TALE PADRE, TALE FIGLIO (ma speriamo di no!)

 

Abito in un piccolo appartamento al piano terra, diciamo che se ci entra un refolo di vento devo uscire io. La camera pure non è molto grande, infatti nella libreria, non posso tenere libri con più di 150 pagine. Nel bagno, invece, è vietata la carta igienica a 2 veli o dovrei strisciare sulla parete.
Tutto questo per dire che l’altra mattina quando Jena (6 anni) ospite per il weekend nel resort di papy si è alzato nel cuore della notte per correre verso la catacomba, (bagno senza finestre) è stato subito “percepito”.
La cosa strana, mentre tende solitamente ad avvisarmi anche telefonicamente di ogni minimo smottamento corporale, il fatto che stavolta non l’avesse fatto, era parso inconsueto.
Sotto il piumone Ikea faccio la cosa che ritengo più saggia e che agli uomini apprendono fin da piccoli…tergiverso.
Questo tergiversare viene però interrotto da una serie di rumori ambigui provenienti dalla catacomba. Con l’andatura dell’abitué da sagre paesane, mi alzo in piedi sollevandomi per un orecchio e mi conduco in direzione senza il minimo sentore di quello che avrei potuto trovare lì dentro.
Lo spettacolo inaspettato è agghiacciante…
All’interno, una sagoma di Gremlin seduto sul vater.
Il resto del corpo, invece, è ripiegato come un salice piangente di lato in direzione bidet e pare un’istallazione. Se la vede Maurizio Catellan, sicuro, ne prende spunto e ci fa qualche milione di euro.
Mi pietrifico.
Non ci si può credere, ma da ogni orifizio del “mostro”, orecchie escluse, iniziano a fuoriuscire sostanze sconosciute di colore indefinito che pare di essere nella cucina di Mc Donald.
Mi tremano le gambe. Ho paura.
Respiro a fondo e raccatto la calma possibile. Balbettante, poi, chiedo al Gremlin, se casualmente ha notato il bambino di 6 anni entrato da poco. Il mostriciattolo mi guarda di uno sguardo smunto, esangue. Sotto gli occhi due “borse” ed anche se il bagno non è molto illuminato intuisco essere una sottomarca.
Da una piccola feritoia ricoperta di liquami tossici che desumo essere la bocca, lo strano essere emette un suono nella mia lingua:
“papy… forse sto un po’ male”.
Lo scruto ben bene e…non ci posso credere… è proprio lui. Jena. Mio figlio.
Effettivamente ora, a guardarlo bene, la forte somiglianza con la mamma è più evidente.
Il primo pensiero di un papà cialtrone alle 6.45 del mattino??
Figata!!
Risparmio i 2 raudi (petardi) della sveglia.
“..dai che non è niente… preparati che si va a scuola….se poi non stai bene, mi chiamano e ti vengo a prendere”.

Dopo un paio d’ore, un piccolo sogno che “covava” da inizio anno scolastico pare avverarsi.
La maestra di italiano mi telefona. Se i sogni seguissero un copione ne uscirebbe un invito a cena per la sera stessa, invece, l’unico invito che ricevo, è di passare al più presto a scuola. C’è un pacco da ritirare.

In auto Jena, prima di partire mi si accoccola. Lo abbraccio forte mentre esperimento una nuova marca di senso di colpa. Sembra a buon mercato. Credo ne farò uso spesso in futuro. Mi guarda e si scusa.
(???)
“..non c’è niente da scusarsi”..dico.
Accenna un sorriso.
“…sai papy… anche io come te sono un grande attore”
(???)
“..sì, un po’ di mal di pancia ce l’avevo… ma poi ho pensato che poi c’era matematica…”
Poco convinto, quindi da pessimo attore, abbozzo una paternale in scala 1:2.
“Ma tu papy… hai mai usato questo trucchetto quando eri piccolo?”.
“…no… il papà non usa mai sotterfugi…” Mentre il naso sbatte sul volante.
Effettivamente non essendo uno
stinco ma nemmeno un ginocchio di santo, ero stato (mi ero) coinvolto in una situazione analoga. Qualche annetto a dire il vero è passato. Al campetto della parrocchia giocavo ancora a calcetto con Romeo Benetti.

Avevo accompagnato un amico a delle selezioni per seminario di teatro con G. Albertazzi. Ero molto emozionato, visto che, coincidenza (?), in quel periodo stavo leggendo proprio la sua autobiografia intitolata, guarda caso “Un Perdente di Successo” e quindi avrei avuto montagne di domande da fargli.

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Il
maestro decise di sottoporre anche il sottoscritto al colloquio e non proprio come accade nei provini che alla fine viene preso l’accompagnatore, ma, credo a causa di un numero esiguo di adesioni, pure io vengo invitato a partecipare.
Incoerente a sensazioni fisiche ed emotive che inascoltate albergano dalle mie parti da sempre, avevo declinato l’invito, ma come quelle tipe che invitate ad andare in discoteca negano qualsiasi interesse, ma dentro un pacchetto di Marlboro da 10 tengono il completino da cubista, che non si sa mai, poche ore dopo avevo candidamente capitolato.

(abbiate pazienza)

torno subito

(ho voluto controllare i tempi di prescrizione…OK ci siamo! posso continuare)

Il giorno dopo, quindi, al supermercato dove lavoravo, verso l’ora di pranzo, con sapiente volo d’angelo, dalla cima di una scala ero volato a terra e subito soccorso da una Hostess che proponeva colombe pasquali.
(
colombavolo tutto aveva un senso, quindi.).
Al pronto soccorso, per rendere tutto plausibile, ero arrivato perfino a farmi violentare da una siringa ben diretta da un infermiere con i baffi arrotolati all’insù, siringa che, non avendo nulla da sanare, il mal di schiena l’aveva creato.
Ne era valsa la pena.
L’esperienza era stata travolgente. Oltre alle classiche “lezioni”, nei dopo cena il
maestro spargeva aneddoti come il verderame sui prati facendoci riverberare addosso il periodo d’oro del teatro con narrazioni che andavano ad abbracciare buona parte del secolo scorso.
Come tutte le esperienze forti, non mi era chiaro del tutto quello che mi stava succedendo.
Avevo preso a vivere in una realtà ovattata.
Una sensazione molto simile agli effetti dell’infatuazione sentimentale. Cosa della quale mi fregio di avere una lunga esperienza sul campo…. ma pure in altre location.
Una specie di
“imbesuimento” artistico.
Ero arrivato a rivalutare il motivo per il quale Mrs Gramelot, mia madre, ci portava al mare. Per lo
iodio diceva.Il famoso iodio!. Non avevo mai capito cosa fosse. Non lo vedevo, non lo toccavo, ma pare che a respirarlo facesse bene. Esattamente come quel periodo, breve ma straordinario, di vita.
Auto assolvermi non è mai stata la mia materia preferita ma in quell’occasione l’avevo fatto. In fondo, pensavo, i sentimenti d’amore, di qualsiasi tipo, vanno sempre tutelati.
La sensazione che tra noi potesse esserci una grande storia per un po’ c’è pure stato. Ma poi un po’ di consuetudine era subentrata ed aveva fatto calare il desiderio e lui, il teatro non me l’aveva perdonato.


In fondo è vero. Non bisogna mai distrarci dalle cose che amiamo..
Giro la chiave e metto in moto l’auto:
“…piccolo, dai che si parte… Jena…Jenaaa!!! Ma dove cazzo è finito adesso??”

