LA SINDROME DI ….. boh….

 

Ma ‘ste cose capitano solo a me?
Non preoccupatevi, la medicina stenta ancora ad esprimersi e Teleton non ha ancora proceduto ad una raccolta fondi quindi….niente di grave. Certo è che dopo la sindrome di STING, di PENELOPE e di ARISTIDE, doverne annoverare un’altra, pare troppo.
Spero cmq di riuscire a coniarne un nome che possa accendere l’interesse della medicina mondiale.
Dunque…
Qualche settimana fa, ero venuto a sapere che il babbo di Antonio, mio compagno di classe delle elementari, se n’era andato. Andato nel senso… quello che in genere i medici prima di prendere a correre per i corridoi in ordine sparso, apostrofano con un cristallino…
“oh..cazzo.. e adesso??”
Eravamo stati inseparabili per anni, poi, come gli Unni, eravamo scesi dai monti per cercare fortuna in pianura. Lui ai tempi dell’università con la famiglia io anni dopo.
Uno dei due, diventato medico a Venezia, forse la fortuna l’aveva effettivamente trovata, mentre l’altro, credendo di seguire il percorso del sentimento si era un po’ smarrito. Trovandosi in un vicolo cieco, lì si era fermato e temo lo si possa ancora trovare con lo sguardo perso verso l’alto.
..ma torniamo a noi..
L’avevo chiamato per le classiche condoglianze e vista l’evidente scomodità per le vecchie amicizie di spostarsi per il funerale, mi ero offerto di andarci in rappresentanza.
Dopo aver convinto Jena, 6 anni, che raramente durante la funzione il morto riesce dall’interno a schiodare la bara, e soprattutto mai di sabato, eravamo partiti.
Puntualmente in ritardo, arriviamo alla chiesa.
Il piazzale antistante è quasi deserto.
Uniche presenze sono un ragazzo +, (un tempo si sarebbe chiamato uomo) ed una tipa con un bimbo dai capelli corvini che corre indemoniato attorno all’auto delle pompe funebri.
Mi sento chiamare per nome. Mi volto. È il ragazzo+. Lo riconosco, è T. un vecchio compagno di classe. Mi avvicino e smorzando per ovvi motivi l’entusiasmo di vederlo, lo abbraccio. Eravamo stati anche compagni di banco in terza elementare. Lo ricordo come il più distratto della classe ed immagino continuasse ad esserlo… aveva pure smarrito buona parte dei capelli.
Impossibile, però, non notare la ragazza mora. Di quella bellezza che anche in preda all’ictus non puoi non notare. È alta circa 1.70, decolletè
non c’è male, grossi occhiali scuri e sta scannerizzando anche il più piccolo movimento del figlio. Una mamma moderna insomma.
Da padre premuroso, invito Jena a fare amicizia con il bambino..e già che c’è pure con la madre. Ok, lo so, dentro si stava celebrando un funerale, ma credo che bisogna sempre essere pronti a tutto.
T. mi fa cenno che deve spostare l’auto, mentre Jena, con l’altro bimbo, partono a correre attorno al carro funebre.
“…papy… guardaci… facciamo il giro della morte”
La ragazza scuce un sorriso che mi fa intuire voglia scambiare un paio di chiacchiere.
L’accontento.
Penso che il best seller “Attaccare bottone ai funerali”, ancora intonso sul comodino, oggi, qualche spunto poteva pure darmelo.

Cadendo nell’atavica banalità maschile, che solitamente non mi appartiene, in genere se non ho idee originali per attirare l’attenzione fingo di svenire, le chiedo se per caso non ci si sia visti da qualche parte.
A dire il vero non la ricordo assolutamente, ma una sensazione mi dice il contrario. E mi sorprendo pure ad avere sensazioni.
Naturalmente risponde che no!… le risulto totalmente “nuovo”.
Toglie gli occhiali spingendoli sopra la fronte come fermacapelli ma nemmeno ora mi ricorda qualcuno. Fisicamente non mi comunica nulla, nonostante parti del suo corpo conversassero con evidente proprietà di linguaggio.
…niente di niente! …anche se…. mah..avevo la percezione di stare a viaggiare a bordo di sensazioni nuove.
Lei mi dice che è della provincia di Venezia, ed è un’amica di vecchia di Antonio.
Ma qui parte la stranezza.
Consapevole che la suddetta, a parte suscitarmi un immediato desiderio di consumare un rapporto intimo anche all’interno del carro funebre mi risulta totalmente estranea, mi si focalizza un pensiero che apparentemente non la riguarda e mi sorprende.
Vai a capire perchè, penso ad una bandiera di Forza Italia in fondo ad un garage, vicino a degli attrezzi da giardino e un po’ come chiedere ad uno sconosciuto su un autobus se ha un gatto che si chiama Lucio, balbettante, le chiedo se nel garage teneva …quella bandiera.
Mi squadra fisso come se nel bagno di casa trovasse un Teletubbie che chiede di passargli il Badedas.

mnemonic_teletubbies

“…ma come fai a saperlo?”
“non lo so…” rispondo…
Leggo un certo spavento nei suoi occhi… e la capisco pure. Mi sto inquietando da solo
Penso a premonizioni e vite precedenti, se non fosse per quella bandiera.
Lei, invece, più razionale del sottoscritto, mi dice che non posso avere inventato e quindi mi chiede cosa altro ricordo. Utilizzando una tecnica a ritroso elaborata in quell’istante, ho preso a tirare il filo che mi aveva portato fino a quella bandiera, quindi al cortile che conduceva al garage, Antonio che guidava l’auto, alla presenza di un’altra persona, un musicista e tutto prende a dipanarsi. Da quel momento è lei a prendere in mano il gioco. Ricorda il nome della pizzeria, che prima erano stati a prendermi in stazione, rientravo da un corso di teatro in Calabria, e mi stupisce ricordando che quella sera indossavo dei pantaloni a scacchi bianchi e neri. In breve stavamo riesumando una sera vissuta quasi 20 anni prima. Come a comporre un puzzle, anche il viso di lei alla fine aveva preso una forma.
Dallo schizzo eravamo arrivati al dipinto. Una cosa, un’unica però l’avevo celata: la sua mano che in auto aveva preso la mia intrecciandone le dita come a costruire un cestino da pic-nic.
Senza pensare alla remota ipotesi che forse suo figlio aveva un padre e quel padre potesse essere pure un marito… il suo… ci eravamo accordati per rivederci a breve, magari con il tramite di Antonio.
Nella testa, ‘sto turbine di emozioni, erano andati a stuzzicare la mia parte new age, arrivando a convincermi che l’esserci rivisti dopo tutti questi anni in un posto dove in pratica eravamo presenti solo lei ed io, il ritrovarsi e riconoscersi in quel modo, era l’evidente segnale di un qualcosa che faticavo a confessarmi..
La guardavo ed avevo preso a fantasticare.
Ci eravamo quindi scambiati il cellulare con l’intento che ci saremmo sentiti a breve non prima però, con finta casualità, di aver accennato alla bandiera di Forza Italia parcheggiata in garage.
Lei si era immediatamente premurata di puntualizzare che era dei suoi genitori, rassicurandomi non poco, visto che con ragazze di Forza Italia, avevo sempre avuto seri problemi di erezione. A ben pensarci con una, solo con una riuscivo ad intrattenere rapporti soddisfacenti, … già..che stupido… ora ricordo, prediligeva il sesso anale….va un po’ a capire come funziona la nostra mente.

Per gettare un gavettone in testa agli amanti del “happy end”, mi rincresce dire le cose non sono andate però come prospettate. Nessuno ha mai chiamato l’altro, mai sentiti nemmeno per un saluto ma il peggio, che mi ero trovato al punto che il solo pensiero che potesse succedere qualcosa aveva messo a tacere il desiderio, come se il fatto di stazionare di fronte ad un ricco banchetto, potesse calmare la fame… e l’aveva fatto.

Ecco… a ‘sta malattia che nome si da?

