PERDERE LA DIGNITÀ NON È POI COSÌ GRAVE

 

Voi lo aspettavate e lui, il momento, è arrivato!
Ne avevo accennato un paio di volte negli ultimi post e quindi, anticipando i vostri desideri, magnanimo, ho deciso di svelarvi come sono andate esattamente le cose il giorno in cui sbriciolai la dignità in quel locale Lap Dance del trentino.
Voglio premettere che qualche lustrino è passato. Era ancora il secolo scorso. Più o meno all’epoca in cui quel bontempone di Umberto Bossi apostrofava Berlusconi, un giorno sì e l’altro pure, “mafioso di Arcore”.
Come un avvocato di me stesso, per edulcorare ai vostri occhi la mia posizione, “signori della corte”, vi prego di tenere in considerazione le seguenti attenuanti.
Io, sono un montanaro inside. Dunque ingenuo. Ed un tempo peggio di ora. Questo per dire che non sono abituato alle cose “strane”.
Perfino Lady Marion, mia dirimpettaia, mi ha tacciato di essere un
“oggetto” fuori dal mondo per il grave crimine di esser vissuto fino ad ora, inconsapevole, della presenza di due capisaldi dell’alimentazione mondiale: kepab e mojito. (oltre ad aver dichiarato che lo spritz fa cagare)
Secondo ‘sta sua non opinabile teoria, sono condannabile dal momento che la legge italiana non ammette ignoranza.
Insomma, un caso grave che va a posizionarsi dalle parti di Norimberga.
Ma partiamo!
Un paio di amici del teatro, mi invitano a festeggiare con loro l’addio al celibato di un comune amico. Non accettare pare brutto!
Il sabato seguente, quindi, mi caricano su di un’auto e via… si va in trentino.
Spaghettata e discoteca pare essere la versione ufficiale.
Per un piatto di pasta spostarsi di un centinaio di KM dalla mia città natale pasquale? (visto il periodo)…mah!
A pormi queste domande non ero solo. C’era anche Paolo. Oltre che i più giovani, eravamo anche quelli che, se all’epoca ci avessero invitato ad una gita fuori porta, saremmo stati tutto il tempo sul pianerottolo.
Inconsapevoli come i neonati senza colpe, prendiamo posto sui sedili posteriori.

Le esalazioni di feromoni misto a Kenzo-uomo, che come nebbiolina rendevano difficoltosa la visuale già all’interno dell’auto, dovevano far presagire che qualcosa di terribile sarebbe capitato. Ma come per le grandi catastrofi ambientali, tutto è palese solo dopo aver oltrepassato il famoso punto di non ritorno..
In seconda serata, ci inerpichiamo in collina, una zona isolata e lì c’è la discoteca. La discoteca non era simile alle 2 che ricordavo ed infatti non si chiamava nemmeno discoteca bensì Night Club…boh!
Siamo in regione autonoma e quindi, con i nomi, fanno un po’ quel cazzo che vogliono, penso. E poi quel nome che, vado a memoria, poteva essere sexy-blue o rose(abbiate pazienza, sono pure daltonico).
Entriamo. Con sorpresa, noto che a pascolare, scomposti, davanti al bancone, ci sono solo uomini. Donne, a parte qualche cameriera senza vassoio e con mutandine e reggiseno variopinti, nel locale, nessuna.
Locale che, oltre tutto, pareva in fase di ristrutturazione, visto che rinforzare e sostenere il soffitto, c’era una serie di tubi argento posizionati in parte del perimetro su cubi metallici ricoperti di velluto rosso. Manutenzione straordinaria penso. Infatti trovo imprudente andare a stazionare proprio su quel lato del locale, ma tant’è!

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Capire che la frittata era ormai fatta, è parso manifesto quando una delle cameriere, salendo su un divanetto ed avvicinandosi ad un uomo, aveva divaricato gli arti inferiori ed accostato le mutandine con pizzo a pochi centimetri dal naso del suddetto.
Ho immaginato fosse per l’urgenza di chiedere una valutazione sul detergente intimo appena acquistato.
Immediatamente dopo, il pensiero è andato a Mrs Gramelot, mia mamma.
Credo che sarebbe impazzita se avesse visto la ragazza con le scarpe sul divanetto.
In breve, però, è stato lampante che più che frittata si trattava di purè, visto che addosso al poveretto (?), la servente, aveva iniziato a strofinare a destra, sinistra e poi con lievi rotazioni…la patata.
(e sto arrossendo…voi che siete in malafede non ci credete, ma sto arrossendo!).

Dopo 10 volte, però, capisco subito e quindi, senza troppe spiegazioni, Paolo ed io, come pezzi degli scacchi, abbiamo praticato un veloce arrocco con le poltroncine nell’intento di proteggerci e posizionandoci su un divanetto nella penombra.
Come a scuola quando si teme l’interrogazione e la maestra gira tra i banchi, abbiamo preso a spostare gli sguardi verso luoghi iperscrutabili cercando accuratamente di non incrociare quello delle “maestre”.

Diciamo che, come a scuola, per la prima ora l’abbiamo fatta franca.
Purtroppo, è arrivata la seconda e con lei la nuova professoressa.
Una ragazza minuta dal nome curioso di Pollicina, o questo è quello che ho capito dallo speaker quando, con enfasi, l’ha presentata.
Da subito, però, un brutto presentimento.
Chiaro come la Batida de coco…da Pollicina non volevo essere interrogato!!
Scrutare la porosità della parete e poi fingere di allacciarmi le scarpe, a ben poco è servito. Alzo gli occhi. Troppo tardi! La maestra si avventa sul sottoscritto ed in un attimo mi trovo disteso al centro della pista quasi completamente nudo e ad una velocità da far annichilire Fregoli ed Arturo Brachetti assieme.
Alla fine, unico superstite, un paio di boxer in stoffa con disegnetti gialli.
Voglio puntualizzare che, sebbene di stoffa, e quindi non elasticizzati, non ho mai corso il rischio che le mie pudenda fuoriuscissero, visto che molto premurosamente, Pollicina, come ad usare del silicone contro gli spifferi degli infissi, aveva riempito i miei boxer di densa panna montata…e pure di ottima qualità. (da sempre i latticini del trentino sono di pregio).

Se pensate che l’interrogazione sia stata breve, beh.. vi sbagliate. Diciamo che, cronometrati da Paolo, sono stato alla lavagna per almeno 40 minuti, subendo domande anche sul programma del primo quadrimestre.
I primi 5 minuti sono stati drammatici, come quando la prof. chiede l’argomento a piacere e si va in palla. Quando però sono iniziate le domande secche, e non ne sbagliavo una, mi sono rilassato ed ho preso seriamente a divertirmi.
Nulla di invalicabile, anche voi ce l’avreste fatta.
Quello che veniva chiesto, in sunto, era di inserire tutta una serie di oggettistica e frutta di vario colore e dimensione nei pertugi che preventivamente la Sig.ra Pollicina mi indicava.

Visto gli ammiccamenti, complimenti e le strette di mano di decine e decine di sconosciuti, credo proprio di aver passato l’esame a pieni voti.
Un’evidente cenno d’orgoglio era impossibile non notarlo anche nei visi adoranti dei miei compagni di viaggio.
Solo Paolo non si era avvicinato.
Ma dov’era Paolo?
Dove l’avevo lasciato. Nella penombra del divanetto, rannicchiato come un piumino da mettere in armadio finita la stagione e con lo sguardo catatonico che non mi mollava un attimo.
Mi ero avvicinato e dalla sua bocca queste poche e flebili parole:

“…se il diavolo esiste…abita qui..”

amen!

