A ME ULISSE MI FA UNA PIPPA

Eravamo rimasti che in abito carnascialesco, scorrazzavo su gondole e palazzi veneziani per allietare dei poco gaudenti signorotti prussiani in gita premio a Venezia.
Venezia è una città bellissima si sa, e l’Italia in genere può vantare i più famosi personaggi della commedia dell’arte con maschera o senza. (purtroppo all’estero, la più rappresentativa rimane sempre quella del tale che alle ultime europee ha preso il 16%).

Dopo due delle tre serate, andate senza particolari intoppi, tutto avrebbe fatto presagire che pure la terza ed ultima, avrebbe contribuito a concludere in gloria questa mia avventura lagunare.
Ogni tanto, non so come mai, ma ho la strana sensazione di poter iniziare un progetto e riuscire a portarlo a termine senza che aleggi l’ala del dramma shakespeariano sopra la mia testa. Una stranezza questa, che va a travalicare gli insegnamenti familiari, portandomi ad uscire dal mio classico personaggio, ben descritto in una raggelante metafora che Gianka dell’edicola mi formulò da sobrio una mattina, “tu parti bene ma non concretizzi… questo è il tuo problema. Un po’ come se con le donne tu riuscissi a sedurle ma non ce la fai a concludere perchè al momento buono la parte finale ti si piega verso il basso”.
(beh…almeno l’esempio non fa una piega. Cmq tranquille… di metafora si tratta!)
Pure in questa situazione, la mia mente, senza chiedere il permesso che naturalmente avrei negato, aveva saltato a piè pari una delle dottrine cardine della mia famiglia. Un insegnamento coniato da Mr Silent, il mio babbo che, con la proverbiale parsimonia alfabetica, l’aveva formulata nel corso di 3 mesi nell’inverno del 1986:…. “l’ottimismo porta sfiga”.
La prima avvisaglia, a farmi percepire quanto le radici familiari siano difficili da estirpare facendomi scendere con i piedi per terra, l’avevo percepita un attimo prima della nostra ultima entrata in scena.
Dunque:
…al termine della serata, in pieno Canal Grande, avevamo issato con 7 enormi palloni scuri gonfiati a elio, un’enorme luna gialla carezzata da un potente fascio luminoso che partiva dal piano superiore del palazzo.

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Al momento della calata dei prussiani dal salone dopo la cena, il mio maestro vestito da Pierrot, sarebbe poi salito su di una scala a considerevole altezza e l’avrebbe calata nella gondola, dopo di che, ci saremmo dileguati nella laguna nel brillare delle onde.
Quindi applausi…
auf wiedersehen…e saremmo rientrati dal retro attraverso le calli.
(una cazzata…ok… ma vi assicuro nell’Alta Sassonia ‘sta roba spacca!)

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Prima avvisaglia:
..nell’attesa degli ospiti, un taxi che giurerei arrivato a tutta manetta ed in impennata, si era bloccato a mezzo millimetro dalla nostra imbarcazione. Vedendomi già immerso nell’acqua della laguna, per istinto avevo strizzato gli occhi ma al momento di riaprirli due le sorprese in contemporanea si erano palesate in una specie di happy hour della sfiga.
Uno: tremante ero miracolosamente rimasto in ginocchio all’interno dell’imbarcazione,
due….Cazzo!! la lente a contatto, l’unica, era sparita, avvalorando la mia personale teoria per la quale andrebbero sempre fissate con puntine da disegno.
Risvegliandomi da quel coma estemporaneo, avevo preso a notare solo sparuti bagliori chiari nell’acqua scura e suoni che schizzavano fuori da un buio tutto mio.

Nessun problema, mi dico, taccio, seguo i colleghi e rientro con loro….se non che, il nostro gondoliere prende per un motivo a me oscuro (ma in quel momento tutto mi era oscuro) una direzione diversa dal solito e ci fa attraccare in un posto sconosciuto. (Per i non vedenti, qualsiasi posto risulta sconosciuto). Vabbè… seguirò le sagome, penso, non ricordando che mio compito era pure quello di riportare indietro gli enormi aerostati i quali, però, una volta staccati dalla gondola, senza pensarci troppo erano partiti a spingere verso l’alto con decisione. Nel tentativo di farmi salire con loro in cielo con discreto anticipo (spero), si erano però incastrati in una calletta ed in un attimo mi ritrovo esausto, solo, semi-cieco e bloccato da 7 enormi palle a grappolo. Naturalmente, avrei potuto tranquillamente proseguire il cammino, se solo ‘ste cazzo di palle si fossero posizionate di loro spontanea volontà in educata fila indiana. Pare non faccia parte della loro tradizione quindi…panico totale!!

Fortuna che poco dopo, attorno alla mezzanotte, come l’arrivo di un Messia, era apparsa alle mie spalle una piccola comitiva di francesi con bambini, avvalorando ai miei occhi l’ipotesi che un giorno pure per i testimoni di Geova qualcuno sarebbe finalmente potuto arrivare. I più estasiati, ma in fondo è il loro mestiere, i bimbi. Ho voluto immaginarne lo stupore, senza riuscirci del tutto. Credo che mai avrebbero pensato di avere la fortuna di incontrare un Arlecchino fuori stagione sebbene male in arnese. Ma alla fine, proprio loro, spontaneamente, si sono presi la briga sbrigliare i fili e di incanalare in ordinata fila gli enormi palloni permettendomi di procedere senza grossi intoppi.
Naturalmente qualcuno è pure esploso, perchè di vera e propria esplosione si trattava. Per effetto lombard quelli che dormivano su reti ortopediche immagino abbiano zompettato più degli altri, ma non è stato richiesto loro alcun supplemento di prezzo.
Alla fine, coadiuvato dagli assistenti bretoni, che non mi hanno mollato un istante, sono rientrato “a palazzo”.

A destinazione, esausto, guardando verso l’alto avevo contato le palle rimaste. Manco farlo a posta, delle sette, cinque erano scoppiate.
Ero rientrato con un
paio di palle...quindi tutto tornava!