 

IN VIAGGIO PER LA “RICCIONE DEL DOLORE”

A me capita così! Ci sono ricorrenze delle quali la mia mente pare non essere in grado di fare cernita. Tra quelle che cadono in questo periodo, stamani, sarà per via del cazzeggio estivo, ne aveva riesumata una tra quelle da stringere lo stomaco, che per anni avevo rimosso.
(Io non sono fatto così, la mia mente purtroppo sì).
Non che ricorrenze positive non ce ne siano, saranno pure capitate, ma da sempre, quelli che poi vado ad inchiodare sul calendario, sono pressoché avvenimenti amari.
Avvenimenti cocciuti e fieri di farsi sfilare il bello alle spalle, fornendogli addirittura le pattine per non doverlo poi notare, come a non volersene accorgere per non farlo svaporare. Il bello come un abito elegante che il nostro physique du role ci fa stonare addosso, vittima dell’arcaico sistema che come il mulinello di un lago ci fa arrivare sempre lì, in famiglia, dove ne è stata forgiata la matrice.
Qualche anno fa, dunque, esattamente in questo periodo, mi ero trovato mio malgrado ad intraprendere una specie di viaggio della speranza. Ecco, premetto che viaggi della speranza, fino a quel momento, si erano sempre perpetrati in direzione di lidi adriatici o villaggi turistici, e quale fosse la speranza lo lascio intuire a voi.
Quella volta invece no.
Mi si era presentata un’incombenza piuttosto particolare: accompagnare un ragazzo in una nota località dove pare ci sia dell’acqua miracolosa e compaiono madonne a sobrie ed ingenue pastorelle.
Scremando tutte le amicizie più vicine, per esclusione, erano arrivati al sottoscritto anche se, a dire il vero, l’avevo incontrato solo un paio di volte .
Visto che l’alternativa era che ci andasse da solo, senza pensarci troppo, aggrappandomi alla mia più grande forza, quella della disperazione, avevo accettato.
Il mio essere non cattolico e profondamente credente solo nell’acqua gassata con l’aggiunta di una scorzetta di limone, non era stato un deterrente.
A scoraggiarmi, piuttosto, la prospettiva, palesatasi solo il giorno della partenza, di dover guidare un condominio con le ruote.
A tranquillizzarmi il fatto che essendo Lourdes una località famosetta, il percorso ben frequentato era pressochè autostradale.
Come era intuibile, il medico del ragazzo aveva raccomandato alla moglie di non farlo mai guidare vista la non remota possibilità che in qualsiasi momento potesse entrare in coma.
(l’ho sempre ritenuto esecrabile in fase di sorpasso).
Se non che

ecco, io non so, ma ogni volta che vengo introdotto in una situazione, una qualsiasi, le tre stronzissime paroline
“se non che” non mancano mai di fare capolino.
Quindi, dicevo, arrivati senza intoppi al confine, l’amico, che fino a quel momento era stato un tranquillo ed equilibrato compagno di viaggio, ci
“comunica” vista la noia della guida in autostrada, che preferirebbe attraversare le alpi dalle parti di Torino.
Gli facciamo notare che guidare una nave da crociera sui tornanti non è cosa agevole, soprattutto per il sottoscritto che ha sempre avuto utilitarie. Problema risolvibile, ci dice,….avrebbe guidato lui!!
Ecco, già ho poca voce in capitolo con me stesso, figuriamoci con un malato terminale, sull’incazzato andante, che non conosco ma sta chiedendo di fumare l’ultima sigaretta.
Quindi, fallito miseramente lo sforzo titanico di farlo ragionare, ci eravamo accordati, raccontandocela, che al condannato non si può non esaudire un ultimo desiderio. Un po’ come nei film, a mo’ di ‘ultima sigaretta, anche se penso, io con le sigarette ho chiuso a 14 anni.
Avevamo quindi deciso, a turno, di fare da navigatori, pronti a scalzarlo dal posto guida, nel caso si fosse accasciato con la testa sul volante, e sperando, nel qual caso, centrasse per lo meno il clacson per dare un ulteriore allarme.
Il nostro autista, devo dirlo, non se l’era cavata affatto male, nonostante il nostro il pensiero fisso che ultima sigaretta, la sua, arrivata ormai fino al filtro, potesse essere, non richiesta, pure la nostra.

Dopo la prima notte passata al clima frizzantino delle alpi, il viaggio era proseguito, grazie a Dio, senza intoppi, anche se a destinazione saremmo arrivati solo la notte successiva, visto che ogni cartello stradale indicante curiose destinazioni turistiche, diventava valida scusa per un cambio di programma.
Il problema successivo, poi, non è più stata la guida del malato, ma la nostra.
Poco avvezzi a condurre loft su ruote e con l’ordine tassativo di non utilizzare autostrade, avevamo preso a percorrere esclusivamente strade comunali, attraversando decine di paesini e con le ruote del transatlantico che a ritmo cadenzato andavano ad incocciare su marciapiedi e rotonde, facendo infuriare ogni 2×3 il nostro capo squadra che di conseguenza si esibiva in acuti alla Montserrat Caballè creando sudori freddi ed una serie di malattie esantematiche nel sottoscritto che all’epoca non se la sentiva di prendere a ceffoni un malato terminale. Non conoscendoci bene, riversava rabbia e dolore, che poco centravano con le nostre reali distrazioni, addosso alla moglie constatando che le lacrime, se si impegnano, possono scendere per giorni e giorni.
Io invece, nel giro di 48 ore, avevo si annoverato nuove malattie esantematiche ma pure tensioni su muscoli che mi appartenevano a mia insaputa.
In quella Lourdes, che più che luogo di culto, sembrava una piccola Riccione del Dolore, con bancarelle ad ogni angolo, santini, madonnette e gadget di ogni tipo, la nostra permanenza è comunque durata poche ore.
Lo so, non avrei dovuto farlo, ma da coerente con la mia incoerenza, avendo la possibilità di immergermi nell’acqua miracolosa, l’ho fatto. Mentre venivo calato da due volontari nella vasca, avvolto di un panno bianco di plastica, mi sono reso conto che nulla avevo da chiedere e nulla ho chiesto.
Le immagini che a getto continuo mi scorrevano davanti, zoppicanti o in carrozzina, lì a scuotermi, erano di violenza tale che neanche sforzandomi percepivo alcun bisogno, cancellandomi di dosso il più piccolo barlume di lamentela.
…non avendo la memoria corta, sarebbe pure un buon insegnamento.

Dopo solo una decina di giorni il ragazzo se n’era andato ed al funerale non ero potuto essere presente, visto che pur di avere compagnia, anche Mr Silent, il mio babbo, quello stesso giorno l’aveva accompagnato.
La moglie, mi aveva fatto sapere che il viaggio gli aveva fatto bene. Il dolore incastrato negli zigomi e la rabbia, sgorgata limpida dagli occhi e che mi ero bevuto durante quei giorni, era svanita, testimoniando che la speranza di un miracolo….è già un miracolo.

 

NELLA SOCIETÀ LIQUIDA IO NUOTO A RANA

 

Stamattina ho incontrato un amico, un valente musicista lievemente in sovrappeso, (la norma per chi suona il flauto dolce), e ci siamo inerpicati in discussioni che da un tot ammantano il nostro vivere che, con le dovute proporzioni, potremmo definire artistico, quindi precario.
Devo ammettere che, nonostante si vanti di essere un buon conoscitore solo di quarte di copertina, se n’era uscito disquisendo di società liquida.
(Ed io che pensavo fosse la società senza speranze dove per tirare avanti si è dediti all’alcool..mah…vabbè).
Cmq…mi erudiva, stupendomi di quanta “ciccia” si possa trarre da quarte di copertina, del fatto che la nostra società è appunto
“liquida”, senza strutture forti, legami duraturi, desideri, progetti, speranze. In essa tutto è liquido, labile: certezze, patti, impegni, amori. Aveva aggiunto però, che proprio grazie a questa liquidità che rende tutto più precario, era certo si potessero nascondere nuove opportunità lavorative, regalandoci possibilità che, non fossimo in una situazione così provvisoria, non avremmo il coraggio di sperimentare.
La mia considerazione, andando forse ad arricchire il pensiero del suo teorico, non me ne abbia Sig.
Bauman, era che proprio per il motivo di essere una società liquida, doveva per forza esserne ammantato anche il lavoro, tanto da plasmarlo a seconda delle necessità e che proprio da un momento di crisi si potesse trarne nuovi impulsi.
Un’occupazione
liquida, quindi, con la conseguente possibilità di riuscire ad insinuarsi in pertugi che ad occhio nudo si faticherebbe ad individuare e che prima, nella società pre-liquida, che orgogliosamente definirei società-mou, come la caramelle polacchine per intendersi, era meno frequente e conveniente.
Quando l’amico flautista si era allontanato per riprendere
“liquidamente” il suo lavoro di lettore dei contatori gas, mi ero sorpreso a riflettere.
Ogni tanto capita….a mia insaputa, ma capita.
Ho preso quindi a pensare a questa mia di vita che, come un hula hop, costante, mi gira attorno.
Certo, senza andare a disturbare anziani filosofi polacchi, il sentore di questa
liquidità avrei già potuto percepirlo, anche solo ripescando a ritroso gli ultimi avvenimenti lavorativi che avevano attraversato, incauti, la mia strada.
Da attore quale sono, come a scivolare da una scala dopo averne salito qualche piolo, mi ero ritrovato inesorabilmente a discenderne, più o meno precipitosamente, ritrovandomi nell’ordine: ad improvvisarmi co-autore di una sit-com, che non credo nessuno abbia acquistato, collaboratore di cabarettisti che solo per il fatto di aver contattato il sottoscritto, sono finalmente riusciti a strappare un sorriso ed infine lettore per incontri di lettura in biblioteche o scuole dove erano più le volte che venivo percepito come la vecchia “tribuna politica” televisiva.
Nulla di male, badate bene, ma appunto, rendendo
liquida la mia attività.
L’ultimo piolo sul quale mi ero aggrappato, scedendo in caduta libera dalla famosa scala, era capitato proprio la settimana scorsa.
Ero stato contattato da un mio vecchio maestro di teatro per una “performance artistica”, che aveva finito per incastrarsi in tutto e per tutto, metafore comprese, nella
liquidità di cui sopra. Liquidità che, per come mi girassi, aveva preso ad avvilupparmi fino ad inumidire il colletto della mia camicia.
A ben vedere infatti: stavo bevendo un corretto grappa,
(che pure liquido è), la mia carriera fa acqua, da tutte le parti (quindi…), ho un problema intestinale (ma forse non fa testo) ed ultimamente avevo accettato a Venezia (acqua), di affiancare il mio vecchio maestro nel ruolo di Arlecchino per un gruppo di tedeschi per la convention di una multinazionale, in visita premio a Venezia.