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ERROR DAY (se non erro…erro)

Ogni tanto, se guardo indietro, mi rivedo incedere esitante e dubbioso su di un percorso costellato di errori, posizionati sulla strada con la stessa frequenza dei paracarri.
Contrariamente a quello che dichiarava quel bontempone di Freud, ossia che le cose negative tendiamo a dimenticarle, o meglio, come dice chi parla bene, “rimuoverle”, a me capita esattamente il contrario. A me quelle raffiorano! (Sigmund, tranquillo, niente di personale)
Ora, so che si riferiva a quei “ricordi negativi” che stanno di casa nell’inconscio, mentre io a quelli più superficiali. Fatto sta che io, sarà la crisi, neppure l’inconscio mi posso più permettere.
Agli errori, su invito della parola stessa, diamo sempre e solo un’accezione negativa, ma può pure succedere, al contrario, che siano fonte di ispirazione e cambiamento. Viaggiare alla ricerca di qualcosa non è pur sempre un errare?.
Vorrei poter dire di esserci arrivato da solo, ma si sa, purtroppo fatico a riflettere pure davanti ad uno specchio.
La verità, è che nel week end scorso, sono stato invitato per una 2 giorni dedicata all’errore (Error Day) a Bologna da due care amiche, Clelia e Monica, se non che organizzatrici dell’evento.
E lì mi si è aperto un mondo con tutti i suoi spifferi.
A parte gli errori intesi come strafalcioni e che senz’altro ci è capitato di incontrare per strada, nei cartelli stradali o più ancora nelle insegne, sul tema dell’errore in genere, si sono avvicendati insegnanti universitari-scrittori (Ermanno Cavazzoni ed Enrico Fornaroli), ed ognuno, nel proprio campo, conducendoci per mano alle loro esperienza di errore.

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Gli stessi fumetti dei super eroi, ad esempio, presenza costante del nostro periodo pre-masturbatorio, come ha raccontato in modo avvincente Enrico, sono diventati tali proprio in seguito agli errori dei quali delle normalissime persone sono state vittime.
Quindi, il tramutarsi in positività di un evento apparentemente negativo.
Immagino che avere a disposizione dei poteri magici possa creare qualche scompenso psicologico e non intendo entrare nel caso specifico, ma immagino che Ken Parker abbia dovuto sborsare una certa sommetta in psicoterapia.
Più fortunati forse i fantastici 4, visto che negli incontri collettivi la tariffa è sempre ridotta, ma tant’è.


E’ stata la volta poi degli errori verbali, creati oralmente nel “boccabolario” da una geniale artista, Alessandra Berardi. Beh.. mi farei venire un’orchite piuttosto che non regalarvene un paio.

AVARO Qualcuno che ha i giorni scontati.
DIAVOLO Angelo scaduto.
DIETOLOGO Qualcuno che ingrassate perché vi faccia dimagrire.
EDITORE Artefice dell’altrui cestino.
ESISTENZA Un viaggio nel tempo e nell’ospizio.
RE MAGIO Qualcuno che va dalle stelle alle stalle.
SILENZIO Un dialogo tra sardi

Restando in tema, un incontro in particolare ha addirittura sciolto dalla commozione parte del calippo che c’è in me, per la disarmante dimostrazione ed a tratti sconvolgente, di come a volte, l’errore possa risultare la chiave d’accesso all’armadio dove è riposto l’abbigliamento della nostra misura, andando così a stravolgere il nostro look esistenziale.

La storia di Meng Huang, cinese, talentuoso artista visivo…(confermo..si vedeva!), scandita da 34 illustrazioni dello stesso che ne hanno dipanato la storia poi tradotta da Monica D., sua scopritrice, grande critica d’arte cinese. (ma soprattutto grande amica mia)

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Durante l’infanzia, dopo aver causato un incidente (errore), per fuggire all’ira dei genitori, si rifugia presso un amico dove, negli scantinati, conosce un pittore intento a ritrarre una ciminiera. Rimane estremamente colpito dall’uomo ma ancor prima dalla sua arte, infatti, anni dopo, ritrovando la stessa immagine dal vivo, e rivivendo la stessa l’emozione di anni prima, ha la netta percezione di quale sarà la strada da percorrere.
Molti anni dopo, un secondo errore bussa alla porta e lui provvidenzialmente apre.
L’errore, stavolta è la lacerazione di parte di una tela sulla quale sta lavorando. Disperato e non avendo modo di acquistarne un’altra, escogita, nel tentativo di recuperarla una nuova tecnica, e proprio quest’ultima da lì in avanti diventerà suo marchio di fabbrica, procurandogli non poche soddisfazioni artistiche.

Ora, so che non è elegante inserire esperienze personali in mezzo a persone di così grande spessore, ma pure io, nel mio piccolo, in anni passati e a seguito di un errore, ho avuto la medesima netta e percezione di aver inventato qualcosa di grandioso. Trattasi nella fattispecie di un rivoluzionario sistema anti-cellulite, ispirato dalla mia coscia destra dopo un disastroso ruzzolone con i roller, mentre con un certa urgenza attendevo l’arrivo di un’autoambulanza.
Ma si sa, questa è l’Italia, paese dove mai viene dato spazio all’intraprendenza dei giovani se non raccomandati, e quindi, immagino che l’invenzione stia ancora lì, sonnecchiando presso l’ufficio brevetti.

Nonostante sia stato narrato a fine serata, mentre molti cadaveri di San Giovese giacevano a terra come testicoli dopo un comizio di Borghezio, il seguente aneddoto ve lo passo come assodato.
Quindi…cazzuolata di cultura!

Pare ci sia stato chi, invece, l‘errore andava appositamente a cercarlo per trarne spunti artistici.
Morandi, (con mia sorpresa non quello che la mamma mandava a prendere il latte, bensì Giorgio grande incisore, ma non di dischi), quando viaggiava sul tram, era solito disegnare per analizzare l’effetto che veniva a crearsi con la matita, le volte che il tram “zompettava” per il salto di rotaia.

Per concludere, a ben vedere, altra opera d’arte, partita da un errore è senza dubbio la presenza al mondo del sottoscritto. Che di errore si fosse trattato non mancava mai di sottolinearlo Mr Silent, mio padre, le volte che veloce e furtivo gli sottraevo il telecomando durante le puntate dell’ispettore Derrik.
Ma non fosse per quel benefico errore, ora non sarei qui e voi stareste a fissare lo schermo del vostro PC senza alcun motivo …e magari sentendovi pure un poco pirla.

LA GRANDE BELLEZZA…. “suppergiù”

Ora, io non so esattamente cosa sia la felicità nonostante “barilla&mulini bianchi” cerchino con insistenza di instillarcene una loro personalissima visione e per soli eterosessuali. Ho però la convinzione che per sapere cosa sia, bisogna per forza averla vissuta. Ma poi mi dico: anche vivendola, chi ci assicura che non si tratti di quella di fascia B come per i farmaci da banco? Su quali parametri possiamo basarci?
Se la felicità è in cima ad una scala, noi ora dove stiamo? e quanto è lunga questa scala? ma soprattutto a che ora passa la signora delle pulizie?
Dilemmi!
Decido che boh!!… e mi fermo qui, prima che Umberto Eco invii dei sicari al mio indirizzo.
Per quel che mi riguarda, la felicità la immagino come un corpo, il mio, che rilassato in tutti i suoi muscoli, con la schiena dritta incede lento, provando gioia per ogni minimo respiro e ridacchia incontrando gli ostacoli.
Effettivamente sono a buon mercato e, faccio notare, non c’è alcuna auto di grossa cilindrata con modelle madide di sudore e schiuma nell’intento di lavarne gli esterni.
Quindi, la felicità è semplicemente personale, così come la bellezza. A ben pensare, però, la bellezza si può scomporre ed una porzione andrebbe definita fascino, che per alcuni è una vera e propria ancora di salvezza.
“Si, fisicamente fai cagare, ma hai fascino”.
Con la bellezza totale invece no! Il pensiero corre alla perfezione o all’arresa per chi non ce l’ha.
E lo so, con questo ragionamento non navigo certo dalle parti del Nobel ma tant’è.
Sarà che hanno sottotitolato il festival ” La Grande bellezza”, sarà pure per il bellissimo film di Sorrentino, ma proprio ieri, avendo dimenticato l’I-book in auto, nella solitudine del bagno, seduto sul water, proprio alla bellezza ho pensato.
La bellezza de La Grande Bellezza, che è un gran il film, va però a cozzare di netto con lo scoglio del disgusto che ne deborda dall’interno tanto che, in confronto, il vomito dei pub ingliesi mi diventa taumaturgico balsamo per la tosse. La bellezza dell’arte, quindi, fa nè più nè meno che il suo mestiere, non rasserenare.
In Italia è stato gradito meno che all’estero, pare non sia piaciuto come ne siamo usciti, ma si sa, siamo fatti così. Concordo, i Vanzina fanno dormire sonni più sereni.