 

PERDERE LA DIGNITÀ NON È POI COSÌ GRAVE

 

Voi lo aspettavate e lui, il momento, è arrivato!
Ne avevo accennato un paio di volte negli ultimi post e quindi, anticipando i vostri desideri, magnanimo, ho deciso di svelarvi come sono andate esattamente le cose il giorno in cui sbriciolai la dignità in quel locale Lap Dance del trentino.
Voglio premettere che qualche lustrino è passato. Era ancora il secolo scorso. Più o meno all’epoca in cui quel bontempone di Umberto Bossi apostrofava Berlusconi, un giorno sì e l’altro pure, “mafioso di Arcore”.
Come un avvocato di me stesso, per edulcorare ai vostri occhi la mia posizione, “signori della corte”, vi prego di tenere in considerazione le seguenti attenuanti.
Io, sono un montanaro inside. Dunque ingenuo. Ed un tempo peggio di ora. Questo per dire che non sono abituato alle cose “strane”.
Perfino Lady Marion, mia dirimpettaia, mi ha tacciato di essere un
“oggetto” fuori dal mondo per il grave crimine di esser vissuto fino ad ora, inconsapevole, della presenza di due capisaldi dell’alimentazione mondiale: kepab e mojito. (oltre ad aver dichiarato che lo spritz fa cagare)
Secondo ‘sta sua non opinabile teoria, sono condannabile dal momento che la legge italiana non ammette ignoranza.
Insomma, un caso grave che va a posizionarsi dalle parti di Norimberga.
Ma partiamo!
Un paio di amici del teatro, mi invitano a festeggiare con loro l’addio al celibato di un comune amico. Non accettare pare brutto!
Il sabato seguente, quindi, mi caricano su di un’auto e via… si va in trentino.
Spaghettata e discoteca pare essere la versione ufficiale.
Per un piatto di pasta spostarsi di un centinaio di KM dalla mia città natale pasquale? (visto il periodo)…mah!
A pormi queste domande non ero solo. C’era anche Paolo. Oltre che i più giovani, eravamo anche quelli che, se all’epoca ci avessero invitato ad una gita fuori porta, saremmo stati tutto il tempo sul pianerottolo.
Inconsapevoli come i neonati senza colpe, prendiamo posto sui sedili posteriori.

Le esalazioni di feromoni misto a Kenzo-uomo, che come nebbiolina rendevano difficoltosa la visuale già all’interno dell’auto, dovevano far presagire che qualcosa di terribile sarebbe capitato. Ma come per le grandi catastrofi ambientali, tutto è palese solo dopo aver oltrepassato il famoso punto di non ritorno..
In seconda serata, ci inerpichiamo in collina, una zona isolata e lì c’è la discoteca. La discoteca non era simile alle 2 che ricordavo ed infatti non si chiamava nemmeno discoteca bensì Night Club…boh!
Siamo in regione autonoma e quindi, con i nomi, fanno un po’ quel cazzo che vogliono, penso. E poi quel nome che, vado a memoria, poteva essere sexy-blue o rose(abbiate pazienza, sono pure daltonico).
Entriamo. Con sorpresa, noto che a pascolare, scomposti, davanti al bancone, ci sono solo uomini. Donne, a parte qualche cameriera senza vassoio e con mutandine e reggiseno variopinti, nel locale, nessuna.
Locale che, oltre tutto, pareva in fase di ristrutturazione, visto che rinforzare e sostenere il soffitto, c’era una serie di tubi argento posizionati in parte del perimetro su cubi metallici ricoperti di velluto rosso. Manutenzione straordinaria penso. Infatti trovo imprudente andare a stazionare proprio su quel lato del locale, ma tant’è!

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Capire che la frittata era ormai fatta, è parso manifesto quando una delle cameriere, salendo su un divanetto ed avvicinandosi ad un uomo, aveva divaricato gli arti inferiori ed accostato le mutandine con pizzo a pochi centimetri dal naso del suddetto.
Ho immaginato fosse per l’urgenza di chiedere una valutazione sul detergente intimo appena acquistato.
Immediatamente dopo, il pensiero è andato a Mrs Gramelot, mia mamma.
Credo che sarebbe impazzita se avesse visto la ragazza con le scarpe sul divanetto.
In breve, però, è stato lampante che più che frittata si trattava di purè, visto che addosso al poveretto (?), la servente, aveva iniziato a strofinare a destra, sinistra e poi con lievi rotazioni…la patata.
(e sto arrossendo…voi che siete in malafede non ci credete, ma sto arrossendo!).

Dopo 10 volte, però, capisco subito e quindi, senza troppe spiegazioni, Paolo ed io, come pezzi degli scacchi, abbiamo praticato un veloce arrocco con le poltroncine nell’intento di proteggerci e posizionandoci su un divanetto nella penombra.
Come a scuola quando si teme l’interrogazione e la maestra gira tra i banchi, abbiamo preso a spostare gli sguardi verso luoghi iperscrutabili cercando accuratamente di non incrociare quello delle “maestre”.

Diciamo che, come a scuola, per la prima ora l’abbiamo fatta franca.
Purtroppo, è arrivata la seconda e con lei la nuova professoressa.
Una ragazza minuta dal nome curioso di Pollicina, o questo è quello che ho capito dallo speaker quando, con enfasi, l’ha presentata.
Da subito, però, un brutto presentimento.
Chiaro come la Batida de coco…da Pollicina non volevo essere interrogato!!
Scrutare la porosità della parete e poi fingere di allacciarmi le scarpe, a ben poco è servito. Alzo gli occhi. Troppo tardi! La maestra si avventa sul sottoscritto ed in un attimo mi trovo disteso al centro della pista quasi completamente nudo e ad una velocità da far annichilire Fregoli ed Arturo Brachetti assieme.
Alla fine, unico superstite, un paio di boxer in stoffa con disegnetti gialli.
Voglio puntualizzare che, sebbene di stoffa, e quindi non elasticizzati, non ho mai corso il rischio che le mie pudenda fuoriuscissero, visto che molto premurosamente, Pollicina, come ad usare del silicone contro gli spifferi degli infissi, aveva riempito i miei boxer di densa panna montata…e pure di ottima qualità. (da sempre i latticini del trentino sono di pregio).

Se pensate che l’interrogazione sia stata breve, beh.. vi sbagliate. Diciamo che, cronometrati da Paolo, sono stato alla lavagna per almeno 40 minuti, subendo domande anche sul programma del primo quadrimestre.
I primi 5 minuti sono stati drammatici, come quando la prof. chiede l’argomento a piacere e si va in palla. Quando però sono iniziate le domande secche, e non ne sbagliavo una, mi sono rilassato ed ho preso seriamente a divertirmi.
Nulla di invalicabile, anche voi ce l’avreste fatta.
Quello che veniva chiesto, in sunto, era di inserire tutta una serie di oggettistica e frutta di vario colore e dimensione nei pertugi che preventivamente la Sig.ra Pollicina mi indicava.

