LA SINDROME DI ….. boh….

 

Ma ‘ste cose capitano solo a me?
Non preoccupatevi, la medicina stenta ancora ad esprimersi e Teleton non ha ancora proceduto ad una raccolta fondi quindi….niente di grave. Certo è che dopo la sindrome di STING, di PENELOPE e di ARISTIDE, doverne annoverare un’altra, pare troppo.
Spero cmq di riuscire a coniarne un nome che possa accendere l’interesse della medicina mondiale.
Dunque…
Qualche settimana fa, ero venuto a sapere che il babbo di Antonio, mio compagno di classe delle elementari, se n’era andato. Andato nel senso… quello che in genere i medici prima di prendere a correre per i corridoi in ordine sparso, apostrofano con un cristallino…
“oh..cazzo.. e adesso??”
Eravamo stati inseparabili per anni, poi, come gli Unni, eravamo scesi dai monti per cercare fortuna in pianura. Lui ai tempi dell’università con la famiglia io anni dopo.
Uno dei due, diventato medico a Venezia, forse la fortuna l’aveva effettivamente trovata, mentre l’altro, credendo di seguire il percorso del sentimento si era un po’ smarrito. Trovandosi in un vicolo cieco, lì si era fermato e temo lo si possa ancora trovare con lo sguardo perso verso l’alto.
..ma torniamo a noi..
L’avevo chiamato per le classiche condoglianze e vista l’evidente scomodità per le vecchie amicizie di spostarsi per il funerale, mi ero offerto di andarci in rappresentanza.
Dopo aver convinto Jena, 6 anni, che raramente durante la funzione il morto riesce dall’interno a schiodare la bara, e soprattutto mai di sabato, eravamo partiti.
Puntualmente in ritardo, arriviamo alla chiesa.
Il piazzale antistante è quasi deserto.
Uniche presenze sono un ragazzo +, (un tempo si sarebbe chiamato uomo) ed una tipa con un bimbo dai capelli corvini che corre indemoniato attorno all’auto delle pompe funebri.
Mi sento chiamare per nome. Mi volto. È il ragazzo+. Lo riconosco, è T. un vecchio compagno di classe. Mi avvicino e smorzando per ovvi motivi l’entusiasmo di vederlo, lo abbraccio. Eravamo stati anche compagni di banco in terza elementare. Lo ricordo come il più distratto della classe ed immagino continuasse ad esserlo… aveva pure smarrito buona parte dei capelli.
Impossibile, però, non notare la ragazza mora. Di quella bellezza che anche in preda all’ictus non puoi non notare. È alta circa 1.70, decolletè
non c’è male, grossi occhiali scuri e sta scannerizzando anche il più piccolo movimento del figlio. Una mamma moderna insomma.
Da padre premuroso, invito Jena a fare amicizia con il bambino..e già che c’è pure con la madre. Ok, lo so, dentro si stava celebrando un funerale, ma credo che bisogna sempre essere pronti a tutto.
T. mi fa cenno che deve spostare l’auto, mentre Jena, con l’altro bimbo, partono a correre attorno al carro funebre.
“…papy… guardaci… facciamo il giro della morte”
La ragazza scuce un sorriso che mi fa intuire voglia scambiare un paio di chiacchiere.
L’accontento.
Penso che il best seller “Attaccare bottone ai funerali”, ancora intonso sul comodino, oggi, qualche spunto poteva pure darmelo.

Cadendo nell’atavica banalità maschile, che solitamente non mi appartiene, in genere se non ho idee originali per attirare l’attenzione fingo di svenire, le chiedo se per caso non ci si sia visti da qualche parte.
A dire il vero non la ricordo assolutamente, ma una sensazione mi dice il contrario. E mi sorprendo pure ad avere sensazioni.
Naturalmente risponde che no!… le risulto totalmente “nuovo”.
Toglie gli occhiali spingendoli sopra la fronte come fermacapelli ma nemmeno ora mi ricorda qualcuno. Fisicamente non mi comunica nulla, nonostante parti del suo corpo conversassero con evidente proprietà di linguaggio.
…niente di niente! …anche se…. mah..avevo la percezione di stare a viaggiare a bordo di sensazioni nuove.
Lei mi dice che è della provincia di Venezia, ed è un’amica di vecchia di Antonio.
Ma qui parte la stranezza.
Consapevole che la suddetta, a parte suscitarmi un immediato desiderio di consumare un rapporto intimo anche all’interno del carro funebre mi risulta totalmente estranea, mi si focalizza un pensiero che apparentemente non la riguarda e mi sorprende.
Vai a capire perchè, penso ad una bandiera di Forza Italia in fondo ad un garage, vicino a degli attrezzi da giardino e un po’ come chiedere ad uno sconosciuto su un autobus se ha un gatto che si chiama Lucio, balbettante, le chiedo se nel garage teneva …quella bandiera.
Mi squadra fisso come se nel bagno di casa trovasse un Teletubbie che chiede di passargli il Badedas.

mnemonic_teletubbies

“…ma come fai a saperlo?”
“non lo so…” rispondo…
Leggo un certo spavento nei suoi occhi… e la capisco pure. Mi sto inquietando da solo
Penso a premonizioni e vite precedenti, se non fosse per quella bandiera.
Lei, invece, più razionale del sottoscritto, mi dice che non posso avere inventato e quindi mi chiede cosa altro ricordo. Utilizzando una tecnica a ritroso elaborata in quell’istante, ho preso a tirare il filo che mi aveva portato fino a quella bandiera, quindi al cortile che conduceva al garage, Antonio che guidava l’auto, alla presenza di un’altra persona, un musicista e tutto prende a dipanarsi. Da quel momento è lei a prendere in mano il gioco. Ricorda il nome della pizzeria, che prima erano stati a prendermi in stazione, rientravo da un corso di teatro in Calabria, e mi stupisce ricordando che quella sera indossavo dei pantaloni a scacchi bianchi e neri. In breve stavamo riesumando una sera vissuta quasi 20 anni prima. Come a comporre un puzzle, anche il viso di lei alla fine aveva preso una forma.
Dallo schizzo eravamo arrivati al dipinto. Una cosa, un’unica però l’avevo celata: la sua mano che in auto aveva preso la mia intrecciandone le dita come a costruire un cestino da pic-nic.
Senza pensare alla remota ipotesi che forse suo figlio aveva un padre e quel padre potesse essere pure un marito… il suo… ci eravamo accordati per rivederci a breve, magari con il tramite di Antonio.
Nella testa, ‘sto turbine di emozioni, erano andati a stuzzicare la mia parte new age, arrivando a convincermi che l’esserci rivisti dopo tutti questi anni in un posto dove in pratica eravamo presenti solo lei ed io, il ritrovarsi e riconoscersi in quel modo, era l’evidente segnale di un qualcosa che faticavo a confessarmi..
La guardavo ed avevo preso a fantasticare.
Ci eravamo quindi scambiati il cellulare con l’intento che ci saremmo sentiti a breve non prima però, con finta casualità, di aver accennato alla bandiera di Forza Italia parcheggiata in garage.
Lei si era immediatamente premurata di puntualizzare che era dei suoi genitori, rassicurandomi non poco, visto che con ragazze di Forza Italia, avevo sempre avuto seri problemi di erezione. A ben pensarci con una, solo con una riuscivo ad intrattenere rapporti soddisfacenti, … già..che stupido… ora ricordo, prediligeva il sesso anale….va un po’ a capire come funziona la nostra mente.

