ROTTURE DI INCANTESIMI…..e di maroni!

Fortuna che come è arrivato e se n’è pure andato lasciando indenni me ed i miei cari.
Tranquilli, non mi riferisco ad un assicuratore, di quelli che ti arrivano in casa e promettono ricchezza e sfarzo, ma solo dopo la vostra morte. Mi riferivo al compleanno di Jena, 6 anni.
Non fraintendete, non è che non si sappia gestire il compleanno di un seienne, anche se avrei barattato volentieri gli smarties che guarnivano la Sacher con degli ansiolitici, fatto sta che qualche giorno prima un pensiero fisso aveva iniziato a saltare la corda dentro la mia testa. Un condor che roteava sopra la sua preda prima di scendere in picchiata.

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Da persona razional-new age, non potevo non notare quello che era capitato negli anni precedenti e sempre, il 15 di settembre.
Ne sfilo una breve sequenza:
15 settembre 2010: Mr Silent, il mio babbo, si era accasciato prendendo spazio tra la ghiaia del giardino, facendo attenzione a non occupare lo spazio adibito al passaggio dei condomini. Per i successivi 10 mesi, guarnito di tubicini come della frutta la crostata, non aveva più proferito parola, non che prima fosse un impareggiabile chiacchierone, ed era diventato la nostra anonima Eluana Englaro.
15 settembre 2011: una telefonata mi comunicava che il posto di lavoro a lungo atteso, era saltato. Avevano fatto male i loro conti e c’erano un paio di esuberi. Uno ero io. (venir centrati così dopo aver giocato la schedina …no eh?)
15 settembre 2012: l’ Intima, mia tata e “maestra” di vita e “zone limitrofe”, con una sterile telefonata, mi pregava, a breve, di raggiungerla che lei a fine campionato 2012-13 non ci sarebbe arrivata. (attualmente è ancora tra noi. Immobile. Un lenzuolo nascosto tra altre lenzuola).
A rompere l’incantesimo, essendoci penuria di Principi, sarà la crisi, ci ha dovuto pensare il sottoscritto.
Che a volte i nostri pensieri riescano a mutare la direzione degli eventi?
Che il destino, sentendosi osservato e colto in contropiede
cambi traiettoria? Boh!…ma tant’è…
A pensarci bene, protagonista con il mio motorino Califfo 50cc, situazione analoga era già capitata.

Cmq a parte tutto, del compleanno poche sono le cose degne di rilievo che si sono succedute, anche se una considerazione non posso esimermi dal farla. I più attenti di voi potranno prendere la palla al balzo, senza farsela rimbalzare sui testicoli, e trarne degli insegnamenti per futuri compleanni della loro progenie.

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Dopo aver calpestato un’automobilina Hot Wheels, con dolore e conseguente gioia per averla sentita scricchiolare per bene sotto le scarpe, sono arrivato alla semplice convinzione che giochi tipo: soldatini, macchinette e palline di gomma, non possono essere regalate a persone di età inferiore ai 30 anni. E stessa cosa vale per i “lego”, gioco moderno ma di concezione antichissima. Leggevo su “Focus” (credo), che venivano utilizzati nell’antichità da una comunità frati sadici delle Filippine che per auto-flagellarsi ci si inginocchiavano sopra.
Dovete provare! Lo sbriciolio sotto i piedi di questi, non mi riferisco ai frati, regala soddisfazioni che non si possono sottovalutare.
Al contrario, ai piccoli dovrebbero spettare oggetti monolitici, compatti e che si possono spostare (riordinare) con un gesto unico. Un paio di esempi: impianto stereo, autobotte dei pompieri…vera! automobile, pentola a pressione, quadro, tavolo da cucina e via dicendo.

Unico neo del gaudente pomeriggio, secondo le mamme, i papà si sa sono molto più elastici, una piccola novità che avevo deciso di introdurre, così, per dare un tocco di originalità e ravvivare il “party”.
Colorato ed accogliente, situato in un angolo del salotto, celato dietro una poltrona, un minuscolo prive’ Ikea che Jena, dopo averne compreso l’uso senza che mi sperticassi in spiegazioni dettagliate, aveva pubblicizzato come primaria attrazione della sua festa e promuovendo il mio operato con un insistente: “..guardate!..è un’idea del mio papy”.