Visto gli ammiccamenti, complimenti e le strette di mano di decine e decine di sconosciuti, credo proprio di aver passato l’esame a pieni voti.
Un’evidente cenno d’orgoglio era impossibile non notarlo anche nei visi adoranti dei miei compagni di viaggio.
Solo Paolo non si era avvicinato.
Ma dov’era Paolo?
Dove l’avevo lasciato. Nella penombra del divanetto, rannicchiato come un piumino da mettere in armadio finita la stagione e con lo sguardo catatonico che non mi mollava un attimo.
Mi ero avvicinato e dalla sua bocca queste poche e flebili parole:

“…se il diavolo esiste…abita qui..”

amen!

 

TUTTA COLPA DI FREUD….ma un po’ anche mia

Diciamo che se cadute di stile possono capitare anche ai migliori, figuriamoci al sottoscritto.
Dunque… come dire…Ieri, sono stato attore di una delle situazioni più ignobili e disonorevoli che una persona vagamente sana possa commettere.
Se titubo un po’, non è certo per un problema di dignità, quella l’ho smarrita ad un addio al celibato, anni fa, in un locale Lap Dance del trentino.
Ma il peggio è, statene certi, che intendo rendervi partecipi.
Ma andiamo per gradi.
Dunque… vediamo..
…non ho pagato delle minorenni per fare del sesso e nemmeno ho coinvolto 314 uomini delle istituzioni pagati con soldi pubblici per avvalorare le mie tesi. …neppure ho comperato delle mutande verdi, sempre con soldi pubblici, avvalendomi della teoria che visto che queste hanno il compito di coprire le pudenda che si sa, stanno a sud, per logica federalista la parte a nord non é responsabile.
…ma non ho manco sbirciato qualcuno dal buco della serratura nell’intento di masturbarsi, anche se… fuoco fuochino… ci stiamo avvicinando.
Ed il peggio è che non me ne dolgo a sufficienza, anzi, tutto sommato, la cosa mi ha addirittura elettrizzato.
Ancora un attimo e ci sono….
Ieri, come capita ormai da tempo, tempo che pare scandito da un metronomo lasco a cadenza settimanale, avevo trascorso un’oretta di svago dalla mia strizza che da un tot pago perchè scongeli il calippo che c’è in me e renda consapevole che esiste un mondo pieno d’amore che sta chiedendo dove sto di casa… e così via.
Vittima quindi dell’ennesimo esperimento che la suddetta aveva messo in campo nell’intento di rimettermi al mondo, con lo scopo di non lasciare nulla di intentato prima di sventolare bandiera bianca, ci aveva dato dentro con un esercizio psicologico che fin dal nome includeva, per il sottoscritto, un senso di perpetua inutilità. Un qualcosa che finiva con …”senso motorio”…
La mia mente, in default, se n’era partita con la classica domanda a risposta incorporata.
Quindi…Questo senso avrebbe avuto senso?

 

Nonostante, di norma, lasci in parcheggio la logica perchè comportarsi alla cazzo è un abito della mia misura, quando mi si propongono novità che non comprendo e che potrebbero alleviare questo mal di mondo, invece di cogliere le occasioni, mi si avviluppa attorno un anticorpo pronto ad annientare il virus del cambiamento ed il tutto con cocciutaggine e tignoso rifiuto, lo stesso che, immagino, elargirebbe Uma Thurman all’operaio FIAT con tuta blu che, all’uscita da Mirafiori, le si avvicinasse nel tentativo di concupirla.

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Prima del …”senso motorio” mi si erano assiepati in ordine sparso:
Fiori di Bach, (che se non conoscete non è un dramma), l’E.M.D.R. (esercizio basato sul movimento oculare per sciogliere i traumi), massaggio Cranio Sacrale (boh) e visualizzazioni positive (boh… ma alla seconda) tutte cose validissime per fare concorrenza al ventaglio adibito ad arieggiare i testicoli, dopo il gioco aperitivo nei villaggi Alpitour.
Pare, però, che ‘sti ritrovati della psicologia mondiale, debbano essere essere spinti dalla nostra la fede. Insomma, funzionano se ci si crede. E già qui mi trovo in disaccordo, anche perchè, avessi fede me ne starei tranquillo a casa. Voglio dire, se una persona inspira quel grammetto di cocaina (mi dicono), c’è poco da avere fede. Te ne accorgi subito che qualche effetto avviene, lo stesso se dal box doccia ne uscisse l’Uma di cui sopra, infilasse prima di asciugarsi una maglietta bianca ed si adagiasse sul mio lettone Ikea, beh..credo che fede o non fede, difficilmente riuscirei a non percepire un lieve mutamento del mio corpo, no?
Cmq eccomi alla prova di quest’ultimo…’sto “
senso motorio.
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erminato “l’esperimento”, cosa strana, un accogliente senso di sonnolenza inizia a prendermi. Un lieve torpore, che avevo classificato come un passo avanti rispetto al solito “nulla”, prende ad avvolgermi. Su invito della dott.ssa, mi accomodo sul divanetto della sala d’aspetto per quel quarto d’ora necessario a “bearmi fino in fondo dell’assoluto beneficio” (testuali parole).
Nel frattempo, con la consapevolezza
(non mia di certo) di stare a vivere un’esperienza preludio al salvifico cambiamento, mi sfila davanti una collega con occhiali neri che senza nemmeno regalarmi un’occhiata, come fossimo al banco dei pegni dove sta portando i gioielli di famiglia, si infila rapida e scompare nello studio.
In breve percepisco un vociare.
Ne deduco che una delle 2 porte non è stata chiusa ed in breve ne esce, abbastanza nitida, la voce dalla paziente che racconta. E sempre più nitida diviene, anche e soprattutto, perché prendo a sfilare sui cuscini fino ad arrivare al punto più vicino all’ingresso dello studio.
Inutile dire che, con il senso di colpa a 1000 ma con la curiosità a 1500, gara non c’è proprio stata ed ho preso a gustarmi, si fa per dire, l’inatteso spettacolo.
Immagino vorrete sapere di cosa hanno parlato la paziente con la dottoressa.
Nulla di trascendentale.
Dunque…
Lei signorina single, lui sposato che le ha garantito che lascerà la moglie ma, “originalone”, pare tergiversare e lei giustamente soffre.
(già…storia mai sentita vero?).
A prescindere che a farsi curare dovrebbe andarci lui, con sforzo titanico mi trattengo dal fare irruzione all’interno, intimare alla signorina di smetterla di buttare i suoi soldi nel water con una terapia che tanto, lui, pura statistica, mai e poi mai avrà le palle per mollare la moglie e che, la situazione è talmente frequente, che a fine 2014, verrà introdotta nel paniere Istat.