Per gettare un gavettone in testa agli amanti del “happy end”, mi rincresce dire le cose non sono andate però come prospettate. Nessuno ha mai chiamato l’altro, mai sentiti nemmeno per un saluto ma il peggio, che mi ero trovato al punto che il solo pensiero che potesse succedere qualcosa aveva messo a tacere il desiderio, come se il fatto di stazionare di fronte ad un ricco banchetto, potesse calmare la fame… e l’aveva fatto.

Ecco… a ‘sta malattia che nome si da?

 

Annunci

NEGLI APPUNTAMENTI AL BUIO…accendere mai la luce!!

 

E poi è arrivato un giorno che non ce l’ho più fatta. E ho detto no! Qualcosa di strano dovevo avercelo per forza. Volevo capire. Perchè sennò trovare persone sempre pronte a farmi calare nell’imbuto di situazioni tutte uguali? Ne avevo parlato anche con Gianka dell’edicola e la parola che gli era uscita di bocca era Karma. Ho subito intuito che si trattasse di cosa grossa, lui non pronuncia mai a vanvera parole con la “K”. Poi però, un po’ mi aveva tranquillizzato. Poter dare la colpa ad un qualcosa di sconosciuto, che non ci scegliamo, che proviene da chissà dove, è nero e cattivo, è sempre tranquillizzante. In Italia su questa base ci hanno fondato addirittura un partito.
Alla fine, mi sono posizionato in piedi davanti al bugiardissimo specchio di camera e ho preso, a scrutarmi. Non guardarmi come faccio tutte le mattine, assonnato, cosa che spesso mi fa uscire di casa con i capelli che sembrano bimbi durante la ricreazione. No! Come con il gioco della settimana enigmistica, avevo preso a scorrermi. Con lo sguardo avevo cercato di seguire i numeri cercando di unirli per vedere cosa ne usciva. Il risultato, confesso, non è stato incoraggiante.
È un esercizio che sconsiglio a tutti.
In fondo, un po’ di superficialità non ha mai fatto male a nessuno.
Diciamo che più che scolpito, il fisico che mi sono trovato davanti era colpito. Mai come in questo caso il mio detto “le rughe sono un problema che è sotto gli occhi di tutti”, risultava cristallino. E lo sguardo, beh… non era certo quello del diciassettenne segaiolo di un tempo. (nonostante le tradizioni fatichino a morire). E pure l’occhio, quello vittima di un incidente un’era geologica fa, continuava impercettibile a virare a sinistra, uno dei pochi rimasti, in Italia.
Ora voglio tranquillizzare…. me per primo. Nonostante ‘sta descrizione da ricordare il vecchio Marty Feldman, per voi superficiali, resto sempre e cmq il solito tipetto passabile.

Marty-Feldman-Vita-di-una-Leggenda-di-Robert-Ross_h_partb

Niente paura, ora arrivo al punto.
(certo, facessi sempre dei preliminari così lunghi, verrei proposto per un busto in un qualche centro storico, ma tant’è..)
In sostanza, volevo capire davanti allo specchio, quindi da prospettiva “esterna”, se realmente trasparisse in maniera così netta, cristallina, un bisogno che non percepivo, ma che per molti era evidente, l’urgenzaper il sottoscritto di avere una compagna.
A capo di questo summit mondiale, per placare questa “urgenza”, si era candidata un’amica attrice, conosciuta solo qualche mese fa durante qualche serata di letture drammatizzate. Fin da subito, saputo che ero ancora a piede libero, si era proposta di presentarmi (leggi: darmi in pasto) una serie di amiche. Tutte con una caratteristica comune: “erano fatte per me” e tutte con una serie di optional che “non potevo non tenere in considerazione”.
In un autosalone sarebbe stato il classico “usato sicuro”.
Ora, conoscendomi discretamente bene, visto che oramai mi frequento da qualche decennio, avevo ritenuto preferibile nicchiare. Nei rapporti sentimentali non mi sono mai classificato nemmeno ai play off.
Evidentemente, però, non ero stato categorico infatti a breve erano piovute su FB, un paio di sospette richieste di amicizia.
Volendo smentire che la curiosità è donna, ho accettato, partendo con sprezzo del pericolo, da quella delle 2 che, non esibiva photos nel proprio profilo FB.
In chat, dopo aver disquisito di crisi in Crimea, dramma dei migranti e fame nel mondo, in un messaggio subliminale, come un tempo al cinema per invogliare all’acquisto di bibite gassate e patatine, la frase: “décolleté” simile a Sabrina Ferilli”, era stata carpita dal subsonscio, e nel giro di una settimana avevo agevolato l’incontro.
Quando però dal vivo, il décolleté ricorda effettivamente la Ferilli, ma tutto il resto Luciana Turina … beh…dopo aver mistificato la mia realtà poi devi risultarmi straordinariamente simpatica. Nulla da eccepire se poi una persona, neanche troppo pignola, si prendesse la briga di un esposto in procura per “scambio di persona”.

turina_luciana2

Beh..anch’io e George Clooney siamo due gocce d’acqua, dal punto di vista della somma degli arti.
Naturalmente dal canto mio ho preferito non dare adito a false speranze, puntualizzando solo che “risultavo all’anagrafe”.
Controllerò in agenda, ma non credo ci siano stati altri incontri.
Con la seconda invece, tutto è subito partito col piede giusto. Le foto su FB le “assomigliavano”, era molto elegante, un bel sorriso, socievole, certo l’età non era proprio quella paventata dalla mia amica attrice, in fondo cosa vuoi che siano 8 anni in più se in confronto all’eternità…
Erano però bastati 3 minuti e 42 secondi, per intuire che forse stavolta ero io a non essere di suo gusto, visto che, ovviamente per mettere le mani avanti rispetto a successivi incontri, mi aveva reso partecipe di un suo progetto a breve: la visita in luoghi di preghiera in giro per l’Europa, cercando di fare tappa in uno di questi a meditare per un tempo indeterminato, nell’intento di cercare se stessa.
Beh…spero vivamente riesca a scorgersi da qualche parte.
Il successivo appuntamento l’abbiamo fissato per l’aprile del 2018…. l’ho pregata di essere puntuale!


Alla luce di questi incontri, ho molto riflettuto, e visto che la sociologia non si è ancora espressa su queste problematiche, mi sono preso la responsabilità di coniare un’innovativa teoria che spero possa essere di sostegno a quelli che continuano a perpetrare ‘sto tipo di incontri.
Ero partito dal presupposto che gli incontri al buio rasentano sempre un senso di inutilità e tristezza pari solo alle feste dei coscritti.
Volendo accattivarsi “l’altro”, è chiaro cercare di adottare una tattica. Nulla a che vedere, quindi, con il desiderio di conoscersi veramente e con quella che potremmo definire verità.
È chiaro il timore di non arrivare al secondo di appuntamento e quindi le conversazioni, non sono libere. Sono incatenate da una ferrea tattica che somiglia sempre più al risiko che ad un pacifico incontro. Vorrei ricordare che quest’ultimo è il gioco della guerra e quindi è palese che la diplomazia e trattativa vengano utilizzati negli scontri, mai negli incontri. Non è quindi esagerato definire l’appuntamento al buio, alla stregua di una guerra svolta su campo minato fatta di baionette e trincea, con scarponi pesanti dal fango e agguati nel cuore della notte.
Per evitare tutto questo, e rendere l’appuntamento non una battaglia, bensì un incontro gioioso, di verità, di empatia, è importante, anzi essenziale, prima ancora delle presentazioni sciogliere l’ovvia tensione emotiva. E cosa può risolvere la situazione se non un immediato rapporto sessuale? Questo deve essere chiaro da subito.
Mi spiego meglio.
Tu vegetariano che vuoi fare una gara podistica, non ritieni importante sapere se il premio finale sarà della salsiccia o della lattuga?
Ritengo che consumare, prima ancora delle presentazioni, un rapporto sessuale, possa risolvere tutto in breve e quindi evitare tutta una serie di tristi imprecisioni (palle).
Qualche uomo ottimista potrebbe proporvi un hotel a ore. Buon per voi. Certo, vista la crisi, se non vi potete permettere un alloggio confortevole, può risultare proficuo anche del sesso orale consumato nel parcheggio di un centro commerciale. Qui, però, mi permetto di puntualizzare molta, molta attenzione, visto che in alcune donne l’emozione del primo incontro, può far sbattere pericolosamente le mandibole.
Ecco…ora che il problema è risolto! Tocca a voi…andate… e incontrate!!