20140509_193018

Premetto che questo ruolo non mi appartiene, essendo prevalentemente attore drammatico, ma, come dicevo, da olimpionico di forza della disperazione, mi ero integrato con la “liquidità”, tanto da inserirmi in un pertugio lavorativo che mai avrei pensato intraprendere.

20140509_184406

20140509_193225

In un tardo pomeriggio, ero giunto in un signorile palazzo sul canal grande al quale, in serata, erano attraccati alcuni taxi dai quali ne erano scesi degli elegantissimi e sorprendentemente sobri, tedeschi. Erano stati accolti con i dovuti onori da qualche decina di servitori in livrea, disposti come un battaglione in fase bellica ed ognuno con caricatori di aperitivi pronti a sparare.
Qualcuno, lo devo ammettere, era andato a colpire, senza raggiungere organi vitali, pure il sottoscritto.
Bellini alla fragola, credo fossero. Un aperitivo da mezzeseghe, ma che in mezzo a ‘sto tipo di società
liquida faceva la sua porca figura.
Purtroppo, in mezzo a quello sfarzo, cibo, vini ed al servizio del quale pure noi “maestranze” siamo stati omaggiati né più né meno che come tutti gli altri ospiti, se n’era uscito il mio essere montanaro e con lui il conseguente sentirsi fuori luogo.
A scardinare quella mia sensazione, però, con nitida lezioncina, era giunto, improvviso come uno scippo, un cameriere
.
Sbarbato che pareva di porcellana, con capello corto, livrea rossa, immancabile manico di scopa infilato in culo, accento dell’est ma con dizione perfetta, sorridente mi si era avvicinato:
“….signore, la cena è stata di suo gradimento?,… posso fare ancora qualcosa per lei??”
“…no.. grazie…. tutto buono, anzi… immeritatamente troppo buono”.
“..signore, scusi se mi permetto, non per contraddirla, ma vorrei ricordarle che tutti meritiamo tutto”
…all’ora in cui Cenerentola capisce e si toglie dalle palle, una lezioncina da ricordare , e conincorporata figura di merda!…
liquida naturalmente!

 

 

LA PASTA MADRE È SEMPRE INCINTA!

 

Ora, non è che se non ci si sente per un paio di settimane io mi debba anche scusare, però, vai a sapere perchè, mi verrebbe da farlo.
Devo aver fatto incetta di senso di colpa durante un happy hour, tempo fa.
Beh, magari, grazie a questo siete riusciti a convogliare ‘sti 5 minuti che avanzavano nell’occupazione che più vi aggrada, chessò,…. di riflesso mi viene da pensare che potreste alzare la media delle volte che state chiusi in bagno, in fondo la mia è semplicemente lettura da water e con tavoletta alzata, per non schizzarla dei miei pensieri.
Lo so! Avrei potuto pure evitare di farlo notare, visto che nessuno lo farebbe mai pesare, in fondo, se smetto di scriverla la mia vita, che possa essere il segnale che ho ripreso a viverla?…sarebbe un affare per entrambi!
Fatto sta che, come una pioggerellina con brezza rinfrescante nel deserto del Sahara, un paio di proposte di lavoro erano arrivate.
Nulla di trascendentale, badate bene. Qualche piccola proposta… ma retribuita.
Prima fra tutti, l’invito a ri-salire su di un palco per una serata di cabaret. Insomma… palco sono parole grosse. Dico solo che, ipoteticamente, avessi voluto, ma non ho voluto, avrei tranquillamente potuto ingravidare una delle 2 ragazze della prima fila. Tranquilli, non l’ho fatto… son cose che non faccio da sobrio.
Essendo nato come attore drammatico, non bistratto certo la comicità che è pur sempre una forma d’arte, ma da sempre l’impressione che ne ho percepito è di essere in casa d’altri. Ospite. Per un po’ ci ho pure lavorato, avendo un briciolo di attitudine alla cazzata. Qualche stupidaggine è stata pubblicata, qualcun’altra pure venduta, (motivo sufficiente per credere in Dio) ed in qualche trasmissione TV ci sono pure rimasto incastrato. (tranquilli! solo roba che resterà negli anali), ma ripeto, non l’ho mai vissuto come un abito della mia misura.
Stavolta, invece, senza l’ausilio di droghe che non posso permettermi, anzi forse proprio per quello, ho accettato. Tempo a disposizione ce n’era a sufficienza, mi ero detto, e piuttosto tranquillo ho accettato.
Mia intenzione era riesumare un progettino. Un personaggio molto particolare, lontano dalla realtà, complicato per la costruzione e totalmente inverosimile se rapportato ai giorni nostri. Per intenderci, un po’ come portare in scena un marziano. Non so, avete presente “Spazio 1999” o “Star Trek”? Qualcosa di ancora meno credibile: un leghista intellettuale.
Diciamo che mi sono voluto mettere alla prova senza un preciso scopo, in totale solitudine e su una piattaforma diversa dal solito, avendo sempre prediletto, per la compagnia e tranquillità il lavoro in equipe. Un po’ come se una ragazza mi chiedesse di fare del sesso ed le rispondessi: “o un’orgia o niente..sai…c’è meno responsabilità e puoi scambiare due parole con il vicino”.
Vedete? Non siete le uniche ad essere complicate.
Ma come sempre (mi) succede, il tempo che mi divideva da questa specie di debutto era partito al galoppo, andando velocemente ad assottigliarsi grazie ad una serie di imprevisti.
Partiamo con un virus intestinale di Jena, 6 anni. (con dosi massicce di scagotto). Va da se, che il piccolo mi resta in casa per una settimana. Per rendere nitida l’idea, l’immagine che aiuta la comprensione, è di un gatto attaccato ai testicoli che instancabile gioca a Yo-Yo.
Eravamo però in buona compagnia.
Pidocchi.
Non mi è ancora chiaro come vengano a palesarsi ma faccio notare che quelli di ultima generazione, i 2.0, se riesci a salirci sopra con i piedi puoi utilizzarli come roller blade. Per un po’ ci siamo pure divertiti, almeno fino a quando ho rischiato di spezzarmi il polso DX rischiando di vanificare pure il mio hobby preferito.
Non bastasse ho dovuto accudire….no, non un cucciolo…una torta. Il Dolce di Padre Pio. A me lui piace. Premetto di non essere cattolico ma mi piace. Con persone sanguinanti ho avuto spesso problemi a relazionarmi, lui, invece, l’ho sempre recepito come persona gradevole e tranquilla. Che strana ‘sta cosa no? Aggià..che cretino!..le altre erano donne!
Dicevo, oltre a tutti gli inghippi, ho dovuto pure custodire…un torta. Sono di quelle fatte con la pasta madre e delle quali ignoro altri gradi di parentela. Al termine devi conservarne 3 unità per farla “ripartire” donandola a 3 persone che non possono rifiutarsi di accettare e che a sto punto chiamereitranquillamente Dolce Don Corleone. Fatto sta, bisogna seguire pedissequamente tutta una serie di step giornalieri, un giorno una cosa, un giorno un’altra e con una tal cura che pare di stare con una fidanzata che ancora non ti si è concessa. In fin dei conti, anche per ‘sta torta le attenzioni non durano più di 10 gg. Unico problemino, nel mio girovagare me la sono dovuta scarrozzare e pure al locale del cabaret me la sono dovuta portare per terminare parte dell’impasto.
Non bastasse, altra cosa che ha rallentato la preparazione del mio “straordinario” intervento cabarettistico, l’invito di un’amica attrice a Bologna, l’organizzatrice del Error day, per un progetto del quale non ci ho capito molto, ma ho capito di essere fondamentale anche con gli abiti addosso. Quindi, tra studio e discussioni, qualche altro giorno se n’era partito avvicinandomi al giorno del debutto con un nulla di fatto. Ed il classico principio di agitazione.
Mai che gli impegni si prendano la briga di dilazionarsi di loro spontanea volontà nel corso dell’anno.
Come quando ti fidanzi. Immancabilmente, ti si presentano subito dopo un sacco di nuove possibilità di incontro. Al contrario, invece, quando 6 single hai la certezza che non ti cagherà nessuno per l’eternità. Seguendo questa inoppugnabile logica, ne possiamo dedurre insieme che per trovare la
fidanzata, bisogna essere fidanzati…(??). La teoria è del sottoscritto, anche se poi Mario Monti ha tentato, con logica simile, di sanare il paese.
Per quel che riguarda la mia performance, essendo un testo esordiente davanti ad un pubblico di scalmanati e ad un barista che interagiva con gli attori con incessante lancio di oggetti, tra l’altro la parte più godibile della serata, la quasi sufficienza me la voglio cmq assegnare.
Certo, rispetto le prove che fai nella solitudine della tua cameretta, forse sono stato un po’ “veloce”, un classico, dopo che non si pratica da un tot.
Metafora questa, che può ricordare ambiti intimi tra uomo e donna. Beh, può capitare. Non facciamone però un dramma. L’importante è trovare una soluzione. Una mia personale ce l’ho e pare brutto non mettervene al corrente. Ottimo “ritardante” nei momenti intimi, risulta essere il pensiero alla trattativa stato-mafia e conseguente distruzione delle intercettazioni telefoniche…. o nei casi più gravi, sufficiente visualizzare gli applausi del SAP (sindacato autonomo di polizia) di qualche giorno fa.
Unico neo della serata, una piccola diatriba, accesa
non dal sottoscritto ovviamente, ma da una giovane e promettente cabarettista con mamma gradevole appresso. Quest’ultima, al termine del pezzo della giovane, sentendosi più volte chiamata in causa, aveva asserito di essersi messa una serpe in seno. Io, con il proverbiale senso civico che mi contraddistingue mi ero avvicinato ed offerto di estrarla a mani nude,…. pare che l’invito non sia stato colto di buon grado.
…vabbè….
….a ‘sto punto non mi resta che andare a infornare l’impasto di Padre Pio…..cazzo….ma dov’è??…vuoi che da sabato sia ancora sotto il sedile dell’auto??