 

Invece me ne sono rimasto ancora qualche minuto là fuori a pensare e riflettere se invece, a parti invertite, qualcuno avesse ascoltato uno dei miei colloqui, ed allo spettacolo se fosse capitato proprio il giorno in cui, mosso da cialtronaggine acuta, mi ero sentito proporre alla strizza un po’ di sano ed amichevole sesso, puntualizzando che non si trattava di tranfert, ma il desiderio che un po’ di soddisfazione, da questa terapia, dovevo trarne, mi spettava. In fondo, fino a quel momento, tra i due, solo io mi ero spogliato, che male c’era a ricambiare il favore?
Controllerò la mia agenda, ma credo non se ne fece nulla.

 

Alla luce di questo, però, non vorrei passare per disfattista, non me la sento di buttare tutto all’aria, sarebbe ingeneroso. Qualche beneficio, inutile negarlo, c’è stato. Da quando frequento la terapia, ad esempio, non ho più parcheggiato in zona “rimozione”.

 

SULLE TRACCE DI EMMA-BIS

La vita di noi giovani padri anziani, è spesso costellata da avvenimenti che vengono scanditi come un metronomo, ma che smettono, haimè, di riguardarci in prima persona. Ci investono e rimbombano dentro le nostre stanze e per accoglierli in sicurezza, sarebbe stata buona cosa aderire al “piano casa”…cmq c’è tempo fino a novembre.
Nella fattispecie, mi riferisco agli amori cadenzati mensilmente da Jena (6 anni).
Amori che sparge, apparentemente alla cazzo, come i semi in un campo appena arato. Apparentemente perchè, dopo la fulminea e non travagliata storia d’amore del mese scorso con Emma, eccone un’altra bella fresca con il medesimo nome.
Per poter evitare confusione durante le discussioni serali, si è pensato di aggiungere un freddo ed anonimo BIS… Emmabis, quindi.
(con il rischio concreto che qualche ministro del governo Letta ci freghi il nome per una nuova tassa da “larghe intese” vista la loro scarsa fantasia)
Cmq, come una bambola gonfiabile bucata che inizia a roteare in salotto, attentando alla cristalleria, quella coincidenza, l’iniziale “E”, per degli strani cortocircuiti del pensiero che appena ho un attimo telefono al sig. Pavlov, mi aveva preoccupato, probabilmente per il ricordo di quel tale che, scherzando, aveva promesso di risolvere i problemi degli italiani, e che si era prefisso di farlo con un arbitrario ordine alfabetico partendo dalla lettera, la “B”. E come il cagnolino sulla gamba, lì si era fermato.

Ora, in qualsiasi posto invaso dalla presenza di Jena, Emmabis è diventato un mantra talmente costante che anche il Dalai Lama ne avrebbe pieni i coglioni.
Mantra che ieri, all’alba, grazie ad un poco provvidenziale sciopero delle maestre, ha preso a vibrare sul pianerottolo fin dalle 9,00 del mattino, interrotto solo dalla spinta che ha fatto rotolare oltre la soglia ‘sta specie di omino della Duracell, di una donna alta e bionda, con nelle orecchie due evidenti tappi gialli da metalmeccanico, prima che la stessa ripartisse sgommando.
Calmarlo con un ceffone pareva poco educativo e nonostante l’orario, ho proposto una dose di cartoonito ma invano…aveva delle cose da dirmi.
“papy…parliamo di amore??”
Oddio, non sarò la persona più adeguata per intavolare argomenti del genere ma, visto che l’alternativa era un termosifone spento, giocandomela alla pari, eccomi a tracciare percorsi sentimentali ad un seienne, che se penso ai miei, dosi massicce di diserbante ci vorrebbero per riportarli alla luce.
La decisione però, era discuterne al parco, perchè Emmabis di sicuro lì l’avremmo trovata…se lo sentiva.
Al mattino niente da fare, ma l’opzione pomeriggio l’aveva tranquillizzato sventando il dramma… per i miei testicoli soprattutto.
E con una dozzina d’anni d’anticipo, rispetto al mio personalissimo programma educativo, eccomi a disquisire di donne con un bimbo di prima elementare, con la stessa competenza del prete che tiene corsi prematrimoniali.
“sì papy..sono innamorato”
Con un po’ di insana curiosità, ma pure per sfangare il pomeriggio che stava girando con le marce basse, eccomi ad indagare il grado di percezione “dell’amore” del giovane invasato, seduti scomodamente sulla panchina, proprio quella lì, di fronte alle altalene e tentando qualche confronto con le blande mie infatuazioni ormai cadute in prescrizione.
Lui lì, puntuale come una manovra economica, senza imbarazzo a rispondere alle intime curiosità di un padre. Io.
“sai papy, quando penso a Emmabis, sento un brivido morbido e delicato che parte da qua (i piedi), inizia a salire e va su su su (senza tappe intermedie) e quando arriva qui (segnando il cuore) sai cosa succede?”
“…??..”
“…che il cuore inizia a battere forte..e io sono contento.”
Mi spingo oltre.
“ma se potessi ti piacerebbe sposarla?”
“ma certo papy”
“e..e…avere anche un figlio??”
” sì,…ma non saprei come chiamarlo. Ci dobbiamo pensare assieme”
Sta maturando, penso, l’anno passato alla stessa domanda la scelta era caduta su …Fulmine.
Ora, però, non è che Jena lo puoi distrarre con un paio di domandine e quindi di nuovo a vagare per il parco come un Leopardi, ma più emaciato, a chiedere notizie di Emmabis a chicchessia purchè risulti all’anagrafe. Niente da fare…il dramma, lento, si stava consumando. La ricerca, come in una partita di rugby, doveva almeno farci guadagnare qualche metro ma niente!