 

TUTTA COLPA DI FREUD….ma un po’ anche mia

Diciamo che se cadute di stile possono capitare anche ai migliori, figuriamoci al sottoscritto.
Dunque… come dire…Ieri, sono stato attore di una delle situazioni più ignobili e disonorevoli che una persona vagamente sana possa commettere.
Se titubo un po’, non è certo per un problema di dignità, quella l’ho smarrita ad un addio al celibato, anni fa, in un locale Lap Dance del trentino.
Ma il peggio è, statene certi, che intendo rendervi partecipi.
Ma andiamo per gradi.
Dunque… vediamo..
…non ho pagato delle minorenni per fare del sesso e nemmeno ho coinvolto 314 uomini delle istituzioni pagati con soldi pubblici per avvalorare le mie tesi. …neppure ho comperato delle mutande verdi, sempre con soldi pubblici, avvalendomi della teoria che visto che queste hanno il compito di coprire le pudenda che si sa, stanno a sud, per logica federalista la parte a nord non é responsabile.
…ma non ho manco sbirciato qualcuno dal buco della serratura nell’intento di masturbarsi, anche se… fuoco fuochino… ci stiamo avvicinando.
Ed il peggio è che non me ne dolgo a sufficienza, anzi, tutto sommato, la cosa mi ha addirittura elettrizzato.
Ancora un attimo e ci sono….
Ieri, come capita ormai da tempo, tempo che pare scandito da un metronomo lasco a cadenza settimanale, avevo trascorso un’oretta di svago dalla mia strizza che da un tot pago perchè scongeli il calippo che c’è in me e renda consapevole che esiste un mondo pieno d’amore che sta chiedendo dove sto di casa… e così via.
Vittima quindi dell’ennesimo esperimento che la suddetta aveva messo in campo nell’intento di rimettermi al mondo, con lo scopo di non lasciare nulla di intentato prima di sventolare bandiera bianca, ci aveva dato dentro con un esercizio psicologico che fin dal nome includeva, per il sottoscritto, un senso di perpetua inutilità. Un qualcosa che finiva con …”senso motorio”…
La mia mente, in default, se n’era partita con la classica domanda a risposta incorporata.
Quindi…Questo senso avrebbe avuto senso?

 

Nonostante, di norma, lasci in parcheggio la logica perchè comportarsi alla cazzo è un abito della mia misura, quando mi si propongono novità che non comprendo e che potrebbero alleviare questo mal di mondo, invece di cogliere le occasioni, mi si avviluppa attorno un anticorpo pronto ad annientare il virus del cambiamento ed il tutto con cocciutaggine e tignoso rifiuto, lo stesso che, immagino, elargirebbe Uma Thurman all’operaio FIAT con tuta blu che, all’uscita da Mirafiori, le si avvicinasse nel tentativo di concupirla.

img_1296400022-p12-85-wallpaper-uma-thurman
Prima del …”senso motorio” mi si erano assiepati in ordine sparso:
Fiori di Bach, (che se non conoscete non è un dramma), l’E.M.D.R. (esercizio basato sul movimento oculare per sciogliere i traumi), massaggio Cranio Sacrale (boh) e visualizzazioni positive (boh… ma alla seconda) tutte cose validissime per fare concorrenza al ventaglio adibito ad arieggiare i testicoli, dopo il gioco aperitivo nei villaggi Alpitour.
Pare, però, che ‘sti ritrovati della psicologia mondiale, debbano essere essere spinti dalla nostra la fede. Insomma, funzionano se ci si crede. E già qui mi trovo in disaccordo, anche perchè, avessi fede me ne starei tranquillo a casa. Voglio dire, se una persona inspira quel grammetto di cocaina (mi dicono), c’è poco da avere fede. Te ne accorgi subito che qualche effetto avviene, lo stesso se dal box doccia ne uscisse l’Uma di cui sopra, infilasse prima di asciugarsi una maglietta bianca ed si adagiasse sul mio lettone Ikea, beh..credo che fede o non fede, difficilmente riuscirei a non percepire un lieve mutamento del mio corpo, no?
Cmq eccomi alla prova di quest’ultimo…’sto “
senso motorio.
T
erminato “l’esperimento”, cosa strana, un accogliente senso di sonnolenza inizia a prendermi. Un lieve torpore, che avevo classificato come un passo avanti rispetto al solito “nulla”, prende ad avvolgermi. Su invito della dott.ssa, mi accomodo sul divanetto della sala d’aspetto per quel quarto d’ora necessario a “bearmi fino in fondo dell’assoluto beneficio” (testuali parole).
Nel frattempo, con la consapevolezza
(non mia di certo) di stare a vivere un’esperienza preludio al salvifico cambiamento, mi sfila davanti una collega con occhiali neri che senza nemmeno regalarmi un’occhiata, come fossimo al banco dei pegni dove sta portando i gioielli di famiglia, si infila rapida e scompare nello studio.
In breve percepisco un vociare.
Ne deduco che una delle 2 porte non è stata chiusa ed in breve ne esce, abbastanza nitida, la voce dalla paziente che racconta. E sempre più nitida diviene, anche e soprattutto, perché prendo a sfilare sui cuscini fino ad arrivare al punto più vicino all’ingresso dello studio.
Inutile dire che, con il senso di colpa a 1000 ma con la curiosità a 1500, gara non c’è proprio stata ed ho preso a gustarmi, si fa per dire, l’inatteso spettacolo.
Immagino vorrete sapere di cosa hanno parlato la paziente con la dottoressa.
Nulla di trascendentale.
Dunque…
Lei signorina single, lui sposato che le ha garantito che lascerà la moglie ma, “originalone”, pare tergiversare e lei giustamente soffre.
(già…storia mai sentita vero?).
A prescindere che a farsi curare dovrebbe andarci lui, con sforzo titanico mi trattengo dal fare irruzione all’interno, intimare alla signorina di smetterla di buttare i suoi soldi nel water con una terapia che tanto, lui, pura statistica, mai e poi mai avrà le palle per mollare la moglie e che, la situazione è talmente frequente, che a fine 2014, verrà introdotta nel paniere Istat.

 

Invece me ne sono rimasto ancora qualche minuto là fuori a pensare e riflettere se invece, a parti invertite, qualcuno avesse ascoltato uno dei miei colloqui, ed allo spettacolo se fosse capitato proprio il giorno in cui, mosso da cialtronaggine acuta, mi ero sentito proporre alla strizza un po’ di sano ed amichevole sesso, puntualizzando che non si trattava di tranfert, ma il desiderio che un po’ di soddisfazione, da questa terapia, dovevo trarne, mi spettava. In fondo, fino a quel momento, tra i due, solo io mi ero spogliato, che male c’era a ricambiare il favore?
Controllerò la mia agenda, ma credo non se ne fece nulla.

