PERDERE LA DIGNITÀ NON È POI COSÌ GRAVE

 

Voi lo aspettavate e lui, il momento, è arrivato!
Ne avevo accennato un paio di volte negli ultimi post e quindi, anticipando i vostri desideri, magnanimo, ho deciso di svelarvi come sono andate esattamente le cose il giorno in cui sbriciolai la dignità in quel locale Lap Dance del trentino.
Voglio premettere che qualche lustrino è passato. Era ancora il secolo scorso. Più o meno all’epoca in cui quel bontempone di Umberto Bossi apostrofava Berlusconi, un giorno sì e l’altro pure, “mafioso di Arcore”.
Come un avvocato di me stesso, per edulcorare ai vostri occhi la mia posizione, “signori della corte”, vi prego di tenere in considerazione le seguenti attenuanti.
Io, sono un montanaro inside. Dunque ingenuo. Ed un tempo peggio di ora. Questo per dire che non sono abituato alle cose “strane”.
Perfino Lady Marion, mia dirimpettaia, mi ha tacciato di essere un
“oggetto” fuori dal mondo per il grave crimine di esser vissuto fino ad ora, inconsapevole, della presenza di due capisaldi dell’alimentazione mondiale: kepab e mojito. (oltre ad aver dichiarato che lo spritz fa cagare)
Secondo ‘sta sua non opinabile teoria, sono condannabile dal momento che la legge italiana non ammette ignoranza.
Insomma, un caso grave che va a posizionarsi dalle parti di Norimberga.
Ma partiamo!
Un paio di amici del teatro, mi invitano a festeggiare con loro l’addio al celibato di un comune amico. Non accettare pare brutto!
Il sabato seguente, quindi, mi caricano su di un’auto e via… si va in trentino.
Spaghettata e discoteca pare essere la versione ufficiale.
Per un piatto di pasta spostarsi di un centinaio di KM dalla mia città natale pasquale? (visto il periodo)…mah!
A pormi queste domande non ero solo. C’era anche Paolo. Oltre che i più giovani, eravamo anche quelli che, se all’epoca ci avessero invitato ad una gita fuori porta, saremmo stati tutto il tempo sul pianerottolo.
Inconsapevoli come i neonati senza colpe, prendiamo posto sui sedili posteriori.

Le esalazioni di feromoni misto a Kenzo-uomo, che come nebbiolina rendevano difficoltosa la visuale già all’interno dell’auto, dovevano far presagire che qualcosa di terribile sarebbe capitato. Ma come per le grandi catastrofi ambientali, tutto è palese solo dopo aver oltrepassato il famoso punto di non ritorno..
In seconda serata, ci inerpichiamo in collina, una zona isolata e lì c’è la discoteca. La discoteca non era simile alle 2 che ricordavo ed infatti non si chiamava nemmeno discoteca bensì Night Club…boh!
Siamo in regione autonoma e quindi, con i nomi, fanno un po’ quel cazzo che vogliono, penso. E poi quel nome che, vado a memoria, poteva essere sexy-blue o rose(abbiate pazienza, sono pure daltonico).
Entriamo. Con sorpresa, noto che a pascolare, scomposti, davanti al bancone, ci sono solo uomini. Donne, a parte qualche cameriera senza vassoio e con mutandine e reggiseno variopinti, nel locale, nessuna.
Locale che, oltre tutto, pareva in fase di ristrutturazione, visto che rinforzare e sostenere il soffitto, c’era una serie di tubi argento posizionati in parte del perimetro su cubi metallici ricoperti di velluto rosso. Manutenzione straordinaria penso. Infatti trovo imprudente andare a stazionare proprio su quel lato del locale, ma tant’è!

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Capire che la frittata era ormai fatta, è parso manifesto quando una delle cameriere, salendo su un divanetto ed avvicinandosi ad un uomo, aveva divaricato gli arti inferiori ed accostato le mutandine con pizzo a pochi centimetri dal naso del suddetto.
Ho immaginato fosse per l’urgenza di chiedere una valutazione sul detergente intimo appena acquistato.
Immediatamente dopo, il pensiero è andato a Mrs Gramelot, mia mamma.
Credo che sarebbe impazzita se avesse visto la ragazza con le scarpe sul divanetto.
In breve, però, è stato lampante che più che frittata si trattava di purè, visto che addosso al poveretto (?), la servente, aveva iniziato a strofinare a destra, sinistra e poi con lievi rotazioni…la patata.
(e sto arrossendo…voi che siete in malafede non ci credete, ma sto arrossendo!).