JENA LEOPARDATO

JENA LEOPARDATO

“papy..dobbiamo fare qualcosa… ci sarà un modo per trovarla no?..fatti venire un’idea….papy…cerchiamola sul computer”
Idea del cazzo…penso… abbiamo solo un cognome ma tant’è!
Ed eccomi, con il consueto assillo di non essere il padre più coscienzioso del west, a tentare il tutto per tutto inserendo il cognome della bimba nelle pagine bianche. Scoprire che in città ce ne sono a decine, ma che però, novità assoluta, dalla zona di connessione viene segnalata la distanza.
Alla speranza di poter vedere almeno la finestra della sua Silvia, il giovane Leopardi si illumina ed insiste che non ce ne possiamo stare qui con le mani in mano ed eccoci, quindi, come 2 loschi individui che si scambiano illegalità in auto, piegati in avanti con navigatore e blocchetto in mano a scremare per una veloce cernita, ma, e con sorpresa, arrivare a fare goal al primo tiro in porta.
Dopo 1700 mt, siamo sotto casa dell’amata.
Manco a dirlo, per evitare che ad ora di cena si attaccasse al campanello di un’ignara famiglia della media borghesia padovana, sono dovuto ricorrere a minacce e ricatti che avrebbero fatto impallidire Vittorio Feltri, e con il dubbio concreto che i due neppure si conoscano, visto che Emmabis è avanti di un paio d’anni, quindi un’era geologica.
Fortuna che con impercettibile anticipo, rispetto alla sera precedente, l’imbrunire era giunto a togliermi d’impaccio.
“vedi papy, quando tu vuoi una cosa,.. ma se la vuoi proprio forte, e ci pensi tanto, questa cosa la trovi… però bisogna insistere.. oggi siamo arrivati qui e mi accontento, ma domani si suona… vero? Io non mi arrendo!”

Tra capo e collo,quindi, l’ennesima lezioncina dal seienne, … ma stavolta , col blocchetto tra le mani, un paio di appunti me li sono tirati giù.

ASPETTANDO LA GUERRA CIVILE

Ieri, seduto comodamente sul water, ho ripensato a quelle poche parole, decise, improvvise come le bestemmie al bar, accompagnate da voce maschia e quello sguardo da sempre fonte di ispirazione per Steven Seagal.
Ero stupito!..tutte rigorosamente in endecasillabo.
Sandrino, il poeta del PDL, aveva tuonato!
Se Silvio non verrà graziato, saremo alla GUERRA CIVILE
(questo aveva dichiarato e senza mai andare a capo…. proprio come i veri leader)
Dal canto suo, anche senza il suo apicella a tenergli alto il catetere, il vecchio, dopo essersi riallacciato il soprabito davanti ad una scuola media dalle parti di Arcore, saputa la sconvolgente notizia che la “grazia” non è un puttanone minorenne, aveva declinato la prospettiva.
Era chiaro, la GUERRA CIVILE sarebbe quindi arrivata!!
La tensione avvolgendomi, aveva fatto immaginare giornate a tinte fosche.
Immaginavo lì, in prima linea, ancora claudicante da un pompino andatole di traverso durante un’importante riunione dei capogruppo, ma che le aveva migliorato il timbro vocale, la deputata Bolzanina.
Accanto, puntuali come gli ospiti ad un’orgia, tutte le amazzoni con tacco12 giunte sul luogo degli scontri vestite solo le ginocchiere di ordinanza, consapevoli che fino ad ora, quello si era dimostrato il look più consono per ottenere i migliori risultati.
Con quelle calzature, sarebbero bastati quei 4/5 tombini piazzati appositamente sul loro cammino da “una certa parte della magistratura”, per togliere di mezzo le valorose.
In testa a questa truppa di raro fascino, il comando era stato assegnato alla Carfy, presente con un seno turgido e rubicondo appena rifatto lei, ex ministra delle “pere-opportunità”. Avrebbe issato sul pennone più alto il suo calendario MAX 2002. Se il nemico avesse attaccato dall’alto, avrebbe per prima abbattuto questa imperdibile pubblicazione gettando nella disperazione frotte di camionisti.
Maristella G. invece, laureatasi a pieni voti presso la sede Oxford Calabrese, da subito aveva spianato il suo plotone nelle vicinanze delle gallerie più importanti, per rispondere nell’immediato ad un’eventuale attacco a base di neutrini.
La bella Daniela, invece, che da quando il tasso di silicone nel suo corpo aveva raggiunto il 79% e stava quindi prendendo il sopravvento (non riusciva più nemmeno al alzare il dito medio, rimanendo quindi senza argomenti), si vedeva costretta nelle retrovie per essere eventualmente utilizzata come gommone in caso di fuga all’estero attraverso corsi d’acqua.

I dubbi svaporavano, la GUERRA CIVILE era vicina!!

A coordinare da dietro, un omone enorme molto intelligente, tal G. Ferrara. Da quando il datore di lavoro degli italiani aveva fatto preparare dalla sua servitù un’apposita legge per depenalizzare il falso “in bilancia”, poteva finalmente dichiarare un peso di 73 kg. senza essere preso per il culo anche all’estero.
(anche se lo ricordano per alcuni resoconti presi paro-paro dal Corriere Dei Piccoli, poi utilizzati dal sempre sobrio Mr Bush per l’invasione dell’Irak).
Disteso su materasso Permaflex e con cappuccio in testa mod. P2, l’inconfondibile Fabry Cicchitto, intento a cucirne modelli simili con foro all’altezza del cavo orale e mini tergi cristallo all’altezza degli occhi per proteggerli dagli schizzi durante le prove di selezione. Pare torneranno di moda per l’inverno 2013/14.

La preoccupazione è per Renato Brunetta. Non si vede, che non vuol dire non sia presente. Alcuni suoi detrattori, però, stanno facendo circolare la notizia che abbia aperto un locale di tendenza dove nel fine settimana si balla sotto i tavoli. All’ingresso un cartello:

FINO AL TERMINE DELLE OSTILITÀ, PER I “GUERRIERI DELLA DEMOCRAZIA”, SPRITZ EURO 1,80.

LA GUERRA CIVILE ci sarebbe stata! Sicuro!!