 

Alla luce di questo, però, non vorrei passare per disfattista, non me la sento di buttare tutto all’aria, sarebbe ingeneroso. Qualche beneficio, inutile negarlo, c’è stato. Da quando frequento la terapia, ad esempio, non ho più parcheggiato in zona “rimozione”.

 

DOVE ERAVAMO RIMASTI??

Dove eravamo rimasti??
Già…a me che abbassavo il coperchio del portatile ad inizio dicembre, per intraprendere per il terzo anno consecutivo questo gaudente lavoretto ai banchetti natalizi.
È vero, non ci siamo sentiti da un po’.
Diciamo che questo mio togliermi dalle palle potrebbe essere inteso come il vero regalo natalizio da parte del sottoscritto….questo potevo permettermi e questo mi sono permesso.
Pongo quindi uno stop a questa mia latitanza natalizia in compagnia di banchetti e marziani che ad onor del vero, non sono mancati neppure quest’anno. Da classico e placido Natale che si rispetti, come un buon film da domenica pomeriggio in famiglia, non è mancata neppure la coccolante colonna sonora ad avvolgerlo. Non mi riferisco certo al lamento costante di altoparlanti gracchianti che come orgasmi di gente attempata inquinavano le vie del centro, ma ad amene entità, sbucate da chissà dove, imitanti sembianze umane.
Lui non ha eluso la sua presenza neppure quest’anno. Sarebbe stato difficile non notarlo, il cugino meno noto di Frank Zappa, conosciuto dai “non molti” come Franco Badile. Chitarra tricorde, una meno del dicembre scorso (le altre usate come filo interdentale) suonata con ritmo cadenzato e costante, come si usa fare in Brianza durante gli sculaccia-party con minorenni e non.

FRANCO BADILE

FRANCO BADILE…parente di FRANK ZAPPA

Naturalmente non potevano mancare le new entry. Nella fattispecie due.
Il primo, batterista non male per la verità, a spaziare dal rock anni ’70 al liscio romagnolo dei Casadei, limitandosi, con una certa valenza, a dare una spintarella ai batteristi originali. Nonostante il divieto di rumoreggiare, quest’anno i vigili sono stati inflessibili ed il loro costante ammonimento, ha sempre, dico sempre continuato imperterrito come in missione per conto di nostro Signore. Un soprannome un programma: Franz di “Coccio”, riservista, pare, della grande PFM.

FRANZ DI COCCIO

FRANZ DI COCCIO

Ultime in ordine di apparizione, in tutti i sensi, vista l’età, una famigliola americana con babbo kilometrico e stuolo di bimbe, ben nove e dalle voci angeliche che facilmente verrebbe da immaginare in primavera su dondolanti altalene fatte da abili amanuensi nel Connecticut ed in tournée qui, in Europa, con le loro 5 canzoni natalizie. Un po’ pochine, è vero, ma cantate da sciogliere il calcare dei rubinetti.
Premetto che il mio inglese da spiaggia spesso non è affidabile, ma il loro intento, secondo le 2 le opzioni che mi è parso intuire intavolando un discorso con il capo famiglia, erano:
1) raccogliere fondi per arrivare fino in Russia ed allietare con la loro musica gli ospiti degli orfanotrofi di quelle zone. Lodevole!
2) aprire una sala da gioco a Mosca impiegando le bimbe sui pattini nella consegna di Martini dry e nel fine serata, utilizzarle come mini ballerine di lap dance. Lodevole!
L’inglese si è sempre prestato a più interpretazioni.

20131218_150125

Ora non è che in un blog si debba sempre scrivere post densi di significato e nessuno pretende che lo siano, ma rileggendo quello scritto fin qui, sono stato preso da un odore che piano piano si è fatto sempre più intenso e che ha preso a salire su su fin quasi ad ottundere il cervello. Quando non ne capisci il motivo devi attendere, aspettare che la sabbia mossa dal fondo torni al suo posto, anche se più spesso la consapevolezza è un calcio in culo che ti arriva all’improvviso…e quindi, pensare che le poche righe scritte fin qui erano servite a coprirne il fetore come i profumi per gli antichi romani, è stato un attimo.
Perciò, se è vero, come è vero, che un anno è passato, è palese che l’odore da coprire, pure stavolta, sono stati i buoni propositi, gli obiettivi, che neppure per questo 2013 sono stati posti e di conseguenza non mantenuti. Verrebbe quasi da dire dimenticati…già! …come fosse possibile dimenticarsi di pisciare. Sempre forti di quella teoria secondo la quale se non scendi in campo la partita non la perdi.
Insomma, un altro anno gonfiato come l’albume sbattuto, che di sola aria si arricchisce.
Che poi, gli obiettivi, se non stanno, come dovrebbero stare, davanti a noi, come gli anni passati vanno a posizionarsi dietro, ti stanno incollati alle caviglie e come insistenti rappresentanti Herbalife non ti mollano un’istante, sempre pronti a colpirti nei punti deboli. Chi meglio di loro conosce i tuoi punti deboli?? ..semplice!.. i tuoi punti deboli stessi. (mi sa che neanche Umberto Eco…). E ti ritrovi a vivere di malsana immobilità. E credetemi, mai e poi mai lo confesserei, ma quest’immobilità rimane a tutt’oggi nella top ten dei rari stimoli al pianto che al sottoscritto rimangono, anche se loro, le lacrime, non amando stare al centro dell’attenzione, è all’interno che scivolano, mica fuori. E non ci sarebbe nulla da eccepire se queste troie in forma liquida, non andassero a solidificare creando robuste pareti rocciose e difficili da scalare, proprio qui, al centro del petto.
Già…..a volte verrebbe quasi da chiedere aiuto al buon Dio… che vi assicuro, esistesse, lo farei volentieri.
Ma lo so, divago e mi intristisco..dai….. parliamo un po’ di voi ora…

MI SOMIGLIA... SOLE E PIOGGIA

MI SOMIGLIA..SOLE&PIOGGIA

LI SENTO…. STANNO ARRIVANDO…(e con loro il Natale)

Eccoli! Stanno arrivando! Li sento!
Ne riconosco il sibilo leggero. Guardo verso il cielo ma non vedo niente.
Però so ci sono!
Ne ho la certezza!
In questo periodo, non deludono mai le attese,
loro.
Con astronavi colore del cielo si esibiscono sfrecciando concentrici e silenziosi sopra le nostre teste. Utilizzano sistemi radar che non vi potete nemmeno immaginare e li puntano quaggiù, sulla terra.
Stanno cercando di localizzarmi, lo percepisco. La fatica però, sarà breve, io e la mia poca fantasia ci faremo trovare puntuali ed inchiodati nel medesimo posto dell’anno passato.