 

X – PROCTOR

Un paio di giorni fa, durante uno strenuo ma non impossibile tentativo di fusione tra un corpo umano male in arnese (il mio) con un divano anni ’70 e per un tempo indefinito, vengo interrotto da un sms.
A., amica e valente attrice che non vedo da un tot, mi invita per la sera stessa in un locale dove ad esibirsi ci saranno cantanti ed attori. Una specie di ritrovo per una ricorrenza che non so.
“hanno la Rossa Moretti e poi…c’è una tipa di Milano che vuole conoscerti”, conclude. L’ago della bilancia vola immediato in direzione Moretti che tra le 2 è quella che ha sempre procurato minori preoccupazioni.
Anche se….
Tergiverso per un po’ con me stesso, ma conoscendo i miei punti deboli intuisco che riuscirò a convincermi. Decido per il si.
Dal mio subconscio, senza trovare particolari impedimenti, sale alla superficie la frase “di quella tipa che mi dici?” e nel breve, un pensiero alla signorina si fa presente e timbra il cartellino.
Volo con il pensiero pensando a dove possa avermi visto sta tipa di Milano. Dunque!
Un paio d’anni fa qualcosa in una TV a Milano l’ho pure fatta ma ricordo pure che in quel periodo non ho vissuto di vita sociale e che l’unica a riconoscermi in seguito a questo è stata
un’infemiera dell’ospedale. Di seguito passo all’attualità e mi dico che no!..Non è possibile! La netta consapevolezza è che in ‘sto periodo ha più visibilità del sottoscritto una qualsiasi suora di clausura della certosa di Vedana.
E al di fuori dell’ambiente artistico?…mah.. nn credo proprio. Vivo tra casa mia e quella del professore mio dirimpettaio.
Che possa entrarci sta stranezza del blog? Magari no. I miei lettori, senza esagerare, si possono contare sulle dita delle mani di Luca T. amico d’infanzia. (e gliene mancano 2 dalla nascita).
Diciamola tutta! Non sono certo il tipo per il quale una donna si gira vedendomi passare (se non dall’altra parte) o che viene agganciato in discoteca. Non colpisco al primo acchito. Insomma sono il classico tipo al quale per rendersi interessante dovete lasciare almeno il tempo di inventare qualche palla.
Con titanico sforzo, quindi, verso sera, mi scollo dal divano alzandomi per un orecchio e mi dirigo al locale.

Da sapere che, come nei blog i lettori sono in gran parte altri blogger, nei locali dove succede qualcosa di parvente artistico, pure gli avventori sono in buona parte artisti o presunti tali, gente già vista più e più volte e quindi è fondamentale riuscire ad eludere la classica domanda che è matematico, come un tombino sulla vetrata, arriverà a fare danni sulla nostra autostima.
“ciao!! è un po’ che non ti si vede,…a cosa stai lavorando?”
“mah.. sto lavorando molto ad un progetto tra Parigi e Praga” (piccolo trucco: evitare la domanda successiva, per non dover dire che tra Parigi e Praga…. c’è Padova…e mica è una palla!).

Fortuna che mi sento battere sulla spalla, mi giro e c’è lei, A., la mia amica con a fianco….la Madonna con corona di pearcing. Bellissimi occhi neri e delle curve castigate da fouseaux neri che sembrano una pista delle automobiline Polistil.
La guardo, il pensiero non decelera, ed alla prima curva esce andando a cozzare sul bancone del bar.

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“eccola, è lei che ti voleva conoscere. E secondo me l’hai pure già vista.”(???)….penso che no… ma fa niente.
“ti stavo aspettando. A. mi ha detto che venivi e volevo assolutamente vederti”.
Va da sè che ora sbircio per vedere se ci sono delle telecamere che mi stanno riprendendo di nascosto.
Pare di no!
Lei si avvicina, entrando clamorosamente nella mia sfera personale, e mentre cerco di resistere dal morderle le labbra, mi prende sotto braccio e chiede se voglio accomodarmi su di un divanetto.
Sono un ragazzo semplice e quindi dico sì.
Alle poltroncine il mio corpo si adagia. La mia mente tarderà un po’, al momento è su lidi assolati in compagnia della suddetta. Siamo poco vestiti.
Un paio di ragazze si avvicinano a noi.
“ciao.. tu sei (—-) ? 6 bravissima…avevamo votato per te”
Votato per te? Ma che cazzo vorrà dire?
Lei risponde cortese e poi mi chiede se mi va di seguirla in un posto dove si sta più tranquilli.
Sono quello di prima…quindi ribadisco il sì.
Ergo, sempre sottobraccio, entro nella toilette con la Madonna.
A. mi ha detto di te e volevo proprio incontrarti”
“???…. che il buon Dio esista?”
“…è un po’ imbarazzante… lo so…”
“nn ti preoccupare..dimmi pure…” Mi sento dire con voce sbiadita.
“ho saputo che 6 riuscito a curare le emorrodi… ma come hai fatto?? A me stanno facendo impazzire”
..già…volevo ben dire…il buon Dio frequenta poco i cessi dei locali…

E quindi via a raccontare di quando, per risparmiare 200 euri per una visita da un noto guru dell’omeopatia, ho fatto da cavia davanti ad una quarantina di farmacisti, in gran parte donne, raccontando tutti i miei cazzi dall’infanzia in poi, perchè così funziona, per poi ricevere un paio di gg dopo una ricetta per un tubetto con delle palline bianche, dolci, da sciogliere in soluzione unica sotto la lingua, che hanno effettivamente alleviato in gran parte il problema e senza arrivare a spendere 10 euri. E  che per ben 2 volte ho rimandato un intervento chirurgico che avevano fissato vista la gravità del problema, e che al quale, a tutt’oggi, non mi sono ancora sottoposto.
Chiacchieriamo, lì, nell’angolo del bagno con un discreto via via di gente, molti la salutano e poi capisco… anzi capisco dopo che me lo dice lei. E’ stata finalista ad un talent che immagino sia X FACTOR..che naturalmente non ho mai cagato di striscio, non avendo il televisore e non solo per questo, ma evito di dirglielo. Capisco quindi quel “ti ho votata” di poco prima, quando era sempre una Madonna, ma meno crudele.
Lei è euforica. Mi ringrazia con calore e mi abbraccia stretto tanto che sento nitidi 2 soldati sull’attenti con le baionette puntate qui, nel centro del petto e con i quali posso tuttalpiù allearmici, ma che del combattimento corpo a corpo, tanto paventato dalla mia fantasia, resterà utopia, per sempre frustato dalla consapevolezza, che rimarrò…quello delle emorroidi..

(ps: ad operarmi all’ospedale di Belluno, ci sarebbe dovuto essere tal dottor Silvio G. .. ecco…sapere di non avere nessuno alle spalle con quel nome, beh…mi ha rinfrancato non poco.)

PRO-STITUZIONE

La settimana scorsa, nell’edicola di Gianka, quello del Punto di G., dopo aver seguito quel programma comico dal titolo “la fiducia al governo”, che all’estero fa rotolare dalle risate, ma qui un po’ meno, avevamo aperto un’improrogabile discussione sulla prostituzione.
Da noi, si sa’, dopo politica, anche seguendo un non trascurabile ordine alfabetico, la parola prostituzione compare subito in superficie come una scoreggia mollata in piscina.
La cosa che però mi aveva fatto sussultare, nel bailamme delle battute che a turno venivano profuse a getto continuo, era una proposta, l’unica che mi ero trovato a condividere in pieno.
La regolarizzazione della prostituzione.
E fin qui, tutto bene.
Il coccolone, però, mi stava prendendo perchè a proporla era proprio la Lega Nord per voce del sindaco di Cittadella, ricordando che solo pochi anni fa, gli stessi, erano scesi in piazza, a Padova, per protestare contro l’apertura di un Sexy-shop.

