, (in banconote di piccolo taglio) condono tombale, (conoscendolo avevo capito tròmbale) accordi con la Svizzera (una bella bisteccona amica sua, minorenne, che fa buoni prezzi)...e..scusate…ma non ce la faccio….

TORNO SUBITO!!

rieccomi! Spero non vi siate annoiati, sono stato all’ombra del banano che ho in giardino a farmi un paio di risate! Pareva brutto farle qui!!

Dicevo, apro la pagina interna, quella riservata al gestore del blog, cioè io, e vedo una novità. Una piccola e sconosciuta icona a forma di calice in alto a destra.
Ci clicko sopra e… hoibo!! Compare l’augurio di buon compleanno.
Il 7 febbraio?? Beh..gentili, ma li compio il primo aprile io!
Leggo meglio: buon compleanno
perdentedisuccesso.
Cazzo!!…Già passato un anno??
Effettivamente, a pensarci bene, il blog l’avevo aperto in prossimità di un mio viaggio a Berlino per il festival del cinema che si tiene proprio in sto periodo e la prossima settimana, infatti, ci ritorno.
Testimonio a me stesso, con rammarico, che altri 12 mesi si sono tolti dalle palle.
Ultimamente, ho quasi l’impressione che gli anni ci sfiorino camminando con le pattine, così… per non farsi notare.

A parte la gentilezza del Sig. WordPress, mi stupisce il fatto che fino ad ora, e per tutto un anno, sia riuscito a sfornare alla media di uno a settimana, qualche inutile resoconto (post) della mia non esaltante esistenza. Non che sia cosa spropositata, ma per quel che riguarda il sottoscritto un po’ lo è. La sfida maggiore, è capitato spesso, l’obbligo prefisso fin da subito, di scrivere qualcosa con cadenza regolare e spesso senza averne un’idea precisa, almeno fino a quando le dita non terminavano la loro corsa sulla tastiera del portatile.

MY PC

MY PC

Rivivo ora, quell’iniziale imbarazzo che aveva portato a celare a me stesso un’esigenza che non sapevo di avere. Scrivere! Come a far uscire da un palloncino, con cadenza regolare, la stessa quantità d’aria prima che scoppi.
Merito/colpa della mia amica MIKY.
Al bar Astor, di fronte ad un anonimo Montecarlo
(aperitivo per cazzetti mosci), narrando superficiali aneddoti riguardanti piccole questioni tra vita, coincidenze&teatro, Miky aveva proferito la seguente parola “BLOG”.
(???)
..ma perchè non ne apri uno e le scrivi lì ste cazzate??..”
Senza regalare al mio pensiero il tempo dell’analisi, lì sul bancone, aveva estratto come Django la pistola, un portatile MAC puntandomelo addosso. Ipnotizzato, avevo dato il consenso, e quasi
a mia insaputa, come uno Scajola qualunque, (solo più onesto) precipitavo nell’obbligo di pubblicare qualche riga (post) almeno una volta a settimana.

Fin da quel primo pomeriggio, ho vissuto l’angoscia che si ripresentava poi, ogni 7 giorni, di clickare il tasto pubblica!

Per i primi 5 mesi, infatti, come in una relazione adultera, ho tenuto la cosa nel totale anonimato. E come per questa soddisfacente-situazione, piano piano, i 2 amanti, inconsciamente, hanno iniziato a far trapelare qualcosa, seminato indizi, facendo anonime condivisioni su FB, come a voler regolarizzare la relazione. E tanto è bastato a farli scoprire e confessare. Tra le prime ad intuire qualcosa, Miss X (mia Ex) che senza dire una parola, specchiandosi nell’evidente riflesso di qualche riga, per il mio compleanno si è presentata a casa con un pacchetto. Lo apro! All’interno: un sacchetto di virgole, una gomma allegata, sulla quale una scritta:

              ELIMINA QUEI CAZZO DI PUNTINI DI  SOSPENSIONE!