Mi sono però chiesto: la bellezza, quella nitida, cristallina, senza controindicazioni.. ecco.. come può essere possederla? Viverla 24 ore al giorno senza pause sindacali? Con che spirito ci si alza al mattino, nonostante l’alito all’aroma di tombino, se la bellezza ci è appiccicata addosso? Lo so, sono le piccole curiosità del perditempo ma, quelli, i pensieri, entrano con la chiave, mica bussano.
Non fraintendete, fisicamente non sono del tutto frollato e nelle riprese dall’alto non vengo niente male, però lasciatemi ‘sta banale curiosità…mica chiedo cosa è successo ad Ustica.

L’occasione, però, di poter indagare come si possa vivere da creatura fisicamente perfetta mi si è presentata qualche mese fa.
Un regista bontempone con buoni agganci, diceva lui, aveva proposto al sottoscritto e ad un valoroso e gaudente manipolo di scalmanati, di scrivere il format di una nuova sit-com che, sempre secondo lui, avrebbe potuto interessare una nota
TV nazionale. Non ci voleva molto a pensare che, visto il periodo, sarebbe stato più proficuo aprire una sala da the o una beuty-farm in una favela brasiliana, ma tant’è.
Io e gli altri 5 autori/attori, apriamo le nostre agende ed il bianco luminoso delle pagine quasi ci acceca… quindi accettiamo.
Diciamo che il fallimento, quando non mi trova in casa, sa cmq dove venire a cercarmi e quindi lascio a voi desumere.
Ma non è questo il punto.
Appena mi dicono che la protagonista femminile sarà la tal modella americana, il secondo pensiero che si palesa è questo: ecco finalmente a chi posso chiedere come si vive da “bellissimi”, la mia lacuna sarà colmata, penso.
Il primo giorno di registrazione, vedendola incedere sicura, la scalinata buia che la conduce al set, alla sua presenza, si illumina che pare di stare a piazza di Spagna. È da subito chiaro che definirla “solo” bellissima, dai classici canoni verrebbe ritenuto offensivo.
Più la guardavo, più la bellezza si faceva preponderante, invadente, lo sguardo aveva preso a vivere di vita propria e non mollava un istante di seguire come in una gimkana i perimetri perfetti di quelle forme, la camminata provocava tutto un movimento di onde che però, cosa strana, non creavano alcuna burrasca sessuale dentro di me. Era chiaro il motivo. Ero carpito, stordito, in balia di una perfezione di bellezza, come immagino si possa stare davanti ad un’opera d’arte dopo che il professor Caroli te l’ha spiegata. Ora non sono gran frequentatore di gallerie d’arte, ma la sensazione cristallina di stare a guardare un dipinto che impedisce anche al pensiero di avvicinarsi, ha iniziato a prendere spazio. Anche perchè, alle opere d’arte, mica ci si avvicina con i pantaloni abbassati, mica si può immaginare di avere un amplesso con un dipinto?
Qualcuno pare l’abbia fatto. Si dice che tal Fontana abbia deflorato delle opere con un coltello. Quei quadri li ho visti… vi assicuro non era certo una lama quella.

LUCIO FONTANA 1961

LUCIO FONTANA 1961

Cmq sta di fatto che durante una pausa, dopo essermi sincerato che accenni di bava non ne avevo, cauto, mi sono avvicinato, per chiederle se, appena ci fosse stato il tempo, avrei potuto rubarle qualche minuto per un paio di domande.
Di buon grado ha accettato e proposto di fargliele subito ‘ste domande.
Naturalmente non me la sono sentita, i quesiti fondamentali abbisognano di un loro luogo e tempo, quindi ho declinato.
Da quel momento, non mi ha mollato un attimo, facendomi provare, finalmente, l’ebbrezza di come si stia tallonati da una modella.
Male, in questo caso!
Ha iniziato ad ogni pausa a girarmi attorno per sapere, incuriosita.
Essendo lei, costantemente tallonata, va da se che la cosa ha preso ad imbarazzarmi e quindi, inutile dirlo, ho declinato tutte le richieste di incontro inventando scuse banali che alla fine non hanno fatto altro che rafforzarle la convinzione che la stessi semplicemente prendendo per il culo.
Al termine dei lavori, poi, esausta del mio comportamento, è partita con un cazziatone e vani sono stati i tentativi di dichiarare ai presenti e regista che non mi ero comportato, non visto, in modo sconsiderato con la “collega”.

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E questa è stata “suppergiù” la sua faccia quando se n’è uscita dal set.

Ecco..Ora che sapete come sono andate veramente le cose. Se la vedete in giro, spiegatele voi, vi prego… è alta, mora e con forte accento inglese.

X – PROCTOR

Un paio di giorni fa, durante uno strenuo ma non impossibile tentativo di fusione tra un corpo umano male in arnese (il mio) con un divano anni ’70 e per un tempo indefinito, vengo interrotto da un sms.
A., amica e valente attrice che non vedo da un tot, mi invita per la sera stessa in un locale dove ad esibirsi ci saranno cantanti ed attori. Una specie di ritrovo per una ricorrenza che non so.
“hanno la Rossa Moretti e poi…c’è una tipa di Milano che vuole conoscerti”, conclude. L’ago della bilancia vola immediato in direzione Moretti che tra le 2 è quella che ha sempre procurato minori preoccupazioni.
Anche se….
Tergiverso per un po’ con me stesso, ma conoscendo i miei punti deboli intuisco che riuscirò a convincermi. Decido per il si.
Dal mio subconscio, senza trovare particolari impedimenti, sale alla superficie la frase “di quella tipa che mi dici?” e nel breve, un pensiero alla signorina si fa presente e timbra il cartellino.
Volo con il pensiero pensando a dove possa avermi visto sta tipa di Milano. Dunque!
Un paio d’anni fa qualcosa in una TV a Milano l’ho pure fatta ma ricordo pure che in quel periodo non ho vissuto di vita sociale e che l’unica a riconoscermi in seguito a questo è stata
un’infemiera dell’ospedale. Di seguito passo all’attualità e mi dico che no!..Non è possibile! La netta consapevolezza è che in ‘sto periodo ha più visibilità del sottoscritto una qualsiasi suora di clausura della certosa di Vedana.
E al di fuori dell’ambiente artistico?…mah.. nn credo proprio. Vivo tra casa mia e quella del professore mio dirimpettaio.
Che possa entrarci sta stranezza del blog? Magari no. I miei lettori, senza esagerare, si possono contare sulle dita delle mani di Luca T. amico d’infanzia. (e gliene mancano 2 dalla nascita).
Diciamola tutta! Non sono certo il tipo per il quale una donna si gira vedendomi passare (se non dall’altra parte) o che viene agganciato in discoteca. Non colpisco al primo acchito. Insomma sono il classico tipo al quale per rendersi interessante dovete lasciare almeno il tempo di inventare qualche palla.
Con titanico sforzo, quindi, verso sera, mi scollo dal divano alzandomi per un orecchio e mi dirigo al locale.

Da sapere che, come nei blog i lettori sono in gran parte altri blogger, nei locali dove succede qualcosa di parvente artistico, pure gli avventori sono in buona parte artisti o presunti tali, gente già vista più e più volte e quindi è fondamentale riuscire ad eludere la classica domanda che è matematico, come un tombino sulla vetrata, arriverà a fare danni sulla nostra autostima.
“ciao!! è un po’ che non ti si vede,…a cosa stai lavorando?”
“mah.. sto lavorando molto ad un progetto tra Parigi e Praga” (piccolo trucco: evitare la domanda successiva, per non dover dire che tra Parigi e Praga…. c’è Padova…e mica è una palla!).

Fortuna che mi sento battere sulla spalla, mi giro e c’è lei, A., la mia amica con a fianco….la Madonna con corona di pearcing. Bellissimi occhi neri e delle curve castigate da fouseaux neri che sembrano una pista delle automobiline Polistil.
La guardo, il pensiero non decelera, ed alla prima curva esce andando a cozzare sul bancone del bar.

