LA PASTA MADRE È SEMPRE INCINTA!

 

Ora, non è che se non ci si sente per un paio di settimane io mi debba anche scusare, però, vai a sapere perchè, mi verrebbe da farlo.
Devo aver fatto incetta di senso di colpa durante un happy hour, tempo fa.
Beh, magari, grazie a questo siete riusciti a convogliare ‘sti 5 minuti che avanzavano nell’occupazione che più vi aggrada, chessò,…. di riflesso mi viene da pensare che potreste alzare la media delle volte che state chiusi in bagno, in fondo la mia è semplicemente lettura da water e con tavoletta alzata, per non schizzarla dei miei pensieri.
Lo so! Avrei potuto pure evitare di farlo notare, visto che nessuno lo farebbe mai pesare, in fondo, se smetto di scriverla la mia vita, che possa essere il segnale che ho ripreso a viverla?…sarebbe un affare per entrambi!
Fatto sta che, come una pioggerellina con brezza rinfrescante nel deserto del Sahara, un paio di proposte di lavoro erano arrivate.
Nulla di trascendentale, badate bene. Qualche piccola proposta… ma retribuita.
Prima fra tutti, l’invito a ri-salire su di un palco per una serata di cabaret. Insomma… palco sono parole grosse. Dico solo che, ipoteticamente, avessi voluto, ma non ho voluto, avrei tranquillamente potuto ingravidare una delle 2 ragazze della prima fila. Tranquilli, non l’ho fatto… son cose che non faccio da sobrio.
Essendo nato come attore drammatico, non bistratto certo la comicità che è pur sempre una forma d’arte, ma da sempre l’impressione che ne ho percepito è di essere in casa d’altri. Ospite. Per un po’ ci ho pure lavorato, avendo un briciolo di attitudine alla cazzata. Qualche stupidaggine è stata pubblicata, qualcun’altra pure venduta, (motivo sufficiente per credere in Dio) ed in qualche trasmissione TV ci sono pure rimasto incastrato. (tranquilli! solo roba che resterà negli anali), ma ripeto, non l’ho mai vissuto come un abito della mia misura.
Stavolta, invece, senza l’ausilio di droghe che non posso permettermi, anzi forse proprio per quello, ho accettato. Tempo a disposizione ce n’era a sufficienza, mi ero detto, e piuttosto tranquillo ho accettato.
Mia intenzione era riesumare un progettino. Un personaggio molto particolare, lontano dalla realtà, complicato per la costruzione e totalmente inverosimile se rapportato ai giorni nostri. Per intenderci, un po’ come portare in scena un marziano. Non so, avete presente “Spazio 1999” o “Star Trek”? Qualcosa di ancora meno credibile: un leghista intellettuale.
Diciamo che mi sono voluto mettere alla prova senza un preciso scopo, in totale solitudine e su una piattaforma diversa dal solito, avendo sempre prediletto, per la compagnia e tranquillità il lavoro in equipe. Un po’ come se una ragazza mi chiedesse di fare del sesso ed le rispondessi: “o un’orgia o niente..sai…c’è meno responsabilità e puoi scambiare due parole con il vicino”.
Vedete? Non siete le uniche ad essere complicate.
Ma come sempre (mi) succede, il tempo che mi divideva da questa specie di debutto era partito al galoppo, andando velocemente ad assottigliarsi grazie ad una serie di imprevisti.
Partiamo con un virus intestinale di Jena, 6 anni. (con dosi massicce di scagotto). Va da se, che il piccolo mi resta in casa per una settimana. Per rendere nitida l’idea, l’immagine che aiuta la comprensione, è di un gatto attaccato ai testicoli che instancabile gioca a Yo-Yo.
Eravamo però in buona compagnia.
Pidocchi.
Non mi è ancora chiaro come vengano a palesarsi ma faccio notare che quelli di ultima generazione, i 2.0, se riesci a salirci sopra con i piedi puoi utilizzarli come roller blade. Per un po’ ci siamo pure divertiti, almeno fino a quando ho rischiato di spezzarmi il polso DX rischiando di vanificare pure il mio hobby preferito.
Non bastasse ho dovuto accudire….no, non un cucciolo…una torta. Il Dolce di Padre Pio. A me lui piace. Premetto di non essere cattolico ma mi piace. Con persone sanguinanti ho avuto spesso problemi a relazionarmi, lui, invece, l’ho sempre recepito come persona gradevole e tranquilla. Che strana ‘sta cosa no? Aggià..che cretino!..le altre erano donne!
Dicevo, oltre a tutti gli inghippi, ho dovuto pure custodire…un torta. Sono di quelle fatte con la pasta madre e delle quali ignoro altri gradi di parentela. Al termine devi conservarne 3 unità per farla “ripartire” donandola a 3 persone che non possono rifiutarsi di accettare e che a sto punto chiamereitranquillamente Dolce Don Corleone. Fatto sta, bisogna seguire pedissequamente tutta una serie di step giornalieri, un giorno una cosa, un giorno un’altra e con una tal cura che pare di stare con una fidanzata che ancora non ti si è concessa. In fin dei conti, anche per ‘sta torta le attenzioni non durano più di 10 gg. Unico problemino, nel mio girovagare me la sono dovuta scarrozzare e pure al locale del cabaret me la sono dovuta portare per terminare parte dell’impasto.
Non bastasse, altra cosa che ha rallentato la preparazione del mio “straordinario” intervento cabarettistico, l’invito di un’amica attrice a Bologna, l’organizzatrice del Error day, per un progetto del quale non ci ho capito molto, ma ho capito di essere fondamentale anche con gli abiti addosso. Quindi, tra studio e discussioni, qualche altro giorno se n’era partito avvicinandomi al giorno del debutto con un nulla di fatto. Ed il classico principio di agitazione.
Mai che gli impegni si prendano la briga di dilazionarsi di loro spontanea volontà nel corso dell’anno.
Come quando ti fidanzi. Immancabilmente, ti si presentano subito dopo un sacco di nuove possibilità di incontro. Al contrario, invece, quando 6 single hai la certezza che non ti cagherà nessuno per l’eternità. Seguendo questa inoppugnabile logica, ne possiamo dedurre insieme che per trovare la
fidanzata, bisogna essere fidanzati…(??). La teoria è del sottoscritto, anche se poi Mario Monti ha tentato, con logica simile, di sanare il paese.
Per quel che riguarda la mia performance, essendo un testo esordiente davanti ad un pubblico di scalmanati e ad un barista che interagiva con gli attori con incessante lancio di oggetti, tra l’altro la parte più godibile della serata, la quasi sufficienza me la voglio cmq assegnare.
Certo, rispetto le prove che fai nella solitudine della tua cameretta, forse sono stato un po’ “veloce”, un classico, dopo che non si pratica da un tot.
Metafora questa, che può ricordare ambiti intimi tra uomo e donna. Beh, può capitare. Non facciamone però un dramma. L’importante è trovare una soluzione. Una mia personale ce l’ho e pare brutto non mettervene al corrente. Ottimo “ritardante” nei momenti intimi, risulta essere il pensiero alla trattativa stato-mafia e conseguente distruzione delle intercettazioni telefoniche…. o nei casi più gravi, sufficiente visualizzare gli applausi del SAP (sindacato autonomo di polizia) di qualche giorno fa.
Unico neo della serata, una piccola diatriba, accesa
non dal sottoscritto ovviamente, ma da una giovane e promettente cabarettista con mamma gradevole appresso. Quest’ultima, al termine del pezzo della giovane, sentendosi più volte chiamata in causa, aveva asserito di essersi messa una serpe in seno. Io, con il proverbiale senso civico che mi contraddistingue mi ero avvicinato ed offerto di estrarla a mani nude,…. pare che l’invito non sia stato colto di buon grado.
…vabbè….
….a ‘sto punto non mi resta che andare a infornare l’impasto di Padre Pio…..cazzo….ma dov’è??…vuoi che da sabato sia ancora sotto il sedile dell’auto??