A non essere della partita, Umberto THE GENIUS, l’amico di sempre,

PER NON DIMENTICARE

PER NON DIMENTICARE

UN PO' DI MEMORIA NON GUASTA

UN PO’ DI MEMORIA NON GUASTA

impegnato da qualche mese con acqua e detersivo nella rimozione della scritta: ROMA LADRONA, da viadotti e piloni autostradali sostituendoli con la più attendibile: DIO C’È.
E DIO effettivamente con lui c’è stato ed ha pure fatto il miracolo.
Fancazzista fino all’età di 40 anni. Ha vagato con camice bianco in località turistiche spacciandosi per medico con l’intento di dare un paio di colpetti ad ingnare turiste della Baviera (e per questo il mio voto l’avrebbe pure avuto) arrivando ad organizzare una festa di laurea in medicina mai conseguita, che la moglie, ignara del tutto ed esageratamente permalosa, non doveva aver preso bene e prima del dolce l’aveva mandato affanculo.
ll miracolo assoluto: l’aver creato un partito, e come obiettivo principale quello di combattere proprio gente come lui.
Si narra che una notte di luna piena nel 1991, dopo un amplesso con una nigeriana ed un tentativo di pagarla in scudi, rinsavito, sia sceso in piazza a per manifestare contro se stesso. Nessuno del suo partito era presente, tutti impegnati nella finale di una gara di rutti.
Da anticlericale a clericale nel giro di una notte.
Era il 24 febbraio 2002.
Molti della base hanno ancora davanti agli occhi scene raccapriccianti. Presi alla sprovvista, si sono quasi strozzati cercando di inghiottire  bestemmie a metà strada. Si parla di 3500 ricoveri per soffocamento in un solo giorno.
Putroppo, quando le manette che negli anni ’90 i suddetti facevano tintinnare in parlamento, molti di loro se le sono trovate ai polsi e non risultando credibile la storia che stavano costruendo un enorme braccialetto porta fortuna, il partito si è quasi estinto.
Per quel che riguarda Roby Caldy, il dentista della lega, grande interprete della politica degli ultimi anni, neppure lui sarà della partita. Pare stia girando in tondo alla Ennio Doris, con la faccia di quello che ha inventato la penicellina ma non sappia cosa farsene, nell’intento di formulare un’altra geniale proposta politica dopo l’ultima legge elettorale.
Roby, ti aspettiamo ansiosi…ma prenditi i tuoi tempi.
Presenti solo alcuni assessori veneti, che giungeranno con pattini Roller Blade, dopo che una voce al telefono, simile a quella dell’ideologo Miglio, lo dichiarava imprescindibile per ottenere sto benedetto federalismo.
(co sta storia del federalismo non finiscono mai di prenderli per il culo)

Ma ormai non c’è più tempo, la GUERRA CIVILE è alle porte!!

Fortuna che, come da 20 anni a sta parte, a togliere le castagne dal fuoco, ci penseranno i portaborse da sempre più affidabili, i compl…gli amici del Partito Democratico, da un ventennio impegnati nello strenuo tentativo di estinguersi. Urlando il motto “quante olive nel martini??” tenterenno di tenere su di morale la truppa.
In fondo alla fila, sempre lui, il grande statista cintura nera di leggi ad personam con telecomando in mano pronto a coordinare spot pubblicitari e carneficina.

E’ deciso! La GUERRA CIVILE si farà…. se non piove!
(PS; ogni riferimento a fatti e persone, è frutto della fantasia di voi che li avete votati)

BUON COMPLEANNO PERDENTE

Ieri stavo cazzeggiando accuratamente al PC. Sia mai che arrivi ‘na mail di fondamentale importanza per la mia vita social-sessual-lavorativa…. mah..!!
Apro nell’ordine: Facebook, Skype, Twitter. Infine anche la pagina di questo blog, nella speranza di riuscire ad attizzare qualche fondamentale ed innovativa idea da rendere pubblica, così…tanto da cambiare le sorti di sto paese. Ma con lui…
Mission impossible… niente da fare!! si perde in partenza! (pare il tossico che dice a mamma che questa è l’ultima pera, e dai sondaggi pare che mamma, il 24 febbraio, gli crederà ancora).

CUCU' ITALIA!!!

CUCU’ ITALIA!!!!!!

…restuisco i soldi dell’IMU, (in banconote di piccolo taglio) condono tombale, (conoscendolo avevo capito tròmbale) accordi con la Svizzera (una bella bisteccona amica sua, minorenne, che fa buoni prezzi)...e..scusate…ma non ce la faccio….

TORNO SUBITO!!

rieccomi! Spero non vi siate annoiati, sono stato all’ombra del banano che ho in giardino a farmi un paio di risate! Pareva brutto farle qui!!

Dicevo, apro la pagina interna, quella riservata al gestore del blog, cioè io, e vedo una novità. Una piccola e sconosciuta icona a forma di calice in alto a destra.
Ci clicko sopra e… hoibo!! Compare l’augurio di buon compleanno.
Il 7 febbraio?? Beh..gentili, ma li compio il primo aprile io!
Leggo meglio: buon compleanno
perdentedisuccesso.
Cazzo!!…Già passato un anno??
Effettivamente, a pensarci bene, il blog l’avevo aperto in prossimità di un mio viaggio a Berlino per il festival del cinema che si tiene proprio in sto periodo e la prossima settimana, infatti, ci ritorno.
Testimonio a me stesso, con rammarico, che altri 12 mesi si sono tolti dalle palle.
Ultimamente, ho quasi l’impressione che gli anni ci sfiorino camminando con le pattine, così… per non farsi notare.

A parte la gentilezza del Sig. WordPress, mi stupisce il fatto che fino ad ora, e per tutto un anno, sia riuscito a sfornare alla media di uno a settimana, qualche inutile resoconto (post) della mia non esaltante esistenza. Non che sia cosa spropositata, ma per quel che riguarda il sottoscritto un po’ lo è. La sfida maggiore, è capitato spesso, l’obbligo prefisso fin da subito, di scrivere qualcosa con cadenza regolare e spesso senza averne un’idea precisa, almeno fino a quando le dita non terminavano la loro corsa sulla tastiera del portatile.

MY PC

MY PC

Rivivo ora, quell’iniziale imbarazzo che aveva portato a celare a me stesso un’esigenza che non sapevo di avere. Scrivere! Come a far uscire da un palloncino, con cadenza regolare, la stessa quantità d’aria prima che scoppi.
Merito/colpa della mia amica MIKY.
Al bar Astor, di fronte ad un anonimo Montecarlo
(aperitivo per cazzetti mosci), narrando superficiali aneddoti riguardanti piccole questioni tra vita, coincidenze&teatro, Miky aveva proferito la seguente parola “BLOG”.
(???)
..ma perchè non ne apri uno e le scrivi lì ste cazzate??..”
Senza regalare al mio pensiero il tempo dell’analisi, lì sul bancone, aveva estratto come Django la pistola, un portatile MAC puntandomelo addosso. Ipnotizzato, avevo dato il consenso, e quasi
a mia insaputa, come uno Scajola qualunque, (solo più onesto) precipitavo nell’obbligo di pubblicare qualche riga (post) almeno una volta a settimana.