ECCOLI,..SONO LORO

ECCOLI..SONO LORO

Quando, tempo fa, ebbi la consapevolezza della loro esistenza, da persona razionale che crede solo a presenze alle quali puoi fare la mano morta sull’autobus, rimasi stupefatto, sbigottito….basito!
(quasi come quando seppi di Calderoli ministro.)
Ma c’è poco da fare…lo so… anche quest’anno arriveranno.
Nulla possiamo contro di loro.
Sono creature superiori.
Ogni anno lo stesso copione: si caleranno da quello scivolo di luce, utile per non usurare la suola delle scarpe.(i cinesi, è palese, lassù non ci sono ancora arrivati).
Si avvicineranno silenziosi e pronti all’agguato come sadici testimoni di Geova la domenica mattina.
Impossibile presagire la loro apparizione.
Il loro incedere controvento è lento e silenzioso.
Non li noterò di certo io… mica ho doti che i miei simili non hanno.
Quando ne percepirò la presenza, alzerò gli occhi,..ma sarà troppo tardi.
Non avrò vie di fuga.
Gaudenti come rappresentanti di commercio, inturgiditi non certo dal clima, il mercurio vicino allo zero li eccita, gaudenti dal brivido consapevole che ti hanno in pugno, sei nelle loro mani! Eccitati. Saranno sufficienti loro, gli sguardi, per farmi sentire a loro avviluppato come un Harry Potter nelle vicinanze della pietra filosofale orfano di Albus Silente. Non sarà facile uscirne.
Solo il tempo, alla fine, mi sarà di aiuto, visto che la blanda forza umana nulla potrà contro il loro strapotere.
A poco, lo so, varranno le mie parole. Come in un classico rapporto di coppia, i dialoghi, identici per sonorità cambieranno di significato e l’approccio verbale sarà praticamente inutile.
Ma perchè vado rammaricandomi, è palese che mi ci sono messo io in questa situazione.
Unica nota positiva (che non suono certo io), è che il supplizio non sarà eterno. Dopo avermi risucchiato l’anima, soddisfatti, imbolsiti e più buoni, perchè anche se vieni da lassù in sto periodo ti senti più buono, con calma olimpica risaliranno 
dallo stesso cono di luce color ocra che aveva permesso loro di poggiare il piede sulla terra, facendosi risucchiare dalla bocca del disco volante come in un enorme sesso orale ben fatto.
Immediatamente dopo, i nodi che avviluppavano inizieranno ad allentarsi e le mie membra riprenderanno vitalità e vigore e sarò libero! Ma per arrivare fin qui, dovrò attendere e lottare ed avere una pazienza certosina (quella da spalmare) ma no! non mi faccio illusioni, perchè è certo che anche quest’anno, non avverrà prima del fatidico 6 gennaio.
Ormai lo so!
Questo è quello che mi toccherà.
Una bella distesa di ceci per nutrire le mie ginocchia. Ma in fondo perchè me ne vado a rammaricare?
Era mia convinzione che quest’anno qualcosa sarebbe cambiato. Che sarei stato coinvolto in una qualche impresa artistica, di un certo spessore s’intende, e invece no! Nessun ologramma, raffigurante registi famosi sì è palesato nella mia cameretta, ma nemmeno sull’uscio di casa.
E quindi, anche quest’anno la mia auto-stima mi punterà un faro addosso chiedendomi conto di tutto questo ed io….ed io, per l’ennesima volta non saprò cosa rispondere e mi appellerò al quinto emendamento.
Perché anche quest’anno sarò lì… fino al 6 gennaio… ai banchetti natalizi a vendere minchiate.. ostaggio dei marziani.
Eccheccazzo!

20131203_180237

IDROLITINA PER TUTTI…. OFFRO IO!!!

Oggi, non so, sarà che stamattina mi sono soffermato troppo a lungo a guardare neutrale fuori dalla finestra, o subito dopo quando meccanicamente ho preso a sbirciare proprio qui, dentro di me, (meno neutrale e più preoccupato) ma, come il ricordo della birra dopo il rutto, è salito ai piani alti, inaspettato, il pensiero insapore del mio quotidiano.
Lapalissiano che, in genere, un aroma, nonostante vada in giro vantandosi della somiglianza col gusto originale, non ne contenga né la sostanza, né il sapore tanto meno gli effetti.

Questo però, grossomodo, è quello che è successo a me stamani. A dirla tutta, magari a salire fosse stato il rigurgito della birra, no! Ha rilasciato il posto, invece, ad un più disonorevole e triste gusto da far pensare, senza dubbio ed apparenti collegamenti, all’acqua Idrolitina.

Ecco!! La prova provata che i pensieri vivono di vita propria, e con estrema facilità si stanno emancipando da una mente che, compito suo, dovrebbe contenerli. Io per primo, rimango sorpreso da queste analogie sulle quali nemmeno se mi stipendiano vorrei indagare. Già…una nuova nevrosi è sempre pronta a farti cu-cù.
Dato di fatto, cmq, che a quella polverina bianca
(niente facile ironia!) mi sono abbeverato per un ventennio e qualcosa vorrà pur dire!
( verrebbe quasi da annoverare, oltre a quello fascista e berlusconiano, anche il ventennio “idrolitino” quale protagonista del mio personale declino).
Non voglio relegare, certo, al Cav. Gazzoni, l’inventore della formula, questo mio stato di malinconia che mi schiaffeggia a scacchiera, è palese che ci ho messo del mio, ma sento di dichiarare, senza tema di smentita che mai come ora, un periodo ha ricordato l’aroma vacuo della polverina di cui sopra.
E quando le giornate sanno di Idrolitina, vi assicuro, c’è poco da stare allegri.
L’acqua Idrolitina, è solo la flebile parvenza di bere qualcosa di superiore all’acqua del rubinetto, il suo “frizzo”, purtroppo, si smarrisce in poche sorsate. Per certi versi ricorda le gomme Brooklyn. Illudono ed allietano al primo morso, poi stanno lì, tra lingua e palato a girare immeritatamente come in una giostra, rimarcando ad ogni morso la loro inutilità.
Dell’idrolitina, ricordo, oltre la filastrocca impressa sul cartoncino giallo della confezione, anche dei blandi dettami: una volta immessa la polvere nella bottiglia, “sguarattarla”(sbatterla) e rovesciarla a testa in giù per generarne quel po’ di “frizzo” indispensabile ad arrecare quel vago e temporaneo piacere.

02Idrolitinapome.JPG

Stamani, alla finestra in questione, come quelli messi maluccio, auto-annichilito per aver paragonato il mio quotidiano alla vacuità dell’acqua Idrolitina e come se a consigliarmelo fosse stato un ciarlatano da TV privata, ho addirittura pensato che se fossi riuscito a stare in verticale a testa in giù, ed avessi preso ad “auto-sguarattarmi”, sarei riuscito a regalare un vago “frizzo” a me stesso, alle mie giornate e alla mia vita. Ma ho desistito grazie ad una serie di scricchiolii, sempre pronti a farmi da colonna sonora le volte che testo l’elasticità del mio corpo.
Lo so che voi, gente in malafede non ci crederete, ma io, il Sig. Gazzoni, l’ho conosciuto veramente. Non fu un incontro epico, anche perchè agli incontri epici, non ti crede mai nessuno, quindi evito.
(Nn racconterò mai, ad esempio, la volta che strinsi la mano ad Al Pacino, tanto chi mi crederebbe…stento a credermi da solo!) Cmq.. Nemmeno “epicuccio”. Qui, piuttosto, ci fermiamo dalle parti del banale…e quindi si può raccontare.
Risale agli anni ’90 ed io combattevo valorosamente contro astiose folate di vento in un distributore di benzina in cima ai monti in direzione Cortina.
Un signore di una certa età, lui, il cavaliere, in compagnia del figlio, arriva con un Suv di colore scuro. Al momento di pagare, leggo sulla carta di credito “Bologna calcio”, (ne era il presidente all’epoca) ed il nome Gazzoni.
“lei è quello dell’acqua Idrolitina!..”..dico con esagerata enfasi. Probabilmente quella, l’idrolitina, a casa si beveva perchè immagino fosse la più economica. All’epoca la qualità non era un optional di serie.
Annuisce e sorride…
Ma io continuo incosciente: “la poesia della confezione la sapevo a memoria.. e ancora la ricordo..”.
2 + 2 = 4! Su invito del Cav. Gazzoni, con la promessa che avrei ricevuto la bandiera autografata dai giocatori del Bologna, (cosa per me prescindibilissima) mi sono trovato mio malgrado, ad intonarne la filastrocca. E poco mancava che non chiedesse di utilizzare la pompa della benzina come microfono.
In sunto, forte di una vaga esperienza teatrale, di fronte ad un bel gruppetto tra clienti e colleghi, che pur sempre un pubblico è, questo quello che ho intonato e pare brutto
non rivangare qui e ora, a memoria:

Diceva l’oste al vino
tu mi diventi vecchio,
ti voglio maritare
all’acqua del mio secchio.
Rispose il vino all’oste
fai le pubblicazioni!!
sposo l’Idrolitina
del Cavalier Gazzoni

Ad onor del vero, la bandiera autografata non l’ho mai ricevuta e me ne sono fatto pure una ragione.
Ho saputo che ultimamente il Cavaliere non se la passa molto bene, ed in un’intervista si è dichiarato “povero ma più tranquillo”, ha venduto l’elicottero e gli è rimasto solo un palazzo nel centro di Bologna.
Può capitare, dico io!
C’è la crisi, si sa, il periodo è quello che è e molti, come Il sottoscritto ed il povero cav. Gazzoni, non se la stanno passando bene. Vivono con la sensazione limpida che la loro vita faccia acqua da tutte le parti… e se l’assaggi, sa proprio di Idrolitina.

INCONTRO SOLO DONNE MONORGASMICHE

Ecco, lo so! Qualcuno, di passaggio, avendo visto un titolo vagamente pruriginoso si sarà fermato pensando che forse stavolta valesse davvero la pena scorrere qualche riga.
Comprendo anche un’eventuale delusione, perchè all’interno, lo dico subito, non c’è nulla di tutto questo!
Mi sono semplicemente voluto omologare al classico sistema utilizzato per incuriosire il lettore e di conseguenza far salire le visite alle stelle.
Non è certo un’idea mia, non sono così sgamato.
Ma è che da un po’ sto frequentando da casa un corso di marketing presso una scuola di Milano.
Non potendo, per ovvi motivi economici seguire di persona, mi viene spedito un sms giornaliero con un condensato delle lezioni.
Si…effettivamente è un po’ pochino, ma è quello che in questo periodo mi posso permettere.
Non va meglio a Lady Marion, la mia dirimpettaia. Sta nelle mie stesse condizioni. Per un corso di taglio e cucito, le inviano su WhatsApp foto, dove signore di una certa età tengono in mano ferri da calza ed è praticamente impossibile capire come intendano utilizzarli nell’immediato.
Comunque, prima nozione sulla quale i miei insegnanti si sono subito soffermati e che avrei potuto pure intuire, è il condire, come con l’aceto balsamico l’insalata, di una spruzzatina di quel non so che, tanto da far sottintendere, almeno dal titolo, l’argomento sesso. Così, da attirare ad un primo sguardo amanti della lettura dell’ultimo momento.
Il primo SMS ricevuto, lapidario, riportava le seguenti parole: “culi&tette”.
Dicevo che avrei potuto intuirlo.
Incappai, infatti, da ragazzino, in una situazione analoga. Mi capitò tra le mani “MOTOSPRINT”, rivista che lascio a voi intuire cosa trattasse e che Mr Silent, il mio babbo, aveva lasciato sulla tavola della cucina. In primo piano della copertina, quella che una persona volgare definirebbe “una gnocca da paura”, ma che io, invece, mi limitai a “gradevole e procace giovinetta alla quale delle persone prive di scrupoli avevano rubato i vestiti”. Notai però, che un sussulto di pietà li aveva colti, e per non infierire completamente, le avevano almeno lasciato le scarpe con quel po po di tacco.

GIOVANE DERUBATA DEGLI ABITI

GIOVANE DERUBATA DEGLI ABITI

Come nella settimana enigmistica nel quiz “scova l’intruso”, orgogliosamente, avevo scoperto alle spalle della giovane, ben nascosta, una moto, della quale naturalmente non ricordo la marca, sebbene fossi all’epoca un grande appassionato.
In zona la scritta: “può essere tua per… “ ed una cifra in lire.
Ero corso da Mr Silent a chiedere spiegazioni. Non riuscivo a concepire che ci fossero delle donne in vendita. (cosa che sarebbe stata evidente, anni dopo, quando iniziai ad interessarmi di politica).
Ricordo, in quell’occasione, il viso di Mr Silent. Si era compresso in una smorfia e non venni mai a sapere se stava tentando con tutte le sue forze di sorridere, trattenersi dal farlo, o semplicemente aveva pestato una puntina da disegno.
Con lente gesticolazioni”, mi fece comprendere che in vendita non c’era la signorina, ma solamente quei pezzi metallici che le sbucavano dietro le rotondità e che ai miei occhi di ragazzino erano appunto: “l’intruso”.

Questa intuizione si avvalorò con gli anni leggendo “PANORAMA” che con una certa coerenza, gli editori avevano chiamato con quel nome “panorama”. Soffermandosi alla copertina, effettivamente, il panorama era la cosa più interessante del settimanale.
Con gli anni, è stata la volta dei telegiornali.
Primo fra tutti “STUDIO APERTO”. L’ho seguito fin dagli albori.
Non amando le notizie, ma da grande appassionato di meteo, calendari e cagnolini trovatelli, ho decretato quello come il MIO telegiornale di riferimento.
Ed ora, eccomi qui a seguire le orme dei miei maestri.
Ne approfitto per anticipare almeno tre titoli che sono nella top-list e potrei inserire nei prossimi post:

  1. 1001 MODI PER ANNAFFIARE LA BIANCOFIORE

  2. SESSO ORALE CON LA SANTANCHÈ… (ma solo per farla tacere)

  3. ROSY BINDI MI HA ALLUNGATO 5000 LIRE PER UN LAVORETTO.

Aggià…l’originale titolo e forse più sensato per questo post, sarebbe dovuto essere: “NONOSTANTE TUTTO SONO UN VIP”… ma ormai non c’è tempo…sarà per la prossima volta… qui fuori c’è gente che mi aspetta in macchina.

….ma diciamo la verità, “NONOSTANTE TUTTO SONO UN VIP”, avrebbe mai incuriosito??
….naaaaa!!!

(ps. Rosy Bindi, mi ha effettivamente elargito 5000 lire, lavoravo in una stazione di servizio e le ho controllato acqua&olio…non a lei, all’auto naturalmente!)

PER IL TITOLO..FATE VOI!!