 Nel corso dei mesi, assaporando inaspettatamente il piacere della scrittura, unita al desiderio di analizzare il ritmo delle mie giornate, ho iniziato a gustare con sempre maggiore intensità questo nuovo ed insindacabile valore quotidiano. Con la lentezza del neofita, ho iniziato a fraternizzare con questo strano e per i più, insignificante ed inutile sistema di comunicazione, fino a volerne sfidare tutti i suoi misteri, (opzioni) senza riuscire a venirne spesso a capo.

Naturalmente ringrazio quelli che di giorno in giorno, ed in numero sempre maggiore, mi regalano una piccola tappa della loro giornata, ma in fondo, venire letti non ha eccessiva importanza, in confronto al fatto che scrivendo, riesco a raccontarmi storie che non sapevo di conoscere. E che questo mi piace!! Mi fa sentire bene!! Un modo illusorio, forse, di rallentare ste giornate che sbattendosene le palle, viaggiano veloci come un treno, dove persone che salutano dal finestrino ce ne sono sempre meno e qualcuna non la riconosci neppure più. Insomma, un modo per far affiorare sentimenti sopiti, come la sabbia sale in superficie dopo che ne hai mosso il fondale, ma anche, e soprattutto, un modo terapeutico per dire quel cazzo che mi pare, alla faccia dei tanti perchè.

MA CHEBBELLI I PRELIMINARI!!!

Stiamo scollinando e la malinconia sta passando!
Una rima che nemmeno Giggi D’Alessio….
Non so’ perchè, ma se ripenso a questo inizio autunno, mi vengono in mente solo secchiate di malinconia condite a ricordi spesso tragici, come mai era capitato
Che negli ultimi post, abbia dato la netta sensazione fosse più piacevole utilizzare come scivolo al parco un’enorme grattugia per il parmigiano, che vivere sto autunno, beh..lo riconosco!
.però..ognittanto…..


…a ben guardare, sto periodo, che a prima vista ci stravolge di malinconia, nasconde un fascino che non si può non cogliere, come una donna matura che porta egregiamente la propria eta’ e che un pensierino ce lo faresti. (milf-cougar: youP. docet)
Se altre stagioni hanno i loro colori fissi e rassicuranti, perchè sempre uguali, l’autunno no! Lui cambia di giorno in giorno. Fa di tutto per accontentarti come una commessa discreta.
Se non fosse una cazzata, direi che l’autunno è una stagione che va bene per ogni stagione.(ma preferisco non dirlo). Le angolazioni sono così variabili che riescono sempre a compiacere ogni tipo di sguardo. Un po’ come se di una donna skassakazzi al mattino, potessi innamorartene il pomeriggio come niente fosse.
Come per le Dolomiti di Buzzati: “impossibile da dipingere per il loro continuo cambio di colore”. (ed io che credevo perchè non stanno ferme un attimo!)

Oddio!!… sto uscendo dal personaggio…non vorrei, ma sento che sto calandomi in un romanticismo a me sconosciuto, non mi appartiene ed un po’ mi preoccupa, una bolla accogliente di spleen con nuove sensazioni, alle quali, per tranquillizzarmi, vorrei trovare un nome.
…boh!…non so cosa sia, ma inizio a trovare stridente continuare a tenere youporn tra i preferiti.

 

TIMIDEZZA COATTA DEL FRUTTO DEL PECCATO


Per un motivo a me sconosciuto, l’estate, questa, invece di lasciare il passo all’autunno come una staffetta, è rimasta vittima di un frontale causa invasione di corsia, costringendo l’autunno al recupero.
E difatti, quei primi traumatici giorni, mettendo il naso fuori dalla casetta in riva all’argine, rimanevo atterrito dalla nuova collezione autunno/autunno che mi avvolgeva tutto, in un triste look nebbioso style di marca scadente. (Dovendo scegliere, avrei preferito FENDI-nebbia).
Questo look, unito ad un avvilimento lavorativo senza sbocco apparente, e del quale l’unico responsabile pare mi somigli, ha fatto riesumare una delle 1000 inutili frasi rimbalzate come palline da ping-pong tra una pennichella e l’altra dalla strizza. Questa, traduceva una delle insormontabili differenze che caratterizzano l’universo femminile, con la micro-regione maschile.
La donna, ha come obiettivo ultimo i sentimenti (Santanchè esclusa naturalmente), mentre lui, l’ometto, ha come scopo, finalizzare un progetto concreto.
E difatti, a ben vedere, proprio questi, i miei progetti, in sto periodo erano saltati in aria come mortaretti alla festa del patrono o scomparsi come i maglioni di lana fagocitati dalla lavatrice di Mrs Gramelot (mamma): ristretti, rimpiccioliti e diventati aria. (avrei voluto avere una maglia taglia MEDIUM per mettermici in contatto)