 

ERROR DAY (se non erro…erro)

Ogni tanto, se guardo indietro, mi rivedo incedere esitante e dubbioso su di un percorso costellato di errori, posizionati sulla strada con la stessa frequenza dei paracarri.
Contrariamente a quello che dichiarava quel bontempone di Freud, ossia che le cose negative tendiamo a dimenticarle, o meglio, come dice chi parla bene, “rimuoverle”, a me capita esattamente il contrario. A me quelle raffiorano! (Sigmund, tranquillo, niente di personale)
Ora, so che si riferiva a quei “ricordi negativi” che stanno di casa nell’inconscio, mentre io a quelli più superficiali. Fatto sta che io, sarà la crisi, neppure l’inconscio mi posso più permettere.
Agli errori, su invito della parola stessa, diamo sempre e solo un’accezione negativa, ma può pure succedere, al contrario, che siano fonte di ispirazione e cambiamento. Viaggiare alla ricerca di qualcosa non è pur sempre un errare?.
Vorrei poter dire di esserci arrivato da solo, ma si sa, purtroppo fatico a riflettere pure davanti ad uno specchio.
La verità, è che nel week end scorso, sono stato invitato per una 2 giorni dedicata all’errore (Error Day) a Bologna da due care amiche, Clelia e Monica, se non che organizzatrici dell’evento.
E lì mi si è aperto un mondo con tutti i suoi spifferi.
A parte gli errori intesi come strafalcioni e che senz’altro ci è capitato di incontrare per strada, nei cartelli stradali o più ancora nelle insegne, sul tema dell’errore in genere, si sono avvicendati insegnanti universitari-scrittori (Ermanno Cavazzoni ed Enrico Fornaroli), ed ognuno, nel proprio campo, conducendoci per mano alle loro esperienza di errore.