 

PERDERE LA DIGNITÀ NON È POI COSÌ GRAVE

 

Voi lo aspettavate e lui, il momento, è arrivato!
Ne avevo accennato un paio di volte negli ultimi post e quindi, anticipando i vostri desideri, magnanimo, ho deciso di svelarvi come sono andate esattamente le cose il giorno in cui sbriciolai la dignità in quel locale Lap Dance del trentino.
Voglio premettere che qualche lustrino è passato. Era ancora il secolo scorso. Più o meno all’epoca in cui quel bontempone di Umberto Bossi apostrofava Berlusconi, un giorno sì e l’altro pure, “mafioso di Arcore”.
Come un avvocato di me stesso, per edulcorare ai vostri occhi la mia posizione, “signori della corte”, vi prego di tenere in considerazione le seguenti attenuanti.
Io, sono un montanaro inside. Dunque ingenuo. Ed un tempo peggio di ora. Questo per dire che non sono abituato alle cose “strane”.
Perfino Lady Marion, mia dirimpettaia, mi ha tacciato di essere un
“oggetto” fuori dal mondo per il grave crimine di esser vissuto fino ad ora, inconsapevole, della presenza di due capisaldi dell’alimentazione mondiale: kepab e mojito. (oltre ad aver dichiarato che lo spritz fa cagare)
Secondo ‘sta sua non opinabile teoria, sono condannabile dal momento che la legge italiana non ammette ignoranza.
Insomma, un caso grave che va a posizionarsi dalle parti di Norimberga.
Ma partiamo!
Un paio di amici del teatro, mi invitano a festeggiare con loro l’addio al celibato di un comune amico. Non accettare pare brutto!
Il sabato seguente, quindi, mi caricano su di un’auto e via… si va in trentino.
Spaghettata e discoteca pare essere la versione ufficiale.
Per un piatto di pasta spostarsi di un centinaio di KM dalla mia città natale pasquale? (visto il periodo)…mah!
A pormi queste domande non ero solo. C’era anche Paolo. Oltre che i più giovani, eravamo anche quelli che, se all’epoca ci avessero invitato ad una gita fuori porta, saremmo stati tutto il tempo sul pianerottolo.
Inconsapevoli come i neonati senza colpe, prendiamo posto sui sedili posteriori.

Le esalazioni di feromoni misto a Kenzo-uomo, che come nebbiolina rendevano difficoltosa la visuale già all’interno dell’auto, dovevano far presagire che qualcosa di terribile sarebbe capitato. Ma come per le grandi catastrofi ambientali, tutto è palese solo dopo aver oltrepassato il famoso punto di non ritorno..
In seconda serata, ci inerpichiamo in collina, una zona isolata e lì c’è la discoteca. La discoteca non era simile alle 2 che ricordavo ed infatti non si chiamava nemmeno discoteca bensì Night Club…boh!
Siamo in regione autonoma e quindi, con i nomi, fanno un po’ quel cazzo che vogliono, penso. E poi quel nome che, vado a memoria, poteva essere sexy-blue o rose(abbiate pazienza, sono pure daltonico).
Entriamo. Con sorpresa, noto che a pascolare, scomposti, davanti al bancone, ci sono solo uomini. Donne, a parte qualche cameriera senza vassoio e con mutandine e reggiseno variopinti, nel locale, nessuna.
Locale che, oltre tutto, pareva in fase di ristrutturazione, visto che rinforzare e sostenere il soffitto, c’era una serie di tubi argento posizionati in parte del perimetro su cubi metallici ricoperti di velluto rosso. Manutenzione straordinaria penso. Infatti trovo imprudente andare a stazionare proprio su quel lato del locale, ma tant’è!

pedana-per-lap-dance-all-americana_98105080341135014

Capire che la frittata era ormai fatta, è parso manifesto quando una delle cameriere, salendo su un divanetto ed avvicinandosi ad un uomo, aveva divaricato gli arti inferiori ed accostato le mutandine con pizzo a pochi centimetri dal naso del suddetto.
Ho immaginato fosse per l’urgenza di chiedere una valutazione sul detergente intimo appena acquistato.
Immediatamente dopo, il pensiero è andato a Mrs Gramelot, mia mamma.
Credo che sarebbe impazzita se avesse visto la ragazza con le scarpe sul divanetto.
In breve, però, è stato lampante che più che frittata si trattava di purè, visto che addosso al poveretto (?), la servente, aveva iniziato a strofinare a destra, sinistra e poi con lievi rotazioni…la patata.
(e sto arrossendo…voi che siete in malafede non ci credete, ma sto arrossendo!).

Dopo 10 volte, però, capisco subito e quindi, senza troppe spiegazioni, Paolo ed io, come pezzi degli scacchi, abbiamo praticato un veloce arrocco con le poltroncine nell’intento di proteggerci e posizionandoci su un divanetto nella penombra.
Come a scuola quando si teme l’interrogazione e la maestra gira tra i banchi, abbiamo preso a spostare gli sguardi verso luoghi iperscrutabili cercando accuratamente di non incrociare quello delle “maestre”.

Diciamo che, come a scuola, per la prima ora l’abbiamo fatta franca.
Purtroppo, è arrivata la seconda e con lei la nuova professoressa.
Una ragazza minuta dal nome curioso di Pollicina, o questo è quello che ho capito dallo speaker quando, con enfasi, l’ha presentata.
Da subito, però, un brutto presentimento.
Chiaro come la Batida de coco…da Pollicina non volevo essere interrogato!!
Scrutare la porosità della parete e poi fingere di allacciarmi le scarpe, a ben poco è servito. Alzo gli occhi. Troppo tardi! La maestra si avventa sul sottoscritto ed in un attimo mi trovo disteso al centro della pista quasi completamente nudo e ad una velocità da far annichilire Fregoli ed Arturo Brachetti assieme.
Alla fine, unico superstite, un paio di boxer in stoffa con disegnetti gialli.
Voglio puntualizzare che, sebbene di stoffa, e quindi non elasticizzati, non ho mai corso il rischio che le mie pudenda fuoriuscissero, visto che molto premurosamente, Pollicina, come ad usare del silicone contro gli spifferi degli infissi, aveva riempito i miei boxer di densa panna montata…e pure di ottima qualità. (da sempre i latticini del trentino sono di pregio).