Dopo 10 volte, però, capisco subito e quindi, senza troppe spiegazioni, Paolo ed io, come pezzi degli scacchi, abbiamo praticato un veloce arrocco con le poltroncine nell’intento di proteggerci e posizionandoci su un divanetto nella penombra.
Come a scuola quando si teme l’interrogazione e la maestra gira tra i banchi, abbiamo preso a spostare gli sguardi verso luoghi iperscrutabili cercando accuratamente di non incrociare quello delle “maestre”.

Diciamo che, come a scuola, per la prima ora l’abbiamo fatta franca.
Purtroppo, è arrivata la seconda e con lei la nuova professoressa.
Una ragazza minuta dal nome curioso di Pollicina, o questo è quello che ho capito dallo speaker quando, con enfasi, l’ha presentata.
Da subito, però, un brutto presentimento.
Chiaro come la Batida de coco…da Pollicina non volevo essere interrogato!!
Scrutare la porosità della parete e poi fingere di allacciarmi le scarpe, a ben poco è servito. Alzo gli occhi. Troppo tardi! La maestra si avventa sul sottoscritto ed in un attimo mi trovo disteso al centro della pista quasi completamente nudo e ad una velocità da far annichilire Fregoli ed Arturo Brachetti assieme.
Alla fine, unico superstite, un paio di boxer in stoffa con disegnetti gialli.
Voglio puntualizzare che, sebbene di stoffa, e quindi non elasticizzati, non ho mai corso il rischio che le mie pudenda fuoriuscissero, visto che molto premurosamente, Pollicina, come ad usare del silicone contro gli spifferi degli infissi, aveva riempito i miei boxer di densa panna montata…e pure di ottima qualità. (da sempre i latticini del trentino sono di pregio).

Se pensate che l’interrogazione sia stata breve, beh.. vi sbagliate. Diciamo che, cronometrati da Paolo, sono stato alla lavagna per almeno 40 minuti, subendo domande anche sul programma del primo quadrimestre.
I primi 5 minuti sono stati drammatici, come quando la prof. chiede l’argomento a piacere e si va in palla. Quando però sono iniziate le domande secche, e non ne sbagliavo una, mi sono rilassato ed ho preso seriamente a divertirmi.
Nulla di invalicabile, anche voi ce l’avreste fatta.
Quello che veniva chiesto, in sunto, era di inserire tutta una serie di oggettistica e frutta di vario colore e dimensione nei pertugi che preventivamente la Sig.ra Pollicina mi indicava.

Visto gli ammiccamenti, complimenti e le strette di mano di decine e decine di sconosciuti, credo proprio di aver passato l’esame a pieni voti.
Un’evidente cenno d’orgoglio era impossibile non notarlo anche nei visi adoranti dei miei compagni di viaggio.
Solo Paolo non si era avvicinato.
Ma dov’era Paolo?
Dove l’avevo lasciato. Nella penombra del divanetto, rannicchiato come un piumino da mettere in armadio finita la stagione e con lo sguardo catatonico che non mi mollava un attimo.
Mi ero avvicinato e dalla sua bocca queste poche e flebili parole:

“…se il diavolo esiste…abita qui..”

amen!

 

PRO-STITUZIONE

La settimana scorsa, nell’edicola di Gianka, quello del Punto di G., dopo aver seguito quel programma comico dal titolo “la fiducia al governo”, che all’estero fa rotolare dalle risate, ma qui un po’ meno, avevamo aperto un’improrogabile discussione sulla prostituzione.
Da noi, si sa’, dopo politica, anche seguendo un non trascurabile ordine alfabetico, la parola prostituzione compare subito in superficie come una scoreggia mollata in piscina.
La cosa che però mi aveva fatto sussultare, nel bailamme delle battute che a turno venivano profuse a getto continuo, era una proposta, l’unica che mi ero trovato a condividere in pieno.
La regolarizzazione della prostituzione.
E fin qui, tutto bene.
Il coccolone, però, mi stava prendendo perchè a proporla era proprio la Lega Nord per voce del sindaco di Cittadella, ricordando che solo pochi anni fa, gli stessi, erano scesi in piazza, a Padova, per protestare contro l’apertura di un Sexy-shop.