PRIVE' IKEA

PRIVE’ IKEA

Vi dico solo che sono arrivati ad accusarmi di avere lo stesso rapporto educativo che Renzo Bossi ha con le tabelline.

Ma com’è che non mi si concede di essere un padre moderno??
Cos’è ‘sta paura nel futuro!
Ma un giorno capiranno,….un giorno la storia mi darà ragione…lo so!

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I MIEI 15 MINUTI …di Andy Warhol

Io sono spesso affamato di cultura.
Questa mattina, in particolare, lo ero in modo esagerato.
Vedendo due Baci Perugina, messi lì in bella mostra, gonfi da farmi pensare ai nuovi seni di Angelina Jolie sbadatamente dimenticati sul tavolo della mia cucina, con la nocciola in cima a crearne un capezzolo turgido e rubicondo, li avevo scartati.
Perchè i Baci Perugina, a guardarli bene, sembrano effettivamente dei seni rifatti, in scala, ma rifatti. A ben vedere, esageratamente turgidi da ricordare quelli di prima generazione. Non so a voi, ma a me è capitata la sventura di averne tra le mani un paio nell’estate del 2000 e vi assicuro, non è stato un momento edificante. Erano freddi, parevano due coppette per il budino rovesciate o vasetti della Tupperware…sembrava di avere tra le mani un corpo estraneo che poco aveva a che fare con la persona che avevo davanti.
(non che fossi intimo neppure con la signorina)
Talmente freddi, dicevo, che essendo estate, unica soddisfazione è stata quella di un po’ di refrigerio. Seni di quel tipo, mi sentirei di consigliarli solo se portate le stimmate sul palmo della mano. Davvero!! Padre Pio ne sarebbe entusiasta, ne sono convinto!!
Ma non è questo che volevo dire…
Approfittando di una pausa sindacale della mia dieta, ho quindi ingerito di “malavoglia” quei seni con capezzolo di nocciola, che hanno preso a scendere lenti e collosi giù per la gola, tanto da regalarmi, in quel intervallo, la bella voce, tipo quella della pubblicità dell’Antica Gelateria Del Corso…non so se ricordate.
Finalmente, il mio momento culturale principe, era arrivato! I bigliettini traslucidi con le frasi all’interno!
Posso a pieno titolo affermare che mi nutro di cultura!
L
a mia formazione così va: quarte di copertina e biglietti Baci Perugina.
A parte una frase banale di un anonimo, e ne è lampante il motivo, neppure io mai e poi mai avrei firmato una cagata del genere, mi ha colpito la seconda, di Andy Warhol: “nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti”.
A ben vedere non centrava ‘na sega col classico bigliettino sessual-sentimental-sdolcinat-segaiol, ma me ne sono fatto una ragione, in fondo Capezzone, che cazzo centra con la politica? E sta lì a legiferare!
Per sua attitudine fisica, lo troverei senz’altro più adatto ad esprimere i suoi talenti all’interno di un Luna Park.

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Insomma, come un topolino sulla ruota, la mia mente è partita a girare all’indietro nella tentativo di NON ricordare, nella speranza che un evento di tale importanza dovesse ancora concretizzarsi.
Con rammarico, 15 minuti di popolarità, haimè, li avevo effettivamente già vissuti, cinque anni prima.
Prova lampante fu, che per un tot, le segretariefighedelcapo mi hanno addirittura rivolto la parola. Poi però, evitando inutile inquinamento sonoro, incrociandomi nei corridoi, avevano ripreso a salutarmi col codice Morse del ticchettio ritmato dei loro tacchi alti.
Ma arriviamo al dunque.
Anni fa, lavoravo per una ditta che vendeva prodotti bio ed una mattina avevo accompagnato il mio capo-area in un bel negozio con ristorante annesso per discutere di affari con il titolare. Intento a meditare che con un maglione di lana grezza a fior di pelle avrei trovato quella mattinata più edificante, poco prima delle 12.00, vedo entrare un mio mito assoluto. Non fossi contrario al matrimonio lo sposerei.
Tony Servillo. Il nostro più grande attore
.
(Da rivedere in Gorbaciov o Viva la libertà. Ve li consiglio!)