Fin da quel primo pomeriggio, ho vissuto l’angoscia che si ripresentava poi, ogni 7 giorni, di clickare il tasto pubblica!

Per i primi 5 mesi, infatti, come in una relazione adultera, ho tenuto la cosa nel totale anonimato. E come per questa soddisfacente-situazione, piano piano, i 2 amanti, inconsciamente, hanno iniziato a far trapelare qualcosa, seminato indizi, facendo anonime condivisioni su FB, come a voler regolarizzare la relazione. E tanto è bastato a farli scoprire e confessare. Tra le prime ad intuire qualcosa, Miss X (mia Ex) che senza dire una parola, specchiandosi nell’evidente riflesso di qualche riga, per il mio compleanno si è presentata a casa con un pacchetto. Lo apro! All’interno: un sacchetto di virgole, una gomma allegata, sulla quale una scritta:

              ELIMINA QUEI CAZZO DI PUNTINI DI  SOSPENSIONE!

 Nel corso dei mesi, assaporando inaspettatamente il piacere della scrittura, unita al desiderio di analizzare il ritmo delle mie giornate, ho iniziato a gustare con sempre maggiore intensità questo nuovo ed insindacabile valore quotidiano. Con la lentezza del neofita, ho iniziato a fraternizzare con questo strano e per i più, insignificante ed inutile sistema di comunicazione, fino a volerne sfidare tutti i suoi misteri, (opzioni) senza riuscire a venirne spesso a capo.

Naturalmente ringrazio quelli che di giorno in giorno, ed in numero sempre maggiore, mi regalano una piccola tappa della loro giornata, ma in fondo, venire letti non ha eccessiva importanza, in confronto al fatto che scrivendo, riesco a raccontarmi storie che non sapevo di conoscere. E che questo mi piace!! Mi fa sentire bene!! Un modo illusorio, forse, di rallentare ste giornate che sbattendosene le palle, viaggiano veloci come un treno, dove persone che salutano dal finestrino ce ne sono sempre meno e qualcuna non la riconosci neppure più. Insomma, un modo per far affiorare sentimenti sopiti, come la sabbia sale in superficie dopo che ne hai mosso il fondale, ma anche, e soprattutto, un modo terapeutico per dire quel cazzo che mi pare, alla faccia dei tanti perchè.

CRONACHE MARZIANE (dal banchetto)

Ultimamente ha fatto scalpore il presidente russo Medvedev dichiarando che gli extraterrestri esistono e sono in contatto con il nostro pianeta.
Si è subito accodato anche un parlamentare della Lega, Mario “semprelucido” Borghezio, confermando la fondatezza di tali dichiarazioni.
Confesso, Medvedev non lo conosco e non mi pronuncio, ma nn stupisce affatto che uno come Borghezio possa credere negli UFO…. voglio dire…questo qua crede ancora nell’esistenza della Padania.
Se fossi nella testa del leghista, a parte il fatto che ci starei comodo e parte cospicua potrei sub-affittarla, già me lo vedo a teorizzare come luogo di partenza per gli extraterrestri di sesso femminile, il misterioso pianeta di CALZEDONIA, dove per avere un contatto, devi sborsare, a seconda delle stagioni, dagli 8 ai 60 denari.
Oramai, trascorse quasi 2 settimane di “banchettonatalizio” a vendere minchiate, devo ricredermi sulle teorie dei 2 noti burloni;

 GLI EXTRATERRESTRI ESISTONO!!!

(MARZIANO N. 1)

I primi hanno dato il loro segnale di presenza fin dalla prima mattina di sabato.
Apro il gazebo e punta dritta verso di me la prima arcaspaziale dalla quale scendono una coppia di entità fisicamente somiglianti a noi, abitanti della terra, se non fosse per delle scarpe di cuoio senza tacco.
Non faccio in tempo nemmeno a buttare là uno sguardo di simpatia, che una delle 2 esordisce con le seguenti parole:
buongiorno… stavamo cercando proprio lei…”
(..uhmmm… sta frase non mi suona proprio nuova…)
buongiorno..lei conosce le istruzioni per vivere?!
(Cazzo!! ecco chi erano… Testimoni di Geova….non lo so’, ma se nn suonano all’alba e nn vado ad aprire in pigiama alle h. 7.00 del mattino con la bocca impastata da alcool o sonno, fatico a riconoscerli)
guardi sorella… non ho ancora capito come togliere il T9 dal mio cellulare”
(e non sto scherzando…alla mia amica Giada, ogni tanto, mi parte ancora un “ciao Giuda”).
Faccio loro notare che a breve arriverà la fine del mondo, sono incazzato perchè ho appena finito di pagare il mutuo della casa e se lo sapevo prima lo facevo a 20 anni, e che al momento la mia preoccupazione principale è trovare un locale decente dove a farmi una piadina per pranzo.
Devo essere stato convincente, sono risaliti sulla loro arca ed hanno virato verso il tipo dei Babbi Natale.

ZONA BABBI NATALE

banchetti natalizi

(MARZIANO N. 2)

..scusi, ho visto che qui sopra hanno ristrutturato il palazzo, ..hanno fatto proprio un bel lavoro. Ma ci verranno ad abitare??”
..no signora…è il saggio di metà corso dei ragazzi del corso di edilizia… ma poi torna tutto come prima…
..ma pensa te…”
..già, pensa!! te!

(MARZIANO N. 3)


(signora di mezza età)
…vorrei un braccialetto per mia sorella”
che tipo è sua sorella?..”
..è un po’ più bassa di me..!”

(MARZIANO N. 4)


..sono passata per sapere da che giorno iniziate le svendite”

(MARZIANO N. 5)


Il piu’ interessante di tutti i marziani è
Franco Badile, sicuro parente alla lontana del più noto Frank Zappa.