LA COERENZA

LA COERENZA

Beh,..mi ero detto, dopo un trentennio, finalmente una proposta concreta e condivisibile. Il mio pensiero solidale, però, era corso immediato alla vita alla quale erano costretti ‘sti poveri cristi. Elettori che ogni quarto d’ora, con sapiente slalom, a  doversi districare tra pericolosi paletti e trovarsi da anticlericali a ferventi cattolici in un lampo, senza il preavviso di almeno un paio di giorni. Dirottare bestemmie in preghiera e viceversa, senza uno scarto di tempo adeguato, che si sappia, può creare seri problemi, basti vedere quello che è successo al loro leader… ma tant’è!

Come capita, cmq, quando si discute di politica, basta proprio un’inezia per arrivare al personale e da lì, ad intavolare un discorso improntato sulle mignotte, il passo è breve.
Partimmo inizialmente a disquisirne da un punto di vista socio/economico, convenendo che era cosa buona&giusta, per un ovvio motivo di cassetta, ma anche e soprattutto per dare un po’ di “sollievo” a persone che per età, aspetto o solitudine, non potevano più avvicinarsi a questo naturale svagosenza dimenticare chi è gravato da pesante handicap fisico o mentale.
(da non perdere il film dell’anno passato “the session”)
E via, poi, a piene mani, a raccontare esperienze…. di altri…fino a lambire anche la lotta femminile sul fango andando, è vero, fuori tema.
Fatto sta, che nessuno di noi aveva mai provato l’ebbrezza del sesso mercenario.
Rinverdendo situazioni altrui, era palese che mi trovavo inconsapevolmente vittima di una malattia della quale la medicina mondiale ancora faticava ad esprimersi, ma, e lo dico senza vanto alcuno, andare a zoccole non è mai stata una mia prerogativa di vita….così pure il desiderio di sbirciare 2 donne avvinghiate nel fuoco della loro intimità.
(da quest’ultimo, anche senza farmaci, sono cmq in via di guarigione).
A ben ricordare, però, restando in tema, una situazione che non valeva assolutamente la pena rivangare, e proprio per questo l’ho fatto (e faccio), era capitata anni prima. In quell’occasione, come quasi mai accade, me l’ero scansata brillantemente, tipo quando, leggendo il giornale per strada, riesci ad evitare all’ultimo una merda di cane.

All’epoca, vagavo nel mio più splendido periodo seduttivo, dove riuscivo senza problemi, a concupire donne solo ed esclusivamente il 29 febbraio.
In quelle settimane avevo conosciuto tra gli scaffali del supermercato dove lavoravo, una ragazza di qualche anno più avanti, gradevole, ma soprattutto procace.
Veniv…pardon, si recava sempre con il marito, un bell’uomo e finanziere, lo dedussi dal fatto che si presentava immancabilmente in divisa.
Mah..sarà stato il mio savoir faire o le battute umoristiche che elargivo a piene mani, la signorina parve da subito ritenere il sottoscritto persona necessaria e piano piano, iniziando a presentarsi sola, non mancava mai di richiedere la mia presenza anche per delle banalità.
La invitai, in breve, ad una passeggiata mattutina, un lunedì, visto che altri giorni ero impegnato e la sera, ovviamente, riteneva lei inopportuno uscire.
Accettò!
Ero gasatissimo per il posto che scelse, una località turistica fuori stagione, quindi via da occhi indiscreti, ma anche e soprattutto, per aver sfatato il mito 29 febbraio, essendo un tiepido aprile.
Salendo lungo i tornanti, un paio di volte era arrivata a sfiorare la mia con la sua mano, mentre la tenevo sul pomello del cambio e da lì a pensare che se è vero che 2 + 2 fa 4, la situazione si sarebbe conclusa a mio favore.
Evidentemente l’aritmetica mi aveva voltato le spalle, visto che in quell’occasione 2 + 2 faceva 50, come gli euro che mi chiese per la sua compagnia.
Ora…so che è stupido, ma la prima cosa che pensai nell’immediato, fu lo sgarbo che stava facendo al marito. Non tanto per le corna, ma per il fatto che lei, moglie di un finanziere, avesse intrapreso un’occupazione che non contemplava l’emissione di scontrino fiscale.
Dicevo che me la cavai brillantemente come quasi mai accade. Di solito se incontro della merda inizio a spalmarla. Quella volta dissi che era fantastico, che avevamo sorprendentemente molte cose in comune tra cui il lavoro, lo stesso, non però le tariffe, di poco superiori le mie, ma che per questa volta le sarei venuto volentieri in contro.
Proposi quindi un pari&patta, invito che la signorina, immagino declinò, dal momento che non mi rivolse parola fino a casa.
Me ne feci una ragione…e persi una cliente.
(e pure lei)