IN GORBACIOV

IN GORBACIOV

In quel periodo, era in tournee con uno spettacolo di Goldoni, grande autore anticoncezionale veneto.
E’ in compagnia di un giovane che subito si accomoda, mentre il
grande, fila diretto in bagno. Mi infilo di rapina, come un Inzaghi qualunque in una pausa dei due, che nel frattempo blaterano versi in greco antico…o così pare, e memore del fatto che eravamo già stati presentati una quindicina di anni prima dopo uno spettacolo con la regia di Leo De Berardinis, chiedo un attimo di pausa e lo tallono fino al bagno. Certamente non come un fan che gli muore dietro, ma come un conoscente di vecchia data che, immagino, gli farà piacere rivedere.
Aspetto.
Quando esce dal bagno, mi sto lavando le mani in uno dei 2 lavandini. Lui occupa l’altro.
Parto con un deciso “che sorpresa!! Tony… come va??
Lui risponde con un eloquente “????????????????”
…non ti puoi ricordare, ci siamo conosciuti a Bologna con Eugenio Allegri. Stavate portando in giro un testo di De Filippo con la regia di Leo, c’era pure Iaia Forte”
A sentire quei nomi, tutto cambia e come fossimo in una sala da the, inizia a farmi domande, su Eugenio, mi chiede cosa faccio nella vita, se faccio ancora l’attore, dice che ama questa zona e che qui in Veneto ci ha pure girato un bel film, La ragazza del lago. (evito di sottolineare con pennarello rosso che quel film è stato girato in Friuli. Ne ho un ricordo netto, lo vidi il giorno in cui è nato Jena, il 15 settembre 2007 in quella che sarebbe stata la mia ultima serata FREE per un bel po’).
Dopo qualche minuto mi stringe con vigore la mano e ci salutiamo.
Come dopo un furtivo incontro gay “da bagno”, gli lascio il tempo di percorrere qualche metro davanti a me prima di seguirlo e reinserirmi all’interno del simposio greco ormai agli sgoccioli.
Iniziamo a pranzare.
In breve, veniamo informati dalla cameriera che qui in sala c’è l’attore che ha fatto il film Gomorra.
Il mio capo non sta più sulla pelle. Il film l’aveva visto proprio la proprio la sera prima. Inizia a darmi di gomito nel tentativo che il sottoscritto si avvicini a chiedere un autografo per tutti e due. Riesco a declinare l’invito con un “ma sai.. tra noi attori non si usa..”. E ridiamo.

Il ristorante si riempie ed inizia un brulicare di gente che prende a puntellarlo di sguardi, non potrebbe accasciarsi neanche volendo. Nel giro di poco i due attori si alzano, vanno in cassa ed escono dal locale costeggiando la vetrata lungo il marciapiedi, sfiorando la sottile vetrata che divide noi dall’esterno.
Per un secondo incrocio lo sguardo di Tony Servillo e con un gesto della mano, non visto dal mio capo e l’altro, accenno un saluto.
E qui si innescano i miei miseri 15 minuti di “famosità”. Tony si batte il palmo della mano in fronte, rientra nel locale, si avvicina al mio tavolo, saluta per primo, cortese, i miei commensali e mi allunga la mano.
mi devi scusare… stavo uscendo senza salutarti..ci vediamo presto!! Saluta tanto Eugenio”
Esce!
Ecco, questi i miei “15 minuti di Andy Warhol”…e me li sono sputtanati su corridoi dove tikkettano disordinati tacchi alti.
Amen!

COINCIDENZA….Genova – Milano

Ora… mi rendo conto di aver creato un’attesa che mi auguro non risulti inutile, come capita per molti grandi eventi. Spesso un’esagerata aspettativa disattesa, si sostituisce in breve con un fastidioso retrogusto che sa di tamarindo.
Mi riferisco alla specie di coitus interruptus della settimana scorsa.
Lungi da me l’aver sospeso la scrittura per creare del pathos tipo fine puntata “Un posto al sole”, ma a quella esperienza, che a distanza di anni regala ancora un lieve frizzodifarfalle, volevo dedicare uno spazio tutto suo.
Ne avevo addirittura scritto e spedito il tutto a Gabriele La Porta, giornalista rai dell’epoca. Dopo la lezione notturna di matematica, ma prima dell’alba, deliziava i 4 ascoltatori con una trasmissione che verteva su filosofia, coincidenze, sogni premonitori e situazioni al limite del magico.