FRANCO BADILE

FRANCO BADILE…parente di FRANK ZAPPA

Alle h. 15, puntuale come un orologio Svedese (perchè sempre svizzero?), tutti i pomeriggi giunge alle nostre spalle armato di un’arma micidiale: una chitarra con 5 corde, che inizia a torturare con la stessa approssimazione dell’adolescente la prima volta che si trova tra le mani le tette della compagna di banco. Un suono ripetitivo e dilaniante, da ricordare, su piani vagamente diversi, Mr B. quando parla dei comunisti. (Personaggi da leggenda che vivono al fianco degli gnomi dei boschi e che il nostro anziano signore assicura di veder passare nel cortile della sua casa (di riposo) in compagnia di magistrati fosforescenti e che sono lì con il solo ed unico scopo di abbagliarlo).
Unico e vitale scopo, quello di
Franco Badile, oltre al sadico di dilaniare testicoli ad incolpevoli passanti, quello di far ruzzolare nella scatola posta ai suoi piedi qualche onesto centesimo di euro.
Peccato non abbia letto “Così parlò Bellavista”, dove, con irraggiungibile fantasia napoletana, un musicista, passava con chitarra tra i tavolini di una trattoria ed un cartello in mano:
non suono per non disturbare”

 Mi fermo qui! Sono le h. 00.15 di venerdi 21/12/2012, Giorno deputato a decretare la fine di stokazzo di mondo, e…e… nooo.. cazzo!!!…vuoi vedere che non ho manco una camicia stirata??

ALBERO JUKE BOX

ALBERO JUKE BOX

MADE IN CHINA…(amicocharlybrown&giocoaperitivo compresi)

E poi capitano weekend che deragliano in situazioni ed incontri inaspettati.

Nell’attesa che il silenzio della mia casetta sull’argine, venisse rotto dal suono “squillante” di telefono, anche di un Vanzina qualunque per una proposta di lavoro (ho un ricordo più limpido dei T-REX), era arrivata una mail. Una “valente” critica d’arte cinese, amica di vecchia data (da usare anche come voce del verbo..), mi invitava a presentare la festa per il suo (….) esimo compleanno.
Unico neo, a causa della mamma 92enne, cattolicissima, era stato precluso l’argomento sesso&religione. (che il più delle volte coincidono!) e berlusconi. (vabbè…lasciamolo vagare con l’impermeabile di fronte alle scuole medie)
Pensavo che da Shakespeare, Buchner e Pirandello, arrivare al trenino amicocharlybrown e giocoaperitivo, fosse un salto mortale improbabile anche per il sottoscritto… invece…
(fino a dove potrò scendere?… mi troverò ad un comizio della Lega con il dito medio alzato?…leggerò tutto Moccia subito dopo F. Volo?… mi arrenderò al desiderio di fuggire dall’Italia?.. e solo perchè non saprò più leggere gli orari dei treni??)

…poi però conosci uno come Rhodri,

il kazzutissimo

il kazzutissimo

fotografo Gallese sguardokazzuto, con l’andatura lenta di uno che ha ricordi così pesanti da poterli solo trascinare, che mentre stavo a pensare a come togliermi dai coglioni da sto paese, non prima di aver perso un paio di kg dal girovita, ingannava il tempo documentando scenari di guerra in Africa, Afganistan e Sud-America (di tutti, ricordo solo questi, perchè ci sono stato con l’Alpitour). Catturato in Honduras per essere giustiziato e fuggito, riuscendo a saltare al volo su un elicottero poi abbattuto poco prima di atterrare. Lui vivo, ricomposto con precisione di puzzle e con ferite di cui, le più profonde, riflesse negli occhi una ad una come lame.
Per le ospiti…”ricomposto piuttosto benino”.

A turbarmi, come a non volerlo riconoscere subito, la straordinaria somiglianza col mio babbo. Un uomo che credo, avesse la convinzione di dover pagare dei denari per ogni parola spesa con i figli. Per un periodo della mia vita ho addirittura pensato fosse muto.. ma poi un giorno mi ha chiesto il telecomando.

Ed io fino a notte a raccogliere come gocce di miele racconti che mi si incollavano al corpo e mi spettavano di diritto, perchè usciti da un volto così familiare…e mi scoprivo a cercalo tra la confusione per individuarne la sagoma.

Con Rhodri, anche 2 famosi artisti cinesi che da subito aveva tolto dai guai alla dogana.

IL GAUDENTE GRUPPETTO

Marito e moglie. Unica produzione riuscita male, uno scassakazzi di 6 anni (metà bambino, metà sacchetto di patatine e metà album di figurine…notiziona... i bimbi in cina hanno 3 metà. Credo sia dovuto all’inquinamento) Ho saputo in seguito che i genitori, non gli avevano fatto frequentare la scuola a causa della corruzione (con sta cazzo di mania di copiare il Made in Italy….e noi allora??.. fosse per quello dovremmo smetterla anche con la masturbazione).

Erano ospiti da Daniela, una vicina di casa. Unico modo perchè riuscissero a spiccare quel nome, era trovarne un’assonanza simile nella loro lingua. Quindi, “stanno picchiando tuo nonno” era la frase che in cinese pronunciavano ogni qual volta dovevano rivolgersi alla loro ospite.

Poi è arrivato (….) altro grande pittore Cinese che ora abita a Berlino, amico intimo di Liu Xiaobo, nobel per la pace «per il suo impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina» detenuto per quasi una decina d’anni ancora e per il quale l’artista stava raccogliendo firme in calce ad una lettera che era corsa di mano in mano per richiederne la liberazione.

E CHI LO SA SCRIVERE IL NOME DI STO QUA

Con l’ausilio di traduttori, poi, (ebbene sì.. in cinese alle medie ero scarsino) ha raccontato le vicende di Liao Yiwu, altro cazzutissimo personaggio, scrittore dissidente che prima di fuggire in Germania per 4 anni ha subito in carcere sevizie e torture, costretto a vivere con 30 persone in 20 mtq e dove, per trovare refrigerio, aveva escogitato di spalmarsi dentifricio nell’ano. Pare che il regime non gradisse il suo umorismo.

scrittore dissidente..(quello del dentrifricio)

Inevitabilmente a fine serata, dopo sta serie di racconti, il mio diritto al lamento è andato smorzarsi come un post-coitum ed il pensiero che se le cose non funzionano, staccarsi un po’ dal nostro io-minidotato, potrebbe non essere una cazzata.

Anzi.. sapete cosa dico??

Adesso che il trenino amicocharliebrown e gioco aperitivo sono finiti…mi sentono..cazzo!!.. eccome se mi sentono..!!!