Giorni fa, sono salito su di un treno regionale in direzione Bologna. Dopo l’esperienza dell’ultimo viaggio per Milano, avevo riempito un thermos di bestemmie calde da offrire alla bisogna agli sprovveduti compagni di viaggio. Stranamente, sarà stata la giornata festiva o l’orario, o una semplice botta di culo, ero riuscito a trovare uno spazio lecito su di uno scompartimento semivuoto in 1/a classe ed adibito a seconda.
Comodo!
Dovendo prepararne delle letture, ho approfittato per appartarmi con un vecchio libro sul secondo dei miei miti assoluti, W. Allen. (Il primo è la lavastoviglie). Una rarità contenente brani di racconti pubblicati sul New Yorker negli anni ’50, dialoghi dei suoi film, ma soprattutto i primi monologhi degli anni ’60, un piccolo progetto che sto mettendo in piedi, sperando che poi lui faccia altrettanto con me.
Da subito, però, ho avuto la certezza che di quella bibbia non sarei riuscito a sfogliarne nemmeno una pagina. Il ritmo placido del treno, così calmo, così monotono, così sempre uguale, ha preso da subito ad anestetizzarmi i pensieri, rendendo il viaggio rassicurante e senz’anima. In breve, quello che più desideravo….lasciarmi scorrere…

Quindi treno come ventre materno che ci va stretto, ma riesce a calmare le nostre paure, spostandole solo più in là, il treno come la relazione ventennale con la compagna delle superiori, alla quale non hai fatto in tempo dirle che non te ne fregava più un cazzo, perchè nel frattempo ti aveva presentato ai suoi, eri piaciuto e questo ti rassicurava. Come in un gorgo in mezzo al lago, poi, ti eri lasciato risucchiare in una vita da riso in bianco, col sesso al minimo sindacale della domenica, grazie alla provvidenziale erezione mattutina presente anche nei più sbadati, e la messa cantata delle 10.00, consapevole che delle due opzioni, la più intrigante restava sempre la messa cantata.
E’ ormai nozione comune, che un dramma riconosciuto (e riconoscibile) è preferibile al cambiamento, il vuoto. Motivo per cui le mogli che vengono corcate di botte da mattina a sera, continuano a rimanere al fianco del proprio aguzzino.

Nonostante ‘sto sentore, sequestrato dalle coccole ritmate di queste poltroncine azzurre, ero adagiato su sensazioni rassicuranti, srotolate fino ad arrivare a chi, per anni, i primi della mia vita, si era prodigata per spacciarmi quelle prime dosi di nutrimento emotivo, Mrs Gramelot, mia madre.
Ed accoccolato su quel blu delle poltroncine, lo stesso dei suoi occhi, ho desiderato tornare in quell’istante, a pesare un’ultima volta su quelle braccia fragili da osteoporosi, nel disperato tentativo di ricuperare qualcosa con cui riempire il mio pozzo e non doverne sentire più il continuo rimbombo.
Alla luce, ma pure al buio, di quello che sto vivendo, ha iniziato a farsi spazio tra i rovi dei miei pensieri, il dubbio che quella razione di primo nutrimento non fosse stata sufficiente. A testimoniarlo, col tempo, la mia difficoltà a riconoscerne sapore.
Con due sole braccia e 3 figli, troppi forse, non è biasimevole non riuscire a dispensare dosi di attenzioni a tutti, tanto da riconoscerle incontrandole.
E con questo pensiero, che come melma da un tombino dopo un temporale ha iniziato a salirmi fino a tracimare malsano e maleodorante, ha iniziato a farsi feroce il desiderio di ingiuriare il mondo per la sua più grande ingiustizia: il NON poter decidere di venire al mondo alla luce di precisi e attendibili dati: un curriculum della famiglia ed un 730 della loro capacità di amare, senza contare poi l’atto sessuale per il concepimento, un colpo basso, una furbata da pubblicitario.
Perchè la fecondazione deve contenere il piacere?
Non sarebbe più razionale, ma soprattutto giusto, poter generare con sofferenza? Magari cospargendosi il palmo della mano di acido cloridrico, sbattere il mignolo sul piede del comodino, assistere ad un comizio di Borghezio!! Se scegliamo il dolore, è palese la certezza che quello che facciamo lo desideriamo veramente. Perché proprio con un atto sessuale, una delle cose più piacevoli? (dopo la torta di pere della signora Wanda, naturalmente).
La nascita di un figlio è troppo importante perchè avvenga con un atto di piacere.
Come puoi, poi, provare a tuo figlio che era lui a cui puntavi e non sei invece semplicemente scivolato sulla buccia di banana del desiderio?..

E poi..

…e poi ….e poi… e poi mi sa’ che devo smettere di prendere ‘sti treni…lenti, monotoni, puntuali o in ritardo ma puntati ostinatamente in avanti, verso un futuro sconosciuto …che ancora fatico a coniugare….

LA SINDROME DI STING

 Ho da poco trascorso un’ paffutoweekend (1) ad uno stage di doppiaggio. A condurlo Niseem Onorato, valente artista e voce di Jude Low, attore quest’ultimo, che le vostre fidanzate non possono non conoscere. Secondo statistica, pare infatti, essere tra i più “fantasticati” dalle donne italiane durante i rapporti intimi con il proprio fidanzato…già! proprio con voi!
(ma non voglio guastarvi il fine settimana, anzi per rincuorarvi, vi comunico che il 77% dei sondaggi è errato, probabilmente anche quest’ultimo).
Più ci penso e più trovo affascinante ‘sto lavoro. Quella del doppiatore è un’attività che implica una grande professionalità ed una volta tanto, noi italiani, paese definito sempre più spesso delle banane, annoverando i migliori professionisti a livello mondiale, riusciamo a farla da padrone.

IMG_0142
Cazzuolata di cultura: pare addirittura che a questo, abbia contribuito il regime fascista, vietando al “cinematografo” la presenza di voci straniere. Una predominanza professionale di noi italiani, che pare partita proprio in quegl’anni.
Ora, immagino già il coglione di turno, puntuale, che il prossimo 25 aprile, ricordando questo episodio letto chissà dove e chissà quando, proverà ad inserirlo in quello che sempre più spesso viene catalogato come “ il fascismo buono”. (che se uno mi porta un piatto di merda che sa di lavanda, ci credo pure).
Cmq, a parte questo, come intuirebbe un calderoli qualunque, fondamentale nel doppiaggio è riuscire a sincronizzarsi con la voce dell’attore, ma più ancora, con il suo sguardo.
Il mio personale risultato, vista la proverbiale mancanza di sincronia, che si specchia in varie sfaccettature del mio vivere, non ha dato enormi risultati e difficilmente sarò mai inserito nel grande firmamento del doppiaggio italiano. Questa mia mancanza di sincronia, però, come un laccio emostatico che ben stretto porta in superficie delle vene gonfie, aveva reso visibile l’ennesima mia lacuna che da sempre viaggia sotto pelle e che definirei una vera e propria malattia. Malattia della quale, credo per ripicca nei miei confronti, la medicina mondiale se n’è sempre sbattuta le palle.
La cosiddetta sindrome di Sting.

index
Questa, del quale nome me ne prendo personalmente la responsabilità, fa sì che ci si sincronizzi immediatamente sulle emozioni blande, le cazzate, le banalità, bypassando quelle importanti, quelle che danno valore alla nostra vita, ci fanno crescere, sentire vivi, che spesso il presente, ci porge sorprendendoci. Quest’ultime, poi, una volta rinsaviti, cerchiamo di riviverle per gioirne, inseguendole a ritroso con la memoria, ma voltandoci ci accorgiamo che è tardi, tutto è sbiadito, come il sapore di un frutto consumato fuori stagione.

Proprio oggi, ripensando a questo stage, come una rumorosa scoreggia che ti sorprende mentre ti pieghi per allacciarti le scarpe, il ricordo della sindrome, detonato puntuale come le immancabili tette nei servizi di studio aperto, era ricomparso.

La sindrome di Sting, mi si era dipanata e resa limpida come un lago alpino, per la prima volta da adolescente, mentre prestavo la mia opera in una radio privata.
Ogni nuova uscita in 33 giri di Sting, i critici musicali se ne uscivano con lodi sperticate ed ovazioni ed io, appena possibile, correvo curioso ed emozionato ad ascoltarlo. Immancabilmente, però, il dramma! Il disco lo trovavo noioso, poco interessante e mi sgorgava limpido un… “macchèccazzo”…!!
Anno successivo, altro LP di Sting e solita solfa: ‘na cagata!! pessimo!!! e più noioso del precedente!!..però.. e qui c’è il però, immancabilmente, per un qualche casuale motivo, ritrovandomi tra le mani l’LP dell’anno precedente, lo trovavo straordinario!! bellissimo!! Imperdibile.
Ma come cazzo è possibile che l’anno scorso facesse cagare ed ora lo trovo superlativo?? ..boh!! ..e così ogni volta! come se la bellezza riuscissi a viverla solo grazie al ricordo, senza mai riuscire ad imbrigliarla nel presente.