Gabry La Porta

Gabry La Porta

Confesso che quando potevo, prima del turno delle 6,00 al supermercato, durante la colazione, lo seguivo con estremo interesse, sorprendendomi ad esserne attratto. Da persona ricettiva a coincidenze e simili, credo ci fosse dentro di me la speranza, forse non del tutto sopita, che una di queste fatalità potesse corrermi in aiuto e togliermi le castagne dal fuoco, regalandomi una vita nuova, o per lo meno usata poco. Il giornalista, in seguito, propose a noi 4 ascoltatori, di raccontare le casualità o avvenimenti, che da quel momento, erano diventati artefici del cambiamento di rotta delle nostre vite, o ne avessero per lo meno scheggiato la traiettoria. Ne era uscito un libro che ora ho qui, sulle ginocchia, (se vi sporgete un po’ lo vedete), ma con grande delusione, la mia storia era risultata evidentemente poco interessante. Ero molto dispiaciuto, ma forse, motivo principale, era che questa storia non aveva causato alcun cambiamento di rotta nel sottoscritto. Si era limitata a lasciare solo domande, perplessità ed incomprensione, il tutto, al sapor di tamarindo.

Ok! Non rompo più i coglioni! Andiamo al dunque!

Nel dicembre del ’96, ero stato invitato a Genova da un amico Eugenio Allegri, valente attore. Presentava “900” monologo scritto per lui da A. Baricco.

IL GRANDE EUGENIO

IL GRANDE EUGENIO

Era un po’ una scusa per incontrarsi, visto che quello spettacolo l’avevo visto ben 9 volte. Ricordo che avevamo trascorso anche un piacevole pomeriggio sulla spiaggia di Imperia, dove, nonostante la stagione, avevamo mangiato del pesce in un locale sulla spiaggia e dei papà, in costume, giocavano a pallone con i loro bimbi.
Situazione surreale per il sottoscritto che era partito dai monti un paio di gg prima a 7/8 gradi sotto zero.
Al ritorno, da Genova, salgo sul treno per Milano e mi trovo in uno scompartimento tipo stanzetta con 6 posti a sedere. Al mio fianco un militare che scende dopo una fermata, una ragazza che poi ha un lieve malessere e accompagno giù dal treno, ed una coppia di ragazzi di circa la mia età. Lui lo ricordo poco, mentre l’alone di lei è ancora molto presente: mora, capelli lunghi, occhi molto scuri e l’aspetto così gradevole che la mia mano destra aveva iniziato con i primi segni di inquietudine. Gelosia I suppose!
Passano i minuti mentre guardo dal finestrino e sbircio con destrezza la ragazza. (saranno serviti a qualcosa ‘sti cazzo di corsi di teatro no?).
Noto che anche lei, saltuariamente, butta un occhio in direzione del sottoscritto. Passano i minuti e lo fa  con sempre maggiore insistenza. Con lieve imbarazzo, cerco di tenere lo sguardo fuori dal finestrino ed ogni tanto, il treno, entrando in galleria, mi regala quegli occhi scuri impressi sul vetro dello scompartimento. Altre volte, anche senza scorgerla, la netta sensazione che continui a fissarmi è sempre presente. Ogni volta che mi volgo verso di lei, è lì e mi guarda. L’imbarazzo si fa meno lieve. Inizia allora una sorta di piccola sfida. Lei mi guarda e cerco di difendermi, anche se il più delle volte sono io a dovermi ritrarre dagli sguardi.
Decido, in tono di sfida, che posso e devo sostenere quello sguardo e prendo a fissarla in modo sfacciato che per primo sorprende me.
Stavolta è lei ad abbassare lo sguardo!! Sto recuperando punti!
La partitella da ping pong procede per una ventina di minuti, forse meno. Ricordo che tutto pareva interminabile.
Quest’ incomprensibile disputa, termina quando il ragazzo che le sta a fianco, stacca la corrente ai nostri sguardi e prende a lanciare segni di nervosismo.
Era come scomparso, invece eccolo qui, risorto su quella poltroncina.
La domanda più semplice: “che possa essere il fidanzato?”
La mia gelosia rasenta il menefreghismo, ma credo che una situazione simile romperebbe le palle anche a me.
Se ne accorge anche Miss sguardo inopportuno ’96.
Come ci fossimo accordati dopo lunghe prove, all’unisono, ci alziamo in piedi uno di fronte all’altro mentre le nostre labbra diventano barchette che quasi si scontrano. Come due pagine di un libro che vengono girate, dandoci le spalle ci voltiamo verso il bagaglio e ne estraiamo entrambi un libro. Lo stesso. “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.