Se pensate che l’interrogazione sia stata breve, beh.. vi sbagliate. Diciamo che, cronometrati da Paolo, sono stato alla lavagna per almeno 40 minuti, subendo domande anche sul programma del primo quadrimestre.
I primi 5 minuti sono stati drammatici, come quando la prof. chiede l’argomento a piacere e si va in palla. Quando però sono iniziate le domande secche, e non ne sbagliavo una, mi sono rilassato ed ho preso seriamente a divertirmi.
Nulla di invalicabile, anche voi ce l’avreste fatta.
Quello che veniva chiesto, in sunto, era di inserire tutta una serie di oggettistica e frutta di vario colore e dimensione nei pertugi che preventivamente la Sig.ra Pollicina mi indicava.

Visto gli ammiccamenti, complimenti e le strette di mano di decine e decine di sconosciuti, credo proprio di aver passato l’esame a pieni voti.
Un’evidente cenno d’orgoglio era impossibile non notarlo anche nei visi adoranti dei miei compagni di viaggio.
Solo Paolo non si era avvicinato.
Ma dov’era Paolo?
Dove l’avevo lasciato. Nella penombra del divanetto, rannicchiato come un piumino da mettere in armadio finita la stagione e con lo sguardo catatonico che non mi mollava un attimo.
Mi ero avvicinato e dalla sua bocca queste poche e flebili parole:

“…se il diavolo esiste…abita qui..”

amen!

 

VIETATO A ROMANTICI E PRESUNTE COPPIE FELICI

Innanzitutto, mi corre l’obbligo di informarvi che il post è vivamente sconsigliato a romanticoni, coppie che si ritengono affiatate o persone in over-dose di “esperienze vissute” da settimanale INTIMITÀ. So.. so bene che guardandomi in faccia non lo si direbbe  ma in passato ne ho letti. Eccome se ne ho letti. (e non me ne vergogno, si sarebbe soliti aggiungere…, invece me ne vergogno..eccome!!).

All’epoca, Mrs Gramelot, mi inviava settimanalmente alla Baita, l’edicola del quartiere. Durante il rientro, camminando, non mancavo di leggere avidamente e, cosa peggiore, a credere e quasi immedesimarmi in quelle fanta-minchiate pubblicate su INTIMITÀ, producendo, ne sono sicuro, la tipica faccia imbesuita del fruitore tipico di telenovelas brasiliane. Non bastasse ancora, poi, come un Pollicino de noartri, da quelle pagine cercavo di trarne spunti e buoni propositi del cuore che seminavo sulla via del ritorno, nella speranza di raccoglierli un giorno per trovare indicazione sulla strada del sentimento da percorrere e che immaginavo ormai tracciata e felice.
Ma si sa, le illusioni sono più evanescenti delle mollichine di pane e quindi… eccomi qui, alla mia età, con “nulla da dichiarare”.
Già a quell’epoca, quindi, una scaglia di dignità se n’era andata. Preme però puntualizzare che avevo 15 anni e di sicuro la scure della prescrizione sarà calata. Il restante della dignità, invece, come ho già detto, l’ho accartocciato e buttato nella differenziata di un locale Lap Dance del trentino…e magari una delle prossime volte la racconto pure.

Dunque:
sabato scorso, con T. amico d’infanzia, andiamo ad una festa di compleanno. Vuole che legga qualcosa per la festeggiata ed opto per dei divertenti monologhi di Woody Allen utili a riequilibrare la parola “compleanno”.
In auto, T. mi informa che si è proposto come addetto alla preparazione delle crepes perchè, dice, può restare in cucina senza l’obbligo di fare public relation… sì, ma neppure public erection, penso.
La cosa mi sorprende, perchè
T. da quando lo conosco, è sempre stato un trascinatore di folle con l’hobby della pesca a strascico. Butta nella rete simpatia, savoir faire e più d’una, senza privilegiare un’età, ne è sempre rimasta invischiata.
Chiedo lumi e questo è quello che ne viene fuori: ” più tardi, dopo il lavoro, arriva anche mia morosa”.
“…???…”


Partiamo intavolando una discussione di alto livello e ne esce una teoria ineluttabile che il sottoscritto, come un Socrate al contrario, non sapeva di sapere, arrivando a disquisire sull’incolmabile differenza tra uomo e donna.
Discorsi grossi, quindi.
Parto in rapida statistica mentale e subito mi rincuoro perché è chiaro da subito che ‘sta situazione appartiene al genere maschile e noi due non siamo certi mosche bianche.
Nonostante questo, una tristezza di fondo mi avviluppa.
In sunto, T., lamenta il fatto che andare alla festa con la fidanzata, è come andare alla Bier Fest portandosi da casa la birretta Dreher.
Cristallino! Come dargli torto?
Dopo non molto, arriviamo alla teoria: – da che l’uomo è uomo, alla festa, gode quasi ed esclusivamente per il fatto di avvicinare nuove creature, odorare nuovi profumi, palesemente diversi da quelli incistati sotto le lenzuola del lettone di camera,  compiacendosi nel conoscere e vivere novità seduttive -.
Quando, per ovvi motivi viene a mancare questo, è comprensibile desiderare di rimanere chiusi in cucina a preparare crepes.
In sunto e senza paura di esagerare, arriviamo a dichiarare che l’uomo e donna sono tra loro corpi estranei che devono solo difendersi da loro stessi.
Prendiamo il calcio.
Mogli e fidanzate ora rotoleranno dai tacchi, ma è giusto che qualcuno vi illumini. Io!
L’uomo odia il calcio e lo sport in genere!!
Finge di non poterne fare a meno, ma nella realtà abbisogna di una scusa per rimanere a casa la domenica pomeriggio, mentre lei fa la gimkana tra i parenti.
In un summit mondiale, una geniale equipe di scienziati, deve essere riuscita a far credere alla donna che l’uomo vive di sport e che almeno questo gli doveva essere concesso.
Finalmente chiaro il motivo per cui la donna martorizza l’uomo su tutto, ma sullo sport in TV è costretta a concedergli questa vitale ora d’aria??
Vabbè…lo scotto è che lei, per questo lo tratti da stupidino con le amiche, ma credo ne valga la pena e poi…pure loro tengono un elemento del genere in casa.
Mi viene da pensare che col tempo la situazione sia peggiorata, vista la frequenza di partite infrasettimanali.

Visto che ultimamente mi sto occupando di saggistica, ne approfitto per invadere il campo “sesso di coppia”. Spero mi perdonerete.
Ora, a parte la congruenza del corpo maschile su quello femminile che ammetto, un certo grado di piacere lo da, in caso contrario finirebbe la specie, buona parte del resto è chiaramente artificioso e complesso. Basti pensare all’uomo alle prese con un seno di donna. Lo ammetto, rasentiamo il ridicolo! Cari colleghi, si chiamano capezzoli! Smettiamola di usarli come fossero pulsanti della vecchia radio a transistor nel goffo tentativo di cambiarne frequenza. Se poi tenta di addentarci l’orecchio, non illudiamoci, sta solo tentando di farci mollare la presa.

Ed il sesso orale? Nei suoi confronti l’uomo è l’unico che sa come andrebbe fatto, anche se è chiaro che io, personalmente, mai mi esibirei in dimostrazioni di piazza. (lo stesso vale per la parte avversa, naturalmente)
A parte qualche eccezione che si interrompe bruscamente dopo che il prete dice: “vi dichiaro marito e moglie…” sono rare le donne in grado di espletare  tale “mansione”.
Ora però, a nanna i bambini!!
Ho sul fuoco un’ esperienza personale di qualche lustro fa ma utile ad avvalorare ‘sto stato di incoerenza.
Ai tempi delle guerre puniche, una ragazza con la quale stavo intrattenendo una relazione seria, (infatti all’epoca avevo smesso completamente di ridere) dopo un cinema deludente, si era proposta di alleviare lo sconforto proponendo del sesso orale a mio vantaggio.
Sono bene educato e quindi accetto.
Il problema, però, si palesa nell’immediato. Per un motivo sconosciuto, la suddetta, si mette ad improvvisare ed inizia a mie spese, con gli incisivi, una lenta circoncisione, comportandomi fitte di dolore fisico.
Un po’ per carattere, un po’ per non offendere la partner, ma soprattutto per anestetizzare la situazione, mi celo dietro ad una dissociazione
psico-fisica, pratica imparata negli anni di lavoro alla pressa in una fabbrica del Cadore. Arrivo quindi ad alienarmi completamente.
Dopo qualche minuto, però, completamente dimentico di quello che stavo subendo e quindi del tutto disinteressato alla signorina inginocchiata, senza chiedere il permesso al cervello, mi sento chiederle:
-Amore, ti sei più ricordata di spedire i punti degli yogurt Danone Vitasnella per la raccolta delle coppette? …in settimana scade il concorso-.
Beh… Non è stato un momento esaltante. Ho scongiurato l’evirazione che, tra parentesi era già a buon punto, accasciandomi a terra e fingendo un malore.