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“eccola, è lei che ti voleva conoscere. E secondo me l’hai pure già vista.”(???)….penso che no… ma fa niente.
“ti stavo aspettando. A. mi ha detto che venivi e volevo assolutamente vederti”.
Va da sè che ora sbircio per vedere se ci sono delle telecamere che mi stanno riprendendo di nascosto.
Pare di no!
Lei si avvicina, entrando clamorosamente nella mia sfera personale, e mentre cerco di resistere dal morderle le labbra, mi prende sotto braccio e chiede se voglio accomodarmi su di un divanetto.
Sono un ragazzo semplice e quindi dico sì.
Alle poltroncine il mio corpo si adagia. La mia mente tarderà un po’, al momento è su lidi assolati in compagnia della suddetta. Siamo poco vestiti.
Un paio di ragazze si avvicinano a noi.
“ciao.. tu sei (—-) ? 6 bravissima…avevamo votato per te”
Votato per te? Ma che cazzo vorrà dire?
Lei risponde cortese e poi mi chiede se mi va di seguirla in un posto dove si sta più tranquilli.
Sono quello di prima…quindi ribadisco il sì.
Ergo, sempre sottobraccio, entro nella toilette con la Madonna.
A. mi ha detto di te e volevo proprio incontrarti”
“???…. che il buon Dio esista?”
“…è un po’ imbarazzante… lo so…”
“nn ti preoccupare..dimmi pure…” Mi sento dire con voce sbiadita.
“ho saputo che 6 riuscito a curare le emorrodi… ma come hai fatto?? A me stanno facendo impazzire”
..già…volevo ben dire…il buon Dio frequenta poco i cessi dei locali…

E quindi via a raccontare di quando, per risparmiare 200 euri per una visita da un noto guru dell’omeopatia, ho fatto da cavia davanti ad una quarantina di farmacisti, in gran parte donne, raccontando tutti i miei cazzi dall’infanzia in poi, perchè così funziona, per poi ricevere un paio di gg dopo una ricetta per un tubetto con delle palline bianche, dolci, da sciogliere in soluzione unica sotto la lingua, che hanno effettivamente alleviato in gran parte il problema e senza arrivare a spendere 10 euri. E  che per ben 2 volte ho rimandato un intervento chirurgico che avevano fissato vista la gravità del problema, e che al quale, a tutt’oggi, non mi sono ancora sottoposto.
Chiacchieriamo, lì, nell’angolo del bagno con un discreto via via di gente, molti la salutano e poi capisco… anzi capisco dopo che me lo dice lei. E’ stata finalista ad un talent che immagino sia X FACTOR..che naturalmente non ho mai cagato di striscio, non avendo il televisore e non solo per questo, ma evito di dirglielo. Capisco quindi quel “ti ho votata” di poco prima, quando era sempre una Madonna, ma meno crudele.
Lei è euforica. Mi ringrazia con calore e mi abbraccia stretto tanto che sento nitidi 2 soldati sull’attenti con le baionette puntate qui, nel centro del petto e con i quali posso tuttalpiù allearmici, ma che del combattimento corpo a corpo, tanto paventato dalla mia fantasia, resterà utopia, per sempre frustato dalla consapevolezza, che rimarrò…quello delle emorroidi..

(ps: ad operarmi all’ospedale di Belluno, ci sarebbe dovuto essere tal dottor Silvio G. .. ecco…sapere di non avere nessuno alle spalle con quel nome, beh…mi ha rinfrancato non poco.)

IL BENZINAIO DEI VIP

Ora, non è che voglia tediarvi a puntate, visto che a fracassarci i maroni c’è già la telenovela “Le larghe intese” (e con attori di merda tra l’altro), ma nel mio glorioso passato da benzinaio, oltre la fortuna di aver incontrato il Cav.Gazzoni dell’acqua Idrolitina, una serie di personaggi in vista, i cosiddetti Vip, hanno sfiorato le mie ventose giornate.
Ventose non a caso, visto che l’area di servizio più che sui monti bellunesi, ci stava proprio nel mezzo, al lato di un lungo serpente con strisce bianche sulla schiena, tra due pareti di roccia. Una specie di gran canyon de noartri. Ed io lì, a far da protagonista di quel che definirei, più che uno spaghetti, un “pastina fina western”, vagando a cavallo dei miei pensieri, come uno degli attori di John Ford, …afono dal vento.
Un pomeriggio, addirittura, mi volarono dalle mani 50 dollar…pardon, 50.000 lire ma quando le ritrovai… non ci potevo credere… erano diventati euro!

Cmq facendo cavalcare il dott. Divago su altre praterie, dicevo, tra i personaggi pubblici (o pubici..a seconda) uno dei più presenti, soprattutto nel periodo Natalizio vista la nostra vicinanza con Cortina D’Ampezzo, Christian De Sica.
E qui il mio primo smacco artistico
(niente paura, ne seguiranno molti altri) perchè, essendo l’unico “vero attore” dell’intera area di servizio, il caro collega De Sica ebbe l’ardire di trovare interessante per il film di Natale in preparazione, non il sottoscritto, ma un collega per nulla avvezzo al mondo dell’arte. Non vorrei vantarmi, ma all’epoca ero in grado di proporre al cliente “acqua..olio??… tutto a posto?” con almeno una cinquantina di intonazioni diverse, oltre che con dizione perfetta e voce di diaframma.
Insomma…come dice il proverbio, “nemo profeta nell’area di servizio”..ed a ben vedere nemmeno fuori.
Oltre al superficiale e distratto figlio di Vittorio, un altro regista fu molto presente, Renzo Martinelli, al quali proposi la mia collaborazione per il film Vajont che stava girando in quelle settimane. Sulle prime parve interessato, poi quando si sincerò che il sottoscritto non avesse messo nel serbatoio della sua auto dello zucchero, mi lasciò con la speranza che si sarebbe fatto vivo lui.
Pare di ricordare che non presi parte a nessuna scena del film. Se il Vajont fu un disastro, il film non fu da meno…. apprezzai per lo meno la coerenza del regista.
Altro personaggio molto noto che però ha lasciato qualche perplessità, ve ne rendo partecipi sperando nella consueta riservatezza, è Don Antonio Mazzi. Un paio di volte è capitato che facesse tappa. In entrambe le occasioni ho avuto la sfrontatezza di rivolgergli un sorriso condito ad un saluto affettuoso, ma lui niente… come non esistessi. Continuava imperterrito a guardare avanti con la stessa attitudine che hanno, in genere, le donne nei miei confronti. Ma fin qui tutto bene. Strano, però, che tenesse uno sguardo fisso in avanti come fosse concentratissimo in una gara con una WII che soltanto lui era in grado di vedere. Ho pensato si stesse addirittura connettendo con l’Altissimo oppure avesse il dono di vedere oggetti elettronici che a noi sempliciotti non era consentito. Sta di fatto che pareva letteralmente imbalsamato. Conclusi più semplicemente che si fosse fatto una canna ma piano eh… non voglio inguaiarlo… non era lui alla guida.
Poi è stata la volta di un quotato attore di teatro, napoletano e naturalmente sconosciuto al grande pubblico. A me era capitato negli anni di incrociarlo un paio di volte. Sul palco un’energia pazzesca. Capello lungo, maglione blu alto sul collo e voce che quando quando la senti, come dopo un tuono, ti aspetti che inizi a piovere. Guidava una Volvo familiare blu di qualche annetto.

ALL'EPOCA

ALL’EPOCA

 

“sei Massimo?”… gli chiedo.
“???”…lui
“Massimo Venturiello??”…sempre io
“E come fai a conoscermi?”…sgranando gli occhi.
“semplice… sei il mio attore preferito”… dico io con quella doverosa punta di esagerazione, visto che sono in più d’uno.
Beh.. come è finita??…L’autografo voleva chiederlo lui a me…o qualcosa del genere.
Immagino che ora sia molto più noto, ma quelli erano gli anni ’90.

PIÙ O MENO ORA

PIÙ O MENO ORA

 

Succede pure che l’ area di servizio diventi un microcosmo a parte, un piccolo mondo dove alla faccia di Galileo si viaggia al contrario. In sunto, senza fare nulla più del mio dovere, scardinando un pensiero giustamente diffuso sui politici italiani, un ministro della repubblica, Rosy Bindi, tanto per non far nomi, mi allungò un’interessante banconota, sorriso e ringraziato per la mia “particolare gentilezza”. A freddo però, facendo mente locale, ho pensato che per un politico italiano, se non viene mandato a cagare istantaneamente è naturale ritenere l’interlocutore  “particolarmente gentile”.