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Non abbiamo più alzato gli occhi fino a quando, qualche fermata dopo, i due sono scesi.
Per breve, dalla banchina, un leggero filo di sguardi ci ha tenuto attaccati. A spezzarlo è bastata la partenza di quel treno in direzione Milano.

….si può a ragione, rimproverare all’uomo, di essere cieco davanti a simili coincidenze nella vita di ogni giorno e di privare così la propria vita della sua dimensione di bellezza”.

 (M. Kundera “L’insostenibile leggerezza dell’essere”)

CHE COINCIDENZA!! neppure io credo nelle coincidenze…

Le coincidenze, se esistono, mi hanno sempre incuriosito.
Anni fa, ad un corso di teatro, ma poteva succedere anche in un dopolavoro ferroviario, con il maestro avevamo intavolato ore di discussioni in materia. Lui era un appassionato.
Asseriva con forza che nulla succede per caso e tutto avviene per l’esigenza, di chi non mi è del tutto chiaro, di consegnarci ad una vita più “piena”.
Quindi, la coincidenza come il crick che serve a sollevarci per sostituire la vita con una della nostra misura, una porta che si apre permettendoci di entrare in stanze della nostra abitazione delle quali non conoscevamo l’esistenza, e dove, pigiandone l’interruttore, una nuova vita potrebbe uscirne illuminata. In sunto, la coincidenza come un sarto, abile a creare abiti per poter vestire le nostre più profonde aspirazioni.

Fino a quegli anni, la mia vita non era mai stata colpita da questi eventi, ma da lì in poi, come un’animale che esce dal letargo per non rientrarvi più, queste casualità aveva iniziato a sfrigolarmi addosso.
Anche se la mia testa è talmente distratta che qualcuno potrebbe aprirne una sala bingo a mia insaputa, non potevo non notarle.
Pensando alla straordinarietà delle coincidenze con le quali mi sono strusciato da quel periodo in poi, in quella famosa stanza credo di averci messo piede più volte, probabilmente pigiandone l’interruttore, ma credo che una lampadina ad alto voltaggio mi abbia solo abbagliato e compromesso la visione.
In seguito a queste, la mia vita ha spesso curvato, senza mai  effettuare la versione a U che mi sarei augurato. Insomma, parte delle coincidenze accadutemi risultavano ottime per intavolare discussioni ed aneddoti al bar, ma di rado riuscivo a coglierne insegnamenti per raddrizzare questo mio incedere a zig-zag.

Qualche settimana fa, una coincidenza vissuta all’aeroporto di Venezia, ha risvegliato in me le attenzioni a queste fatalità che come pioggerellina hanno ripreso a ticchettarmi addosso.
Dopo solo un paio di giorni, a Berlino,girando alla cazzo come al solito senza cartina, fermo un ragazzo per un’informazione. A distanza di qualche ora, in un quartiere all’altro cato della città, chiedo informazioni ad altro ragazzo. Beh, nulla di strano!.. non fosse che, in una città di parecchi milioni di abitanti, vado a fermare sempre la stessa persona. (lo sguardo di stupore! ecco finalmente una cosa in comune con i tedeschi). La settimana seguente, poi, per 3 notti di fila, mi capita di svegliarmi di soprassalto con l’orologio che segna sempre le h. 6.21. (creandomi non poco disagio)
Quest’ultima fatalità, è corsa a ricordarmi un avvenimento di molti anni prima che per certi versi trova delle similitudini, non fosse che per il numero 3. Per 3 anni, infatti, all’età di 14 – 15 – 16 anni, sono sempre caduto con il motorino il 26 dicembre tra le 8.00 e le 9.00 di sera. (serie interrotta, grazie ad un flash la mattina del 26 dicembre del quarto anno, quando ho ritenuto opportuno lasciare il mezzo in garage).
Forse l’insegnamento da trarne era di non utilizzare lo scooter su strade ghiacciate.