Alla luce di questo, con T., prima di scendere dall’auto, non abbiamo potuto non concordare su quello che dichiarò quel genio totale ed indimenticato di Massimo Troisi:
“uomini e donne non dovrebbero stare insieme…
so’ttroppo diversi!!”

(ps. per una Rossa Moretti sono disposto a ritrattare tutto)

TUTTA COLPA DI FREUD….ma un po’ anche mia

Diciamo che se cadute di stile possono capitare anche ai migliori, figuriamoci al sottoscritto.
Dunque… come dire…Ieri, sono stato attore di una delle situazioni più ignobili e disonorevoli che una persona vagamente sana possa commettere.
Se titubo un po’, non è certo per un problema di dignità, quella l’ho smarrita ad un addio al celibato, anni fa, in un locale Lap Dance del trentino.
Ma il peggio è, statene certi, che intendo rendervi partecipi.
Ma andiamo per gradi.
Dunque… vediamo..
…non ho pagato delle minorenni per fare del sesso e nemmeno ho coinvolto 314 uomini delle istituzioni pagati con soldi pubblici per avvalorare le mie tesi. …neppure ho comperato delle mutande verdi, sempre con soldi pubblici, avvalendomi della teoria che visto che queste hanno il compito di coprire le pudenda che si sa, stanno a sud, per logica federalista la parte a nord non é responsabile.
…ma non ho manco sbirciato qualcuno dal buco della serratura nell’intento di masturbarsi, anche se… fuoco fuochino… ci stiamo avvicinando.
Ed il peggio è che non me ne dolgo a sufficienza, anzi, tutto sommato, la cosa mi ha addirittura elettrizzato.
Ancora un attimo e ci sono….
Ieri, come capita ormai da tempo, tempo che pare scandito da un metronomo lasco a cadenza settimanale, avevo trascorso un’oretta di svago dalla mia strizza che da un tot pago perchè scongeli il calippo che c’è in me e renda consapevole che esiste un mondo pieno d’amore che sta chiedendo dove sto di casa… e così via.
Vittima quindi dell’ennesimo esperimento che la suddetta aveva messo in campo nell’intento di rimettermi al mondo, con lo scopo di non lasciare nulla di intentato prima di sventolare bandiera bianca, ci aveva dato dentro con un esercizio psicologico che fin dal nome includeva, per il sottoscritto, un senso di perpetua inutilità. Un qualcosa che finiva con …”senso motorio”…
La mia mente, in default, se n’era partita con la classica domanda a risposta incorporata.
Quindi…Questo senso avrebbe avuto senso?

 

Nonostante, di norma, lasci in parcheggio la logica perchè comportarsi alla cazzo è un abito della mia misura, quando mi si propongono novità che non comprendo e che potrebbero alleviare questo mal di mondo, invece di cogliere le occasioni, mi si avviluppa attorno un anticorpo pronto ad annientare il virus del cambiamento ed il tutto con cocciutaggine e tignoso rifiuto, lo stesso che, immagino, elargirebbe Uma Thurman all’operaio FIAT con tuta blu che, all’uscita da Mirafiori, le si avvicinasse nel tentativo di concupirla.

img_1296400022-p12-85-wallpaper-uma-thurman
Prima del …”senso motorio” mi si erano assiepati in ordine sparso:
Fiori di Bach, (che se non conoscete non è un dramma), l’E.M.D.R. (esercizio basato sul movimento oculare per sciogliere i traumi), massaggio Cranio Sacrale (boh) e visualizzazioni positive (boh… ma alla seconda) tutte cose validissime per fare concorrenza al ventaglio adibito ad arieggiare i testicoli, dopo il gioco aperitivo nei villaggi Alpitour.
Pare, però, che ‘sti ritrovati della psicologia mondiale, debbano essere essere spinti dalla nostra la fede. Insomma, funzionano se ci si crede. E già qui mi trovo in disaccordo, anche perchè, avessi fede me ne starei tranquillo a casa. Voglio dire, se una persona inspira quel grammetto di cocaina (mi dicono), c’è poco da avere fede. Te ne accorgi subito che qualche effetto avviene, lo stesso se dal box doccia ne uscisse l’Uma di cui sopra, infilasse prima di asciugarsi una maglietta bianca ed si adagiasse sul mio lettone Ikea, beh..credo che fede o non fede, difficilmente riuscirei a non percepire un lieve mutamento del mio corpo, no?
Cmq eccomi alla prova di quest’ultimo…’sto “
senso motorio.
T
erminato “l’esperimento”, cosa strana, un accogliente senso di sonnolenza inizia a prendermi. Un lieve torpore, che avevo classificato come un passo avanti rispetto al solito “nulla”, prende ad avvolgermi. Su invito della dott.ssa, mi accomodo sul divanetto della sala d’aspetto per quel quarto d’ora necessario a “bearmi fino in fondo dell’assoluto beneficio” (testuali parole).
Nel frattempo, con la consapevolezza
(non mia di certo) di stare a vivere un’esperienza preludio al salvifico cambiamento, mi sfila davanti una collega con occhiali neri che senza nemmeno regalarmi un’occhiata, come fossimo al banco dei pegni dove sta portando i gioielli di famiglia, si infila rapida e scompare nello studio.
In breve percepisco un vociare.
Ne deduco che una delle 2 porte non è stata chiusa ed in breve ne esce, abbastanza nitida, la voce dalla paziente che racconta. E sempre più nitida diviene, anche e soprattutto, perché prendo a sfilare sui cuscini fino ad arrivare al punto più vicino all’ingresso dello studio.
Inutile dire che, con il senso di colpa a 1000 ma con la curiosità a 1500, gara non c’è proprio stata ed ho preso a gustarmi, si fa per dire, l’inatteso spettacolo.
Immagino vorrete sapere di cosa hanno parlato la paziente con la dottoressa.
Nulla di trascendentale.
Dunque…
Lei signorina single, lui sposato che le ha garantito che lascerà la moglie ma, “originalone”, pare tergiversare e lei giustamente soffre.
(già…storia mai sentita vero?).
A prescindere che a farsi curare dovrebbe andarci lui, con sforzo titanico mi trattengo dal fare irruzione all’interno, intimare alla signorina di smetterla di buttare i suoi soldi nel water con una terapia che tanto, lui, pura statistica, mai e poi mai avrà le palle per mollare la moglie e che, la situazione è talmente frequente, che a fine 2014, verrà introdotta nel paniere Istat.

 

Invece me ne sono rimasto ancora qualche minuto là fuori a pensare e riflettere se invece, a parti invertite, qualcuno avesse ascoltato uno dei miei colloqui, ed allo spettacolo se fosse capitato proprio il giorno in cui, mosso da cialtronaggine acuta, mi ero sentito proporre alla strizza un po’ di sano ed amichevole sesso, puntualizzando che non si trattava di tranfert, ma il desiderio che un po’ di soddisfazione, da questa terapia, dovevo trarne, mi spettava. In fondo, fino a quel momento, tra i due, solo io mi ero spogliato, che male c’era a ricambiare il favore?
Controllerò la mia agenda, ma credo non se ne fece nulla.

 

Alla luce di questo, però, non vorrei passare per disfattista, non me la sento di buttare tutto all’aria, sarebbe ingeneroso. Qualche beneficio, inutile negarlo, c’è stato. Da quando frequento la terapia, ad esempio, non ho più parcheggiato in zona “rimozione”.