LA COERENZA

LA COERENZA

Beh,..mi ero detto, dopo un trentennio, finalmente una proposta concreta e condivisibile. Il mio pensiero solidale, però, era corso immediato alla vita alla quale erano costretti ‘sti poveri cristi. Elettori che ogni quarto d’ora, con sapiente slalom, a  doversi districare tra pericolosi paletti e trovarsi da anticlericali a ferventi cattolici in un lampo, senza il preavviso di almeno un paio di giorni. Dirottare bestemmie in preghiera e viceversa, senza uno scarto di tempo adeguato, che si sappia, può creare seri problemi, basti vedere quello che è successo al loro leader… ma tant’è!

Come capita, cmq, quando si discute di politica, basta proprio un’inezia per arrivare al personale e da lì, ad intavolare un discorso improntato sulle mignotte, il passo è breve.
Partimmo inizialmente a disquisirne da un punto di vista socio/economico, convenendo che era cosa buona&giusta, per un ovvio motivo di cassetta, ma anche e soprattutto per dare un po’ di “sollievo” a persone che per età, aspetto o solitudine, non potevano più avvicinarsi a questo naturale svagosenza dimenticare chi è gravato da pesante handicap fisico o mentale.
(da non perdere il film dell’anno passato “the session”)
E via, poi, a piene mani, a raccontare esperienze…. di altri…fino a lambire anche la lotta femminile sul fango andando, è vero, fuori tema.
Fatto sta, che nessuno di noi aveva mai provato l’ebbrezza del sesso mercenario.
Rinverdendo situazioni altrui, era palese che mi trovavo inconsapevolmente vittima di una malattia della quale la medicina mondiale ancora faticava ad esprimersi, ma, e lo dico senza vanto alcuno, andare a zoccole non è mai stata una mia prerogativa di vita….così pure il desiderio di sbirciare 2 donne avvinghiate nel fuoco della loro intimità.
(da quest’ultimo, anche senza farmaci, sono cmq in via di guarigione).
A ben ricordare, però, restando in tema, una situazione che non valeva assolutamente la pena rivangare, e proprio per questo l’ho fatto (e faccio), era capitata anni prima. In quell’occasione, come quasi mai accade, me l’ero scansata brillantemente, tipo quando, leggendo il giornale per strada, riesci ad evitare all’ultimo una merda di cane.

All’epoca, vagavo nel mio più splendido periodo seduttivo, dove riuscivo senza problemi, a concupire donne solo ed esclusivamente il 29 febbraio.
In quelle settimane avevo conosciuto tra gli scaffali del supermercato dove lavoravo, una ragazza di qualche anno più avanti, gradevole, ma soprattutto procace.
Veniv…pardon, si recava sempre con il marito, un bell’uomo e finanziere, lo dedussi dal fatto che si presentava immancabilmente in divisa.
Mah..sarà stato il mio savoir faire o le battute umoristiche che elargivo a piene mani, la signorina parve da subito ritenere il sottoscritto persona necessaria e piano piano, iniziando a presentarsi sola, non mancava mai di richiedere la mia presenza anche per delle banalità.
La invitai, in breve, ad una passeggiata mattutina, un lunedì, visto che altri giorni ero impegnato e la sera, ovviamente, riteneva lei inopportuno uscire.
Accettò!
Ero gasatissimo per il posto che scelse, una località turistica fuori stagione, quindi via da occhi indiscreti, ma anche e soprattutto, per aver sfatato il mito 29 febbraio, essendo un tiepido aprile.
Salendo lungo i tornanti, un paio di volte era arrivata a sfiorare la mia con la sua mano, mentre la tenevo sul pomello del cambio e da lì a pensare che se è vero che 2 + 2 fa 4, la situazione si sarebbe conclusa a mio favore.
Evidentemente l’aritmetica mi aveva voltato le spalle, visto che in quell’occasione 2 + 2 faceva 50, come gli euro che mi chiese per la sua compagnia.
Ora…so che è stupido, ma la prima cosa che pensai nell’immediato, fu lo sgarbo che stava facendo al marito. Non tanto per le corna, ma per il fatto che lei, moglie di un finanziere, avesse intrapreso un’occupazione che non contemplava l’emissione di scontrino fiscale.
Dicevo che me la cavai brillantemente come quasi mai accade. Di solito se incontro della merda inizio a spalmarla. Quella volta dissi che era fantastico, che avevamo sorprendentemente molte cose in comune tra cui il lavoro, lo stesso, non però le tariffe, di poco superiori le mie, ma che per questa volta le sarei venuto volentieri in contro.
Proposi quindi un pari&patta, invito che la signorina, immagino declinò, dal momento che non mi rivolse parola fino a casa.
Me ne feci una ragione…e persi una cliente.
(e pure lei)

Alla luce di questo episodio, con Gianka, dibattemmo se mai avremmo potuto in un futuro, tenere in considerazione una cosa del genere, cioè sesso in cambio di danaro.
Ne convenimmo che sì, l’avremmo potuto fare e pure volentieri, solo che il compenso sarebbe stata solo una scusa….siamo gente semplice noi!

NUOVI SPORT ESTIVI (lancio del ….)

Oggi parliamo di sport e sentimento. (nulla a che vedere con “l’amare lo sport”)
Normale è frequentare degli sport, come credo sia altrettanto normale scegliere quello a noi più congeniale. Che poi venga riconosciuto o meno durante manifestazioni sportive internazionali, tipo olimpiadi o campionati europei poco conta, a noi non tange particolarmente.
Due gli ingredienti principali: fantasia ed una certa dose di “chiodo fisso”.
Lo so!….neppure ci starei a capire ‘na sega..
Insomma, uno sport con lievi inclinazioni alla “pesca sportiva” e proprio in quell’ambito mi permetto di collocarlo.
Quindi: prendete un bimbo sui 5/6 anni. Nel caso avesse da ridire, rispolverate il ricatto che nel corso degli anni vi ha dato le maggiori soddisfazioni. (personalmente mi limito ad un semplice: “se non fai come dico, stasera cucino io!!”)
E’ altresì preferibile, ma non indispensabile, un terreno erboso tipo parco pubblico, una fattoria didattica, oppure il cortile di qualche villa, nei quali si stiano svolgendo manifestazioni o attività che includano la presenza di bimbi con rispettive mamme, riunite in comodi capannelli.
(i padri, ad eccezione del sottoscritto, lasciano i pargoli alla deriva, spiaggiandosi su panchine laterali in posizione cunnilinctus con rosee gazzette dello sport…che, credete a me, rosee non lo sono a caso).
Ma restiamo sul pezzo.
A breve distanza di ‘sti capannelli, si prende il piccolo per la collottola ed il cavallo dei pantaloni, lo si dondola avanti e indietro per un tot, fino a quando non c’è la consapevolezza che il lancio risulti adeguato, e con quanta energia avete lo si getta all’interno del capannello.
Niente paura! E’ tutto sotto controllo. I bimbi sono di gomma.
Fin qui è tutto banale e poco avvincente. La parte interessante, invece, immediatamente dopo, quando dal nugolo il piccolo se ne esce sempre, dico sempre, riportando come il cane il legnetto al suo padrone, una bimba che a sua volta trascina una mamma. La famosa pesca a strascico.
Interessante no??…certo, nell’immediato non molte sono le calorie che vengono consumate, ma si spera, per ovviare a questo, che possa succedere qualcosa nel futuro senza la coppia di bimbi. (lascio estese praterie alla vostra fantasia).
Lo ammetto… qualcosa deve essere ancora “registrato”, visto che a trarre benefici da questo sport, i migliori risultati li ha sempre portati a casa Jena, impegnato a lanciare innamoramenti come gli aerei in guerra, buttavano le bombe a grappolo.
L’ultima in ordine di tempo, Emma, pescata dopo un lancio durante la lettura animata per bimbi in una fattoria in località Piove di Sacco e con mamma appresso, dotata oltretutto, di una certa “simpatia”.
Jena, non amando insegnare, predilige bimbe di una “certa” età ed esperienza e quindi Emma, 7 anni, occhi brillanti come due stelline, sostava comoda all’interno del suo “range”.
Questo, un padre attento come il sottoscritto, l’aveva notato all’istante, vedendo il proprio erede parlare in perpetua vibrazione come il pupazzetto della pubblicità imbottito di Duracell che saltella la corda, però, a differenza, senza la corda.
Per non parlare poi di discorsi che vertevano con enfasi su “imprese fisiche apocalittiche” tipo salita su alberi, salto di qualche siepe o numero di palleggi, atti di eroismo che parevano attecchire, visto che i due, ad insaputa dei genitori che nel frattempo sorseggiavano prosecchi al bar, si erano organizzati per una pizza assieme la stessa sera.
L’emozione sentimental-erotica aveva segnato il primo gol, ed eravamo solo all’inizio del primo tempo.
Dopo qualche sporadico incontro delle settimane successive, finalmente il grande giorno. Ok! pizza da noi!
Con la tranquillità del sapere la Montessori in una SPA a Levico Terme, ed in accordo con la mamma, ci eravamo allontanati per ritirare le pizze, lasciando i due in camera a guardarsi un cartone…credevamo!
Al ritorno la non sorpresa (per il sottoscritto). I due che escono dalla camera mano nella mano e con Jena pittato dalla solita faccia-tipo da: papy credo di essere innamorato-.
“papy… ci siamo baciati”… e ridacchia..
“è vero mamma..ci siamo baciati anche in bocca”…e ridacchia..
okkazzo!!…penso…e non ridacchio
Mi giro, e vedo che alla mamma di Emma, l’abbronzatura sta velocemente scomparendo. A puttane i 15 giorni di mare a Gallipoli….e non ridacchia.
“abbiamo pensato che Emma e la sua mamma possono fermarsi a dormire da noi”
“facciamo così…io e lui dormiamo assieme qui sul lettone … e voi due potete potete stare sul divano”.
Subito penso che a volte ‘sti giovani dovrebbero essere incoraggiati, perchè castrare tutte le loro iniziative? A volte un genitore per amore del figlio potrebbe pure sacrificarsi…fosse per me li accontenterei pure…
La mamma, però, intuisco pensarla non esattamente così, impone quindi alla piccola di vestirsi che è tardi, ed in breve partono a buona velocità e con l’auto che giurerei aver visto impennare,…ma essendo buio non garantirei.