Quando succedono cose del genere, e vi assicuro che molte altre ce ne sarebbero, ma talmente elaborate che sarebbero complicate da dettagliare, anche una mente semplice pretende una spiegazione.
Ho provato ad approfondire cercando nei libri qualche chiarimento e trovandone sempre la medesima teoria: “la coincidenza è un dono che ci viene fatto per uscire dalla nostra presunzione di poterne prevedere il corso”.

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Alcune casualità hanno effettivamente dirottato la mia vita in ambiti che non mi sarei aspettato, ma per riconoscerlo, ho dovuto rivederla a ritroso per un lungo tempo.
Quella che tirandomi per un’orecchia ha variato la mia traiettoria, è capitata proprio durante il famoso laboratorio teatrale di cui sopra.
Nell’intento di spiegarci la poesia, il maestro, aveva consigliato per chi come me non ne fosse avvezzo, di avvicinarsi a quella comica.
Giorni dopo, cazzeggiando per Venezia, noto il commesso di una libreria esporre in vetrina un libretto di poesie dal titolo curioso: “Non urlare che mi rovini il prezzemolo”. Di getto l’acquisto ed in breve, grazie a gli spunti che ci trovo, decido di crearne qualcosa sulla falsariga. Mi rendo subito conto che con la poesia nn ci azzeccavo ‘na mazza, ma rimaneva il piacere di scrivere delle frasi che qualche flebile sorriso riuscivano a regalare.
Nel corso degli anni alcune avevano trovato alloggio tra le pagine di: “anche le formiche nel loro…..”, una specie di piccola antologia della battuta.

Anni dopo, un amico mi mette al corrente che si stanno preparando dei provini per una nuova trasmissione e non mi molla fino a quando non ha la certezza che vi parteciperò. Con mia grande reticenza vado e solo dopo qualche giorno mi viene comunicato che sono stato selezionato. Per 3 anni avrei trovato spazio nel programma di una piccola televisione. “Caso” vuole, che a visionare i provini, e successivamente ad introdurre il sottoscritto nel cast, fosse proprio l’autore del famoso libretto di poesie che anni prima mi avevano ispirato.

Sono convinto che questi eventi, quando decidono di suonare al nostro campanello, debbano però trovarci in casa. Ho come l’impressione che la coincidenza ci possa dare la spinta, ma dobbiamo essere noi ad inserire la marcia la momento giusto per mettere in moto la nostra vita.
Non mi spiegherei sennò l’insegnamento che NON sono riuscito a trarne in quel treno che da Genova mi portava verso Milano nel dicembre 1996 e che a tutt’oggi risulta la più straordinaria coincidenza che mai mi sia capitata…

ma ora è tardi… abbiate pazienza…..

COINCIDENZE???…..mah!

Oltre i soliti ed intuibili miei interessati, un gradino sotto, mi hanno sempre incuriosito le coincidenze. Me ne sono capitate di così incredibili da lasciarmi a bocca aperta, con tutti i rischi che ne conseguono.
L´ultima degna di nota, un paio di giorni fa, all`aeroporto di Venezia, in partenza per il mio solito giretto in terra di Prussia, dal Mauridaberlino.
A dire il vero me ne sono capitate di più`eclatanti, delle quali, una inquietante al limite del magico. Magari una delle prossime volte ve la racconto pure. Ero sul treno Genova-Milano.
(che poi, mettere insieme la parola coincidenza e treno, in Italia, già questo sa di mistero).