Anche stavolta, faccio un’attività che mi piace, con amici tutti molto motivati, nell’intento di rimanere aggrappato a ‘sto mondo inutile dell’arte, diventato più volatile di una manciata di sabbia sul palmo aperto della mano, e solo ora mi ritrovo a pensare all’importanza di quello che ho costruito, che ho vissuto, come se la mia mente continuasse a soffermarsi sul barattolo in vetro della nutella e non sul contenuto, sull’incarto e non sulla caramella, sulle spine della rosa e mai sui petali o il profumo.

unabbella rottura di coglioni!!!” direbbe la persona volgare che non sono.

Fortuna che la prossima settimana ho appuntamento col meccanico e ne approfitterò per una regolata al sincro…

.(1)sabato, domenica e buona parte del venerdì

NATALE, FREUD E PARCHEGGI…

Ne ho avuto l’ennesima prova! I problemi che ci affliggono non li seminiamo andandocene, ma ci rimangano incollati addosso come il chewing gum in estate sotto le scarpe.Sta consapevolezza da bar all’angolo, era balenata l’altra mattina alla stazione di Bologna, dove per un paio di gg, avevo sostato da The Singer, amico d’infanzia e cantante. Questa ri-consapevolezza da parrocchia, aveva risvegliato un’incomprensibile senso di leggerezza, tanto che il primo pensiero era andato a lei, la donna che più di ogni altra era a conoscenza di ogni mio pertugio, quella che a colpo sicuro sollevava i miei tappeti scovandone la polvere che non ero ancora riuscito a smaltire, lei, che mesi prima, con le mie lacrime a seguire diligenti la via tracciata dalle rughe, si era avvicinata accarezzandomi una guancia e mi aveva stretto nell’abbraccio che solo una mamma sa’ dare, ma non la mia, sennò sarebbe stata per lo meno curiosa, l’erezione che mi aveva sorpreso come un autovelox in aperta campagna e che neanche rinculando ero riuscito a celare. Già, proprio lei, la mia strizza! Colei che elargisce consigli come fossero coriandoli il martedì grasso o riso ai matrimoni, ed il tutto, per la modica cifra di 80 euro all’ora.
E sempre lei, quella mattina, avrei ritrovato per l’ultimo incontro dell’anno, Maya permettendo. Per tutto il mese, infatti, non avrei avuto il piacere di vedere il suo mezzobusto da dietro la scrivania, visto che per il secondo anno consecutivo, avrei trascorso le feste a vendere inutili minchiate dietro un banchetto natalizio.
Nonostante sto lavoro conceda notevoli spunti per imbastire nuovi personaggi e dialoghi per il mio lavoro di attore, un minimo di avvilimento mi aveva avvolto come una sciarpa di lana che punge, e che da piccolo solo una passata di borotalco Roberts riusciva a lenirne il fastidio. Lo stesso fastidio che pareva rivivere ora, solo con gli angoli un po’ smussati.
Nonostante i buoni propositi lavorativi che parevano essere partiti con il piede giusto, ma con la gamba di un altro, evidentemente, per tutto l’anno mi ero comportato come il Re Midacontrario. (personaggio meno noto ai più, capace di riuscire tramutare in merda tutto quello che toccava).
Per non annegare nel solito pessimismo, mi ero aggrappato ad un salvagente di parole, le stesse che avrebbe usato un saggio indiano. Lo immaginavo, durante un pediluvio nel Gange, a scartare Baci Perugina, gettarne alla corrente la stagnola e trattenerne la sola cartina traslucida dove su una si leggeva: “trai beneficio anche dalla più insignificante delle esperienze”. (anonimo)... vorrei vedere chi avrebbe messo la faccia su sta stronzata!
Alla luce di questo imprescindibile consiglio, mi ero tuffato nella speranza che se Martin Scorzese avesse avuto bisogno di un attore in grado di impersonare con verità un venditore di bigiotteria&puttanate, avrei avuto buone possibilità di ottenere la parte.
Alla stazione, quindi, mi preparavo a rientrare con il mio zainetto di pensieri e paturnie, dopo aver dedicato poco più di 24 ore a The Singer, ed a tutto quello che mi aveva confidato.
Immagino la curiosità, racconterei volentieri quello che ci siamo detti in quei 2 gg di freddo e pioggia Bolognese, ma credo che menti semplici perderebbero troppo tempo nel cercare di trovare un nesso al surplus di intellettualismo messo in campo dai 2 artisti del fine settimana.
Posso dire, però, che discutemmo a lungo se la parola fregn(i)a, si scrivesse con la “I” dopo la “N”, o meno.
…io, ero convinto che con la crisi qualche vocale poteva essere risparmiata… THE SINGER un po’ meno…ma lui, economicamente, se la passa meglio del sottoscritto.
E quella mattina, tra intuizioni e malinconie, ero salito sul quel treno, con lo strano senso di lievità che ti regala la consapevolezza le rare volte che le fai “tana”, ma non prima, di un’ambita treccia ripiena di lava vulcanica al bar della stazione, e che fa tanto viaggiatore. Mi eccita scrutare i visi, ascoltare i discorsi, sentire il rumore delle valigie che solcano i corridoi con quella musica tutta uguale che pare un disco dei Pooh, ma soprattutto, continuare a stupirmi del fatto che “cazzo, con tutta sta gente, possibile non conoscere nessuno?”(una mia fissa da luogo affollato).
Sul treno, approfittando del vociare, ridotto a sopportabile brusio, mi ero incuneato tra le pagine di un libro appena regalatomi e che pareva partito col piede giusto. Storia di un tale a colloquio con lo strizza, ma molto più scassacazzi di me, scritto da un napoletano, tal De Silva. Lettura interrotta a Ferrara da risate pachidermiche di 2 paffuti imprenditori tedeschi che parevano alla gita delle medie.

BAMBINI IN GITA

BAMBINI IN GITA

Appena seduti, proprio qui di fronte, avevano estratto da un astuccio un marchingegno.

marchingegno

marchingegno

COMPARATORE... BOH...

COMPARATORE… BOH…

Avvertendo un mio interesse all’oggetto, forse colpito inavvertitamente dallo sguardo del mio occhio sinistro che dall’età di 3 anni fa un po’ quel cazzo che gli pare, avevano intuito un mio interesse all’attrezzo e di conseguenza invaso la mia leggerezza mattutina con spiegazioni mimate e prove pratiche con dei cubetti di ferro che (cazzo!!!) tenevano in tasca!.
Siccome quando ci si diverte il tempo vola, dopo un paio di settimane, il treno da Bologna per Padova era arrivato a destinazione. Scendo, faccio per salire in auto, e leggo un cartello che dalla fretta non avevo notato all’andata.
Noo..cazzo!!
Cerco il parabrezza. Nessuna multa.
Forse Dio Esiste!!
…stavo recandomi dalla strizza e guarda un po’, il mio pensiero andava a Freud..
Poi ho pensato,…ma lui, avrebbe mai parcheggiato in zona rimozione…??? mah!!

I miei pensieri sono un po’ così…non è che chiedano sempre il permesso…