Eccomi, quindi, per l’ennesima volta a pensare e pure invidiare Jena per questi suoi slanci del sentimento imparati chissà da chi. E rifletto che, evidentemente, come i parti gemellari, pure ‘sti slanci emotivi, saltano una generazione,
…stavolta la mia.
Vedo Jena come il fiume scendere di fretta a valle, per tuffarsi subito alla foce senza le sterpaglie, quelle che ormai fanno tappa fissa dei miei tragitti del sentimento, a rallentarne la corsa.
Le stesse che mi imbrigliano sogni, spunti e buoni propositi, tali da renderli concorrenziali alla scadenza di yogurt bio.

IL FIUME JENA

IL FIUME JENA

Mentre mi sento in perpetuo viaggio attorno a tangenziali che solo a pensarle ricordano la funzione del confetto Falqui, senza trovare il modo, o il coraggio, di uscire per visitare la bellezza di un qualunque centro storico, ho sempre più la consapevolezza che Jena, starà lì ad aspettarmi mentre da un pò sorseggia una granita al limone.
..approposito…ma il confetto Falqui..che fine ha fatto??

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Mrs GRAMELOT E I SOCIAL NETWORK

Dopo altre immeritate vacanze, rieccomi qui, più vecchio e meno pimpante che mai. Si riconferma un’ineluttabile teoria: dopo le vacanze, ci vorrebbero le vacanze, quelle vere….senza fondotinta.
Da quando il sig. Unicredit mi ha tolto il saluto, (per le mutande non dovrà attendere molto) al posto di lidi assolati o SPA (nome del cazzo) per ripristinare la forma che mai ho avuto, ci è toccato ricorrere ad ormai consuete vacanze montane da Mrs Gramelot (la mamma). Vacanze taroccate, che ricordano più il ritorno sul luogo di un delitto commesso anni prima.
In fondo, mi dicevo, il piacere di tornare al paese natale, è pur sempre un modo di rincontrare …già..chi?? Chiccazzo si incontra in agosto? Agosto è un mostro che ingoia tutto! Agosto trova indigeste solo sagre, persone di passaggio e volti ai quali non sai più appiccicare un nome.
Indigesta all’agosto, anche lei, lì, fissa come un totem cocciuto, imperterrita e coriacea, Mrs Gramelot.
Due colpi di clacson per farle calzare in fretta un paio di ciabatte e spegnere il 32 pollici al plasma che a sera, sul video, si possono cucinare le uova, e compare alla finestra.
Stavolta, cosa strana, non ci era corsa incontro, ma solo sporta dalla finestra e, cosa ancora più strana, sarà stato il sole del tramonto che le si sbatteva in viso, pareva avvolta da una luce vivida e bella che la trasformava, la migliorava, quasi.
Le donne quando prendono luce odorano di innamoramento o svago. Entrambi li avevo candidamente esclusi.
Forse, inconsapevolmente, ero io a vederla così.
Forse il piacere di vederla o quel vago spurgo di gratitudine in ritardo di anni stava sgorgando e mi cambiava la prospettiva accecandomi.
Forse la mia vita sta guarendo, penso.
Salgo le scale e ci viene incontro. Si piega in avanti con la goffaggine di una donna della sua età e dedica le prime doverose attenzioni al nipote, l’ultimo, lanciando un fugace sguardo, serenamente preoccupato al sottoscritto,
L’abbaglio permane.
Già.. abbagliato nel vero senso della parola, di quella luce che avevo notato fin dal cortile.
L’alone luminoso è accecante! Mrs Gramelot pare un bomboniera.
Riprendo lucidità.
mamma, che cazzo hai fatto ai capelli???”
lassa star… varda.. non ne voglio gnanghe parlar. Quella gretina della sostituta parrucchiera”.
Cazzo, qualche settimana prima ero figlio di un’abbondante settantenne, con capelli mogano ed ora, zoppicante e con le ginocchia giustamente rattrappite, mi si para davanti una Marylin Monroe centenaria uscita da un sarcofago senza essere passata in sala trucco.
Con la fantasia che quando parte….. temo di vederla trascinarsi sopra un tombino dal quale un potente getto d’aria le solleva il grembiule da cucina evidenziando così, gambe con debordanti vene varicose violacee da sembrare la cartina geografica in 3D del Friuli Venezia Giulia che se non lo nomino io non se lo caga mai nessuno.
Marylin mi invita ad entrare.
so’ccontenta ghe sei ‘rrivato… hai bortato vero il combuter che dobbiamo chiede settrova la mia amica di Domegge ghe stasettimana andiamo attrovare‘”
Antefatto: un paio d’anni fa, tramite facebook, avevo individuato il nipote di un’amica e le avevo messe in contatto. Da allora, per qualsiasi cosa, “tanto c’è fesbu ghe è miragoloso“.
E periodicamente mi consegna una lista di persone da ricercare per lei e le amiche del circolo abruzzesi, senza riuscire a farle entrare in testa che su
“fesbu” si deve essere iscritti e la media delle ottantenni è piuttosto esiguo. Fortuna che esistono i nipoti.
Sta di fatto che nelle faccende domestiche, il PC ora viene incluso nelle reliquie da spolverare quotidianamente.