Alla luce di questo episodio, con Gianka, dibattemmo se mai avremmo potuto in un futuro, tenere in considerazione una cosa del genere, cioè sesso in cambio di danaro.
Ne convenimmo che sì, l’avremmo potuto fare e pure volentieri, solo che il compenso sarebbe stata solo una scusa….siamo gente semplice noi!

WRITERS, FILOSOFI E MAFIOSI

É da un po’ che l’avevo notata. La prima volta, circa un paio di mesi fa, nelle vicinanze dell’ingresso del mio cinema di riferimento. L’avevo guardata di striscio, ma non ci avevo fatto troppo caso.
Nei giorni successivi, di nuovo lei! Si era ripresentata sempre in zona, ma stavolta vicino al supermercato.
Nelle settimana a seguire, invece, l’avevo rivista sul bordo della strada, vicino ad una rotonda e ad un passaggio a livello. Piano piano era diventata, non dico un’ossessione, ma un qualcosa che inconsapevolmente, uscendo di casa, cercavo con lo sguardo. Anche guidando l’auto, ad esempio, mi capitava di pensarla e mi distraevo voltandomi a destra o sinistra per cercare di rivederla. A volte capitava pure!
Poi, un pomeriggio passeggiando con Jena (5 anni), era stato lui a farmela notare e, senza motivo apparente, aveva voluto che ci fermassimo proprio lì di fronte.
Puntando l’indice come a prendere la mira, le si era avvicinato e, mica sa ancora leggere ma, ad alta voce, lentamente, aveva iniziato a scandire:

(emme-a-i-u-enne-a-gi-i-o-i-a)

MAI UNA GIOIA!!!

Di fatto, conosce tutte le lettere, ma ancora fatica ad appiccicarle assieme.
Curioso, come ad accomunarmi ad Umberto Bossi, sia un problemino che hanno i nostri figli.
perchè papy??”
Come un Jazzista, ho preso ad improvvisare parole che ascoltavo solo quando prendevano a sfrecciarmi vicino alle orecchie.
Qualcosa di sensato penso comunque di averlo detto: gli ho parlato della tristezza di questa persona e di cosa possa averla causata, forse il fatto che nessuno volesse giocare con lei, o un litigio con un amico o i genitori…le solite cazzate insomma
!
ma chi scrive è bambino o bambina??”
Cristo!!…non lo so! Di mio direi che difficilmente un uomo se ne uscirebbe con dell’outing a caratteri cubitali. Esprimere in modo così nitido come stanno veramente le cose, è da sempre un compito assegnato alle donne.
Noi rimaniamo più adatti a vantarci nel nostro habitat naturale, il bar, di cose mai esistite. Siamo gente creativa noi!!
Ed ecco spiegato il motivo del perchè noi si muore prima.
credo sia stata una bambina”
si ma perchè ha scritto…di preciso cosa è successo??”
non lo posso sapere, forse era triste e voleva farlo sapere a tutti per chiedere aiuto, se la gente sa che stai male, magari viene pure ad aiutarti, se non lo sa nessuno, no! “(la Montessori, in scooter, finge di investirmi, mi schiva di un soffio e mi lancia un mozzicone acceso, che colpisce il dorso della mano sinistra).
So bene che viaggiare con Jena a bordo di ‘sti discorsi rischia di far sbandare e finire in un fossato.
…allora ha scritto questo perchè è triste e spera che qualcuno la fa diventare felice?”
sì..diciamo che questo è il suo desiderio e se a casa nessuno l’ascolta, lo scrive nella speranza che lo faccia qualcun altro”
(pausa pensosa)
papy… domani dobbiamo venire qui con i pennarelli!!
“….???…”
su quel muretto là, mi devi aiutare a scrivere -VOGLIO L’AUTOBOTTE DEI POMPIERI.
Già!!