 

E’ stata poi la volta di un altro grande attore di teatro. Questo, invece, molto più noto del precedente, non fosse altro che per qualche sceneggiato di successo.
Scende dall’auto e si dirige in bagno. Il sottoscritto, che a volte è proprio un cazzone, per sincerarsi dell’identità, segue come se nulla fosse il noto personaggio che probabilmente voleva pisciare in santa pace. Era pure entrato nei bagni con gli occhiali scuri. Naturalmente, come è normale tra colleghi, facendo finta di nulla e lasciandogli il tempo di scrollarselo completamente, lo saluto con un “buongiorno Ugo”,
Lui, Ugo Pagliai, si ferma, mi sorride e parto a fargli i complimenti per lo spettacolo “sei personaggi…” di Pirandello che, caso vuole, avevo visto a Treviso proprio la settimana prima. Partiamo a chiacchierare di teatro, argomento principe anche degli incontri successivi. Capitò pure che si fermasse solo per un veloce saluto. Un giorno, però, successe una di quelle cose che racconti volentieri al bar, prima che l’acool prenda a scriverti i testi.
Capitò poco dopo Natale, mentre con la mia sgargiante tuta gialla stavo facendo la fila per un caffè alla cassa dell’autogrill. Da dietro mi sento battere sulla spalla. È lui, Ugo P. Si era fatto strada in mezzo alla gente e mi invitava ad accomodarmi al suo tavolo dove era già seduta la moglie, Paola Gassman, che per le ordinazioni se ne occupava lui.

pagliai

 

Ed eccomi quindi, con un velo di imbarazzo, velo sottilissimo naturalmente, a colloquiare in tuta gialla sgargiante, con uno dei grandi del teatro italiano sotto gli occhi moderatamente curiosi degli astanti, presumo più per l’immagine stonata che altro e con la netta consapevolezza che stavo rosicchiando parte di quei 15 minuti di famosità che ci spettano in una vita, secondo la famosa teoria di Andy Warhol.
Fortuna che il caffè era ristretto e qualche minuto l’ho tenuto da parte…che non si sa mai!

 

NUOVA TEORIA FILOSOFICA (comportamenti a credito)

Ora, mi rendo ben conto che scrivere dei post settimanali, non aggiunge nulla alla poco frequentata letteratura mondiale, ed i miei, in quanto a futilità, seguendo una scala al ribasso, scavano forte sotto-zona Fabio Volo. Si librano raso raso sopra l’inutilità, e sono arrivato alla conclusione che i blog, in fondo, siano solo l’unghia incarnita della letteratura.
Alla luce di questo, ripensando agli avvenimenti che costellano invariati il mio vivere, quello di ieri non merita certo eccessiva attenzione, ma, ben inteso, se io avessi, e ripeto parlo per me, una vita piena ed interessante, non starei mica qui a scriverne, mi limiterei più semplicemente a viverla.
Dovessi scomparire, beh.. vorrà dire che sarò passato a miglior vita…. ma in contemporanea a questa naturalmente. (e sto scrivendo con il naso…ora)
Questo, per dire, ringraziando l’onnipresente Dott. Divago, che questo post potrebbe serenamente rimanere incastrato tra i polpastrelli, ma ho deciso comunque di farlo colare qui, sulla tastiera. (precludervi una nuova teoria filosofica pareva brutto).

Dunque,  è andata più o meno così.
H. 16, 18.
Dal parcheggio del supermercato mi dirigo a piedi in direzione della scuola elementare dove Jena dovrebbe uscire alle h. 16.15.
Lo so, sono in ritardo, ma quelli di prima, ormai l’ho capito, escono dopo tutti gli altri.
Da attento osservatore del cambio delle stagioni mi chiedo: perchè arrivare in anticipo quando è autunno, cadono le foglie e si rialzano le spalline??
Di fronte a me e ne sono inconsapevole, passeggia il filosofo.
Incede lento, con capello corto grigio a puntualizzare un’età entrata nel “range-saggezza” e giacca blu appoggiata su delle spalle a forma di gruccia in plastica, non legno. (quelle in legno sono più dritte).
Armeggia dentro la tasca destra della giacca e ne estrae un malloppo di carte. Alcune le “liscia” e le mette nel portafoglio, ma un’ultima, invece, l’accartoccia e la getta bellamente in una lingua di ciuffi erbosi che chiamarla aiuola pare troppo.

Come la Batida de Coco (approposito..che fine ha fatto??) è chiaro che potrei farmi i cazzi miei, invece la mia parte sana ed ambientalista, utilizzando l’indice della mano destra, parte e picchetta sulla spalla del filosofo.
“scusi, le è scivolato di mano un foglietto”
Capisce immediato e gli si increspa un sorriso da paresi. Prontamente opta per l’azione simpatia.
“sa..volevo buttare 5 euri, ma mi sono sbagliato e ho buttato la carta le dispiace??”
Penso che una battuta così del cazzo neanche a Colorado troverebbe ospitalità.
…e mi sento dire, non senza una certa sorpresa:
“più che altro mi dispiace (testa di cazzo) che lei sia arrivato a quest’età senza aver capito cosa siano l’educazione ed il rispetto! (oltre al non trascurabile e pessimo gusto della battuta)”
..da qui, a rendermi conto di trovarmi di fronte ad una delle menti più lucide del ‘900, un lampo!
Ma quando covava ‘sta teoria, eravamo tutti obnubilati di spritz al bancone di un bar? Sarà!
Quindi eccola:
“guardi che io prima ho raccolto una bottiglietta di plastica e l’ho buttata nel bidone…!!”
“e quindi?”..dico io!
“..e quindi se lei non ha visto questo sono affari suoi e non può criticarmi… la prossima volta prima di criticare qualcuno, deve informarsi…lei è un maleducato!”
Sono in ritardo e lascio perdere..o così credo…. tanto che mentre mi avvicino al portone d’ingresso della scuola, parto in rapida rassegna all’ultima settimana.
Dunque:

  1. ho accompagnato la mia padrona di casa in centro, aveva la macchina fuori uso.

  2. ho aiutato la vicina a gonfiare le gomme della bici.
  3. al supermercato ho lasciato passare avanti una persona che aveva fretta.

Realizzo che, secondo la teoria dellIlluminato, ho incamerato sufficienti bonus in buone azioni, e quindi, senza contravvenire alla sua teoria, potrei candido tornare indietro, e con una testata ben assestata, aprirgli un 7 sulla fronte… e senza temere “critiche” perchè ho agito secondo il famoso “comportamento a credito”.
Clicko il tasto destro della mia giornata e poi su impostazioni. Pigio su “comportamento buddista” e decido di allungare verso il cortile che ormai è diventato un formicaio di rosse. Se non che il saggio aggiunge…”quindi spetterebbe a lei raccogliere la carta che ho buttato”.

Frantumo quasi mille anni di pensiero buddista, mi fermo e faccio per andargli incontro, non sapendone io stesso per quale preciso motivo.
Voltandomi di scatto,però, quasi vado ad urtare 2 bimbe che chiacchierano, interrompendo malamente la camminata di un Charles Bronson fuori forma.
Le due stanno discutendo. Origlio una loro frase e..e..e qui il mondo si ferma… ed io con lui…le due parlano di cose grosse.
Ascolto.
Una frase, una sola, riesce a mandare in corto circuito la mia rabbia e decido che sarà lei a cambiarmi la giornata.
Le due sono il moschettone ben piantano mentre sto per precipitare…e mi salvo.
“..ma secondo te..il mondo chi l’ha creato, Gesù o le Winks?”

voltoGesù1artp

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Mi fermo a sorridere, mentre il filosofo, sfilandomi a fianco, immagino stia diagnosticandomi un grado di instabilità che un po’, sicuro, mi appartiene.

Mentre Jena mi viene incontro..inizio a pensare,.. e pensandoci concludo che dovendo proprio scegliere tra i due personaggi di fantasia, se non altro per una questione cronologica, di look e sobrietà, al primo, darei senz’altro più credito.