 

Era passato un anno dall’ultima volta che eravamo stati alla ricerca di una sua amica che non “vedeva da un po’”
“Fesbu” però, non aveva fatto il miracolo
il nome del paese me lo rigordosegondo me la troviamo…ci tenco attrovarla
Di buonora ci eravamo messi in cammino nella direzione di un microscopico paese dell’agordino.
Google map indicava un unico serpentello e qualche casa buttata alla rinfusa qua e là, così, senza pensarci troppo.
Arrivati e nessuno, dico nessuno che la conoscesse. Come nei migliori villaggi sud americani, ci viene indicata l’abitazione della “centenaria del paese”.
La nipote, che sicuramente aveva dimenticato il sorriso sul cuscino di un letto evidentemente non suo, titubante, ci fa entrare.
Davanti a noi, su una poltrona in velluto consunta, una vecchina altrettanto consunta, arrotondata su se stessa, alza lo sguardo come se si scucisse un esagono da un rotondo pallone di cuoio. Ci fissa per un tempo esagerato.
Anch’io la guardo fissa e penso che se avessi nominato la parola “crema idratante” ci avrebbe denunciato. Più che rughe, in faccia teneva una cassettiera e da uno di questi fuoriusciva la manica di un pigiama, o almeno mi era parso di vedere.
Dalla ruga più grossa, che poi ho capito essere la bocca, una sola ed unica frase: “…le morta nel febraio ‘72″
Chiedo a Mrs Gramelot indicativamente da quanto era “quel po’ che non la vedeva” Non ricorda. Ripropongo la domanda in tono deciso. Tergiversa, poi confessa….dal 1956.
Cazzo!! Te lo potevo dire io senza disturbare la nonnina arrotolata, penso.

 

In casa, invece, ricurva come il ramo di un salice piangente, la Marylin del quartiere accompagna Jena in salotto mentre ripenso alla nonnina arrotolata e le sue rughe e proprio in quel momento riconosco quelle di Mrs Gramelot, come se esserle stato vicino per tutti questi anni, avesse edulcorato ai miei occhi la loro profondità. In silenzio ho preso a girare cercando di ritrovarla in fotografie sequestrate da cornici opache e di poco gusto sparse in giro per casa. Avevo indugiato sulla foto del suo matrimonio con Mr Silent, il mio babbo ed alla faccia triste che traspariva dal bianco e nero. La faccia di chi, nemmeno il giorno del suo matrimonio, si è mai sentita completamente accettata, e mai lo sarebbe stata, macchiata da quella colpa ineluttabile di essere donna del sud.

 

La prima volta che Miss X (mia ex) era salita a conoscere i miei, quello sguardo triste nascosto nel bianco e nero della foto, era stata la prima cosa a notare. Immediatamente dopo, l’abbigliamento tipico degli ambienti montani e molto simile a quello che lei stessa aveva riconosciuto nell’album di matrimonio dei suoi.
Mrs Gramelot aveva precisato la data e ne eravamo usciti tramortiti.
40 anni prima, a centinaia di km di distanza, i nostri genitori si erano sposati esattamente in contemporanea.
Una coincidenza tale non poteva che essere di buon auspicio alla nostra unione, aveva pensato Miss X, non fosse altro che uno dei 2 ero io.

 

Ho continuato poi a guardare Mr Gramelot lungo il corridoio, lenta e piegata come un frollino uscito dalla tazza del latte, indeciso sul da farsi, ed ho preso a riconoscerne gli anni, tutti, troppi e per la prima volta in vita, ho avuto la sensazione che avrei potuto perderla, non per distrazione stavolta…
e mi sono sentito più solo.

 

BUON COMPLEANNO PERDENTE

Ieri stavo cazzeggiando accuratamente al PC. Sia mai che arrivi ‘na mail di fondamentale importanza per la mia vita social-sessual-lavorativa…. mah..!!
Apro nell’ordine: Facebook, Skype, Twitter. Infine anche la pagina di questo blog, nella speranza di riuscire ad attizzare qualche fondamentale ed innovativa idea da rendere pubblica, così…tanto da cambiare le sorti di sto paese. Ma con lui…
Mission impossible… niente da fare!! si perde in partenza! (pare il tossico che dice a mamma che questa è l’ultima pera, e dai sondaggi pare che mamma, il 24 febbraio, gli crederà ancora).

CUCU' ITALIA!!!

CUCU’ ITALIA!!!!!!

…restuisco i soldi dell’IMU, (in banconote di piccolo taglio) condono tombale, (conoscendolo avevo capito tròmbale) accordi con la Svizzera (una bella bisteccona amica sua, minorenne, che fa buoni prezzi)...e..scusate…ma non ce la faccio….

TORNO SUBITO!!

rieccomi! Spero non vi siate annoiati, sono stato all’ombra del banano che ho in giardino a farmi un paio di risate! Pareva brutto farle qui!!

Dicevo, apro la pagina interna, quella riservata al gestore del blog, cioè io, e vedo una novità. Una piccola e sconosciuta icona a forma di calice in alto a destra.
Ci clicko sopra e… hoibo!! Compare l’augurio di buon compleanno.
Il 7 febbraio?? Beh..gentili, ma li compio il primo aprile io!
Leggo meglio: buon compleanno
perdentedisuccesso.
Cazzo!!…Già passato un anno??
Effettivamente, a pensarci bene, il blog l’avevo aperto in prossimità di un mio viaggio a Berlino per il festival del cinema che si tiene proprio in sto periodo e la prossima settimana, infatti, ci ritorno.
Testimonio a me stesso, con rammarico, che altri 12 mesi si sono tolti dalle palle.
Ultimamente, ho quasi l’impressione che gli anni ci sfiorino camminando con le pattine, così… per non farsi notare.

A parte la gentilezza del Sig. WordPress, mi stupisce il fatto che fino ad ora, e per tutto un anno, sia riuscito a sfornare alla media di uno a settimana, qualche inutile resoconto (post) della mia non esaltante esistenza. Non che sia cosa spropositata, ma per quel che riguarda il sottoscritto un po’ lo è. La sfida maggiore, è capitato spesso, l’obbligo prefisso fin da subito, di scrivere qualcosa con cadenza regolare e spesso senza averne un’idea precisa, almeno fino a quando le dita non terminavano la loro corsa sulla tastiera del portatile.

MY PC

MY PC

Rivivo ora, quell’iniziale imbarazzo che aveva portato a celare a me stesso un’esigenza che non sapevo di avere. Scrivere! Come a far uscire da un palloncino, con cadenza regolare, la stessa quantità d’aria prima che scoppi.
Merito/colpa della mia amica MIKY.
Al bar Astor, di fronte ad un anonimo Montecarlo
(aperitivo per cazzetti mosci), narrando superficiali aneddoti riguardanti piccole questioni tra vita, coincidenze&teatro, Miky aveva proferito la seguente parola “BLOG”.
(???)
..ma perchè non ne apri uno e le scrivi lì ste cazzate??..”
Senza regalare al mio pensiero il tempo dell’analisi, lì sul bancone, aveva estratto come Django la pistola, un portatile MAC puntandomelo addosso. Ipnotizzato, avevo dato il consenso, e quasi
a mia insaputa, come uno Scajola qualunque, (solo più onesto) precipitavo nell’obbligo di pubblicare qualche riga (post) almeno una volta a settimana.

Fin da quel primo pomeriggio, ho vissuto l’angoscia che si ripresentava poi, ogni 7 giorni, di clickare il tasto pubblica!

Per i primi 5 mesi, infatti, come in una relazione adultera, ho tenuto la cosa nel totale anonimato. E come per questa soddisfacente-situazione, piano piano, i 2 amanti, inconsciamente, hanno iniziato a far trapelare qualcosa, seminato indizi, facendo anonime condivisioni su FB, come a voler regolarizzare la relazione. E tanto è bastato a farli scoprire e confessare. Tra le prime ad intuire qualcosa, Miss X (mia Ex) che senza dire una parola, specchiandosi nell’evidente riflesso di qualche riga, per il mio compleanno si è presentata a casa con un pacchetto. Lo apro! All’interno: un sacchetto di virgole, una gomma allegata, sulla quale una scritta:

              ELIMINA QUEI CAZZO DI PUNTINI DI  SOSPENSIONE!