Insomma, sono all`aeroporto e faccio per dirigermi al controllo dei documenti con il mio bagaglietto a mano. Passandole a fianco, noto una ragazza dal viso molto simpatico e mediamente carina. In quel momento, la suddetta che chiameremo Francesca, spalanca la bocca e parte con uno sbadiglio che quasi mi inghiotte.
Il sottoscritto, che in fatto di farsi i cazzi propri non è secondo a nessuno, si ferma e senza  chiedere  il permesso al cervello, la bocca fa uscire un suono che più o meno fa così:
abbiamo dormito pochino stanotte, mi pare…”
La signorina, che in situazioni analoghe dovrebbe mandare a cagare l´interlocutore, addirittura risponde e si scusa pure. Sorrido e proseguo. Dopo quasi un´oretta e dopo aver acquistato un altro paio di occhiali colorati nello stesso negozio dello scorso anno, mi accomodo su di una poltroncina nelle vicinanze dei mio GATE e poco prima dell´orario indicato mi metto in coda ed aspetto.
Dopo qualche minuto, noto un vociare strano ed una persona, metà uomo e metà bestemmia, mi fa notare che il nostro volo tarderà di ben 3 ore.
(vaffanculo!!!…un incidente all´aeroporto di Berlino..ed io ho appena visto il film The Flight). Mi dirigo mogio verso una poltroncina, cercando di calcolare il nuovo orario di arrivo. Per la serata, infatti, Maury ha prenotato i biglietti per un film della Berlinale. Lungo il corridoio, però, vengo fermato da un ragazzo che mi chiede informazioni. Gli dico quel poco che sò, cioe´ nulla e mentre parliamo percorriamo un po’ di strada assieme e finiamo per sederci vicini. Al suo fianco una ragazza sta leggendo un libro che mi presenta come la fidanzata. Lei alza gli occhi, e naturalmente è la Francesca di prima che mi sorride simpatica.
Non pago: “beh..dai.. hai altre 3 ore per sbadigliare…”.
Sorride. Meno male.
Chiacchieriamo ancora qualche minuto, poi saluto e con il buono pasto gentilmente offerto da EasyJet
(euro 4.80) vado a prendermi un trancino di pizza ed un bicchiere di veleno con le bolle.
L´orario si avvicina e dopo quasi 3 ore ci fanno salire. Per la prima volta, noto che sul biglietto i posti sono numerati e non vige piu´ la regola “chi prima arriva meglio alloggia”.
Culo!! Sono vicino al finestrino.
Posto 9/A. Mi accomodo ed al 9/B, tra le centinaia di passeggeri, naturalmente la
Francesca (che poi e´ il suo nome vero… ma nn volevo dare subito tutti gli indizi) ed al 9/C il fidanzato.

Ora, a fronte di tutte le coincidenze vissute, ho sempre tentato di darne una qualche spiegazione e confesso ho pure letto qualche libro in proposito. Le teorie sono molte. Pare che le coincidenze servano a farci uscire dal nostro circuito di vita. Immaginando di vivere il solito copione come un´ellisse che si ripete in continuazione , la coincidenza è un piccolo intoppo che ci da la possibilità, se la notiamo, di uscire dal solito tracciato per solcarne uno diverso, ed entrare cosi´ in una nuova e più positiva ellisse. (esistenza) Ma la coincidenza può anche servire per farci incontrare l´amore della nostra vita. (teoria molto poetica, ma poco mi convince, con le coincidenze accadutemi, mi sarei dovuto fidanzare per il 75% di uomini). Altra teoria la incrociai durante una delle mie letture tardo (molto tardo) adolescenziali… (vergognos-adolescenziali), “La Profezia di Celestino”. Si narrava che se in mezzo ad una folla 2 persone tra loro si notano, motivo predominante è che devono comunicare.
Devo dire che dopo quella lettura, una situazione del genere, con grande sorpresa, l´ho effettivamente vissuta.
Ero alla stazione di Firenze, diretto ad una clinica universitaria che si occupa di problemi della vista. Mi era stato indicato di scendere al capolinea e poi camminare un bel po´.
Ho l´indirizzo e salgo sull´autobus con un libro che non vede l´ora di essere sfogliato. In mezzo al marasma, però, dal lato opposto del bus, noto una signora molto anziana che in quel preciso istante si volta di mi fissa. Subito non ci faccio caso. Il viaggio prosegue, e mentre un po´ alla volta il mezzo si svuota, i nostri sguardi si incrociano sempre più spesso fino a quando raggiungiamo il capolinea e lì rimaniamo soli lei ed io. Scendo, ma non sapendo che direzione prendere, mi avvicino e le chiedo un´informazione. Sorride e si propone di farmi strada visto che pure lei, come il sottoscritto, aveva appuntamento in quella stessa clinica e con quello stesso medico.
(per quel pomeriggio saremmo stati gli unici 2 “clienti”)

Beh.., tornando alla Francesca dell´aeroporto, per non sapere nè leggere nè scrivere, un paio di mie coordinate ho fatto comunque in modo di fargliele avere.