(ps. già… stamattina, il pezzo di carta era ancora là. Mi sono avvicinato e raccolto. C’era scritto SISAL….l’ho sono messo in tasca e…vaffanculo.. 1 a 0 per il filosofo)

SONO UN VIP VIETATO AI MINORI

In una specie di scala social-artistica di noi attori, dopo TV, teatro, cabaret, pubblicità, lettura di poesie e racconti, prima del fatidico stadio finale, quello che miseramente decreta la conclusione della nostra attività attoriale, cioè la lettura dei contatori del gas, eccoci alla tacca appena sopra, quella che durante le alluvioni viene definita “livello di guardia”: le temibili letture a scuola per i ragazzi.
Capita che per “premiare” i bimbi e festeggiarne insieme la fine dell’anno scolastico, le maestre si sentano in obbligo di chiamare un attore e far sorbire loro una bella lettura drammatizzata, anche se 2 tiri di pallone al campetto, sortirebbero gioie differenti.
Un po’ come se una fidanzata, per ringraziare il compagno della costante presenza, se ne uscisse con: “sei sempre così disponibile, gentile e puntuale, che per i prossimi 2 mesi, te la farò vedere solo in fotografia”… ecco, tanto per dire!
Passeggiando a “livello di guardia”, come da un po’ sta succedendo, è capitato che qualche giorno fa mi trovassi catapultato in una scuola della campagna padovana di fronte a quasi 200 bimbi, contattato da una solerte maestra, che pareva avesse sentito parlare bene del sottoscritto.
(il che non può non insospettirmi…ma andiamo avanti).
Nonostante quello che veniva presagito da qualche collega, ossia che letture con più di 20 bimbi sono pressoché ingestibili, tutto sì è svolto senza troppi problemi. Sicuramente per l’indubbia capacità intrattenitrice dell’attore in questione (io) ma credo che luccicanti scimitarre impugnate da amazzoni travestite da maestre dell’alta padovana, stipate a bordo gregge, avessero contribuito al buon esito.
..anche se, effettivamente, un’inezia c’è stata…
Alle prime righe, dopo un mio leggero tossicchio, nulla di che, una delle amazzoni anziane, quella definita dal sottoscritto La Bella Rugosi, mi allunga una bottiglietta d’acqua ed io, senza nemmeno pensarci, alla prima pausa, la infilo in bocca ed a cannareddu ne scolo una discreta sorsata. Durante il percorso, mi rendo conto che sto ingurgitando non acqua, ma una cosanuova, un nonliquido, per dare l’idea, dell’acquasciutta, in pratica, gas e poco altro. Da quel momento concedo una pausa sindacale a ritmo&interpretazione, che corrono a svagarsi sulle altalene dei giardinetti, mentre io rimango in sala con 200 bimbi, 7 amazzoni, ed impanicato all’inverosimile, da una sola ed unica preoccupazione :
“non posso e non devo ruttare!!! … attenzione a come pronunci la lettera “C”!!!
Che poi non sarebbe stato male come con colpo di scena finale, se con un ultima sorsata di acquasciutta mi fossi congedato dai i bimbi con leggìo sottobraccio uscendo da un lucernario come una Mary Poppins de noartri indirizzato da un bimbo attaccato ad una delle stringhe delle scarpe….ma tant’è..
Soffrendo un po’ di vertigini, ho evitato l’opzione M.P. e mi sono fatto ben ancorare a terra dalle più svariate domande dei ragazzi che pare non avessero mai conosciuto un attore “vero”:
… da quanto recitavo, perchè
(soprattutto), che film avevo fatto…e se ne avevo fatto di polizieschi, ecc. ecc.
Film nessuno, ma ho edulcorato un po’ la mia popolarità di VIP per minori, narrando effettivamente di un telefilm poliziesco della serie CRIMINI al quale avevo partecipato, ma che pareva non aver attratto troppo il loro interesse, visto che, nonostante le due scene, non ricordavo assolutamente nulla della trama e soprattutto non avevo una battuta che fosse una.
Ricordo che il giorno della messa in onda, solitamente il mercoledì, per quel solo ed unico episodio, la programmazione era stata spostata a venerdì ed in breve, a tutt’oggi, non mi è ancora capitato di vederlo.
Rimane cmq il buon ricordo, della semplicità dei registi, i Manetti Bros, e dell’ottimo catering a base di frutta fresca.

 

Più interesse però, pareva avesse carpito nei bimbi e nelle maestre, che da fondo sala avevano iniziato a proiettare schegge di luce con le loro scimitarre in mia direzione, l’altra mia esperienza “cinematografica” svoltasi nella bellissima Piazza di Spagna. Nonostante nemmeno in quell’occasione avessi una battuta, pareva interessare molto il ruolo assegnatomi, l’arduo compito di baciare, in un lungobacioappassionato, una gradevole ragazza Umbra per buona parte di un pomeriggio primaverile romano.
Ma al “ci dici com’è il bacio finto?? e ci racconti di un’altra volta dove hai baciato una ragazza??”, la luce della scimitarra de La Bella Rugosi, e poi la voce della stessa, avevano interrotto e castrato sul nascere l’interesse per l’arte di questi
seienni&oltre.
…invece, perchè non chiediamo al nostro attore se gli è mai capitato di essere fermato per la strada…se qualcuno l’ha riconosciuto”
Effettivamente non è successo quasi mai, ma una volta si..e difficile da dimenticare.
Ed ho preso a raccontare di quando mi sono trovato davanti questa ragazza sufficientemente carina che ha iniziato a farmi un po’ di classiche domande, così per ingannare il tempo, di dov’ero, l’età ecc.
A me certo non dispiace intrattenermi per un paio di chiacchiere con una ragazza, ma in quell’occasione, ricordo, la cosa mi disturbava molto.
Non ero del umore giusto. L’avrei voluta incontrare in un’altra occasione, ma è chiaro che non tutte le situazioni si possono scegliere.
Poi però aveva iniziato a fissarmi, e mi ero illuso che avesse capito che non stavo molto bene e la smettesse, invece se ne esce che è sicura di avermi già visto e parte col chiedermi di cosa mi occupo.
L’attore gli dico..non credendoci io per primo.
Ecco chi sei!!… Adesso mi viene in mente!! Tu hai lavorato per SKY con quello simpatico che adesso fa le fiction”
Insomma, si ricordava benissimo di me e di quello che facevo in quella trasmissione…
già, sono proprio io” ma ormai la voce mi usciva distorta e la faccia immagino fosse contorta in una smorfia.

 

Non era certo la blanda popolarità di quell’istante a mettermi un po’ in imbarazzo, molto più probabile fosse quel sondino che un medico, insensibile al mondo dell’arte, continuava imperterrito a far roteare in una fastidiosissima rettoscopia, non lasciando il tempo al sottoscritto di rispondere alle domande della sua assistente.

 

…signora maestra…cosa è una rettoscopia???”

 

INCONTRO SOLO DONNE MONORGASMICHE

Ecco, lo so! Qualcuno, di passaggio, avendo visto un titolo vagamente pruriginoso si sarà fermato pensando che forse stavolta valesse davvero la pena scorrere qualche riga.
Comprendo anche un’eventuale delusione, perchè all’interno, lo dico subito, non c’è nulla di tutto questo!
Mi sono semplicemente voluto omologare al classico sistema utilizzato per incuriosire il lettore e di conseguenza far salire le visite alle stelle.
Non è certo un’idea mia, non sono così sgamato.
Ma è che da un po’ sto frequentando da casa un corso di marketing presso una scuola di Milano.
Non potendo, per ovvi motivi economici seguire di persona, mi viene spedito un sms giornaliero con un condensato delle lezioni.
Si…effettivamente è un po’ pochino, ma è quello che in questo periodo mi posso permettere.
Non va meglio a Lady Marion, la mia dirimpettaia. Sta nelle mie stesse condizioni. Per un corso di taglio e cucito, le inviano su WhatsApp foto, dove signore di una certa età tengono in mano ferri da calza ed è praticamente impossibile capire come intendano utilizzarli nell’immediato.
Comunque, prima nozione sulla quale i miei insegnanti si sono subito soffermati e che avrei potuto pure intuire, è il condire, come con l’aceto balsamico l’insalata, di una spruzzatina di quel non so che, tanto da far sottintendere, almeno dal titolo, l’argomento sesso. Così, da attirare ad un primo sguardo amanti della lettura dell’ultimo momento.
Il primo SMS ricevuto, lapidario, riportava le seguenti parole: “culi&tette”.
Dicevo che avrei potuto intuirlo.
Incappai, infatti, da ragazzino, in una situazione analoga. Mi capitò tra le mani “MOTOSPRINT”, rivista che lascio a voi intuire cosa trattasse e che Mr Silent, il mio babbo, aveva lasciato sulla tavola della cucina. In primo piano della copertina, quella che una persona volgare definirebbe “una gnocca da paura”, ma che io, invece, mi limitai a “gradevole e procace giovinetta alla quale delle persone prive di scrupoli avevano rubato i vestiti”. Notai però, che un sussulto di pietà li aveva colti, e per non infierire completamente, le avevano almeno lasciato le scarpe con quel po po di tacco.