 Nel corso dei mesi, assaporando inaspettatamente il piacere della scrittura, unita al desiderio di analizzare il ritmo delle mie giornate, ho iniziato a gustare con sempre maggiore intensità questo nuovo ed insindacabile valore quotidiano. Con la lentezza del neofita, ho iniziato a fraternizzare con questo strano e per i più, insignificante ed inutile sistema di comunicazione, fino a volerne sfidare tutti i suoi misteri, (opzioni) senza riuscire a venirne spesso a capo.

Naturalmente ringrazio quelli che di giorno in giorno, ed in numero sempre maggiore, mi regalano una piccola tappa della loro giornata, ma in fondo, venire letti non ha eccessiva importanza, in confronto al fatto che scrivendo, riesco a raccontarmi storie che non sapevo di conoscere. E che questo mi piace!! Mi fa sentire bene!! Un modo illusorio, forse, di rallentare ste giornate che sbattendosene le palle, viaggiano veloci come un treno, dove persone che salutano dal finestrino ce ne sono sempre meno e qualcuna non la riconosci neppure più. Insomma, un modo per far affiorare sentimenti sopiti, come la sabbia sale in superficie dopo che ne hai mosso il fondale, ma anche, e soprattutto, un modo terapeutico per dire quel cazzo che mi pare, alla faccia dei tanti perchè.

L’UOMO DALLA FACCIA MOLTO TRISTE

Il fatto che lunedì, a Padova, nevicasse come ad essere in cima alla Marmolada, doveva pur farmi presagire qualcosa.
Prima cosa, stavo accompagnando Miss X a fare un piccolointerventino. Neanche un day-hospital serviva, bastava un mezzoretta-hospital.
Nonostante questo, nulla le vietava di usare ogni 2X3, come intercalare, la parola shock-anafilattico. Un mantra insomma! (pareva di stare in auto con Roberto Baggio in recitazione buddista.).
Riesumare sta parola, mantra, l’ aveva per lo meno, portata a “mollare” discorsi di tragedie e bambini orfani, i nostri, per cambiare argomento. Ha quindi iniziato ad erudirmi, vista la sua vicinanza a questa pratica, con uno dei principi cardine, la legge di causa-effetto.
(in sunto, quello che ti succede è il frutto di un seme che hai piantato in precedenza).
E qui Miss X ha iniziato ad arrovellarsi su come sarebbe potuta andare l’operazione secondo questa teoria, facendo sbiellare il cervello al sottoscritto. (e se causa-effetto dev’essere perchè i politiciputtanieri, non albergano da tempo nelle patrie galere?? aggià..a pensarci, però,..causa=farsi le leggi, effetto=col cazzo che vado a processo).

Fortuna che ad un certo punto il cellulare da segni di vita.
..confesso, quando squilla, mi parte immediata una ricostruzione di alibi che comprende l’ultimo trimestre.
Mrs Gramelot… strano! Ci eravamo parlati non più tardi di 12 ore prima.
Con lei, vige una regola: non sentirla più di 2 volte alla settimana.
Traduzione e conseguente comprensione del dialogo, ridurrebbe ad uno straccio chiunque. Non esistono anticorpi.Essendo alla guida, passo a Miss X che continua a mantenere lo sguardo vitreo poco oltre l’infinito, come a voler tracciare una strada nella tormenta.
(meglio farla finita sotto i ferri che con incidente stradale. I gusti son gusti!)
Le 2 si scambiano solo poche parole.
..tua mamma dice di richiamarla appena hai un po’ di tempo..con calma, assolutamente nulla di preoccupante”
Nulla di preoccupante?
Mi preoccupo che faccio prima!!
Arriviamo alla clinica, chiedo a Miss X se ha bisogno di un block notes per le ultime volonta’ (fondamentale l’empatia con chi soffre) e mi allontano per telefonare.§
pronto..mamma.??.”
Robberto.. ti sente gualcuno??…c’è gualcuno vicino a te??”
??..no.. dimmi pure..”
neanche..(——) ??”
..NO! ..è di la’ che aspetta di entrare in ambulatorio”
posso parlare adesso?? ..siguro??”
..dimmi ..mammina ”
ma quando la smetti di darmi il dolore… perchè l’hai fatto??”
..ma fatto cosa??”
non ti capisco quando fai gueste cose”
(cazzo! Beata lei.. io non la capisco quasi mai.).
…mi vuoi dire per favore cosa avrei fatto?”
…solo preoccupazioni tu…come guella volta..”
E parte con una sfilza di esempi, andando a riesumare mie … diciamo “imprecisioni di vita”, sfiorando il periodo delle guerre puniche…
(confido per lo meno, di averle dato qualche soddisfazione durante il concepimento).
…mi dici si o no cosa è successo??”
E’ venuto un uomo gui accasa, aveva la faccia molto triste..”
Un uomo dalla faccia triste??…e chi poteva essere??”
non fare a finta di non capire”
mamma..capire cosa???”
non puoi non sapere…l’hai combinata proprio grossa stavolta”
ma non capisco!! cazzo!!..spiegati!! chi era quell’uomo.. cosa è venuto a fare in casa nostra…e tu eri lì da sola??”
..certo..con chi vuoi che stia..da guando tuo padre se n’è andato sono sempre sola..i tuoi fratelli sono mesi che non passano”
(cazzata!…è lei che è sempre fuori col coro o le amiche del circolo)
guell’uomo è venuto a consegnare 2 buste..”
mamma..cazzo!!! …ma..era il postino??”
si proprio lui..!!
ma porkatroja… è il suo mestiere!!… i postini vengono in casa, e portano buste!! A Belluno, in gennaio, la faccia triste ce l’ha ogni essere umano!!
..e mi ha gonsegnato 2 buste verdi…e hoddovuto firmare”
(l’esperienza bimensile di postino, prima ancora di intuire, fa partire un porkatroja alla velocità della luce)
mamy… non le avrai mica aperte vero??”
eccomeNo?? certo che le ho aperte…me lo ha gonsigliato il postino ..anche lui era curioso di vedere quanto ti avevano fatto..”
(ma..e farsi i cazzi propri no??)
..sono quasi 400 euro…

C.A.D.

porkatroja


Non svengo per educazione. E poi ho la responsabilità di Miss X che è moralmente in fin di vita. Mi giro e la vedo arrivare capitanata da un sorriso a 30 denti (2 le mancano.. ma non si vede). Dalla letizia si evince che l’anestetico ha preso il largo.
ho parlato con il medico ed assieme abbiamo deciso che non era il caso di operare”
Vedi?? causa-effetto…non ho messo la causa per essere operata”.
Causa-effetto?? ed io allora?? chekkazzo di causa potevo aver messo per totalizzare 400 euro?
Vuoi che…no. daii… la causa?? Che abbia esagerato la settimana scorsa??

Vabbè.. vado a riprendere quello che stavo facendo, tanto qui a scrivere, ci hanno pensato i testicoli…abbiate pazienza per la sintassi.

SIAMO IN BUONE MANI

 

Devo avere la faccia del bravo ragazzo, oppure il teatro porta fortuna.
(sono più ermetico della patata della Binetti).
La settimana scorsa è successo di nuovo...Mi spiego! Mi capitano avvolte, incontri con agenti di pubblica sicurezza che rasentano l’irreale, o semplicemente Dio esiste e nei ritagli di tempo butta un occhio dalle mie parti.
La prima volta, anni fa, durante un rientro dalle prove di teatro.
Ero in auto, quindi la ruota era già stata inventata.

Alle due del mattino passate, dopo 7 ore di prove ed 8 di lavoro al supermercato, vedo sventolare davanti al parabrezza una paletta. Non essendo nelle vicinanze di una spiaggia, intuisco che si tratta di carabinieri.