 

LA GRANDE BELLEZZA…. “suppergiù”

Ora, io non so esattamente cosa sia la felicità nonostante “barilla&mulini bianchi” cerchino con insistenza di instillarcene una loro personalissima visione e per soli eterosessuali. Ho però la convinzione che per sapere cosa sia, bisogna per forza averla vissuta. Ma poi mi dico: anche vivendola, chi ci assicura che non si tratti di quella di fascia B come per i farmaci da banco? Su quali parametri possiamo basarci?
Se la felicità è in cima ad una scala, noi ora dove stiamo? e quanto è lunga questa scala? ma soprattutto a che ora passa la signora delle pulizie?
Dilemmi!
Decido che boh!!… e mi fermo qui, prima che Umberto Eco invii dei sicari al mio indirizzo.
Per quel che mi riguarda, la felicità la immagino come un corpo, il mio, che rilassato in tutti i suoi muscoli, con la schiena dritta incede lento, provando gioia per ogni minimo respiro e ridacchia incontrando gli ostacoli.
Effettivamente sono a buon mercato e, faccio notare, non c’è alcuna auto di grossa cilindrata con modelle madide di sudore e schiuma nell’intento di lavarne gli esterni.
Quindi, la felicità è semplicemente personale, così come la bellezza. A ben pensare, però, la bellezza si può scomporre ed una porzione andrebbe definita fascino, che per alcuni è una vera e propria ancora di salvezza.
“Si, fisicamente fai cagare, ma hai fascino”.
Con la bellezza totale invece no! Il pensiero corre alla perfezione o all’arresa per chi non ce l’ha.
E lo so, con questo ragionamento non navigo certo dalle parti del Nobel ma tant’è.
Sarà che hanno sottotitolato il festival ” La Grande bellezza”, sarà pure per il bellissimo film di Sorrentino, ma proprio ieri, avendo dimenticato l’I-book in auto, nella solitudine del bagno, seduto sul water, proprio alla bellezza ho pensato.
La bellezza de La Grande Bellezza, che è un gran il film, va però a cozzare di netto con lo scoglio del disgusto che ne deborda dall’interno tanto che, in confronto, il vomito dei pub ingliesi mi diventa taumaturgico balsamo per la tosse. La bellezza dell’arte, quindi, fa nè più nè meno che il suo mestiere, non rasserenare.
In Italia è stato gradito meno che all’estero, pare non sia piaciuto come ne siamo usciti, ma si sa, siamo fatti così. Concordo, i Vanzina fanno dormire sonni più sereni.

Mi sono però chiesto: la bellezza, quella nitida, cristallina, senza controindicazioni.. ecco.. come può essere possederla? Viverla 24 ore al giorno senza pause sindacali? Con che spirito ci si alza al mattino, nonostante l’alito all’aroma di tombino, se la bellezza ci è appiccicata addosso? Lo so, sono le piccole curiosità del perditempo ma, quelli, i pensieri, entrano con la chiave, mica bussano.
Non fraintendete, fisicamente non sono del tutto frollato e nelle riprese dall’alto non vengo niente male, però lasciatemi ‘sta banale curiosità…mica chiedo cosa è successo ad Ustica.

L’occasione, però, di poter indagare come si possa vivere da creatura fisicamente perfetta mi si è presentata qualche mese fa.
Un regista bontempone con buoni agganci, diceva lui, aveva proposto al sottoscritto e ad un valoroso e gaudente manipolo di scalmanati, di scrivere il format di una nuova sit-com che, sempre secondo lui, avrebbe potuto interessare una nota
TV nazionale. Non ci voleva molto a pensare che, visto il periodo, sarebbe stato più proficuo aprire una sala da the o una beuty-farm in una favela brasiliana, ma tant’è.
Io e gli altri 5 autori/attori, apriamo le nostre agende ed il bianco luminoso delle pagine quasi ci acceca… quindi accettiamo.
Diciamo che il fallimento, quando non mi trova in casa, sa cmq dove venire a cercarmi e quindi lascio a voi desumere.
Ma non è questo il punto.
Appena mi dicono che la protagonista femminile sarà la tal modella americana, il secondo pensiero che si palesa è questo: ecco finalmente a chi posso chiedere come si vive da “bellissimi”, la mia lacuna sarà colmata, penso.
Il primo giorno di registrazione, vedendola incedere sicura, la scalinata buia che la conduce al set, alla sua presenza, si illumina che pare di stare a piazza di Spagna. È da subito chiaro che definirla “solo” bellissima, dai classici canoni verrebbe ritenuto offensivo.
Più la guardavo, più la bellezza si faceva preponderante, invadente, lo sguardo aveva preso a vivere di vita propria e non mollava un istante di seguire come in una gimkana i perimetri perfetti di quelle forme, la camminata provocava tutto un movimento di onde che però, cosa strana, non creavano alcuna burrasca sessuale dentro di me. Era chiaro il motivo. Ero carpito, stordito, in balia di una perfezione di bellezza, come immagino si possa stare davanti ad un’opera d’arte dopo che il professor Caroli te l’ha spiegata. Ora non sono gran frequentatore di gallerie d’arte, ma la sensazione cristallina di stare a guardare un dipinto che impedisce anche al pensiero di avvicinarsi, ha iniziato a prendere spazio. Anche perchè, alle opere d’arte, mica ci si avvicina con i pantaloni abbassati, mica si può immaginare di avere un amplesso con un dipinto?
Qualcuno pare l’abbia fatto. Si dice che tal Fontana abbia deflorato delle opere con un coltello. Quei quadri li ho visti… vi assicuro non era certo una lama quella.

LUCIO FONTANA 1961

LUCIO FONTANA 1961

Cmq sta di fatto che durante una pausa, dopo essermi sincerato che accenni di bava non ne avevo, cauto, mi sono avvicinato, per chiederle se, appena ci fosse stato il tempo, avrei potuto rubarle qualche minuto per un paio di domande.
Di buon grado ha accettato e proposto di fargliele subito ‘ste domande.
Naturalmente non me la sono sentita, i quesiti fondamentali abbisognano di un loro luogo e tempo, quindi ho declinato.
Da quel momento, non mi ha mollato un attimo, facendomi provare, finalmente, l’ebbrezza di come si stia tallonati da una modella.
Male, in questo caso!
Ha iniziato ad ogni pausa a girarmi attorno per sapere, incuriosita.
Essendo lei, costantemente tallonata, va da se che la cosa ha preso ad imbarazzarmi e quindi, inutile dirlo, ho declinato tutte le richieste di incontro inventando scuse banali che alla fine non hanno fatto altro che rafforzarle la convinzione che la stessi semplicemente prendendo per il culo.
Al termine dei lavori, poi, esausta del mio comportamento, è partita con un cazziatone e vani sono stati i tentativi di dichiarare ai presenti e regista che non mi ero comportato, non visto, in modo sconsiderato con la “collega”.

5A-edward-munch-lurlo-1893-oslo-munchmuseet

E questa è stata “suppergiù” la sua faccia quando se n’è uscita dal set.

Ecco..Ora che sapete come sono andate veramente le cose. Se la vedete in giro, spiegatele voi, vi prego… è alta, mora e con forte accento inglese.

X – PROCTOR

Un paio di giorni fa, durante uno strenuo ma non impossibile tentativo di fusione tra un corpo umano male in arnese (il mio) con un divano anni ’70 e per un tempo indefinito, vengo interrotto da un sms.
A., amica e valente attrice che non vedo da un tot, mi invita per la sera stessa in un locale dove ad esibirsi ci saranno cantanti ed attori. Una specie di ritrovo per una ricorrenza che non so.
“hanno la Rossa Moretti e poi…c’è una tipa di Milano che vuole conoscerti”, conclude. L’ago della bilancia vola immediato in direzione Moretti che tra le 2 è quella che ha sempre procurato minori preoccupazioni.
Anche se….
Tergiverso per un po’ con me stesso, ma conoscendo i miei punti deboli intuisco che riuscirò a convincermi. Decido per il si.
Dal mio subconscio, senza trovare particolari impedimenti, sale alla superficie la frase “di quella tipa che mi dici?” e nel breve, un pensiero alla signorina si fa presente e timbra il cartellino.
Volo con il pensiero pensando a dove possa avermi visto sta tipa di Milano. Dunque!
Un paio d’anni fa qualcosa in una TV a Milano l’ho pure fatta ma ricordo pure che in quel periodo non ho vissuto di vita sociale e che l’unica a riconoscermi in seguito a questo è stata
un’infemiera dell’ospedale. Di seguito passo all’attualità e mi dico che no!..Non è possibile! La netta consapevolezza è che in ‘sto periodo ha più visibilità del sottoscritto una qualsiasi suora di clausura della certosa di Vedana.
E al di fuori dell’ambiente artistico?…mah.. nn credo proprio. Vivo tra casa mia e quella del professore mio dirimpettaio.
Che possa entrarci sta stranezza del blog? Magari no. I miei lettori, senza esagerare, si possono contare sulle dita delle mani di Luca T. amico d’infanzia. (e gliene mancano 2 dalla nascita).
Diciamola tutta! Non sono certo il tipo per il quale una donna si gira vedendomi passare (se non dall’altra parte) o che viene agganciato in discoteca. Non colpisco al primo acchito. Insomma sono il classico tipo al quale per rendersi interessante dovete lasciare almeno il tempo di inventare qualche palla.
Con titanico sforzo, quindi, verso sera, mi scollo dal divano alzandomi per un orecchio e mi dirigo al locale.