GIOVANE DERUBATA DEGLI ABITI

GIOVANE DERUBATA DEGLI ABITI

Come nella settimana enigmistica nel quiz “scova l’intruso”, orgogliosamente, avevo scoperto alle spalle della giovane, ben nascosta, una moto, della quale naturalmente non ricordo la marca, sebbene fossi all’epoca un grande appassionato.
In zona la scritta: “può essere tua per… “ ed una cifra in lire.
Ero corso da Mr Silent a chiedere spiegazioni. Non riuscivo a concepire che ci fossero delle donne in vendita. (cosa che sarebbe stata evidente, anni dopo, quando iniziai ad interessarmi di politica).
Ricordo, in quell’occasione, il viso di Mr Silent. Si era compresso in una smorfia e non venni mai a sapere se stava tentando con tutte le sue forze di sorridere, trattenersi dal farlo, o semplicemente aveva pestato una puntina da disegno.
Con lente gesticolazioni”, mi fece comprendere che in vendita non c’era la signorina, ma solamente quei pezzi metallici che le sbucavano dietro le rotondità e che ai miei occhi di ragazzino erano appunto: “l’intruso”.

Questa intuizione si avvalorò con gli anni leggendo “PANORAMA” che con una certa coerenza, gli editori avevano chiamato con quel nome “panorama”. Soffermandosi alla copertina, effettivamente, il panorama era la cosa più interessante del settimanale.
Con gli anni, è stata la volta dei telegiornali.
Primo fra tutti “STUDIO APERTO”. L’ho seguito fin dagli albori.
Non amando le notizie, ma da grande appassionato di meteo, calendari e cagnolini trovatelli, ho decretato quello come il MIO telegiornale di riferimento.
Ed ora, eccomi qui a seguire le orme dei miei maestri.
Ne approfitto per anticipare almeno tre titoli che sono nella top-list e potrei inserire nei prossimi post:

  1. 1001 MODI PER ANNAFFIARE LA BIANCOFIORE

  2. SESSO ORALE CON LA SANTANCHÈ… (ma solo per farla tacere)

  3. ROSY BINDI MI HA ALLUNGATO 5000 LIRE PER UN LAVORETTO.

Aggià…l’originale titolo e forse più sensato per questo post, sarebbe dovuto essere: “NONOSTANTE TUTTO SONO UN VIP”… ma ormai non c’è tempo…sarà per la prossima volta… qui fuori c’è gente che mi aspetta in macchina.

….ma diciamo la verità, “NONOSTANTE TUTTO SONO UN VIP”, avrebbe mai incuriosito??
….naaaaa!!!

(ps. Rosy Bindi, mi ha effettivamente elargito 5000 lire, lavoravo in una stazione di servizio e le ho controllato acqua&olio…non a lei, all’auto naturalmente!)

I MIEI 15 MINUTI …di Andy Warhol

Io sono spesso affamato di cultura.
Questa mattina, in particolare, lo ero in modo esagerato.
Vedendo due Baci Perugina, messi lì in bella mostra, gonfi da farmi pensare ai nuovi seni di Angelina Jolie sbadatamente dimenticati sul tavolo della mia cucina, con la nocciola in cima a crearne un capezzolo turgido e rubicondo, li avevo scartati.
Perchè i Baci Perugina, a guardarli bene, sembrano effettivamente dei seni rifatti, in scala, ma rifatti. A ben vedere, esageratamente turgidi da ricordare quelli di prima generazione. Non so a voi, ma a me è capitata la sventura di averne tra le mani un paio nell’estate del 2000 e vi assicuro, non è stato un momento edificante. Erano freddi, parevano due coppette per il budino rovesciate o vasetti della Tupperware…sembrava di avere tra le mani un corpo estraneo che poco aveva a che fare con la persona che avevo davanti.
(non che fossi intimo neppure con la signorina)
Talmente freddi, dicevo, che essendo estate, unica soddisfazione è stata quella di un po’ di refrigerio. Seni di quel tipo, mi sentirei di consigliarli solo se portate le stimmate sul palmo della mano. Davvero!! Padre Pio ne sarebbe entusiasta, ne sono convinto!!
Ma non è questo che volevo dire…
Approfittando di una pausa sindacale della mia dieta, ho quindi ingerito di “malavoglia” quei seni con capezzolo di nocciola, che hanno preso a scendere lenti e collosi giù per la gola, tanto da regalarmi, in quel intervallo, la bella voce, tipo quella della pubblicità dell’Antica Gelateria Del Corso…non so se ricordate.
Finalmente, il mio momento culturale principe, era arrivato! I bigliettini traslucidi con le frasi all’interno!
Posso a pieno titolo affermare che mi nutro di cultura!
L
a mia formazione così va: quarte di copertina e biglietti Baci Perugina.
A parte una frase banale di un anonimo, e ne è lampante il motivo, neppure io mai e poi mai avrei firmato una cagata del genere, mi ha colpito la seconda, di Andy Warhol: “nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti”.
A ben vedere non centrava ‘na sega col classico bigliettino sessual-sentimental-sdolcinat-segaiol, ma me ne sono fatto una ragione, in fondo Capezzone, che cazzo centra con la politica? E sta lì a legiferare!
Per sua attitudine fisica, lo troverei senz’altro più adatto ad esprimere i suoi talenti all’interno di un Luna Park.

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Insomma, come un topolino sulla ruota, la mia mente è partita a girare all’indietro nella tentativo di NON ricordare, nella speranza che un evento di tale importanza dovesse ancora concretizzarsi.
Con rammarico, 15 minuti di popolarità, haimè, li avevo effettivamente già vissuti, cinque anni prima.
Prova lampante fu, che per un tot, le segretariefighedelcapo mi hanno addirittura rivolto la parola. Poi però, evitando inutile inquinamento sonoro, incrociandomi nei corridoi, avevano ripreso a salutarmi col codice Morse del ticchettio ritmato dei loro tacchi alti.
Ma arriviamo al dunque.
Anni fa, lavoravo per una ditta che vendeva prodotti bio ed una mattina avevo accompagnato il mio capo-area in un bel negozio con ristorante annesso per discutere di affari con il titolare. Intento a meditare che con un maglione di lana grezza a fior di pelle avrei trovato quella mattinata più edificante, poco prima delle 12.00, vedo entrare un mio mito assoluto. Non fossi contrario al matrimonio lo sposerei.
Tony Servillo. Il nostro più grande attore
.
(Da rivedere in Gorbaciov o Viva la libertà. Ve li consiglio!)