 

CARABINIERI

CARABINIERI


Crepi l’avarizia, mi fermo!.
In situazioni del genere, immediatamente mi si scarica il programma che come la coperta di Linux porto sempre con me. Scuse&visoaffranto (open-source) ed inizio con l’arrotamento della seguente frase: “vi chiedo scusa, non me n’ero proprio accorto…vi assicuro che è la prima volta che mi succede (frase da top ten abusata spesso in fase post coitum).
Mi chiedono la patente.
La consegno ed attendo, sperando nel frattempo di non prendere sonno. Sono in piedi da almeno 20 ore.
Con gli occhi puntati sul documento uno dei carabinieri chiede all’altro di avvicinarsi. Qualche attimo di attesa e nel cuore della notte, i 2 scoppiano a ridere e non smettono più…
(???? …ma checcazzo…!! ???…sarò su scherzi a parte??…difficile, sono sì il più grande attore della terra…ma dei miei geranei)
Sempreridendo, da raggiungere quasi l’afasia, mi consegnano la patente e mi invitano a ripartire…
Come quando una ragazza dice un inatteso, non me lo faccio ripetere e vado! Butto un occhio allo specchietto e i 2, cazzo, continuano a ridere!
Dopo qualche centinaio di metri, allora mi fermo…eddiobono se voglio capire!! Tiro fuori la patenterosa…e.. okkristo!! (imprecazione azzeccatissima), la spalanco e proprio di Cristo si tratta!! Mi spiego: non ne ricordo esattamente il motivo, forse ero semplicemente più scosso di ora, ma avevo sovrapposto alla mia foto, quella di un Gesù con corona di spine incorporata.
Il mattino a tavola, racconto tutto a Mr Silent (papà) e sfodero il documento.
Lui, “bruciando” all’incirca il 45% dell’autonomia di parole disponibili per l’intero trimestre: “…sei proprio mona che se fanno la gara del più mona arrivi secondo…”
perchè secondo??”
perchè sei mona!!…vardaqua!!”
Patente scaduta da 5 mesi e nemmeno loro se n’erano accorti.
Culo!
Come spesso capita, nella sfortuna, sono fortunato!
(insomma da noi non è necessario avere un santo in paradiso, a volte basta un santino).

Week-end scorso, altro incontro surreale con gli agenti.
In una specie di par-condicio, è il turno della stradale.
Sto rientrando da Mirano (VE) in direzione Padova, mezzanotte passata da un tot. Anche stavolta di ritorno dal teatro, ma come sempre più spesso capita, seduto in platea.
Spettacolo di teatro canzone dal titolo LA FEBBRE di e con Giulio Casale, ex cantante degli Extra.

GIULIO CASALE

GIULIO CASALE

Lui molto bravo, voce potente, testi non banali, belle musiche. Una piacevole serata insomma. Unica critica: scegliere il fonico nell’istituto sordomuti, forse è una mossa un po’ azzardata, cmq…
Per la strada non c’è anima viva e procedo di buona lena fino a quando non raggiungo l’auto davanti. Vorrei sorpassare ma, come direbbe una persona volgare, che non sono io, vainfiga!! Il pirla alla guida procede a zig zag. Dopo un tot inizio ad innervosirmi e voglio cavarmelo dalle palle. Decido di sorpassarlo con il sistema del geometra. Seguo la sua traiettoria e quando si porta verso il ciglio della strada, scalo e lo passo dal lato opposto! In terra c’è lineacontinua, ma non vorrai mica che a quest’ora …PORKAPALETTA!!

 

PORKAPALETTA

PORKAPALETTA


Accosto, scarico il programma coperta di Linux frase inclusa, ed Inserisco la faccia da scuse delle grandi occasioni.
..ha superato in con linea continua e andava oltre il limite…”
Che devo rispondere..se cianno ragione..cianno ragione …
(come dice l’avvocato Paniz del PDL, la sincerità è sempre la cosa migliore)
..l’ho fatto… perchè ho preso paura..”
…???..”
..quel tale andava a zig zag, forse aveva bevuto..non so’… e per paura di averlo davanti….ho sorpassato e….”
Non faccio in tempo a terminare, che il più anziano dei due tira per la divisa l’altro e saltano in auto.
Dal finestrino: “ci deve scusare…”
Cheddire??…scuse accettate!!
..sgommata e viaaa!!
….mah….!!!
Ora mi chiedo: ho fa faccia del bravo ragazzo..o semplicemente dopo la mezzanotte succedono cose strane??

Al più presto chiamo Cenerentola …e chiedo lumi!!

COME CON LE TETTE DI PENELOPE

..ora… so’ benissimo che un titolo del genere può far nascere il sospetto che lo si faccia per attirare lettori. Se fossi un esperto di marketing, come fa Panorama, non ci penserei un attimo a buttare lì a caso una manciata di tette. (che poi è la cosa più attendibile del settimanale). In realta’ il motivo, c’è ed è concreto.

BRAVI TUTTI A METTERE LÌ DELLE TETTE

BRAVI TUTTI A METTERE LÌ DELLE TETTE

Dunque.. spesso mi capitano delle stranezze, che se ci fosse uno bravo che passa da ste parti, vorrei chiederne spiegazione..Insomma, era successo di nuovo, come la volta che a forza di guardare fisso e a lungo le tette di Penelope, queste poi, avevano cambiato identità.

Ma veniamo al dunque…
dunque:
…all’ultimo giorno di banchettonatalizio, mi ero preso la libertà di uscire dal mio ring per andare a molestare la ragazza del banchetto di fronte. Una tipa con degli abbaglianti, che in un centro abitato andrebbe senz’altro multata.
A metà del viaggiodellasperanza, il mio occhio più funzionante, nel marasma, si era poggiato su di un viso conosciuto.
Senza pensarci un attimo, gli vado incontro e ne fermo il proprietario.
ciao!..6 di Belluno??” (mentre ora eravamo a Padova)
si…ma.. devi scusarmi ma nn mi ricordo…”
Naturale che non mi riconoscesse, visto che l’ultima volta l’avevo visto più di 30 anni prima. Frequentava la scuola media Nievo nella mia stessa sezione, solo un anno più avanti. Ricordo che un’unica una volta, nell’atrio, durante la ricreazione, avevamo scambiato un paio di parole.
Ti chiami Luca, vero??”
…si..ma come..”?
ed eri il nipote della bidella Alice” (che negli ultimi anni portava dei capelli color lilla)
????”
Se non sbaglio eri in sezione N.. ed abitavi a Mussoi, vicino alla Baita vero??.”
Con stupore di me stesso in primis, ho iniziato a sputare ricordi che, come un Socrate difettoso, non sapevo di sapere, ed ascoltandoli dalle mie stesse orecchie mi auto/sorprendevano.
Situazione questa, che andando a srotolarsi, iniziava a creare una circostanza, nella migliore delle ipotesi,… curiosa.
Come era possibile ricordare di uno sconosciuto così tanto, e soprattutto ad una distanza di tempo così considerevole??
Addirittura rammentavo di cosa avevamo parlato quell’unica volta nell’atrio della scuola. Il mio professore di applicazioni tecniche, aveva pubblicizzato lo strafalcione di un mio compagno il quale, durante un compito, aveva scritto al posto della parola duttile, d(apostrofo)uttile. (d’uttile) Cosa questa, che aveva sorpreso e creato una certa ilarità in questo Luca. Nei giorni seguenti, infatti, senza manco presentarsi, mi si era parato davanti chiedendomi se la cosa era vera e chi era il protagonista di stacazzata (che non catalogherei certo tra le più memorabili …io avrei fatto di meglio).
Dopo avergli ricordato questo aneddoto, che potevo tranquillamente evitare, Luca ha iniziato a guardarmi di uno sguardo strano.
ma come fai a ricordare…accidenti che memoria..”
ma sai.. forse io sono cambiato molto mentre tu…”
E qui inizia il mio dramma.
Sto Luca, era quasi completamente calvo, i pochi superstiti erano grigi, il viso un po’, diciamo, paffuto ed era diversissimo dal bambino che poteva essere stato anni prima. Anzi, dirò di più, in quei minuti, più lo guardavo e meno somigliava a qualcuno che potessi ricordare. Insomma, stavo di nuovo vivendo una situazione analoga a quella accadutami con le tette di Penelope. Più le guardavo e meno somigliavano a loro stesse. E con Luca, uguale! Anche lui, come le due mitiche, stava cambiando fisionomia. Insomma, più lo fissavo e meno lo riconoscevo. Più lo guardavo e meno ricordavo. Ho iniziato a chiedermi come avessi potuto riconoscerlo, ma soprattutto, sorgeva netta la consapevolezza, che se l’avessi rivisto nei giorni seguenti, di certo non l’avrei più riconosciuto.
Una sciarpa di imbarazzo ha iniziato ad avvolgermi.
I secondi che passavano lenti ed il piacere di aver ritrovato un “amico” che non vedevo da tempo, ha iniziato a lasciare il posto ad un certo disagio che ha iniziato ad avvolgere entrambi.
A breve, io, ho trovato la scusa di dover rientrare al banchettodelleminchiate, mentre lui, nel contempo, doveva correre dalla moglie che lo aspettava in un qualche negozio del centro.
Ci siamo lasciati, quindi, con la prospettiva che in futuro, magari, ci saremmo anche potuti rivedere, abitando ora nella stessa città, il tutto, naturalmente, senza che a nessuno venisse in mente di chiedere all’altro almeno un recapito telefonico.