Poi però, ci sono tornato su e ho pensato.
Una cosa più di tutte, mi ha incuriosito.
Ora, che ne avesse le palle piene, lo potevo desumere anche col mio grado di istruzione.
Ma perchè scriverlo??
Non è certo una critica la mia. Immagino che l’esternare i propri sentimenti con spray o altro, possa essere un antidoto contro la violenza, un modo quasi sano di far fluire, lieve e costante, l’aria viziata che abbiamo dentro, come un palloncino dopo che ne hai schiuso la volvola.
Credo abbia una sua funzione terapeutica.
Ora, non è che neppure io, stia vivendo l’estasi, anzi ripongo tutte le speranze sulla prossima incarnazione…diciamo che sto facendo il riscaldamento per quando dovrò rientrare in campo la prossima volta. (se posso, ambirei ad un’incarnazione meno piovosa dell’attuale)
… ma, dicevo..dubito che avrei mai il coraggio di scrivere come stanno veramente le cose…
Anche se… anche se… qualcosa di simile, confesso, mi è capitato.
Una scritta con Uniposca nero piano piano risale in superficie.
Ricordo che a prima vista poteva apparire come la richiesta di iscrizione ad un club di intellettuali, ma con lieve forzatura, declinerei pure questa come una richiesta di aiuto, un tantino ermetica, ma pur sempre una richiesta di aiuto.
Essendo tutto ormai sanato da prescrizione, mi sento di confessare che della didascalia trovata lustri fa nel bagno dell’istituto commerciale Catullo, “chi ama la figa metta una riga”, ne sono stato l’artefice! E dovessi rincontrare il preside, il Dott. Concas, potrei finalmente dirgli che ci aveva visto giusto.
E’ bene che il Dottor Divago se ne esca dalla porta sul retro…
In sunto, quello che mi premeva sottolineare, non era il perchè di un gesto tale, se sia logico scrivere i propri sentimenti sui muri, se personalmente lo farei o meno. Non voglio certo sperticarmi in analisi sociologiche, non ne ho le competenze. Con le mie, tutt’al più potrei ambire a diventare ospite fisso in uno di quei merdosissimi programmi TV del pomeriggio, ma all’epoca, mentre i miei compagni pianificavano teorie per il loro futuro, io rimanevo concentrato sulle mie scarpe e come imparare ad allacciarle.
…insomma, con il passare delle settimane, la cosa che più mi ha incuriosito, sono altre scritte a tema, che hanno fatto capolino in quella che stava diventando, senza esclusioni di colpi, una vera guerra tra fazioni.
Dovendone cercare delle radici culturali, mi verrebbe da supporre che le 3 squadre in causa potessero essere, in ordine di apparizione:
Emo.
Boy-scout.
Filosofi da fine serata (andata alla cazzo)

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Cmq la disputa più memorabile che ricordi, mi è stata riportata dal professore che sta qui di fronte.
Risaliva agli anni di Maradona ed al primo scudetto del Napoli dopo anni di attesa. Il giorno dopo, sul muro esterno di un cimitero, a caratteri cubitali la scritta, rigorosamente in napoletano:

PECCATO CHE NUN CE STAVATE

Poche ore dopo, all’interno dello stesso, la risposta:

QUESTO LO DITE VOI!!

Insomma, anche writers, come filosofi e mafiosi…..si uccidono solo tra di loro!