Da qualche giorno, dicevo, sento che stiamo scollinando, stiamo lasciando quel sentiero che fino a ieri, guardandoci alle spalle, permetteva di vedere la coda dell’estate, per trovarci ora, a puntare dritti verso il solito ambizioso traguardo, Maya permettendo,… “le feste”. Quelle che in lontananza, si accendono di colori e profumi e che, seppure non lo ammettiamo, aspettiamo con moderata gioia si tuffino nell’orgia Natalizia. Malgrado il mio essere cattolico sia solo una tacca sopra Bin Laden, ritengo questo, un periodo che desta incomprensibile piacere, sarà per le cene con gli amici, i merdosissimi film natalizi che però sono sempre una buona causa d’incontro, il pandoro inzuppato nella cioccolata calda e vabbè…(e qui mi vergogno), la gente che per ben 15 giorni sembra aprire il proprio cuore senza preoccuparsi degli spifferi.

Per concludere, da buon “metaforizzatore dei vostri maroni (castagne), se penso curiosamenteall’atto sessuale, mi viene spontaneo catalogare il Natale, all’acme del godimento, (quello che il maschio chiama orgasmo, e la femmina “tutto qui???”) con luci e fuochi d’artificio, sempre pronti ad esplodere in una grande festa, seppur nella sua ingiusta e sproporzionata brevità, ed il tutto, rispetto all’interminabile periodo di preparazione quali risultano essere i mai noiosi preliminari novembrini.

(spero che per l’incauto esempio il buon Dio mi perdoni…ma credo proprio che lo farà..è il suo mestiere e lo paghiamo per questo!!)

(PS: se nella foto qui sotto, al posto di un cesto di cachi&castagne vi sembrasse di vedere un vaso di fiori colorati, attenzione!!.. siete gentaglia che attende con gioia il Natale)

cachi&castagne

“…AMORE, non fartelo ripetere…SFOGLIATI!!..”

A volte, improrogabili appuntamenti che il fato si prende la briga di organizzarti, schizzano fuori come l’acqua di una pozzanghera dopo che ci hai infilato dentro il piede mentre corri a prendere il tram.
Arrivano improvvisi, scomposti come le schegge del saldatore dopo che ha iniziato a molare (sfregare).
Ed è capitato! Come vorrei che fosse vero Dio!! (…e non la semplice invenzione di un qualche villaggio Alpitour nell’aldilà dove le ragazze sono costrette ad indossare Loden verdi per l’eternità!)

Gianka, mi aveva portato a salire quelle scale.
vieni..ti devo presentare una persona…”
..e non avrei mai pensato che quella giornata si sarebbe schiusa come uno di quei fiori quando incontrano la luce.
Quante volte ti si profilano incontri organizzati che poi..mah…vabbè!!..(lasciamoli a Marta Flavi che se ne intende. Due tristezze non si annullano, si moltiplicano alla terza).
Penso che fatico sempre a comprendere quando fa capolino l’amore o la semplice passione. Non ne ho mai capito la differenza. Immagino somigli molto a quella che c’è tra il farmaco di marca e quello da banco.

Il fatto è che io, mi accanisco a vivere le giornate come se niente di eccezionale potesse succedere, rimanendo appeso a quel modus vivendi familiare che come un’unghia non curata, mi si è incarnita da piccolo: ”l’ottimismo porta sfiga!”