Ora..sarei curioso di sapere se a qualcun altro una cosa simile è successa, e se può essere annoverata tra le malattie, nel qual caso, sindrome di Penelope Cruz, potrebbe essere un’idea.

FORSE MI STANNO ARRIVANDO “LE MIE COSE”

…e poi succedono serate un po’ così…
quelle dove un cinemino è quello che ci vuole.
Ed allora cinema Italia! L’unico a Belluno che sa’ ancora fare il suo mestiere.
C’è VENUTO AL MONDO di Castellitto.
Non aspettatevi la critica, per l’amordiddio, ma un paio di paroline sulla bella Penelope, quello sì. (quindi solo critica cinematogra-fica)


Come al solito brava!! ed il film lo consiglio pure. Tutto fila sufficientemente liscio solo che , già…ad un certo punto…lo so’…dovrei vergognarmene ma c’è una scena pregna di significato (da scoprire) che mi colpisce, dove dall’alto una telecamera indugia su delle fantastiche tette, che pare quasi…beh..di tornare bambini! (con i ricordi di quando “spinavo” Mrs Gramelot). L’immagine ha indugiato a tal punto che, come capita spesso quando fissi qualcosa a lungo, non la riconosci più, ti cambia fisionomia sotto gli occhi e perdi la cognizione di quell’immagine. Non sai più chi sta guardando chi. In breve, “le magnifiche”, diventano 2 palloncini gonfi, i capezzoli la loro valvolina, e mi rivedo bambino al parco citta’ di Bologna, sorridendo orgoglioso davanti ai compagni di giochi che mi invidiano, mentre passeggio con le tette di Penelope Cruz attaccate a 2 fili di nylon. (sperando di non incontrare qualcuno che avesse appena visto un film con Rocco Siffredi).

All’uscita, nella hall del cine, rastrello un paio di  conoscenti e via a bere un rosso in centro.
Di mio, solitamente, prima di discutere un film, amo far sedimentare qualche oretta, un po’ come dopo un rapporto intimo, dove si rischiano colpi di coda emotivi ed è preferibile aprir bocca solo a lenzuola tiepide.
Entriamo, e se non fossimo in anticipo, verrebbe da chiedere in dono a San Nicolò una mazza da baseball per frantumare le enormi casse che ci pugnalano alle spalle con della musica dove anche i pensieri perdono di identità.
Ordiniamo uno Syrah rosso mentre qualcuno decide di mangiare qualcosa.
beh.. si vede benissimo che il film è stato fatto da un uomo. C’è poca attenzione a quello che succede in sala parto… e vedi subito che non si vuol tenere conto del mondo femminile…

(è passato metà novembre, siamo sui monti Bellunesi e porkatroja siamo costretti a spostarci fuori per parlare perchè all’interno è impossibile)

Ma miss Mereghetti dei miei coglioni non si ferma qui!
..nasce il piccolo e nn lo si sente piangere, nn c’è stata la minima attenzione a dei particolari fondamentali. Il solito cinema maschilista!”

Beh ,penso che se è per quello, anche gli attori bevevano birra e non abbiamo sentito i rutti… e quando andavano in bagno? Non mi è parso un dramma non ci facessero vedere mentre si pulivano il culo!!
Che si chiami convenzione cinematografica??
Rientriamo e un po’ mi sento in colpa per quello che ho pensato della dance anni ’80 sparata a palla e che in fondo ha solo evitato di dover sentire altre cazzate.

Finita la cena vado in cassa. Al bancone c’è un capannello che pare di essere ad Atene durante il simposio.
FEDRO:..”ma che cazzo di maglietta hai messo su??… ma quella nn è Emy Whinehouse??
ALCIBIADE: “ Ka’troja.. non sapevo ti piacesse quella drogata!!”
FEDRO: “per me gente così sta bene dove sta’…ma a te non ti stava sulle balle na’volta??”
SOCRATE: (con un orecchino in legno che crea un traforo nel lobo dove potrebbe passarci l’attrezzo di lavoro di Rocco Siffredi): “difatti non la stimo manco per il cazzo… se ben vedi, questa rossa sul viso è una X, proprio perchè vorrei eliminarla e non solo perchè è mezza negra”
IO: (che potrei pure farmi i cazzi miei)” La X?e io che credevo avesse pareggiato!!”
SOCRATE: (con quella voce che mentre parla sembra stia cercando di cacare sullo sgabello): Hei.. hai qualche problema??”
IO: non quanto te Mr STIPSY… (avrei voluto dire), ma poi noto sopra le orecchie di Emy dei pettorali indecisi, se uscire per andare ad ordinare un paio di birre o fare un salto qui da me.
Fortuna che arriva la barista e chiedo il conto.
il totale è (-)…”
no guardi io pago 2 rossi e vado”
Mi spiace ma non facciamo conti separati..”
Se c’è una cosa che mi fa girare le palle come eliche è questa!!
preferirei pagare solo i miei… e in fretta..”
(e già penso ad infilarle 2 dita nel naso e trascinarla fuori dal bancone)
come glielo devo dire, questa è una nostra regola interna
(i testicoli sono già allo stadio di yo-yo)
una regola interna??”
si certo! (con merdosissima voce da prima della classe)… sono regole nn scritte ma noi facciamo così, se non le va bene…”
ok..ok…nessun problema, ognuno ha le sue regole… io ad esempio pago sempre a 90 giorni” e mi avvicino all’uscita,
Incredibile con quale velocità le regole si sbriciolino come crakers messi sotto il culo di Giuliano Ferrara.
Una meringa con farfallino rosso si avvicina, ed in men che non si dica pago i 2 rossi, mettendo in saccoccia anche un paio di scuse omaggio.
Saluto, ed esco dal locale con la sensazione di aver compreso il significato di pre-mestruo. Salgo in auto.

E’ mezzanotte passata, sono stanco ma so’ che quasi ci siamo. Finalmente arrivo sotto casa, ma un attimo prima di scendere, arriva una telefonata. E’ una persona che non curante dell’orario vuole sentirmi e parla, parla, parla ininterrottamente, ma alla fine mi dice una cosa che mi sorprende e sorrido, mi dice che…che… beh..dai…non è che posso dirvi sempre tutto!!