Da sapere che, come nei blog i lettori sono in gran parte altri blogger, nei locali dove succede qualcosa di parvente artistico, pure gli avventori sono in buona parte artisti o presunti tali, gente già vista più e più volte e quindi è fondamentale riuscire ad eludere la classica domanda che è matematico, come un tombino sulla vetrata, arriverà a fare danni sulla nostra autostima.
“ciao!! è un po’ che non ti si vede,…a cosa stai lavorando?”
“mah.. sto lavorando molto ad un progetto tra Parigi e Praga” (piccolo trucco: evitare la domanda successiva, per non dover dire che tra Parigi e Praga…. c’è Padova…e mica è una palla!).

Fortuna che mi sento battere sulla spalla, mi giro e c’è lei, A., la mia amica con a fianco….la Madonna con corona di pearcing. Bellissimi occhi neri e delle curve castigate da fouseaux neri che sembrano una pista delle automobiline Polistil.
La guardo, il pensiero non decelera, ed alla prima curva esce andando a cozzare sul bancone del bar.

image010

“eccola, è lei che ti voleva conoscere. E secondo me l’hai pure già vista.”(???)….penso che no… ma fa niente.
“ti stavo aspettando. A. mi ha detto che venivi e volevo assolutamente vederti”.
Va da sè che ora sbircio per vedere se ci sono delle telecamere che mi stanno riprendendo di nascosto.
Pare di no!
Lei si avvicina, entrando clamorosamente nella mia sfera personale, e mentre cerco di resistere dal morderle le labbra, mi prende sotto braccio e chiede se voglio accomodarmi su di un divanetto.
Sono un ragazzo semplice e quindi dico sì.
Alle poltroncine il mio corpo si adagia. La mia mente tarderà un po’, al momento è su lidi assolati in compagnia della suddetta. Siamo poco vestiti.
Un paio di ragazze si avvicinano a noi.
“ciao.. tu sei (—-) ? 6 bravissima…avevamo votato per te”
Votato per te? Ma che cazzo vorrà dire?
Lei risponde cortese e poi mi chiede se mi va di seguirla in un posto dove si sta più tranquilli.
Sono quello di prima…quindi ribadisco il sì.
Ergo, sempre sottobraccio, entro nella toilette con la Madonna.
A. mi ha detto di te e volevo proprio incontrarti”
“???…. che il buon Dio esista?”
“…è un po’ imbarazzante… lo so…”
“nn ti preoccupare..dimmi pure…” Mi sento dire con voce sbiadita.
“ho saputo che 6 riuscito a curare le emorrodi… ma come hai fatto?? A me stanno facendo impazzire”
..già…volevo ben dire…il buon Dio frequenta poco i cessi dei locali…

E quindi via a raccontare di quando, per risparmiare 200 euri per una visita da un noto guru dell’omeopatia, ho fatto da cavia davanti ad una quarantina di farmacisti, in gran parte donne, raccontando tutti i miei cazzi dall’infanzia in poi, perchè così funziona, per poi ricevere un paio di gg dopo una ricetta per un tubetto con delle palline bianche, dolci, da sciogliere in soluzione unica sotto la lingua, che hanno effettivamente alleviato in gran parte il problema e senza arrivare a spendere 10 euri. E  che per ben 2 volte ho rimandato un intervento chirurgico che avevano fissato vista la gravità del problema, e che al quale, a tutt’oggi, non mi sono ancora sottoposto.
Chiacchieriamo, lì, nell’angolo del bagno con un discreto via via di gente, molti la salutano e poi capisco… anzi capisco dopo che me lo dice lei. E’ stata finalista ad un talent che immagino sia X FACTOR..che naturalmente non ho mai cagato di striscio, non avendo il televisore e non solo per questo, ma evito di dirglielo. Capisco quindi quel “ti ho votata” di poco prima, quando era sempre una Madonna, ma meno crudele.
Lei è euforica. Mi ringrazia con calore e mi abbraccia stretto tanto che sento nitidi 2 soldati sull’attenti con le baionette puntate qui, nel centro del petto e con i quali posso tuttalpiù allearmici, ma che del combattimento corpo a corpo, tanto paventato dalla mia fantasia, resterà utopia, per sempre frustato dalla consapevolezza, che rimarrò…quello delle emorroidi..

(ps: ad operarmi all’ospedale di Belluno, ci sarebbe dovuto essere tal dottor Silvio G. .. ecco…sapere di non avere nessuno alle spalle con quel nome, beh…mi ha rinfrancato non poco.)

LI SENTO…. STANNO ARRIVANDO…(e con loro il Natale)

Eccoli! Stanno arrivando! Li sento!
Ne riconosco il sibilo leggero. Guardo verso il cielo ma non vedo niente.
Però so ci sono!
Ne ho la certezza!
In questo periodo, non deludono mai le attese,
loro.
Con astronavi colore del cielo si esibiscono sfrecciando concentrici e silenziosi sopra le nostre teste. Utilizzano sistemi radar che non vi potete nemmeno immaginare e li puntano quaggiù, sulla terra.
Stanno cercando di localizzarmi, lo percepisco. La fatica però, sarà breve, io e la mia poca fantasia ci faremo trovare puntuali ed inchiodati nel medesimo posto dell’anno passato.

ECCOLI,..SONO LORO

ECCOLI..SONO LORO

Quando, tempo fa, ebbi la consapevolezza della loro esistenza, da persona razionale che crede solo a presenze alle quali puoi fare la mano morta sull’autobus, rimasi stupefatto, sbigottito….basito!
(quasi come quando seppi di Calderoli ministro.)
Ma c’è poco da fare…lo so… anche quest’anno arriveranno.
Nulla possiamo contro di loro.
Sono creature superiori.
Ogni anno lo stesso copione: si caleranno da quello scivolo di luce, utile per non usurare la suola delle scarpe.(i cinesi, è palese, lassù non ci sono ancora arrivati).
Si avvicineranno silenziosi e pronti all’agguato come sadici testimoni di Geova la domenica mattina.
Impossibile presagire la loro apparizione.
Il loro incedere controvento è lento e silenzioso.
Non li noterò di certo io… mica ho doti che i miei simili non hanno.
Quando ne percepirò la presenza, alzerò gli occhi,..ma sarà troppo tardi.
Non avrò vie di fuga.
Gaudenti come rappresentanti di commercio, inturgiditi non certo dal clima, il mercurio vicino allo zero li eccita, gaudenti dal brivido consapevole che ti hanno in pugno, sei nelle loro mani! Eccitati. Saranno sufficienti loro, gli sguardi, per farmi sentire a loro avviluppato come un Harry Potter nelle vicinanze della pietra filosofale orfano di Albus Silente. Non sarà facile uscirne.
Solo il tempo, alla fine, mi sarà di aiuto, visto che la blanda forza umana nulla potrà contro il loro strapotere.
A poco, lo so, varranno le mie parole. Come in un classico rapporto di coppia, i dialoghi, identici per sonorità cambieranno di significato e l’approccio verbale sarà praticamente inutile.
Ma perchè vado rammaricandomi, è palese che mi ci sono messo io in questa situazione.
Unica nota positiva (che non suono certo io), è che il supplizio non sarà eterno. Dopo avermi risucchiato l’anima, soddisfatti, imbolsiti e più buoni, perchè anche se vieni da lassù in sto periodo ti senti più buono, con calma olimpica risaliranno 
dallo stesso cono di luce color ocra che aveva permesso loro di poggiare il piede sulla terra, facendosi risucchiare dalla bocca del disco volante come in un enorme sesso orale ben fatto.
Immediatamente dopo, i nodi che avviluppavano inizieranno ad allentarsi e le mie membra riprenderanno vitalità e vigore e sarò libero! Ma per arrivare fin qui, dovrò attendere e lottare ed avere una pazienza certosina (quella da spalmare) ma no! non mi faccio illusioni, perchè è certo che anche quest’anno, non avverrà prima del fatidico 6 gennaio.
Ormai lo so!
Questo è quello che mi toccherà.
Una bella distesa di ceci per nutrire le mie ginocchia. Ma in fondo perchè me ne vado a rammaricare?
Era mia convinzione che quest’anno qualcosa sarebbe cambiato. Che sarei stato coinvolto in una qualche impresa artistica, di un certo spessore s’intende, e invece no! Nessun ologramma, raffigurante registi famosi sì è palesato nella mia cameretta, ma nemmeno sull’uscio di casa.
E quindi, anche quest’anno la mia auto-stima mi punterà un faro addosso chiedendomi conto di tutto questo ed io….ed io, per l’ennesima volta non saprò cosa rispondere e mi appellerò al quinto emendamento.
Perché anche quest’anno sarò lì… fino al 6 gennaio… ai banchetti natalizi a vendere minchiate.. ostaggio dei marziani.
Eccheccazzo!

20131203_180237