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Gli stessi fumetti dei super eroi, ad esempio, presenza costante del nostro periodo pre-masturbatorio, come ha raccontato in modo avvincente Enrico, sono diventati tali proprio in seguito agli errori dei quali delle normalissime persone sono state vittime.
Quindi, il tramutarsi in positività di un evento apparentemente negativo.
Immagino che avere a disposizione dei poteri magici possa creare qualche scompenso psicologico e non intendo entrare nel caso specifico, ma immagino che Ken Parker abbia dovuto sborsare una certa sommetta in psicoterapia.
Più fortunati forse i fantastici 4, visto che negli incontri collettivi la tariffa è sempre ridotta, ma tant’è.


E’ stata la volta poi degli errori verbali, creati oralmente nel “boccabolario” da una geniale artista, Alessandra Berardi. Beh.. mi farei venire un’orchite piuttosto che non regalarvene un paio.

AVARO Qualcuno che ha i giorni scontati.
DIAVOLO Angelo scaduto.
DIETOLOGO Qualcuno che ingrassate perché vi faccia dimagrire.
EDITORE Artefice dell’altrui cestino.
ESISTENZA Un viaggio nel tempo e nell’ospizio.
RE MAGIO Qualcuno che va dalle stelle alle stalle.
SILENZIO Un dialogo tra sardi

Restando in tema, un incontro in particolare ha addirittura sciolto dalla commozione parte del calippo che c’è in me, per la disarmante dimostrazione ed a tratti sconvolgente, di come a volte, l’errore possa risultare la chiave d’accesso all’armadio dove è riposto l’abbigliamento della nostra misura, andando così a stravolgere il nostro look esistenziale.

La storia di Meng Huang, cinese, talentuoso artista visivo…(confermo..si vedeva!), scandita da 34 illustrazioni dello stesso che ne hanno dipanato la storia poi tradotta da Monica D., sua scopritrice, grande critica d’arte cinese. (ma soprattutto grande amica mia)

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Durante l’infanzia, dopo aver causato un incidente (errore), per fuggire all’ira dei genitori, si rifugia presso un amico dove, negli scantinati, conosce un pittore intento a ritrarre una ciminiera. Rimane estremamente colpito dall’uomo ma ancor prima dalla sua arte, infatti, anni dopo, ritrovando la stessa immagine dal vivo, e rivivendo la stessa l’emozione di anni prima, ha la netta percezione di quale sarà la strada da percorrere.
Molti anni dopo, un secondo errore bussa alla porta e lui provvidenzialmente apre.
L’errore, stavolta è la lacerazione di parte di una tela sulla quale sta lavorando. Disperato e non avendo modo di acquistarne un’altra, escogita, nel tentativo di recuperarla una nuova tecnica, e proprio quest’ultima da lì in avanti diventerà suo marchio di fabbrica, procurandogli non poche soddisfazioni artistiche.

Ora, so che non è elegante inserire esperienze personali in mezzo a persone di così grande spessore, ma pure io, nel mio piccolo, in anni passati e a seguito di un errore, ho avuto la medesima netta e percezione di aver inventato qualcosa di grandioso. Trattasi nella fattispecie di un rivoluzionario sistema anti-cellulite, ispirato dalla mia coscia destra dopo un disastroso ruzzolone con i roller, mentre con un certa urgenza attendevo l’arrivo di un’autoambulanza.
Ma si sa, questa è l’Italia, paese dove mai viene dato spazio all’intraprendenza dei giovani se non raccomandati, e quindi, immagino che l’invenzione stia ancora lì, sonnecchiando presso l’ufficio brevetti.

Nonostante sia stato narrato a fine serata, mentre molti cadaveri di San Giovese giacevano a terra come testicoli dopo un comizio di Borghezio, il seguente aneddoto ve lo passo come assodato.
Quindi…cazzuolata di cultura!

Pare ci sia stato chi, invece, l‘errore andava appositamente a cercarlo per trarne spunti artistici.
Morandi, (con mia sorpresa non quello che la mamma mandava a prendere il latte, bensì Giorgio grande incisore, ma non di dischi), quando viaggiava sul tram, era solito disegnare per analizzare l’effetto che veniva a crearsi con la matita, le volte che il tram “zompettava” per il salto di rotaia.

Per concludere, a ben vedere, altra opera d’arte, partita da un errore è senza dubbio la presenza al mondo del sottoscritto. Che di errore si fosse trattato non mancava mai di sottolinearlo Mr Silent, mio padre, le volte che veloce e furtivo gli sottraevo il telecomando durante le puntate dell’ispettore Derrik.
Ma non fosse per quel benefico errore, ora non sarei qui e voi stareste a fissare lo schermo del vostro PC senza alcun motivo …e magari sentendovi pure un poco pirla.