IN GORBACIOV

IN GORBACIOV

In quel periodo, era in tournee con uno spettacolo di Goldoni, grande autore anticoncezionale veneto.
E’ in compagnia di un giovane che subito si accomoda, mentre il
grande, fila diretto in bagno. Mi infilo di rapina, come un Inzaghi qualunque in una pausa dei due, che nel frattempo blaterano versi in greco antico…o così pare, e memore del fatto che eravamo già stati presentati una quindicina di anni prima dopo uno spettacolo con la regia di Leo De Berardinis, chiedo un attimo di pausa e lo tallono fino al bagno. Certamente non come un fan che gli muore dietro, ma come un conoscente di vecchia data che, immagino, gli farà piacere rivedere.
Aspetto.
Quando esce dal bagno, mi sto lavando le mani in uno dei 2 lavandini. Lui occupa l’altro.
Parto con un deciso “che sorpresa!! Tony… come va??
Lui risponde con un eloquente “????????????????”
…non ti puoi ricordare, ci siamo conosciuti a Bologna con Eugenio Allegri. Stavate portando in giro un testo di De Filippo con la regia di Leo, c’era pure Iaia Forte”
A sentire quei nomi, tutto cambia e come fossimo in una sala da the, inizia a farmi domande, su Eugenio, mi chiede cosa faccio nella vita, se faccio ancora l’attore, dice che ama questa zona e che qui in Veneto ci ha pure girato un bel film, La ragazza del lago. (evito di sottolineare con pennarello rosso che quel film è stato girato in Friuli. Ne ho un ricordo netto, lo vidi il giorno in cui è nato Jena, il 15 settembre 2007 in quella che sarebbe stata la mia ultima serata FREE per un bel po’).
Dopo qualche minuto mi stringe con vigore la mano e ci salutiamo.
Come dopo un furtivo incontro gay “da bagno”, gli lascio il tempo di percorrere qualche metro davanti a me prima di seguirlo e reinserirmi all’interno del simposio greco ormai agli sgoccioli.
Iniziamo a pranzare.
In breve, veniamo informati dalla cameriera che qui in sala c’è l’attore che ha fatto il film Gomorra.
Il mio capo non sta più sulla pelle. Il film l’aveva visto proprio la proprio la sera prima. Inizia a darmi di gomito nel tentativo che il sottoscritto si avvicini a chiedere un autografo per tutti e due. Riesco a declinare l’invito con un “ma sai.. tra noi attori non si usa..”. E ridiamo.

Il ristorante si riempie ed inizia un brulicare di gente che prende a puntellarlo di sguardi, non potrebbe accasciarsi neanche volendo. Nel giro di poco i due attori si alzano, vanno in cassa ed escono dal locale costeggiando la vetrata lungo il marciapiedi, sfiorando la sottile vetrata che divide noi dall’esterno.
Per un secondo incrocio lo sguardo di Tony Servillo e con un gesto della mano, non visto dal mio capo e l’altro, accenno un saluto.
E qui si innescano i miei miseri 15 minuti di “famosità”. Tony si batte il palmo della mano in fronte, rientra nel locale, si avvicina al mio tavolo, saluta per primo, cortese, i miei commensali e mi allunga la mano.
mi devi scusare… stavo uscendo senza salutarti..ci vediamo presto!! Saluta tanto Eugenio”
Esce!
Ecco, questi i miei “15 minuti di Andy Warhol”…e me li sono sputtanati su corridoi dove tikkettano disordinati tacchi alti.
Amen!

ARISTIDE, QUESTA SCONOSCIUTA (‘na volta ero proprio mona!)

Ieri, vagando in bici sull’argine, di ritorno dal sonnellino settimanale dalla strizza e quindi con la mente così aperta da sentirci sfrecciare nel mezzo dei tir, mi era capitato di ascoltare su Radio2 Supermax, un’ intervista a Mimmo Calopresti, valente regista cinematografico e credo pure ex cognato di Carla Bruni. (guai a chi dice che qui non si fa informazione).

MIMMO CALOPRESTI

MIMMO CALOPRESTI

A sentir pronunciare quel nome, un pensiero datato e impastato ad una serie di ricordi, di botto era schizzato in superficie come una palla premuta sott’acqua con le mani e poi lasciata andare.
Il semplice fatto che sto pensiero mi avesse colto così alla sprovvista, faceva ben sperare che quella malattia, evidentemente, con le stesse pattine con le quali era entrata, silenziosa se n’era pure uscita, lasciando la porta accostata.
Di vera malattia si trattava, e rara per di più.
Talmente rara che spesso chi la contrae nemmeno si rende conto di portarla addosso. La si può auto-diagnosticare solo nella fase acuta che la rende più evidente. La stessa fase, che per anni ha ripetutamente travolto il sottoscritto nell’epoca segaiol-adolescenziale, tanto da riportarlo alla fase anale. (presenza di buchi maleodoranti nel ragionamento)
Una malattia senza un nome che per circoscrivere ed alleggerirne la gravità, potremmo chiamare Aristide. (Che ne dite?) Da preferire a quelle con una fonetica tale da darti da subito il colpo di grazia. Prendi tumore (in un qualche dialetto veneto significa tu muori). Per forza risulta letale! Un nome così tramortisce, non dà speranza. A chi verrebbe in mente di sfidarla una malattia genere. Si chiamasse Venticello o Agnese, uno direbbe: “vabbè, dai che ci proviamo!”.
(Cazzo sono peggio del Dr. Divago!)
In sunto, venivo contagiato da Aristide quando mi capitava di leggere un libro, guardare un film, seguire una telecronaca di calcio alla tivvù. Mi sorprendevo ad innamorarmi artisticamente, provando un desiderio irrefrenabile di contattare ste persone che mi avevano così profondamente emozionato. L’intento era semplice. Ringraziarli di qualche quarto d’ora nel quale si erano così prodigati per farmi star bene.
Per un periodo abbastanza lungo, ad esempio, cercai di contattare Bruno Pizzul, famoso telecronista della nazionale e del quale avrei voluto essere addirittura il nipote. Quella voce da nutella in perenne sosta nella gola, partoriva neologismi e riusciva a coccolarmi, scaldandomi come il piumone affettuoso ti avvolge la sera quando rientri in baita dopo una giornata sulle piste da sci.

BRUNO PIZZUL

BRUNO PIZZUL

Poi era stata la volta di Luciano De Crescenzo. In una sua biografia, aveva esternato l’idea di voler raccontare eventi della sua vita a qualche giovane, che paziente desiderava stare lì ad ascoltarlo. Sicuramente era una cazzata, ma il sottoscritto, il giorno seguente e di suo pugno, aveva stilato una lettera indirizzata alla casa editrice Mondadori, nella speranza che gli fosse recapitata.
Sapendo che trascorreva parte delle sue vacanze a Cortina, ed essendo di strada, avevo preparato una piantina dettagliata, nell’intento che potesse raggiungermi al supermercato situato vicino all’autostrada, dove lavoravo, precisando: “reparto latticini”.
Nella fase acuta di cui sopra, immaginavo di vederlo entrare dall’ingresso principale con il suo carrellino della spesa, così per non dare nell’occhio e con nonchalance, buttare sguardi alla ricerca del sottoscritto.

In un’altra occasione, con il peggiorare di Aristide, ospite di un amico compositore, che per l’occasione aveva scritto delle musiche per un nostro spettacolo, avevo deliberatamente scartabellato la sua agenda che inconsapevole occupava l’angolo del tavolo dove stavo consumando la colazione e come fosse la cosa più naturale del mondo, avevo iniziato a trasferire sulla mia rubrica tutti i numeri telefonici di artisti che ritenevo di un certo peso e che apprezzavo. Senso di colpa? Beh..sì… una spruzzatina.

Quei numeri, chiaramente non sono mai stati usati. Ho sempre trovato però rassicurante, sfogliando quella rubrichetta, poterne leggere i nomi: Moni Ovadia, Dario Fo, Stefano Benni, Luca Ronconi, Giorgio Albertazzi, Olec Mincer ed altri, e sapere che in qualunque momento li avrei potuti contattare.

OLEC MINCER

OLEC MINCER

Per tornare a Mimmo Calopresti, invece, nel 1995, avevo incontrato al cinema il suo bellissimo “La Seconda Volta”, con un buon Nanni Moretti protagonista.

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In preda ad un Aristide galoppante in fase acuta, avevo chiesto e sorprendentemente ottenuto dal centralino, il suo numero di telefono che risultava essere a Torino.
Con non poca emozione, un pomeriggio, avevo inserito il dito indice nella ruota trasparente del telefono grigio in plastica che stava nel corridoio di casa, e l’avevo fatta girare.
Una donnina simpatica, dall’altro capo del filo, mi aveva trattenuto in una piacevole chiacchierata ed alla fine, lei stessa, aveva insistito per lasciarmi il numero della casa di Roma, dove il figlio passava parte della settimana.
Ingenuamente qualche giorno dopo chiamai.
Fortunatamente a togliermi dall’imbarazzo, non arrivandoci la mia intelligenza, ci aveva pensato la parte saggia dell’universo, facendo si che dall’altra parte nessuno alzasse la cornetta.
Mi limitai quindi, a buttare lì, sul nastro della segreteria telefonica, una manciata di parole tremanti di emozione e che odoravano di ingenuità.