Eccola, è quella laggiù, dietro il bancone, come ti sembra??”
E come quando ad un provino ti fai accompagnare da un amico e prendono lui, la mia attenzione si era diretta e fermata di colpo davanti ad una quarta.
(Mi hai costretto a venire in pasticceria, fammi almeno scegliere il dolcetto!!)
Ad una prima occhiata… boh.. pareva una delle tante, ma la quarta qualcosa aveva risvegliato. Mi ero avvicinato col desiderio di vederla da vicino e penso che vorrei allungare la mano… e lo faccio!! In maniera elegante naturalmente, ma lo faccio così, come ho imparato ai corsi di teatro.
(non mi si dica che il Teatro non serve a ‘na sega)
Mi piazzo di fronte a lei, la sorpresa, e la fisso. Allungo la mano come a sfiorarla e l’accarezzo leggero. Lei ricambia con un alito, uno spostamento d’aria che mi colpisce in viso. Nelle narici mi si infila una fragranza che riconosco, è inchiostro misto a colla. La cosa non dovrebbe stupirmi, visto che di libro si tratta, e la quarta è quella di copertina.
Inizio a sfogliare con voraci carezze. Già dalla prima riga ne esce un tipo scazzato e cinico, Tony Pagoda si chiama, ed è il padrone di casa. Veste le parole con metafore e colori così eleganti, come quando arrivano ospiti a cena. La scrittura è magistrale.. ma cheddico, magistrale!!…è universitaria!!!
Semina bombe che ogni volta che ne pesti una ti senti esplodere di gioia e che se fossero tutte così, Gino Strada starebbe tutto il giorno al bar a giocare a freccette. Sono dita infilate nel barattolo di Nutella quando la mamma gira il culo. Ci sono più frasi memorabili in una pagina, che mignotte alle feste ad Arcore e mi fermo qui,..perchè io, con le metafore ho un conto aperto. L’ultima volta inciampando su una di queste, sono finito a terra ed il ginocchio mi si è aperto come un’anguria.

L’IMPERDIBILE FUOCO D’ARTIFICIO

La quarta di copertina segnala anche un titolo che dice poco: Hanno tutti ragione e la firma è del mio regista preferito, Paolo Sorrentino. Napoletano!

L’INARRIVABILE

E badate bene, lontano da me il volermi cimentare in critica letteraria. La mia preparazione culturale mi rende più congruo allo sfalcio dell’erba che ostruisce strade extraurbane o nello spurgo dei pozzi neri. Ma che posso dire, un’erezione, benchè mentale è pur sempre un’erezione, e mi va di parlarne. Come disse anni fa uno degli amanti della mia ex tata... “i dolori li puoi tenere dentro, la gioià no! Impossibile!!”
(infatti la moglie l’aveva beccato poco dopo!!)
Non avessi sto piccolo spazio, lo direi passando di casa in casa, ma ora siete voi i miei vicini.

Sono in biblioteca e quindi per un mese il libro sarà mio. Nei giorni a seguire non riesco a saziarmi e mi ci tuffo come in piscina prendendo a nuotare in tutti gli stili che Tony mi indica. Lo so, dovrei consumarne con parsimonia ma nn ci riesco, (anche in casa la Nutella non dura più di 2 gg) anzi ritorno alla biblioteca ed incamero anche l’audio-libro. Vuoi mai che mi tocchi uscire, solo un pazzo lascerebbe in casa da solo Tony Pagoda. Qui, invece, trovo la voce di un altro Toni, Servillo, che senza fatica accende le polveri che attizzano nuovi fuochi d’artificio regalando al testo altro inestimabile valore. Ed arrivo a chidermi: “ma se sto Sorrentino fa sti film fantastici, scrive come un Dio, mi chiedo appunto.. ma come cazzo farà la pastiera napoletana??”

Lo voglio dire, e me ne prendo tutte le responsabilità:
Paolo Sorrentino è un grande regista, ma scrive meglio di come gira i film!!”
Lo so’, ora sarò costretto ad abiurare come un G.Galilei de noartri o messo al rogo come un eretico da bar, ma lo penso davvero!! E così è!!

Ho pure saputo che arrivato in finale al premio Strega non gliel’hanno assegnato.
Mah..!!
Ora telefono a Toni, e stasera si va a pisciare sugli zerbini di sto cazzo di giurati!!